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Roberto Livi
I consumi della Revolucion
L'appuntamento è alle 5,30 del mattino al Barrio chino, il quartiere cinese nel cuore di Avana centro. È sabato primo maggio, la capitale caraibica esce dal sonno irrequieta al rumore degli autobus cinesi Yu tong, di vecchie e scassate corriere riciclate, di grossi camion che percorrono la città per convogliare centinaia di migliaia di persone a piazza della Revolucion. Lo slogan è «tutti uniti, per Cuba, Fidel e Raul e contro l'interferenza degli Usa e dei loro lacché dell'Unione europea e dei mercenari interni». Una sorta di chiamata alle armi.Il mio gruppo di tai chi quan è composto in gran parte di donne, cinquanta-sessantenni, madri e nonne, che ci tengono a partecipare alla sfilata assieme agli altri allievi e maestri della scuola di arti marziali cinesi (sulle pareti del piazzale in cui si svolgono gli allenamenti vi è la scritta vita e salute, armi della Rivoluzione). Figlie della rivoluzione, sono disposte a una levataccia e a lunghe camminate sotto il sole per sostenerla. Il primo maggio con Fidel è parte dei ricordi, dall'infanzia alla maturità. Anche al presidente Raul non vogliono far mancare l'appoggio.L'intenzione di difendere la Rivoluzione rimane, ma l'umore è ben diverso dal passato. Non sfileranno di fronte al palco di Raul e delle autorità ballando (come nel 1968 quando cantavano rivolte a Fidel somos socialistas bailantes, bailantes), ma preoccupate per il presente ancor più che per il futuro, che si presenta comunque incerto. Sfilano assieme alle decine e decine di migliaia di persone che rappresentano il popolo dell'Avana e più in generale di Cuba, dagli studenti e insegnanti della scuola ai lavoratori della sanità che testimoniano le grandi conquiste della Rivoluzione, ai rappresentanti delle brigate di medici e maestri che lavorano in molti paesi dell'America latina, dagli sportivi e artisti ai lavoratori delle varie corporazione e imprese statali, fino ai reparti ordinati e compatti delle Forze armate rivoluzionarie, gli uomini di Raul, salutati dal presidente con uno sventolio del cappello di paglia.Dal presidente, i cubani non si attendono solo i richiami a unirsi per difendere Cuba dai nuovi tentativi di destabilizzazione provenienti dal potente vicino nordamericano che, questa volta «assieme all'Ue e ai mercenari interni», agita «strumentalmente» il tema dei diritti umani. Né le lodi alla rivoluzione. Quello che vogliono sentire da Raul sono parole che annuncino un cambio por lo mejor, misure che assicurino una vita migliore, ovvero salari che permettano di arrivare alla fine del mese, aperture al lavoro particular (privato) o a cooperative nel settore dei servizi e dell'alimentazione oltre che nell'agricoltura, la possibilità di andare liberamente all'estero. Nei grandi temi, il socialismo cubano - sanità e scuola gratuite, assistenza ai più poveri - per loro va bene. Libertà di espressione, di associazione politica, insomma la questione dei diritti umani, è più materia di mugugno che di esigenze reali. Il vero, e potenzialmente pericoloso, fattore di preoccupazione e malcontento - anche fra i giovani che più guardano agli standard occidentali - è di natura economica.Come dar loro torto: i prezzi aumentano, i prodotti di largo consumo sempre più difficili da trovare. La crisi economica è drammatica, le finanze statali sono al lumicino e le esigenze sono enormi, visto che Cuba importa quasi il 70% di quello che consuma. Patate e fagioli scarseggiano, una libbra (circa mezzo chilo) di riso è passata da 3,5 a 8 pesos (da 18 a 40 centesimi di euro per uno stipendio medio che si aggira sui 15-18 euro al mese), la carne di manzo è un lusso per pochi. La libreta de abastecimiento, che assicura a ogni cubano una serie di prodotti alimentari di base quasi gratuiti, non basta che per un paio di settimane al massimo. La gente lucha e inventa, ovvero si arrangia per arrivare alla fine del mese. Tutti sinonimi di appropriarsi dei beni dello stato, venderli sottobanco, corrompere e essere corrotti. Insomma vi è una grande massa di gente che si vede costretta a muoversi nell'illegalità, a giustificare ruberie col fatto che bisogna arrangiarsi. E spesso a praticarle sono capi, ispettori e via dicendo.Non si tratta di una denuncia fatta dall'opposizione, per altro assai ridotta e fortemente condizionata economicamente da enti governativi nordamericani. Il quadro sopra esposto appare ogni venerdì nelle pagine dedicate alle lettere al direttore di Granma, l'organo del partito comunista. E con altrettanta frequenza nelle lettere a Juventud rebelde. Ne citiamo alcune: «Dinamizzare il modello economico per salvare il modello (socialista, ndr) sociale», scrive A. Orama Munero (Granma del 16 aprile). «Lo Stato deve stimolare le forze produttive, liberarsi dei carichi eccessivi che non può controllare, soprattutto l'egualitarismo (salariale, ndr)» che «frena le forze produttive». «La Rivoluzione ha convertito la maggioranza dei mezzi di produzione in proprietà sociale. Cambiare questa situazione sarebbe un errore», afferma M.C. Aledo Roller (Granma del 9 aprile). Però «se vi fossero molti più calzolai, muratori, carpentieri tassisti, e la lista può essere infinita, che lavorano per se stessi e producono beni e servizi senza sfruttare ed essere sfruttati.. questo non significherebbe che stiamo tornando al capitalismo» . «I cambi creano resistenza» nella burocrazia del partito-stato: «È necessario un cambio nella sfera economica, di questo nessuno dubita. Soprattutto nella produzione di alimenti il popolo chiede risultati, cibo. Raul Castro l'ha detto chiaro che si tratta di una questione di sicurezza nazionale: mettiamo fine alla corruzione, all'assenteismo, alla burocrazia... affrontiamo i nostri problemi e il nostro Socialismo continuerà a essere un esempio per tutto il mondo» (R. Garcia Macìa, Granma del 30 aprile). Fin dalla sua nomina a nuovo presidente, il 24 febbraio 2008, Raul Castro ha dimostrato che il suo stile di governo è improntato al pragmatismo. Ha eliminato proibizioni assurde (possesso di cellulari e computer, affitto di auto, possibilità di ospitarsi in alberghi, di gestire taxi privati..), ha criticato l'egualitarismo, affermando che non vi sarebbe stata uguaglianza di salari, ma uguaglianza di opportunità, e ha avviato una grande redistribuzione delle terre incolte dello Stato, della quale hanno beneficiato centomila famiglie.Poco a poco è iniziata a emergere la Cuba reale, al di là della propaganda. E il quadro era critico, come quello esposto dalle lettere al Granma. Per affrontarla, il nuovo presidente sembra volersi muovere sulla base di riforme che riducano i «benefici per tutti» (la libreta de abastecimiento, i comedores obreros) e aumentino il reddito a chi produce (eliminazione del tetto salariale, possibilità di un secondo lavoro, distribuzione di terre). Solo che si tratta di un progetto non completamente (e chiaramente) delineato e che incontra difficoltà (se non opposizione) nell'elefantesca burocrazia, nell'abitudine al lavoro garantito (mentre Raul ha affermato che vi è un milione di posti di lavoro improduttivi). In questo modo i tagli avanzano più in fretta della crescita dei salari, secondo il sindacalista Salvador Valdés. La crisi economica globale e la scarsità di liquidità finanziaria dello Stato ha poi reso necessaria una sorta di congelamento dei debiti esteri (alla fine dell'anno scorso era stato saldato un terzo del debito estero) con conseguenti tagli negli investimenti esteri nel Paese e nell'importazione di beni.Dunque le riforme vi sono state. Ma la percezione della gran parte dei cubani è che non siano sufficienti. Che il più resti da fare. La gran parte dei cubani chiede «cambiamenti attuati con urgenza», ha ribadito giorni fa anche la massima autorità della chiesa cubana, il cardinale Jaime Ortega. Per l'arcivescovo dell'Avana, a Cuba esiste un «consenso nazionale» sulla necessità di cambiamenti. E il fatto che si ritardino «produce impazienza e malessere nella popolazione». Le mie compagne di tai chi, come la gran parte dei manifestanti, dopo la lunga attesa e la sfilata ritornano a casa sudate e stanche, ma anche più allegre. Alle richieste di Raul e della Rivoluzione hanno risposto ancora una volta: presente! Senza la retorica che troppo di frequente abita nei media ufficiali hanno dimostrato di voler difendere «le conquiste del socialismo», il fatto che i loro figli «sono diventati medici senza spendere un centesimo», che possono dirsi orgogliose di abitare un paese che non si piega, «non si mette in ginocchio di fronte alle pressioni esterne», come recitavano gli slogan in piazza della Rivoluzione. Ora però chiedono a Raul di ascoltare la loro voce, le loro speranze ed esigenze di cambiamenti.
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E ciò che mi fa star male sono frasi sul tipo 'il giornale non lo compero più', che ci spiega perchè si crèino tanto facilmente divisioni all'interno della sinistra italiana.
Io il mio Manifesto lo difendo e lo faccio soprattutto quando mi capita di leggere articoli magari al di fuori di quella che è l'impostazione del giornale (e non sono tanti)o sono distanti dal mio modo di pensare.Poi, magari, dopo lo critico
Io questo giornale l'ho scelto fra tanti che mi sono imposto di leggere per mesi, in modo da poter fare il confronto.
Ho molta fiducia nella direzione Rangeri per quanto riguarda la capacità di rinnovamento perchè viene da parte di una persona che si è messa a fare analisi della comunicazione televisiva quando era chic per l'intellighenzia comunista dire che il televisore non ce l'avevano.
Corollario: NON dividersi. 06-05-2010 11:45 - Massimo
cari compagni del manifesto...
hasta siempre la victoria!!! 06-05-2010 11:17 - Mario
P.S. Se Gobetti,Matteotti e
i Rosselli, fatti ammazzare come cani da Mussolini, sono
"radici fasciste", beh, fate
voi. 06-05-2010 10:06 - Jizzy
Visto che Cuba è il paradiso in terra dei lavoratori, baciata dalla fortuna di ospitare i famosi farmacisti della Sierra, perchè non ci và a stare per sempre?
Pensi che bello avere la tessera annonaria con cui comprare il pane ed il latte! oppure di andare in giro con un'auto vintage tenuta insieme col fil di ferro!
I dollari o gli euro li lasci in Italia però! sarebbe troppo facile così! Provi a campare con quello che gli passa il comunismo, che in 50 anni di potere non è riuscito neanche a trovare di che sfamare la popolazione. Vada, vada, hasta la victoria! 06-05-2010 10:04 - giovanni L.
Ne Bush, ne Obama, ne i fratelli Castro.. Ogniuno agisce in funzione di precisi interessi dello stato.. STATO.. e non capricci personali (in tal caso non durerebbero tutta una vita al potere, lavorando 16h al giorno.. altro che godersi la vita).. Una volta considerato questo (cavoli compagni, è mai possibile che bisogni arrivare al punto di scrivere delle cose così banali), si capisce che quanto in questo articolo apportato è soggettivo, ovvero rappresenta una realtà particolare di una persona/famiglia definita. È come dire al popolo cubano che in Italia vi sono famiglie che non possono mandare i loro figli a lavorare.. Che immagine dovrebbero farsi loro dell'Italia?? Quindi, se vogliamo criticare a raffica e seguendo i testi sacri dei fondamentalisti dei diritti umani, possiamo dedicarci ore e ore a parlare di tutti i paesi del mondo.. Critiche validissime, ma che rimangono SOGGETTIVE, OVVERO APOLITICHE.
Adios Manifesto! 06-05-2010 09:12 - Roch
COMPARATE QUESTE AFFERMAZIONI SOGGETTIVE CON QUANTO VIENE ESPOSTO DALL'INDICE DI SVILUPPO UMANO!
http://hdr.undp.org/en/statistics/
Cuba segue Argentina, Uruguay e precede Messico. Ciò significa che a Cuba, malgrado la situazione economica precaria, vi è ed è sempre stato garantito un accesso alla salute, all'educazione. Vi ricordate cosa diceva Marx (o anche lui ora è un bandito della sinistra?)? .. opportunità reale, opportunità formale..
HUMAN DEVELOPMENT INDEX - redatto dalle Nazioni Unite.. Leggete compagni, leggete con i vostri occhi! ma che non mi si venga però a fare riferimenti quali la Freedom House, perché allora è meglio che votiate Berlusconi! Non voglio vedere un "Il Manifesto" abbassarsi al livello di giornale di massa e criticare a raffica qualsiasi paese non ben accettato dalla comunità internazionale.. basandosi su un fondamentalismo cieco dei diritti umani! APRITE GLI OCCHI! .. sennò fino a dove spingerete il vostro forsennato revisionismo? sarete i primi a ricredere che i comunisti mangino i bambini? complimenti. 06-05-2010 08:55 - Roch
Saluti comunisti dal VietNam 06-05-2010 07:31 - stefano