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FUORIPAGINA
06/05/2010
  •   |   Marco d'Eramo, inviato a Londra
    Gran Bretagna, parlamento "appeso"

    Oggi gli inglesi vanno alle urne ignari del segreto che così gelosamente gli hanno celato per tutta la campagna i tre partiti maggiori, i tories (conservatori), i laburisti e i libdem (liberaldemocratici). Nei dibattiti e nei comizi è stato tutto uno stridere di asce, accette e scuri per tagliare la spesa pubblica. I più spendaccioni, i Libdem, promettevano tagli per 35 miliardi di sterline; i laburisti 46 diluiti nel tempo, i conservatori 52, di cui 6 da subito.
    Questi tagli - dicono unanimi David Cameron (tory), Gordon Brown (premier laburista uscente) e Nick Clegg (libdem) - sono indispensabili per contenere il debito pubblico che è «una spada di Damocle sul nostro futuro»: senza tagli al settore pubblico, dicono, la Gran Bretagna è destinata a seguire le orme della Grecia. Solo che, visto non soltanto dal Giappone - il cui debito pubblico ammonta al 192,1% del Prodotto interno lordo (Pil), e non per questo si porta male -, ma anche dall'Italia (con un debito al 120% del Pil), la situazione inglese pare quasi idilliaca. Il debito britannico è solo del 63%, mentre quello della «virtuosa» Germania tocca il 77,2% del Pil tedesco: e la Germania è l'economia più forte del continente. Ma allora perché promettere tante lacrime e sangue?
    La verità è che i tre partiti hanno fatto campagna non per sedurre i 40 milioni di elettori che sono i «piccoli azionisti» della ditta Regno unito & Co., ma - è questo il segreto - per convincere l'azionista di maggioranza, o di riferimento. E questo è la City, il secondo centro finanziario al mondo. È alla City che Cameron, Brown e Clegg promettono lacrime e sangue per i propri cittadini, perché la City ha sete di sangue. Il vegliardo miliardario Warren Buffett, detto «l'oracolo di Omaha» (Nebraska), l'ha detto chiaro e tondo al Financial Times: ««Chiunque andrà al governo in Gran Bretagna, dovrà prendere decisioni estremamente impopolari»».
    E perché la City chiede tanto? In parte, perché il dolore inflitto è un messaggio che sempre allieta «i mercati». Ma non solo. Per capirne le ragioni, bisogna fare due passi indietro e ricordare che il welfare britannico è inimmaginabile in Italia: c'è non solo il sussidio di disoccupazione, ma c'è anche per l'alloggio, e poi per i figli. Ho visto madri con tre figli vivere una vita quasi decente in una casa decorosa solo grazie ai benefits.
    Ma il più stupefacente è che tanto welfare permane nonostante 17 anni di thatcherismo e 13 di New Labour: neanche la Signora di Ferro è stata capace di tagliare settore pubblico e welfare, nonostante stesse deindustrializzando il paese a tappe forzate, privandosi così di imponibile ed entrate.
    Giunto al potere nel 1997, il Labour si è trovato nella stessa situazione. Le principali fonti di reddito della Gran Bretagna sono infatti: a) alcune grandi imprese ad alta tecnologia, soprattutto nel settore aeronautico, militare e biochimico, b) il turismo, 3) il petrolio del Mare del Nord; 4) la City, cioè il balzello prelevato su ogni attività produttiva al mondo (dalle miniere in Australia alle fabbriche in Cina) per garantire i servizi finanziari a essa connessi.
    A deindustrializzazione avvenuta (quasi scomparsa la produzione automobilistica, estinte le miniere e la siderurgia), per garantire il welfare ai britannici il New Labour di Tony Blair ha scommesso sulla City. È questo connubio contronatura a caratterizzare l'unicità del caso inglese, in cui il welfare pubblico è stato assicurato dal prelievo che la City esercitava sull'economia globale del pianeta. È essenzialmente grazie a essa che lo stato britannico ha potuto garantire non solo un welfare molto più generoso del nostro, ma anche la quasi piena occupazione e crescita ininterrotta per undici anni: in Inghilterra si disperano perché la disoccupazione è «quasi» all'8%, percentuale su cui noi italiani metteremmo subito la firma.
    È stata questa scelta di fondo a determinare l'alleanza di ferro con gli Stati uniti in tutte le avventure belliche degli ultimi 15 anni: l'asse finanziario che governava il mondo era quello tra New York (Wall street) e Londra (City), il cosiddetto asse Ny-lon. Non rompere il Nylon era il requisito numero uno della politica britannica. Tanto più che a partire dal 2005 il Regno unito è tornato a essere importatore netto di petrolio, perché le riserve del Mare del Nord si esauriscono.
    Ma allora dove è il problema? È nella crisi degli ultimi due anni: anche se c'è ripresa, un risultato è certo: la fetta della torta finanziaria che tocca a Nylon sarà decurtata. Il capitalismo «anglosassone» (altro nome di Nylon) è fortissimo, certo, ma nuovi giocatori si sono seduti al tavolo, a partire dalla Cina con la piazza di Shanghai. Questi nuovi attori si stanno ritagliando propri spazi. Il risultato è che, anche in caso di ripresa, e anche in regime di profitti finanziari restaurati, la fetta che toccherà a Londra (e alla sua succursale Edimburgo) sarà più esigua che in passato. E i fondi per il welfare saranno ridotti in conseguenza.
    Ora, il ricatto che la City sta facendo pesare sulla politica inglese, e che è trasparente nelle colonne dei suoi due grandi organi, l'Economist e il Financial Times, è che se il governo non garantirà una sterlina forte, cioè una riduzione del debito pubblico, non solo la porzione si ridurrà per aumento del numero dei convitati, ma ci sarà un esodo volontario della finanza verso altri lidi.
    Il paradosso è quindi che i tre partiti stanno promettendo ai propri sudditi lacrime e sangue per non dover chiedere ancora più lacrime e più sangue: stanno facendo demagogia sì, dove però stavolta è demagogia finanziaria, è citygogia. Perché è abbastanza chiaro che, dove non è riuscita la Thatcher è assai difficile che possano avere successo due bellimbusti come Cameron e Clegg, o persino il grazioso David Milliband, di cui si parla come possibile primo ministro. Assistiamo così a una commedia delle parti in cui i tre candidati si assomigliano abbastanza. Ma, come al solito, se è vero che di notte tutti i gatti sono gatti, non è vero però che sono tutti neri. Nei 13 anni di Labour, le disuguaglianze non sono diminuite e anzi si sono accentuate, e soprattutto perché i ricchi sono diventati molto più ricchi, mentre i poveri sono diventati solo un po' meno poveri; ma intanto i dipendenti pubblici sono passati da 5,2 a 6 milioni e il prodotto interno lordo pro capite da 14.000 a 23.000 sterline (correnti) annue.
    Perciò se è vero che nessun partito potrà effettuare tagli indiscriminati al welfare, è però vero che c'è modo e modo. E il modo dei tories è di certo il peggiore. Lo dice la loro consumata padronanza della Neolingua (quella in cui, secondo George Orwell, la guerra sarà gestita dal ««Ministero della Pace»»). È infatti nella più pura Neolingua che i tories hanno coniato lo slogan più autocontraddittorio della politica mondiale: ««Se vuoi cambiare, vota conservatore»».
    Dai timori per la scure conservatrice deriva l'ultimissima, lieve rimonta dei laburisti che hanno sorpassato i libdem: gli ultimi sondaggi ieri davano i tories al 35%, i laburisti al 30 e i libdem (in calo) al 24. La vittoria numerica dei conservatori non è quindi in dubbio, ma il sistema elettorale inglese è un terno al lotto. Vige infatti l'uninominale secco a un turno solo (se un candidato ottiene il 30% e gli altri ottengono meno, costui vince): così nel 2005 è successo che i laburisti hanno ottenuto il 55% dei seggi col 37% dei voti. Alcuni prevedono addirittura che i laburisti possano avere più seggi degli altri pur avendo meno voti.
    In ogni caso, dopo 13 defatiganti anni di Labour e almeno 3 guerre umanitarie (Kosovo, Iraq e Afghanistan), la vittoria dei conservatori non sembra in dubbio. L'unica incertezza è se Cameron otterrà o meno la maggioranza assoluta dei seggi. In caso contrario, si potrebbe assistere al varo di una coalizione, in cui i libdem potrebbero votare per un premier laburista (a patto che non sia Brown: da qui il nome di Milliband) in cambio di una riforma in senso proporzionale. Ma come si sa, le riforme elettorali non fanno ribollire il sangue a nessun elettore ed eccitano solo gli addetti ai lavori, mentre licenziamenti e sussidi di disoccupazione e maternità toccano milioni di persone.


I COMMENTI:
  • Cara Cristina, grazie per la risposta. Notevole Michael Portillo sabato alla BBC: sono i mercati finanziari a dettere il programma economico di qualsiasi governo, occorreranno 20 anni per risanare il deficit, il resto va in secondo piano. Consiglio a Brown:"When one sees his end, and certainly I have seen mine, one has to think of how to exit with dignity. By hanging to power Gordon risks his dignity" Brutale ma onesto, da vero aristocratico. Concordo intreramente sulle opportunita` che l'UK offre agli stranieri: precisamente perche' l'aristocrazia inglese e` illuminata, promuove la scienza, le arti e rende Londra un paradiso culturale cosmopolita ineguagliato da Francia ed USA repubblicane.

    Se insegna ad Oxbridge, certo trovera` modo di aiutare ragazzi poveri ma meritevoli; ma lavorando in un College importante della University of London ho trovato gli studenti middle class impreparati in modo impensabile in Italia, nonostante tutti i discorsi sull'istruzione e le ricette burocratiche per migliorarla. In generale, la difesa del welfare da sola puo` essere paternalista, occorre dare potere e sviluppare reti di solidarieta` (Ken Loach insegna) questo non si fa assecondando la speculazione edilizia e con l'economia delle carte di credito. Ora come dice Portillo il tempo e` scaduto.

    Facciamo un confronto con l'Italia che ha bisogno per sopravvivere dell'economia criminale (vedi Gomorra) e dello sfruttamento degli stranieri come schiavi (vedi Rosarno)?
    o con l'Universita` italiana dei concorsi truccati e della ricerca moribonda? L'Italia senza Unione Europea rischia di essere un'espressione geografica. Ma una Europa Federale puo` essere una via d'uscita virtuosa repubblicana; riusciremo a riconciliarci con i nostri vicini tedeschi? 09-05-2010 03:26 - candide
  • quella di candide è un'analisi chiara e spietata, sincera e priva di ogni riguardo, nè per la corona nè per i suoi ayatollah! Il Leviathan si muove con sicurezza ben consapevole che nessuna rivoluzione è possibile, quando la facoltà di pensare è stata ridotta ai minimi termini. La CITY non è certo più la POLIS nella quale i cittadini possono votare per escludere e mandare in esilio: essa rappresenta lo strumento di repressione più smascherato per indurre al silenzio definitivo chi già ha una voce flebile! Fa bene cristina a con-vivere con quel giusto equilibrio che serve per affrontare le situazioni, solo così è in grado di mantenere in modo efficace la sua libertà, qualunque sia il contesto politico che andrà a concretarsi. angela. 09-05-2010 00:12 - angela
  • Due brevi commenti. Vincenzo, grazie della fiducia - sul sito della BBC si possono vedere le politiche a confronto (http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk_politics/election_2010/8669043.stm) dei tre partiti: sui tagli, i Conservatori vogliono tagliare 6 miliardi di sterline di spesa pubblica nel prossimo anno (e al tempo stesso innalzare ad £1 il limite sotto il quale non si paga tassa di successione!). Il partito laburista non prevedeva tagli finche' non si fosse solidamente fuori dalla recessione. Sull'accordo Conservatori - Lib-Dem qui aspettiamo. O i Lib-Dem hanno mentito sulle proprie politiche e non si capisce come faranno a collaborare con i Conservatori: hanno politiche opposte sull'Europa (Lib-Dem sono pre-Europei), immigrazione (Lib-Dem vogliono un'amnistia per gli illegali) sulla tassazione (lib-Dem propongono tassazione progressiva, cosi' che chi ha redditi alti paga di piu') etc. etc.

    Candide, c'e' molta verita' nelle cose che dici e ti capisco, e cerco di fare quel poco che posso perche' le cose cambino. Pero' questo e' anche il paese in cui si puo' ottenere un lavoro all'universita' anche se si e' stranieri, non figli di professori universitari, e senza avere conoscenze o raccomandazioni. Non solo io, ma molte persone che conosco anno avuto opportunita' qui che si potevano sognare in Italia. Da stranieri si puo' esseri medici o avvocati, figli di immigrati sono anche deputati, etc. Questo non vuol dire che non vedo le ingiustizie, le 'caste' come dici tu (e Cameron le rafforzera'), il gap di reddito che diventa sempre piu' drammatico - c'e' addirittura un gap nell'aspettativa di vita. Ma non vedo questa societa' piu' immobile di quella italiana: Londra e' sempre piu' piena di giovani italiani senza speranza nel loro paese che qui hanno opportunita'. L'altro giorno parlavo con un'italiana che, laureata in scienza politiche non aveva prospettive in Italia. E' venuta qui, ed e' diventata ricercatrice per una commissione della House of Lords (posto fisso, ben pagato, con un sacco di vacanze). Un laureato inglese (o italiano) che non conosce nessun politico, troverebee un posto simile in Italia? Io dubito. 08-05-2010 11:45 - Cristina
  • Chi come Cristina insegna in UK all'Universita` (l'ho fatto per 12 anni) non puo`non amare quel paese--finche' non si impara a conoscelo. E` paese diviso in caste, una monarchia di diritto divino, illuminata e scientista, i cui Ayatollah sono gli accademici di Oxbridge. Gli studenti di Oxford vengono per quasi la meta`dalle scuole private. Se Cristina insegna alla University of London, sapra` che gli studenti dei ceto medio possono passare con un voto di 4/10 senza avere imparato a scrivere o a risolvere un'equazione di primo grado. Si ricordi che Lord Mandelson (il tutore di Brown presso la City) l'estate scorsa si opponeva a porre un limte legale di 48 ore settimanali di lavoro (la BBC fece vedere lavoratori che arrivavano a 65 ore). Marco d'Eramo dimentica che a differenza degli europei, gli inglesi vivono non di salario ma di debiti e di sussidi. Le ragazze che si ubriacano e restano incinte a 16 anni potranno sembrare liberate a qualcuno, ma sono le figlie del macello della classe operaia e non arrivano all'universita` -- per fortuna ci arrivano le pakistane con il velo. Tony Blair ha completato il Thatcherismo, creando una burocrazia di ceto medio che lo sosteneva, ma ha raso al suolo il Labour: Halifax era una building society (cooperativa per la costruzione di case operaie) fusasi con la Bank of Scotland e fallita nel casino' dei subprime. Brown e` un socialista calvinista nell'animoache ha venduto alla City - figura tragica, a differenza della canaglia che lo ha preceduto. Cio` che conta e` che se Camerun ce la fa, continuera` a sabotare la costruzione europea, mentre una coalizione LibLab sarebbe piu` filoeuropea e introdurrebbe un sistema di voto piu` democratico. In ogni modo, per il continente l'unica strada possibile e` l'Europa federale, palesemente non quella dell'UK.
    Goodbye London. 07-05-2010 19:50 - candide
  • Credo che Cristina abbia ragione. Per gli hidalgos del Manifesto le differenze tra centro destra e centro sinistra sembrano sempre trascurabili. Non che non sia necessario denunciare le contiguità e l'omologazione quando questa vi sia. Il punto è che chi lavora nel settore pubblico (scuola, ricerca, amministrazione) in genere se ne accorge eccome delle differenze riguardo l'entità dei tagli e dei mancati investimenti. Vedi Tremonti e Gelmini a casa nostra. 07-05-2010 16:03 - Vincenzo
  • Guardo i risultati della città di Londra (in termini di voti). Complessivamente c'è una leggera prevalenza dei laburisti sui conservatori (sia in voti che in seggi). Analizzando le varie zone, si osserva una saldatura nel voto alla destra (non nuova) tra le zone centrali, dove si presume abitino le fasce più benestanti e le zone della cintura esterna o comunque periferiche. Nelle zone intemedie prevale la sinistra. Un po' come da noi al Nord, dove le fasce basse o magari emarginate della società votano Lega, quelle più ricche il PdL (e poi si alleano e governano...) 07-05-2010 14:34 - Luca
  • Guardando i voti validamente espressi nelle elezioni in Gran Bretagna, si osserva che laburisti e liberali, insieme, hanno ottenuto circa quindici milioni e mezzo di voti, i conservatori solo dieci milioni e mezzo. Eppure probabilmente governeranno e, comunque, si dice che sono i vincitori. Questo, però, solo sulla base di una legge elettorale ultramggioritaria assurda. In realtà la maggioranza relativa dei britannici non li vuole. Forse è il caso di mettere in discussione anche questo modello, che, secondo me, non funziona più. Niente dovrebbe essere immutabile e intoccabile 07-05-2010 14:26 - giorgioIV
  • Mi sveglio con il risultato aspettato, ma il fatto che fosse aspettato non lo rende piu' facile. E' interessante che Marco d'Eramo non pensa che ci sia differenza tra i tagli annunciati dai vari partiti. A noi che abitiamo stabilmente qui sono sembrati diversi: Gordon Brown ha detto che sarebbe una pazzia fare i tagli subito - certamente non nel prossimo anno - mentre Cameron non solo li fara' subito ma i suoi discorsi sulla 'big society' altro non sono che tentativi di sosituire volontariato ai servizi pubblici. La politica sulle scuole sembrano particolarmente temibili da tasse piu' alte per gli asili a politiche di sostegno delle scuole create dai genitori bene (la big society di nuovo), e che se ne importa degli altri bambini. Non ha parlato di tagli alla sanita' solo perche' qui nessuno viene eletto se li annuncia, ma vediamo cosa succedera'. Cameron sembra nuovo e moderno; questo e' vero se si pensa al'immagine televisiva. In effetti e' l'espressione dell'alta borghesia inglese, e difende gli interessi di quella classe. Se e' vero che non annuncia politiche Tatcheriane o parla di compassione, e' perche' i tempi sono cambiati. Dopo che il settore privato, dalle ferrovie alle banche in modi diversi ha creato problemi inenarrabili al paese, quei discorsi degli anni ottanta semplicemente non si possono piu' fare. Io insegno all'universita' e gia' stiamo vedendo i tagli piu' severi che si ricordino: ce li impongono perche' i soldi sono andati a salvare le banche e non ce ne sono piu' per l'istruzione. In questo clima non si puo' fare campagna denigrando il settore pubblico tout-court: ma con altra retorica (eliminare gli sprechi, la big society) Cameron eliminara' parte del settore pubblico. L'istruzione, dall'asilo all'universita' diventera' piu' polarizzata, le istituzioni dove vanno le classi alte e medie alte andranno ancora bene, e saranno sostenuto dallo stato, le altre saranno lasciate a se stesse. Qui la mobilita' sociale e' gia' piuttosto ferma, con le politiche di Cameron le differenze sociali aumenteranno drammaticamente. Non dico che le cosa andassero bene con Brown, ma non banalizzerei le differenze. Se Cameron forma il governo, i tagli al settore pubblico inizieranno domani, e colpiranno in modo particolare gli strati piu' deboli della societa'. Sotto le retoriche forse simili, le politiche non saranno le stesse. 07-05-2010 08:16 - Cristina
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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