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FUORIPAGINA
25/04/2010
  •   |   Carlo Lania
    Un ritorno all’atomo che non piace a nessuno

    Lunedì pomeriggio, davanti a Montecitorio, i Verdi simuleranno un incidente nucleare per attirare l'attenzione dei parlamentari sui rischi dell’energia atomica,
    mentre per lo stesso motivo Legambiente ha organizzato tre giorni di manifestazioni sotto lo slogan «Liberiamo l’Italia dal nucleare». Sarà difficile, però, che le iniziative indette per ricordare il 24esimo anniversario di Cernobyl, il reattore ucraino esploso il 26 aprile del 1986, convinceranno il governo a fare marcia indietro dalla sciagurata decisione di ricominciare a costruire centrali atomiche in Italia. Anche se finora tutto sembra procedere senza una  particolare fretta, il passo decisivo, vale a dire la cancellazione della volontà espressa dagli italiani con i referendum del 1987, è già stato fatto, grazie a una joint venture realizzata con la Francia che prevede la realizzazione di quattro
    centrali entro la fine della legislatura.
    Un impegno ribadito dal presidente del consiglio anche il 9 aprile scorso a Parigi durante il ventottesimo Vertice bilaterale Francia-Italia, servito tra l’altro a Berlusconi per firmare nuovi accordi nel settore dell’atomo. L’obiettivo, ha ripetuto il ministro per Sviluppo economico Claudio Scajola, è quello di arrivare a coprire entro il 2030 il 25% del fabbisogno energetico nazionale con fonti nucleari.
    Un po’ come accade con il Ponte sullo Stretto, in realtà fino a oggi la politica nucleare del governo è basata più su annunci che altro. In ritardo con quanto annunciato, non è infatti stata ancora creata l’Agenzia per il nucleare, senza la quale nessuna decisione potrà essere presa sui siti dove far sorgere le nuove centrali (e che verranno indicati al governo dalle società che costruiranno gli impianti).

    Ma l’ostacolo più grande è rappresentato dalle Regioni. Al di là dei pomposi
    annunci con cui palazzo Chigi celebra ogni volta il ritorno all’atomo, nessuno sembra essere davvero convinto della scelta. Meno che meno i governatori, la stragrande maggioranza dei quali, anche di centrodestra, hanno già annunciato di non vedere di buon occhio un impianto atomico sul proprio territorio. Il fronte «no-nuke» è ampio e deciso, al punto che sono ben undici le Regioni che si sono
    rivolte alla Corte costituzionale rivendicando il diritto a decidere sulla materia. Contrari all’atomo non sono solo i presidenti di centrosinistra come Vendola (Puglia), Errani (Emilia Romagna), Rossi (Toscana) e De Filippo (Basilicata), ma anche quelli più vicini al governo come Cappellacci in Sardegna, Iorio in Molise, Lombardo in Sicilia e Tondo in Friuli Venezia Giulia. E poco propensi lo sono anche Polverini nel Lazio e il governatore leghista del Veneto Luca Zaia. Unico
    possibilista un altro leghista, il governatore del Piemonte Roberto Cota.
    Resta, infine, il problema dei siti. Nel dicembre scorso il governo ha varato il decreto con i requisiti necessari perché un territorio possa ospitare una centrale. Tra questi la vicinanza a grandi bacini di acqua e la poca sismicità
    necessari entrambi per le centrali Epr (European Pressurized Reactor) la tecnologia francese prescelta. Anche se il governo si guarda bene dal fare nomi, sarebbero quattro le località già individuate: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese, in Piemonte, Montalto di Castro (Viterbo) e Termoli, in provincia di Campobasso.
    Bisognerà vedere se i contributi promessi dal governo (dieci milioni di euro) basteranno per convincere le popolazioni interessate a convivere con l’atomo.


I COMMENTI:
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  • Allora è tutto un bluf.
    Gli allarmi degli ecologisti, dei giornali.
    Non vorrei trovarmi con tutto deciso .
    Perché non proponete un quesito referendario, visto che si parla tanto di sovranità popolare, che l’esito di un referendum si può cambiare solo con un referendum.
    Ciao Mario. 26-04-2010 09:40 - Mario Mallamaci
  • Sono finalmente illuminato!
    Basta con l'ecologismo,ora diventiamo antiecologisti più dei pdroi.
    Tanto cosa ce ne frega di salvare questoo mondo?
    Siamo poveri e senza proprietà.
    Non abbiamo che le nostre braccia da vendere.
    Cosa cazzo ce ne frega se il mondo domaani finisce.
    Vogliamo una Roma piena di centrali nucleari e non vogliamo più quei ruderi puzzolenti di piscio straniero sui nostri colli.
    Si Mi sono convertito al Futurismo e credo che da oggi bisogna correre.
    Bruciamo tutto il cirpaame di questa italia barocca.
    Via le baracche e San Pietro.
    Tutti uguali e quadrati.
    Il nostro sole dell'avvenire è velocissimo e stiamo rorrendogli incontro.
    Oggi è già passato.
    Non vogliamo più piani quinquennali.
    Quei piani hanno fatto morire l'Unione Sovietica.
    Ora marciamo al suono dei nostri scarponi chiodati che devono fare più rumore possibile.
    Siamo vivi, ora.
    Del domani ce ne freghiamo.
    Esiste solo questo immediato momentoo che lo dobbiamo valorizzare e illuminare al massiimo.Che si accendino mille centrali atomiche.Abbiamo bisogno di energia.
    Energia per vivere veloci.
    Chi non vola è un vile!
    Date ai vostri bambini stimolanti e cocaiana.
    Fateli diventare dei giganti e buttateli nella mischia veloce.
    Si,basta con questi sonni!
    Basta con questa gente che tentenna.Buttiamoci nel fuoco e se ardiamo,che ardiamo arditi!
    Basta con le filastrocche e con le lagne di De Andre.
    Veloce come un sorcio verde.
    Si la vita è niente,questo momento è tutto.
    10 100 100 centralii nucleari.
    Voglio essere carico come Hulk. 26-04-2010 09:39 - maurizio mariani
  • anche per le scorie hanno già deciso dove stiparle?
    oppure si dimenticano di informarci, perchè tanto si faranno aiutare dalla camorra? 25-04-2010 18:42 - marco
  • sono contrario il nucleare - basterebbe imporre per legge di dotare i nuovi edifici di pannelli solari e fotovoltaici da installare nelle terrazze, sui tetti sulle tettoie. questo produrrebbe acqua calda ed energia almeno bastevole per i servizi condominiali. 25-04-2010 17:30 - paolo
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