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Ilaria Urbani
Il mito fallito dell'oasi felice
Roghi appiccati nelle baraccopoli rom a Ponticelli, centotrenta colpi di kalashnikov a Castelvolturno contro gli africani, sgomberi nella banlieue di Pianura, zona occidentale della città. E ancora. Il decesso a causa delle esalazioni di monossido di carbonio di un bambino capoverdiano che cercava calore da un braciere in un appartamento-tugurio nel Rione Sanità. Oltre ottocento braccianti magrebini, sfruttati dal caporalato, fermati dalla polizia durante un blitz all'alba nelle campagne della valle del Sele. Sono alcuni degli scenari che disegnano i contorni dell'immigrazione in Campania tra gli anni 2008 e 2009. Episodi che raccontano il fallimento di un modello di integrazione in gran parte fondato sull'improvvisazione legislativa, sociale e politica.
Napoli è la prima grande metropoli che si incontra risalendo il Mediterraneo dall'Africa. Negli ultimi trent'anni l'ondata migratoria in città e nel resto della Campania è stata molto consistente. Oltre la metà degli immigrati presenti nel Mezzogiorno vive in regione. Il capoluogo partenopeo e il resto della Campania sono diventati luoghi franchi per gli immigrati respinti dalle già affollate fabbriche del Nord, ancor di più oggi in seguito alla crisi economica, per gli stranieri che hanno difficoltà ad ottenere il permesso di soggiorno. Napoli città ospitale, isola di pace per i sans papier. Ci ha messo poco a cadere questo stereotipo. Le politiche di integrazione degli ultimi anni non hanno saputo coniugare le fasi della prima assistenza e i successivi momenti di stabilizzazione dei migranti. I centri di prima accoglienza sono pochissimi e i posti letto non sono mai stati sufficienti. La manovalanza immigrata è andata ad ingrossare, spesso nell'indifferenza burocratico-amministrativa, quella a nero del sottoproletario partenopeo. Con la differenza che la xenofobia è cresciuta proporzionalmente alla mancanza di tutele giuridiche. Strumenti legislativi importanti come la Consulta regionale per l'immigrazione, da qualche anno punto di riferimento per le comunità di migranti, non riescono a colmare l'incapacità politico-istituzionale di leggere il massiccio fenomeno migratorio in Campania. Lo dimostra l'impasse che ha bloccato la promulgazione della legge regionale sull'immigrazione, approvata dalla VI Commissione a giugno 2007, che, nonostante le pressanti sollecitazioni dei rappresentanti delle comunità migranti, prima di avere il sì definitivo del Consiglio Regionale ha dovuto attendere quasi tre anni (la legge è stata approvata nella seduta consiliare del 19 gennaio 2010) . La legge garantirebbe tutele in materia sanitaria e sociale ossia "Norme per l'inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania". Bisognerà capire, tuttavia, in che modo i fondi previsti, saranno realmente utilizzati.
Si sono succeduti, nel tempo, tavoli di lavoro in grado di gettare le basi per l'accoglienza e di ascoltare le istanze dei migranti, ma intanto il numero di stranieri-schiavi che attendono i caporali agli incroci delle strade provinciali di Arzano, Giugliano, Quarto, Varcaturo, Casavatore, Sant'Antimo, ma anche nella città di Napoli, aumenta in maniera esponenziale. La storia dell'immigrazione in Campania si potrebbe paragonare ad un rapporto di cattivo vicinato, travestito in molti casi da malcelata ipocrisia.
Napoli è tollerante? Troppi, e troppo gravi, sono stati gli episodi di xenofobia e ghettizzazione ai danni dei migranti negli ultimi anni. Alcuni derivano dal clima securitario instauratosi nel Paese, altri sono il risultato delle barricate alzate dai napoletani in preda alla paura di conservare per sé quello straccio di welfare che rimane in quell'angolo del Mezzogiorno d'Italia che più vive il contrasto tra alto potenziale socioeconomico, incapacità di programmazione politica e condizionamenti della criminalità organizzata.
Era dal 1989, quando a Villa Literno fu assassinato con tre proiettili di arma da fuoco da una gang locale il sudafricano Jerry Masslo, che non si assisteva in Campania a casi di xenofobia e razzismo tali da mettere a rischio la vita gli immigrati. A Ponticelli, nell'ex quartiere rosso operaio, a maggio 2008 va in scena il progrom contro i campi rom. Il casus belli sarebbe stato il presunto rapimento di una neonata da parte di Angelica, una ragazza rom minorenne. Gli abitanti del quartiere ad est di Napoli organizzano la rappresaglia. L'immagine delle baraccopoli incendiate dalle molotov lanciate dai residenti fa il giro del mondo. Intanto, si fa insistente la voce che gli spazi occupati dai campi rom dovrebbero essere destinati alla costruzione del Palaponticelli, mega struttura dedicata alla musica e allo sport. La notizia giunge in Europa al punto che il quotidiano spagnolo "El Pais" sottolinea gli interessi, economici e sociali, del clan camorristico Sarno per la realizzazione del Piano di riqualificazione urbana. I rom diventano l'ostacolo alla realizzazione degli affari della camorra, che sembrano coincidere con quelli delle amministrazioni locali. E la mano dei cittadini si arma per eliminare colui che viene visto come il diverso, simbolo di sporcizia. Una pulizia su base etnica in nome della tutela di interessi dietro i quali si celano appalti illegali.
In Campania si continua ad assistere a prove di stabilizzazione precaria di enormi campi con baracche (di legno e lamiere) e roulotte. Quasi sempre sorgono nelle periferie, accanto alle ex zone industriale ASI ed alle discariche (legali ed illegali). Ponticelli, Scampia, Afragola, Giugliano, sono gli esempi più eclatanti. Condizioni igieniche disastrose e fallimento della maggior parte dei progetti di inclusione sociale si ripetono in quasi tutti gli insediamenti. Giugliano è il caso limite: decine di campi nella zona industriale in mezzo alle discariche, tra topi e roghi di copertoni. E mentre continuano a bruciare nell'indifferenza comune i fuochi degli sversamenti di rifiuti tossici controllati dalla camorra, i rom sono spesso additati di tutti i mali del territorio: sono "sporchi", "puzzano", "rubano". Non si vogliono i bambini rom nelle classi dei propri figli e si rifiutano famiglie rom nei propri condomini. Restano i campi, mentre leggi ed ordinanze trasformano anche l'elemosinare e il pulire vetri in reato. Gli stereotipi si fanno forti delle parole di amministratori locali e rappresentanti della legge. Dopo gli episodi di Ponticelli, la presunta rapitrice della neonata Angelica è condannata dal tribunale per i minori di Napoli a 3 anni e 8 mesi per tentato rapimento (in primo grado e in appello, si attende ancora la decisione della Cassazione, il processo è ancora in corso). L'intera vicenda giudiziaria appare ambigua, connotata dal mancato riconoscimento dei più elementari diritti fondamentali previsti dal nostro ordinamento
Trascorrono solo due mesi dagli episodi di Ponticelli del 2008 e, a luglio, due bambine rom di 11 e 12 anni annegano nel mare di Torregaveta. Le due cuginette spirano mentre il resto dei bagnanti continua a prendere il sole sul bagnasciuga. Quest'altra istantanea raccapricciante sbarca sulle cronache internazionali. I due piccoli corpi coperti dai teli da mare, e intorno l'indifferenza, raccontano al pianeta cosa significa essere immigrato a Napoli.
Napoli est, Napoli ovest. La situazione non cambia, anzi peggiora, anche nell'entroterra casertano dove oramai l'immigrazione è realtà da più di trent'anni. Dove la parola integrazione non è riuscita mai ad entrare, nonostante a costruire Villaggio Coppola negli anni '70 sia stata la manodopera africana. La cittadina si è presto trasformata in un ghetto.
Castel Volturno, 18 settembre 2008. Il clan dei casalesi mette a segno un agguato crudele ai danni di sei immigrati africani dentro e fuori una piccola sartoria la "Ob Ob Exotic Fashion" al chilometro 43 della Statale Domitiana. Il far west contro i ghanesi porta la firma del gruppo Setola, la mano armata dei Casalesi. La strage terroristica contro la comunità africana avviene a Castel Volturno perché è lì che si concentra la più alta quantità di immigrati africani. Tra questi anche molti dediti allo spaccio. Non le vittime della strage, però. Lo chiariranno le indagini, nonostante la frettolosa condanna preventiva di molti esponenti istituzionali. Ma il diktat è preciso: deve essere punita un'intera comunità, con centotrenta colpi kalashnikov, per far capire chi comanda. «Il terrore mafioso aveva quell'unico movente, "sottomettere la comunità dei neri, ormai dovevano capire". Il giorno dopo sarà quello della "rivolta di San Gennaro", con la comunità migrante che scenderà nelle strade di Castel Volturno a protestare. Seguiranno scontri violenti e l'intervento pesante delle forze dell''ordine. Vicende che in parte si ripeteranno a Rosarno. Comunque, sui nostri territori, la "rivolta di San Gennaro" della comunità migrante di Castel Volturno resta uno dei più imponenti momenti di protesta di piazza contro la violenza della camorra.
Migliaia di ragazzi africani tra Castel Volturno e Pescopagano, frazione di Mondragone, lavorano onestamente come manovali e muratori, altri sono dediti ad attività illegali. L'hotel Boomerang, struttura abbandona, che affaccia sulla Domiziana ne raccoglie una buona parte. Le esistenze dei migranti in una città fantasma come Castel Volturno sono attraversate dal degrado, dall'assenza di norme e spesso dai livelli minimi di igiene. Il fallimento delle politiche sull'immigrazione in Campania a Castel Volturno trova la sua espressione più evidente. La little Africa, quella che poteva diventare una zona di villeggiatura dove far convivere cittadini italiani in vacanza e africani alle prese con il nuovo sapore di libertà occidentale, diventa un luogo spettrale. Discarica abusiva all'aperto, supermercato per stupefacenti, covo per la camorra e suoi affari illeciti. La Domiziana, la grande strada che l'attraversa, sembra dividere un deserto abitato da emarginati senza nessuna possibilità di salvezza. Castel Volturno, città di nessuno.
Come Pianura, il quartiere di Napoli dove duecento immigrati in via dell'Avvenire sono stati ripetutamente minacciati dagli abitanti italiani perché occupano da anni palazzi pericolanti sin dal terremoto del 1980. Tra fine agosto e settembre 2008 i residenti hanno inscenato proteste e inneggiato a slogan razzisti come "Negri morti" per protestare contro la presenza degli stranieri nel quartiere. ( la palazzina è stata liberata dal Comune pochi giorni fa per pericolo crolli, gli immigrati sono stati trasferiti in altri edifici, ndr) Il lungo bollettino di guerra, che vede gli immigrati vittime della realtà campana caratterizzata da un mix esplosivo fatto di disoccupazione, malasanità e welfare di facciata, aumenta a ottobre quando in un basso del rione Sanità muore un bambino capoverdiano, ucciso da freddo e miseria. Enormi sono le attestazioni di sdegno per le condizioni di vita in cui viveva il ragazzino ucciso dalle esalazioni di monossido di carbonio di una piccola stufa. La madre trovata anche lei in fin di vita per le esalazioni, muore dopo un'agonia di oltre un mese. Manuela Fortes Rodriguez, arrivata da Capoverde per lavorare, era attenta all'abbigliamento del figlio e all'occorrente per la scuola, ma la vita di stenti non le aveva permesso di pagare la bolletta della luce. Non è il Dopoguerra, è l'anno 2009. E non siamo a Kabul e neanche nelle favelas di Rio de Janeiro, ma nel centro antico di Napoli. Capoluogo di una delle più grandi potenze economiche mondiali.
Trascorre meno di un mese, all'alba del 12 novembre seicentocinquanta poliziotti procedono allo sgombero delle campagne di San Nicola Varco dove venivano impiegati da anni migliaia di braccianti magrebini. Gli agenti ne fermano ottocento. Quasi tutti marocchini. Dodici ore e più di lavoro sulle spalle per meno di venticinque euro al giorno. Tre euro della paga giornaliera andavano consegnati ai caporali. La condizione era conosciuta da sindacati e istituzioni da anni. Nessuno è mai intervenuto. L'unica risposta che la Campania è riuscita a dare ad una situazione endemica in un territorio che vive del lavoro della terra è stato un blitz notturno delle forze dell'ordine. Alcuni dei migranti sono stati rimpatriati, altri sono rimasti in Campania in attesa di sistemazione in alcune case famiglie e strutture religiose nel salernitano. Almeno avranno l'acqua nelle nuove abitazioni, quel bene primario che invece è stato negato a cinquanta immigrati bengalesi, burkinabe e ivoriani di una palazzina di Sant'Antimo. Un lungo braccio di ferro con i proprietari dello stabile per le mancanze delle norme igienico sanitarie. A lamentarsi gli stessi proprietari che hanno affittato loro gli appartamenti senza contratto. Arriva lo sgombero delle autorità giudiziarie, poi il rientro nell'abitazione. Il sindaco del paese non sa dove spostare gli immigrati. E infine la ritorsione. "Stacchiamogli l'acqua, magari se ne vanno". Le istituzioni provinciali e regionali non reputano il caso interessante. Nessuno interviene.
A pochi giorni da Natale i riflettori della cronaca si riaccendono a Pianura. Il 22 dicembre vengono arrestati trentadue imprenditori napoletani che, in accordo con il clan camorristico Lago, attraverso il caporale di turno, assoldano ogni mattina alle rotonde del quartiere decine di "clandestini" per cementificare abusivamente via Montagna Spaccata, via Sartania e via Padula. Manodopera a buon mercato, lavoratori a nero, che per 20 - 25 euro al giorno, salgono all'alba su autobus di linea da Castel Volturno e Licola.
Arriva il 25 dicembre 2009, altro che White Christmas bresciano per la caccia al clandestino, la ghettizzazione in salsa campana non ha bisogno neanche della Lega Nord per legittimarsi: è autarchica.
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Castel Volturno, 18 settembre 2008. Il clan dei casalesi mette a segno un agguato crudele ai danni di sei immigrati africani dentro e fuori una piccola sartoria la "Ob Ob Exotic Fashion" al chilometro 43 della Statale Domitiana. Il far west contro i ghanesi porta la firma del gruppo Setola, la mano armata dei Casalesi. La strage terroristica contro la comunità africana avviene a Castel Volturno perché è lì che si concentra la più alta quantità di immigrati africani. Tra questi anche molti dediti allo spaccio. Non le vittime della strage, però. Lo chiariranno le indagini, nonostante la frettolosa condanna preventiva di molti esponenti istituzionali. Ma il diktat è preciso: deve essere punita un'intera comunità, con centotrenta colpi kalashnikov, per far capire chi comanda." 08-05-2010 18:40 - grazie
al Venezuela del Comandante Chavez, alla Bolivia all'Ecquador ai paesi islamici...l'impero e' spacciato, soprattuto militarmente: Anni di distruzioni ,di bombardamenti e milioni di morti, di golpe mafiosi come in Honduras.... quando il MAGGIOR ALLEATO YANQUI-EUROPEO E' IL FASCISTA NARCO-STATO COLOMBIA.... l'Irak e' ancora a ferro a fuoco la PALESTINA SU UNA POLVERIERA... ed i barbuti ed invincibili guerriglieri afghani e pachistani stanno dando giornalmente severe batoste militari ai mercenari della OTAN... LE RIVOLTE ARMATE ISLAMICHE SI ESTENDONO ANCHE ALL'AFRICA..... Ma vediamo di fronte a noi lo scenario del vecchio continente:Essi mentono e continueranno a mentire...SULLA CRISI... il loro supporto ECONOMICO piu forte viene dalla cupola mondiale del narcotraffico di cui la mafia calabro-padana- colombiana e'¡ la numero uno, dai circoli massonici-finanziari internazionali, Che noi abbiamo col governo della P2... PER ULTIMO dalla violenza militaresca dei mercenari della OTAN.SUI FRONTI MONDIALI.
Decine di milioni di disperati
stanno fuggendo dai teatri mondiali delle guerre dell'impero e dalla fame, per venire ad ingrossare le file di altri milioni di schiavi(noi) prigionieri del pensiero unico...Mi pare che in questo contesto la politica che stanno facendo i leaders progressisti sud americani,a partire dal ferreo COMNDANTE CHAVEZ o da Evo Morales, e Correa ed altri, sia quella dell'apertura di una campagna di convincimento di queste masse di diseredati che i territori dell'impero per questi emigranti si sono trasformati in un enorme carcere di schiavi soggeti alle peggiori vessazioni degli schiavi locali, per quanto ci riguarda sono i bravi italo-padani, con il loro odio viscerale contro il diverso di un altro paese....Tutto cio non viene a caso e' l'impero stesso che ha organizzato questo infame girone infernale...CONVINCERE GLI STANIERI LA MAGGIORANZA DEI QUALI VENGONO CREDENDO ANCHE ESSI ALLA LITANIA E FILOSOFIA DELL'IMPERO: PRODUCI-CONSUMA-CREPA....GLI STRANIERI SBAGLIANO A CREDERE A QUESTO PRINCIPIO BASE DI QUESTA SOCIETA'....FANNO PENA LORO QUANDO VENGONO QUI PER LAVORARE E BASTA !!!!!e non fare politica..FANNO PENA COME LE NOSTRANE MASSE DELLA MAGGIORANZA SILENZIOSA FELICI DI ESSERE SCHIAVI E GODERSI LA RAISET P2 E TUTTO IL BOMBARDAMENTO MEDIATICO E SUPERDEMENZIALE DI RAISET P2, UNICO AL MONDO DELLA DITTATURA MONDIALE DELL'IMPERO...... 08-05-2010 11:27 - ricky
al Venezuela del Comandante Chavez, alla Bolivia all'Ecquador ai paesi islamici...l'impero e' spacciato, soprattuto militarmente: Anni di distruzioni ,di bombardamenti e milioni di morti, di golpe mafiosi come in Honduras.... quando il MAGGIOR ALLEATO YANQUI-EUROPEO E' IL FASCISTA NARCO-STATO COLOMBIA.... l'Irak e' ancora a ferro a fuoco la PALESTINA SU UNA POLVERIERA... ed i barbuti ed invincibili guerriglieri afghani e pachistani stanno dando giornalmente severe batoste militari ai mercenari della OTAN... LE RIVOLTE ARMATE ISLAMICHE SI ESTENDONO ANCHE ALL'AFRICA..... Ma vediamo di fronte a noi lo scenario del vecchio continente:Essi mentono e continueranno a mentire...SULLA CRISI... il loro supporto ECONOMICO piu forte viene dalla cupola mondiale del narcotraffico di cui la mafia calabro-padana- colombiana e'¡ la numero uno, dai circoli massonici-finanziari internazionali, Che noi abbiamo col governo della P2... PER ULTIMO dalla violenza militaresca dei mercenari della OTAN.SUI FRONTI MONDIALI.
Decine di milioni di disperati
stanno fuggendo dai teatri mondiali delle guerre dell'impero e dalla fame, per venire ad ingrossare le file di altri milioni di schiavi(noi) prigionieri del pensiero unico...Mi pare che in questo contesto la politica che stanno facendo i leaders progressisti sud americani,a partire dal ferreo COMNDANTE CHAVEZ o da Evo Morales, e Correa ed altri, sia quella dell'apertura di una campagna di convincimento di queste masse di diseredati che i territori dell'impero per questi emigranti si sono trasformati in un enorme carcere di schiavi soggeti alle peggiori vessazioni degli schiavi locali, per quanto ci riguarda sono i bravi italo-padani, con il loro odio viscerale contro il diverso di un altro paese....Tutto cio non viene a caso e' l'impero stesso che ha organizzato questo infame girone infernale...CONVINCERE GLI STANIERI LA MAGGIORANZA DEI QUALI VENGONO CREDENDO ANCHE ESSI ALLA LITANIA E FILOSOFIA DELL'IMPERO: PRODUCI-CONSUMA-CREPA....GLI STRANIERI SBAGLIANO A CREDERE A QUESTO PRINCIPIO BASE DI QUESTA SOCIETA'....FANNO PENA LORO QUANDO VENGONO QUI PER LAVORARE E BASTA !!!!!e non fare politica..FANNO PENA COME LE NOSTRANE MASSE DELLA MAGGIORANZA SILENZIOSA FELICI DI ESSERE SCHIAVI E GODERSI LA RAISET P2 E TUTTO IL BOMBARDAMENTO MEDIATICO E SUPERDEMENZIALE DI RAISET P2, UNICO AL MONDO DELLA DITTATURA MONDIALE DELL'IMPERO...... 08-05-2010 11:26 - rick
Nulla a che vedere con il razzismo del nord che invece è razzismo puro.
I napoletani,non sono mai stati un popolo razzista,anche perche non potrebbero rivendicare nessuna delle razze che hanno nel loro sangue.
Sangue ispanico,marocchino,normanno o cos'altro?
Ogni napoletano ha una faccia diversa e nel suo DNA ci sono i geni dei soldati di Anibale e dei spagnoli che per centinaia di anni hanno avuto il sud dell'Italia,come colonia.
Razzisti si è quando si ha una razza ben precisa da rivendicare,non quando si è il risultato di mille razze e di mille popoli che hanno stanziato nelle nostre terre.
Neanche i padani,possono dire di essere un popolo puro.
Forse qualche latino che vive nelle valli nascoste delle Alpi,ma non i Brambilla o i Bossi.
Anche loro hanno dovuto conoscere invasioni e Ser Rodrighi,che hanno inquinato il loro sangue.
L'Italia, anche quando c'era il fascismo,il razzismo non ha mai fatto breccia come con il popolo germanico.
Come facciamo a fare i razzisti se abbiamo le facce nere come i nord africani.
Marocchini e italiani del sud,si assomigliano moltissimo,che non si riesce a riconoscere la differenza.
Certo con un Africano del Congo,la differenza salta agli occhi,ma con un Egiziano o un Tunisino...
Più che razzismo stiamo assistendo a una guerra tra mafiosi e poveri disgraziati che oltre che lavorare per pochi euro,sono costretti a subire i tiranneggi dei caporali,asserviti al potere mafioso.
In una Italia dove si raccolgono ancora le arance e le olive a mano,è facile che la mafia stia a regolare e a controllare il lavoro.
Quì,si lavora ancora come al tempo dei schiavi. 07-05-2010 19:58 - maurizio mariani