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Francesca Citarrella
Asbestosi, Fincantieri colpevole
Dopo più cinque anni dalla prima udienza, si è concluso ieri, presso la prima sezione penale del Tribunale di Palermo, il primo storico processo che ha messo sotto accusa gli ex vertici Fincantieri succedutisi nel periodo di tempo che va dal 1979 al 1997. L'accusa era di omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime per non aver rispettato le normative a tutela dei lavoratori e per aver omesso le più elementari misure di prevenzione, finalizzate ad evitare l'inalazione di polveri e fibre di amianto, che la legge imponeva sin dal 1956. Nello specifico, gli ex dirigenti erano accusati di aver provocato la morte di 37 ex operai a causa di asbestosi e mesotelioma pleurico, patologie amianto correlate, e di aver provocato lesioni a 24 lavoratori attualmente affetti dalle stesse patologie.
La richiesta dei pm Carlo Marzella ed Emanuele Ravaglioli era stata la condanna dei tre imputati a complessivi 23 anni di carcere. Il giudice, Gianfranco Criscione, ha condannato per omicidio colposo plurimo Luciano Lemetti, Giuseppe Cortesi e Antonino Cipponeri, rispettivamente a, sette anni e sei mesi, sei anni e tre anni di reclusione, pene condonate per tutti a tre anni per effetto dell'indulto. Condanne che riguardano però solo 29 decessi, per gli altri il fatto non sussiste o il reato è caduto in prescrizione. Nella la lista dei morti anche un nome femminile. Si tratta di Calogera Gulino, la moglie di un operaio, morto anche lui dopo essere andato in pensione, deceduta a 49 anni dopo una diagnosi di mesotelioma pleurico. La donna si sarebbe ammalata lavando la tuta del marito intrisa di sottilissime polveri di amianto.
Gli imputati, come sempre assenti in aula, sono stati inoltre condannati a risarcimenti milionari nei confronti dell'Inail, di Legambiente, dell'Associazione esposti amianto, di Medicina democratica, della Fiom-Cgil, della Camera del lavoro metropolitana, parti civili nel processo. La sentenza ha, inoltre, stabilito il diritto al risarcimento del danno alle parti civili costituite, in tutto una cinquantina tra dipendenti ammalati ed eredi degli operai deceduti, rinviando la quantificazione del danno al giudice civile ma condannando, comunque, gli imputati a dare provvisionali immediatamente esecutive per centinaia di migliaia di euro alle parti danneggiate. Niente da fare invece per gli ex lavoratori ammalati, per molti l'accusa di lesioni contestata agli imputati si è estinta per prescrizione.
Il giudice, infine, ha dichiarato non doversi procedere per Giuseppe Scrima e Salvatore Grignano, ex legali rappresentanti di due ditte dell'indotto, la Blascoat e la Cooperativa Rinascita Picchettini, per intervenuta prescrizione delle accuse di lesioni gravissime.
Mentre si conclude il primo storico processo per le morti da amianto numerose denunce continuano ad arrivare in Procura. Altri due processi sono già in fase dibattimentale e stanno per concludersi le indagini che daranno il via ad almeno altri due nuovi processi. Processi importanti che continueranno a mettere sotto accusa il colosso delle costruzioni navali, la più grande realtà industriale di Palermo e che faranno luce sulla strage silenziosa provocata da quella che ormai è conosciuta come la «fibra killer», dal minerale utilizzato in passato in maniera massiccia nella cantieristica navale sia per le sue ottime capacità isolanti che per il suo basso costo, e che Fincantieri ha utilizzato almeno fino alla metà degli anni ottanta
Intanto, mentre ieri mattina il giudice in aula leggeva il dispositivo di sentenza, gli operai palermitani bloccavano l'ingresso dei Cantieri per protestare contro l'improvvisa messa in cassa integrazione di una cinquantina di loro colleghi. Pare che agli operai la notizia sia stata comunicata ieri mattina all'arrivo sul posto di lavoro senza nessun preavviso.
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Hanno volato sugli aerei di stato e ci hanno fatto pagare tutte l spese per i loro piaceri.
Hanno usato la giustizia come un accessorio al capitale e ai partiti che lo tutelano in parlamento.tanto gli operai sono morti e continuano a morire per una miserabile paga che abbasta solo per mangiare e fumare.
Ma non era meglio che stavamo venti anni in galera, come prigionieri politici?
Non era meglio,invece di perdere diti e braccia,per una miseria di stipendio,diventare dei mafiosi?
Pòi si lamentano se in Calabria la gente batte le mani ai mafiosi e sputa sullo stato.
Dov'è lo stato quando ci fanno morire come cani,nei loro cantieri.
Berlusconi quando costruiva Milano 2,ne ha lasciati più di cento sdraiati sul serciato,di nostri compagni.
Lo stato è dei padroni e noi non vogliamo più neanche dei processi a favore.
Sono tutti ipocriti!
Non se ne può più di questa situazione.
La lotta che dobbiamo fare,noi operai e di classe.
Non vogliamo più trattare,ne coi fascisti di questo governo,ne con quegli ipocriti di revisionisti,che mai, hanno fatto nulla per evitare le stragi quodidiane di lavoratori.
Siamo disgustati e questa crisi economica,ci sveglierà!
Già si sono svegliati i nostri compagni greci,che stanno marciando in modo militare verso il "palazzo d'inverno."
Domani marceranno i compagni portoghesi e spagnoli.
Cosa aspettiamo a muoverci anche noi?
Basta con i sindacalisti come la Polverini che sta sistemando le figlie del sindaco di Latina e se ne frega di noi operai! 28-04-2010 12:31 - maurizio mariani