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FUORIPAGINA
11/05/2010
  •   |   Luca Celada, inviato a Grand Isle (Louisiana)
    Gamberi al greggio

    Il bar del ristorante «Boudreaux» di Larose, sul delta del Mississippi, fa happy hour dalle 5 alle 7, e mai promozione fu meno azzeccata. Malgrado il grande gambero gonfiabile sistemato davanti per attirare i turisti, le notizie sulla «shrimp season» infatti sono pessime e l’umore è tutto fuorché roseo.
    La stagione della pesca al gambero, su cui in gran parte si regge l’economia
    di questo vasto hinterland acquitrinoso, è stata azzerata dal divieto di pesca diramato per l’intero litorale della Louisiana. Normalmente da questa settimana i pescherecci che stavano ultimando i preparativi quando è saltato il Deepwater Horizon, sarebbero usciti sui ricchi banchi del Golfo. Invece rimangono all’ancora nei numerosi porticcioli e nei canali dove ondeggiano davanti alle case dei pescatori che dai primi due mesi dell’estate traggono un anno di guadagno.
    Ora sono costretti a seguire i bollettini in radio e televisioni che riportano
    notizie contrastanti, incomplete e a volte contradditorie sugli sviluppi di una calamità che rimane in gran parte invisibile da terra. Un certo numero di
    pescherecci sono stati ingaggiati per assistere alle operazioni di bonifica in base a contratti bisettimanali. I pescatori vengono invitati a segnalare la disponibilità all’impiego delle proprie imbarcazioni, ma sui talk show va in onda la frustrazione di quelli, centinaia, che dopo aver fatto la fila per cercare di ammortizzare le spese di armatura non hanno più avuto notizie.
    Stessa situazione per gli eventuali indennizzi. Gli uomini della British Petroleum
    (Bp) hanno chiesto di sottoporre gli estremi – e la copia delle dichiarazioni delle tasse per calcolare eventuale rimborsi dei redditi svaniti - ma il ricordo del caso Exxon Valdez, molto rievocato qui, suscita non poche preoccupazioni che le aziende responsabili finiscano per adottare la stessa tattica di resistenza
    passiva. In Alaska alla sentenza iniziale che ordinava un risarcimento di 50
    miliardi di dollari, seguirono ricorsi e appelli che finirono per ridurre gli indennizzi
    ameno di 15.000 dollari per pescatore, alcuni dei quali non ancora pagati.
    Nella rada di Prince William intanto ci sono ancora tracce di petrolio e la pesca non è mai ripartita. È lo scenario da incubo che alcuni temono ora anche per il Golfo, dove circa diecimila pescatori (compresa una numerosa comunità di vietnamiti giunti dopo la guerra) alimentano un settore il cui indotto comprende 174 aziende di lavorazione e 255 grossisti che forniscono gran parte del paese. Un'industria i cui lavoratori vivono sotto la soglia federale della povertà a un tasso triplo quello nazionale. Il record negativo in questo senso (un terzo degli abitanti ufficialmente «poveri») appartiene a Grand Isle – una striscia di sabbia che è l’estremo lembo di terra di Jefferson Parish e di solito il primo sulla traiettoria degli uragani; sarebbe anche la prima a venire investita se la macchia passasse ad ovest della foce del Mississippi.
    È l’incubo dei pescatori, che a riposo forzato passano il tempo a lavorare sulle
    barche e a chiacchierare nei bar locali, argomento unico la massa di petrolio
    che a largo continua a sgorgare e che ha cambiato, forse per sempre, la loro vita. Oggi in particolare si discute la rivelazione che la Transocean (operatore svizzero contrattato dalla BP per le operazioni sulla Deep Ocean) ha ritardato di 15 ore i soccorsi ai superstiti sulla piattaforma dopo l’esplosione, assemblando una squadra di legali e imponendo successivamente ad ognuno di loro di firmare un documento dichiarando di non aver subito danni per evitare querele.
    Ora naturalmente queste stanno arrivando e alla TV passano già gli spot degli
    avvocati che offrono consulenze legali ai pescatori. Non sarà troppo difficile
    convincere molti di loro a passare a vie legali contro la società che gli ha tolto
    ogni mezzo di sostentamento e che nel solo primo trimestre ha dichiarato utili
    per 6 miliardi di dollari. Un tribunale federale di Washington sta già vagliando
    almeno 65 azioni class-action di pescatori, operatori turistici, ristoratori e cittadini in quella che in America potrebbe diventare la più grande azione civile della storia. Ma almeno per il momento l’alleato migliore dei pescatori sembra essere il Mississippi, il fiume il cui flusso aiuterà a respingere la marea e tenerla lontana da gamberi e ostriche, almeno un giorno in più.


I COMMENTI:
  • Cari compagni del Manifesto, non entro nel problema da voi posto, assai importante, perche' ne vale il futuro della nostra madre terra, come dice Evo Morales....mi sembra che ci siano problemi politici internazionali piu importanti quali....il tramonto dell'impero Yanqui europeo...le batoste militari in Irak,e soprattutto in AFGHANISTAN... la estensione delle lotte dei movimenti islasmici in Palestina, Somalia ,Yemen e tanti altri paesi africani..La forte presenza mondiale anti-imperialista dell?IRAN SHIITA ......La rivolta delle camicie rosse in Bangkok, le camicie rosse in piazza a Katmandu ovvero gli ex guerriglieri che vigilano la rotta del governo.....e sopratutto un informazione sul Centro e Sud America.....i governi di Evo, Raul, Correa, Mujica, Ortega ....la straordinaria rivoluzione del socialismo bolivariano del Comandante Chavez....la lotta armata contro l'impero Yanqui-europeo dei guerriglieri della FARC-EP e dell'ELN contro il governo di Uribe, amico di Berlusconi....
    lA GRANDEZZA DI lULA E DI CRISTINA IN ARGENTINA....insomma c'e' moltissimo da parlare e da controinformare specialmente dal continente americano....i vostri articoli da questi fronti sono un poco "fiacchi", compagni parliamo di piu di quello che SI MUOVE NEL MONDO CONTRO IL DOMINIO E LA DITTATURA DELL'IMPERO YANQUI-EUROPEO.......GRAZIE , SALUTI COMUNISTI.... 13-05-2010 12:34 - rick
  • Bene, indios al governo!
    Da scellerato capitalista quale sono ho già in mente di metter su
    una fabbrichetta di astucci
    penici, col nuovo ordine mondiale prospettato dal buon Mariani andranno di gran moda
    :-) 12-05-2010 08:30 - Jizzy
  • Non dimentichiamo che fino a pochi giorni fa il sig. Obama, premio nobel per la pace, trafficante d'armi con Taiwan, con la Cina e con chissà quanti altri paesi oltre ad essere in guerra con l'Iraq, con l'Afganistan e con chissà quanti altri paesi....perchè è ancora con la produzione d'armi, con il loro uso (guerre chiamate esportazione di democrazia) che il mondo capitalista si mantiene e va avanti, dicevo il sig. Obama voleva installare nuove piattaforme petrolifere, quello che parla di green economy. Complimenti. 11-05-2010 22:16 - emaneuele
  • Mariani, condivido. hai detto tutto. 11-05-2010 21:56 - murmillus
  • Gli inglesi hanno detto che pagheranno tutti i danni.
    Tanto stanno cercando in INTERNET qualcuno che ne sappia più di loro, su come tamponare questa falla.
    La HP,dimostra con questo gesto di essere una società giusta giusta per questo sistema capitalista!
    Un sistema che navica a vista!
    Parlano come se sapessero tutto e sono pronti a dirci quello che faremo fra qualche mese,dopo che la crisi economica l'avranno contenuta e battuta, intannto stanno facendo i pasticcioni nel golfo del Mexico riducendo il mare a una grande pozza nera.
    Questi sono quelli che ci guidano verso il radioso futuro?
    Grazie,voglio scendere.
    Hanno fatto di questo pianeta una terra invivibile e fra qualche altro mese,se continuano con questi ritmi,distruggeranno il resto del pianeta.
    Poveri gamberi.
    Ma soprattuto poveri noi.
    Mi dispiace solo di una cosa,dover morire per colpa di una manica di farabbutti criminali, che nulla hanno di umano.
    Tutti i discorsi ecologici,morali,etici,si stanno spengnendo sotto i loro rifiuti.
    Ci stanno uccidendo come i microbi patogeni.
    Anche loro muoiono per le loro feci.
    Noi possiamo sopravvivere solo se al posto di questi criminali mandiamo immediatamente gli indios dell'Amazzonia a governare il mondo. 11-05-2010 19:28 - mariani maurizio
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