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Eleonora Martini
Obiezione di coscienza anche per i farmacisti
«Anche i farmacisti hanno il diritto personale di dichiararsi obiettori di coscienza e di essere perciò esentati dall'obbligo di vendere medicinali di contraccezione d'emergenza». È un attacco diretto alla cosiddetta «pillola del giorno dopo», il ddl presentato dalla senatrice cattolica del Pdl Ada Spadoni Urbani («con il permesso del capogruppo», assicura), che questa mattina verrà formalmente depositato ma che al momento sembra non aver spopolato nemmeno tra i banchi del centrodestra, tanto da aver raccolto per ora non più di una manciata di firme. Ma l'intenzione, esplicitata dalla stessa senatrice - ex imprenditrice spoletina al suo primo mandato in Parlamento dopo l'esperienza amministrativa come vice presidente della Regione Umbria -, è quella di «riconoscere il diritto di ciascuno a vedere rispettato il proprio convincimento religioso, etico e scientifico», riguardo «al momento in cui viene concepita la vita». Contraccezione d'emergenza, dunque, ma non solo. È il via libera verso l'obiezione di coscienza alla vendita di contraccettivi in genere, o perfino di qualunque farmaco, sia pure dietro presentazione di prescrizione medica.
«Non sono un medico, ho studiato fisica, ma la mia è una legge laica che vuole solo mettere i farmacisti nelle stesse condizioni di medici e infermieri, la cui libertà di coscienza è garantita dalle leggi sull'aborto, la 194, e sulla fecondazione artificiale, la 40, assicurando però contemporaneamente al paziente - puntualizza Spadoni Urbani - il diritto di procurarsi i farmaci legittimamente richiesti».
Infatti, se il primo comma del testo di legge riconosce ai «farmacisti interni ed esterni alle strutture sanitarie pubbliche e private» il diritto a non vendere «farmaci che hanno lo scopo di bloccare l'ovulazione o di impedire l'impianto dell'ovocita eventualmente fecondato» - basandosi sull'assunto che «la società scientifica è divisa» nel considerare la "pillola del giorno dopo" un vero contraccettivo piuttosto che un abortivo («è una questione di tempi entro i quali si assume il farmaco», spiega Spadoni Urbani che però non fa nomi di scienziati pronti a confutare il meccanismo d'azione del farmaco riconosciuto come contraccettivo dal Sistema sanitario nazionale e mondiale) - è il comma numero 7 quello che dovrebbe garantire il diritto della paziente. Peccato che la norma preveda già il modo di aggirare la legge stessa. A spiegarlo bene è la stessa senatrice pro-life: «Se il farmacista ha il diritto di seguire la propria coscienza, la farmacia pubblica o privata che sia deve garantire la dispensazione dei medicinali anche attraverso farmacisti non obiettori presenti nell'organico. Nel caso in cui una farmacia ne fosse sprovvista, come è possibile in molte piccole realtà, il personale ha l'obbligo di fornire le opportune informazioni sulla dislocazione delle più vicine strutture ove operano farmacisti non obiettori». Dovrebbe funzionare così anche per l'interruzione di gravidanza eppure è sotto gli occhi di tutti l'impossibilità ormai di trovare negli ospedali pubblici di molte regioni d'Italia, soprattutto al sud, medici che non si dichiarino antiabortisti, la maggior parte delle volte solo per esigenze di carriera.
Il ddl sembra non dispiacere alla Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, il cui presidente Andrea Mandelli, dopo aver annunciato di essere in contatto «con la classe politica e con le autorità competenti del Vaticano», chiede che la questione venga «risolta a livello politico». Il senatore Ignazio Marino (unica voce forte ad essersi alzata dalle fila del Pd), invece, avverte dei pericoli a cui si esporrebbe lo Stato laico accettando un simile criterio: «Allora chi per motivi religiosi è contrario alla contraccezione dovrebbe allora avere il diritto di non vendere un profilattico o la pillola anticoncezionale; oppure come ci comporteremmo nei confronti di un dipendente di una banca del sangue che si converte ad una confessione contraria alle trasfusioni: accetteremmo il rifiuto di dispensare sangue ad un emorragico per motivi di coscienza?» «E l'obiezione di coscienza dei militari, allora? Avreste impedito anche il no alla leva?», ribatte la senatrice pro-life Spadoni Urbani, degna esponente del Popolo delle libertà. E il dubbio, a sentirla fare certi paragoni, è che ci creda davvero.
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Ciliegina sulla torta è la notizia che anche i farmacisti rivendicano, al pari dei medici, il diritto di obiezione alla vendita di determinati farmaci. Per loro vale la stessa riflessione fatta per i medici; che cosa ci rimettono? Come intendono “risarcire” la società civile dal danno che provoca la loro scelta? È dunque stabilito per definizione che in assenza di conseguenze in prima persona derivanti dall’esercizio dell’obiezione il termine “obiezione di coscienza” è improprio, a mio avviso usurpato.
Signori medici e farmacisti, o vi inventate una nuova definizione senza svalutare quella originale, o accettate di pagare delle conseguenze in prima persona. Per me un medico che non eroga tutte le prestazioni mediche previste per legge non dovrebbe fare il medico. Per me un farmacista che non vende tutti i presidi sanitari autorizzati per legge non può fare il farmacista. Se la loro coscienza non gli consente di erogare tutte le prestazioni che prevede la legge avrebbero dovuto mettere in preventivo l’opportunità di fare un altro mestiere. 02-05-2010 23:10 - Paolo
Dato lo spazio esiguo a disposizione, mi sembra doveroso sintetizzare, a volte anche utilizzando battute telegrafiche. Comunque, basta leggere altri miei commenti per trovare pezzi più articolati.
Tornando a quelli di questo articolo, ho definito comico il commento che esalta i farmacisti cubani della sierra.
Ma chi sono? ma chi li ha mai visti? Ma che c'azzeccano con la pillola in questione e con la libertà di coscienza? una prof di lettere delle medie lo avrebbe definito "fuori tema".
Il commento giudicato demenziale è invece dovuto essenziamente alla forma sintattica, arruffata e confusionaria, che affatica molto la lettura. E'meglio poche parole chiare che tante che non si capiscono (catalano) 02-05-2010 10:01 - giovanni L.
Che poi, passi per la RU-486, ma la pillola del giorno dopo non è abortiva. 01-05-2010 15:01 - paolo1984
Prima di esprimere giudizi, documentati. Altrimenti fai la figura dell'ignorante saccente ed arrogante: Cuba, nonostante l'embargo, nel campo della ricerca farmaceutica non è seconda a nessun paese avanzato, anzi!
I cattolici sono in crisi di identità e cercano visibilità ad ogni costo anche a quello di danneggiare la salute pubblica. 01-05-2010 11:54 - francesco