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Galapagos
La crisi greca e le colpe dei mercati
Ci sono nel mondo alcune società che campano dando i voti (rating, il termine tecnico) a imprese, banche e perfino stati sovrani. Krugman, premio Nobel per l'economia, alcuni giorni fa ha ricordato che il 93% delle obbligazioni alle quali era stato assegnato il massimo dei voti, oggi sono diventate junk, cioè spazzatura: non valgono niente. In altre parole le società di rating non si erano accorte che dietro quelle obbligazioni c'era il nulla. O meglio, c'erano i mutui subprime che hanno trascinato il sistema globale nella più grave crisi finanziaria dal grande crollo del 1929.
Solo con gli stati le società di rating sono da sempre spietate e la prova si è avuta ieri: le obbligazioni della Grecia sono state dichiarate spazzatura da Standard&Poor's. Ma non è solo la Grecia nel mirino delle società di rating: anche al Portogallo sono stati ridotti i «voti». E questo significa che Lisbona dovrà dovrà pagare maggiori interessi sul debito pubblico, aggravando una situazione già difficile. Duque, il Portogallo è a rischio, mentre la Grecia è già sull'orlo dell'abisso: non riesce a finanziarsi sui mercati.
Oltre all'annuncio della S&P è stata una dichiarazione di George Papaconstantinou a scatenare il terremoto. Il ministro delle finanze ha fatto un appello disperato: la Grecia ha bisogno dei prestiti dell'Unione europea e del Fmi entro il 19 maggio perché «non è in grado» di finanziarsi sui mercati. E poi ha aggiunto che la «mancanza di chiarezza» sulla posizione dell'Europa «non è di aiuto» al Paese. Non ha torto: l'Europa appare profondamente divisa e, Germania in testa, molti paesi premono perché alla Grecia nulla sia «regalato». E anche se Trichet, il presidente della Bce, ha cercato di tranquillizzare, sostenendo che è «fuori questione un default Atene o dell'eurozona», le reazioni dei mercati sono state violentemente al ribasso. Anche perché lo stesso Trichet non ha fornito spiegazioni né voluto commentare l'andamento dei negoziati tra il governo di Atene e Bruxelles sull'attivazione del pacchetto di prestiti.
La borsa di Atene ieri ha ceduto quasi il 7% (milano è andata giù di oltre il 3%) e l'intera Ue ha bruciato in borda oltre 160 miliardi: l'impressione è che la crisi si stia propagando a altri paesi «periferici». I forti allargamenti accusati sia dagli spread (rispetto al titolo di riferimento tedesco) sia dai Cds, ovvero il costo assicurativo contro il rischio default, testimoniano i crescenti timori vissuti dai mercati in questo senso. Nelle ultime battute i differenziali hanno accentuato il trend. Per quanto riguarda gli spread del segmento del decennale, quello greco si è portato a 718 punti base (come dire il 7,18%% in più rispetto al rendimento di quelli di Berlino). Si tratta del nuovo massimo dal febbraio 1998. Lo spread del Portogallo è salito a 263 punti base; quello della Spagna a 102,7, quello dell'Irlanda a 198,2 e quello dell'Italia a 101. Per quanto riguarda i Cds a cinque anni, il greco ha toccato un nuovo record di 814 punti base (8,14%), il portoghese a 355, lo spagnolo a 200, l'irlandese a 240 e l'italiano a 160. Una situazione già precaria che è ulteriormente peggiorata nella parte finale della seduta: l'annuncio da parte di Standard and Poor's prima del dowgrade del Portogallo e poi del taglio del rating della Grecia a livello di junk hanno rappresentato un'ulteriore tegola sui mercati del debito.
L'origine della crisi è la Grecia, sulla cui capacità di onorare i propri impegni (scadenze e interessi) in vista delle scadenze di metà maggio pochi ormai sono pronti a scommettere. Mentre nelle scorse settimane a vendere titoli del debito greco erano soprattutto i fondi ellenici, ora a cedere il debito sono anche le banche greche in forte difficoltà perché chi può ritira i soldi e li spedisce all'estero. Di più: in queste ultime giornate ad abbandonare sono soprattutto i possessori stranieri di debito greco che, secondo alcuni, è, o meglio era, distribuito soprattutto in Francia, Germania Austria. Non di meno, hanno osservato nelle sale operative, ad alleggerire le posizioni ci hanno pensato anche le banche greche e gli istituzionali locali nel timore di non riuscire più a dare alla Bce in garanzia i propri titoli per partecipare alle aste di rifinanziamento. A questo punto i mercati non sono più tanto interessati a quello che succederà alla Grecia, ma sembrano temere sempre di più l'ipotesi di contagio. E alcuni operatori, pur sottolineando che altrove il bilancio della seduta è stato ben peggiore, hanno fanno l'esempio di come sia andato ieri il mercato del debito italiano. Il Tesoro ieri mattina ha effettuato un'asta di Cts, Certificati del Tesoro, titoli indicizzati a due anni e nel pomeriggio questo titolo veniva trattato sul mercato secondario già 20 centesimi sotto il prezzo di aggiudicazione. Un brutto segnale che prelude a un rialzo dei tassi anche in Italia. «Sono segnali - ha commenta un analista - che negli ultimi giorni non avevamo mai visto: segnali di contagio».
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Una cittadina greca e italiana. 29-04-2010 15:54 - Paolo Rossi
E' conto imperfetto e convenzione.
Occorre riscrivere le regole dell'accumulo e della distribuzione, per costruire società eque e solidali.
Il problema è l'assenza di un pensiero politico che metta al centro la vita delle persone. 29-04-2010 11:29 - miria
infine vorrei ricordare che la Spagna ha avuto oggi il suo rating ridotto da AAA a AA. Tutti i giornali ne parlano come di un grosso evento come a dire, meno male che Silvio c'e', senza menzionare che il rating dell'Italia e" AA-. Al di sotto di quello spagnolo. 29-04-2010 00:13 - Murmillus
Sono arrivati gli europei,li hanno rivestiti,gli hanno riempito le tasche di soldi spazzatura e dopo una decina di anni di vita allegra ecco che stanno nella merda peggio di prima.
I tedeschi per allargare i loro mercati hanno fatto "aricchire"i greci e non solo loro.
La politica economica dei Prodi italiani e dei grandi economisti dell'Europa Unita,hanno fatto di questo vecchio continente un grande deposito di spazzatura finanziaria.
Altro che gli enormi buffi degli USA.
Noi al posto dei buffi abbiamo i pezzi di carta di quei buffi.
Abbiamo le banche piene di cartaccia da ardere.
Quando i risparmiatori europei,si accorgeranno di questo blef,sarà troppo tardi.
Ma io personalmente sono contento.
Si signori,sono molto contento perchè questa volta dovremo per forza cambiare politica.
Il sistema capitalista è finito e dalle sue macerie non potrà che venire un mondo migliore.
I tedeschi che non volevano cacciare un euro per la Grecia,dopo aver fatto una seria analisi sui sviluppi futuri è corsa a portare soldi al governo greco.
Si signori,devono aiutare il loro governo altrimenti saranno travolti anche loro da questa crisi.
La crisi è totale e assoluta.Tutti stanno come gli amici greci.L'Italia che dice di stare bene, anche lei ha le banche piene di spazzatura.I soldi veri,non esistono più,da tanto tempo.
Hanno cominciato gli USA quando cominciarono a stampare soldi senza più l'oro, come equivalente.
Oggi,siamo tutti così.
Tutto fumo e niente arrosto! 28-04-2010 19:47 - mariani maurizio
Molti governi, anche il ns con il caso ultimo della benzina che vola e l'opposizione(?), davanti alla legge del libero mercato alzano bandiera bianca, ma perchè è così o conviene?
Qualcuno ha inventato i titoli spazzatura per scaricare sugli altri l'insostenibilità del suo sviluppo nonostante risparmi molto sulla tutela dello stato sociale, ed in questo sguazzano le società di rating che possono condizionare stati e società.
Quindio abbiamo il mercato libero, cioè che il pesce più forte mangia quello debole ed indifeso con la ricaduta sulle masse, che sostengono la ricchezza dei pochi, stessa condizione della fame!
La domanda da porsi è quindi siamo liberi e fino a che punto visto che è l' illibero mercato che ci controlla e questo illibero da chi è o può essere controllato, perchè se il capitale può coalizzarsi su uno stato senza controlli o può essere movimentato da uno stato contro un altro stato è evidente che la ns libertà è una realtà teorica! 28-04-2010 18:25 - Gromyko