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Giorgio Salvetti
Quanto paghiamo l’ora di religione
Grazie a dio, anzi, grazie al Consiglio di stato, gli insegnanti di religione
potranno partecipare alla valutazione degli studenti delle scuole superiori. Avere frequentato l’ora di religione garantirà crediti in più rispetto a tutti gli altri studenti. Il «voto» di religione farà media e costituirà un vantaggio indiscusso già dai prossimi consigli di classe di fine anno. Il giudizio del Consiglio di stato ribalta una precedente sentenza del Tar del Lazio e dà ragione al ministro Gelmini e alla Cei. Si tratta solo dell’ultimo di una lunga serie di favori di cui hanno usufruito gli insegnanti di religione, gli unici a vivere un periodo di vacche
grasse mentre tutti gli altri loro colleghi vengono massacrati dai tagli voluti da Tremonti. Oltre ai vantaggi per le scuole private cattoliche, lo Stato paga personale che accede al posto di lavoro grazie al benestare della curia. E con questa sentenza gli conferisce il diritto di promuovere o bocciare.
La sentenza del Consiglio di stato si basa sul seguente ragionamento: chi ha scelto l’ora di religione «ha il diritto-dovere di essere valutato per l’interesse e il profitto dimostrato». Chi non la fa, secondo i giudici, non verrebbe discriminato perché potrebbe frequentare dei corsi alternativi che il Consiglio di stato invita ad istituire in tutte le scuole. Peccato che proprio i tagli governativi facciano sì che questi corsi siano quasi del tutto assenti e che in ogni caso non siano
valutati. «Siamo di fronte ad una atto palesemente anticostituzionale – commenta Mimmo Pantaleo, segretario nazionale Flc Cgil – chi fa l’ora di religione ha un giudizio in più che fa media, chi non la fa no. E questo sia nel caso in cui frequenti i corsi alternativi, sia nel caso in cui non li frequenti perché non vuole o perché, come avviene quasi ovunque, non esistono. Inoltre questo cambio delle regole di valutazione avviene in corso d’opera, alla vigilia degli
scrutini di fine anno».
La crociata a favore dell’ora di religione in questi anni è stata bipartisan. Fu infatti il ministro del centrosinistra Giuseppe Fioroni a volere che quell’ora potesse dare crediti aggiuntivi agli studenti di buona fede. E fu proprio l’ordinanza dell’ex ministro del Pd a ricevere la bocciatura del Tar del Lazio.
Fioroni, scocciato, annunciò il ricorso che poi fu portato avanti dalla Gelmini e dal governo Berlusconi, in accordo con il Vaticano. E bipartisan è stato anche l’atteggiamento genuflesso dei governi di entrambe le parti che hanno a più riprese aumentato le assunzioni dei docenti di religione mentre tagliavano tutti gli altri.
Gli insegnanti di religione in Italia sono circa 25 mila. Tutti insegnano grazie al benestare delle autorità ecclesiastiche. Tra questi 15 mila sono di ruolo. Hanno ottenuto il posto fisso tutti negli ultimi tre anni grazie a dei concorsi a dir poco speciali. Entrati dalla finestra, grazie a questa via preferenziale, godono però degli stessi diritti dei loro colleghi che da anni aspettano invano un concorso. Non solo. Qualora dovesse sparire il loro corso potrebbero comunque cambiare cattedra e insegnare altre materie superando in curva la lunga fila dei precari
che ne avrebbero diritto. Anche gli insegnanti di religione ancora precari sono avvantaggiati: ogni due anni, solo loro, hanno diritto ad uno scatto di anzianità.
Nelle scuole italiane il governo ha stabilito il taglio in tre anni di 140 mila posti di lavoro tra personale docente e non docente. La scuola è la più grande azienda in crisi del nostro paese e una delle prime emergenze occupazionali. Dal punto di vista di studenti e genitori salta tutto: compresenze, supplenti, materiale didattico. Eppure lo Stato, cioè noi, spende più di un miliardo di euro l’anno per pagare lo stipendio agli insegnati di religione che hanno ricevuto il sigillo clericale. E non basterà la crisi di vocazione degli studenti a fare diminuire
l’obolo che la Repubblica versa per l’ora di religione. «Già oggi - racconta Pippo Frisone della Flc Cigl – a Milano (dove il 40% degli studenti delle superiori decide di non fare religione e dove Formigoni elargisce il buono scuola a chi vuole frequentare le scuole private, spesso confessionali) non solo non esistono corsi alternativi, ma anche dove gli studenti che hanno deciso di fare religione sono pochissimi, magari due o tre per classe, si mantiene comunque il corso e si paga lo stipendio all’insegnante. In tutti gli altri casi le classi, invece, si accorpano, i posti di lavoro saltano e gli studenti arrivano ad essere anche 30 per classe. E’ uno scandalo.Dare un vantaggio agli studenti che fanno religione servirà solo ad indurli a
frequentare religione per giustificare la spesa dello Stato a favore dell’insegnamento del cattolicesimo nelle scuole pubbliche».
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ma la religione diventa oppio quando si parla e si tratta di una sola religione, se si parla e si tratta simultaneamente di tutte le religioni, la religione non è più una droga.....meglio sarebbe parlare di religiosità, che sottintende un certo stile di vita, un certo modo di avvicinarsi alle manifestazioni della vita umana, animale, vegetale e perchè no, minerale....in molti abbiamo studiato in qualche modo la religione cattolica a scuola,frequentato da bambini chiese e parrochhie..... a cosa è servito? La vera religione è questa : meditate e fate funzionare per bene il cervello..... 13-05-2010 12:10 - GB
Qualcuno si chiedeva perché la gelmini si è sposata in comune e col pancione: perché i cattolici sono ipocriti. L'ipocrisia fa parte del dna della religione cattolica. E comunque alla gelmini gli interesano solo i voti di comunione e liberazione e del clero. 13-05-2010 11:48 - gem
Le lezioi dovrebbero chiamarsi 'delle religioni'. L a scuola è un luogo fondamentale per l'accrescimento personale della propria conoscenza ed ogni studente ha diritto di crearsi idee e ideali propri in base a dati oggettivi che gli vengono forniti, e non attraverso informazioni manipolatrici e di propaganda praticamente imposte dalla mancanza di alternative e svantaggiando rispetto agli altri chi non vuole partecipare ad esse. 13-05-2010 11:29 - godot
Velio Abati 13-05-2010 08:39 - Velio Abati
Tutti i fanatici sono delle brutte bestie, ma quelli religiosi sono i peggiori. La religione a scuola è una specie di stupro intellettuale, soprattutto nei confronti dei bambini innocenti. Nelle scuole superiori qualche insegnante illuminato potrà anche fare alcuni ragionamenti obbiettivi, ma sempre tenendo presente la superiorità della religione cattolica. State pur certi che non racconteranno della porcate commesse dai primi cristiani nei confronti di quanti si ostinavano a praticare il paganesimo ( vedi p. esempio il film Agorà di Alejandro Amenabar ), e nemmeno delle innumerevoli persecuzioni contro il popolo ebraico. Senza contate quella ineffabile associazione a delinquere che fu la Santa Inquisizione.
Per finire, permettetemi di citare un piccolo passo delle opere di un Autore che Papa Ratzinger deve conoscere molto bene. Da. “ Socialismo e Religione “ – 3 dicembre 1905 -
“……La religione è una delle forme dell’oppressione spirituale che grava dappertutto sulle masse popolari schiacciate dal continuo lavoro per gli altri, dal bisogno e dall’isolamento. La debolezza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori genera inevitabilmente la credenza di una vita migliore nell’oltretomba, allo stesso modo che la debolezza del selvaggio nella lotta contro la natura genera la credenza negli dei, nei diavoli, nei miracoli, ecc.
La religione predica l’umiltà nella vita terrena a coloro che trascorrono tutta la vita nel lavoro e nella miseria, consolandoli con la speranza di una ricompensa celeste. Invece, a coloro che vivono del lavoro altrui la religione insegna la carità in questo mondo, offrendo così una facile giustificazione alla loro esistenza di sfruttatori e vendendo loro a buon mercato i biglietti d’ingresso nella beatitudine celeste.
LA RELIGIONE E’ L’OPPIO DEL POPOLO. “
Tratto da : Vladimir Ilic Lenin – opere scelte in 6 volumi – Edizioni Progress- Mosca 1970 – Ed. Riuniti – Italia 1971 13-05-2010 06:31 - gianni
patrizia 13-05-2010 02:29 - tootsie
mi stupisco come un giornale importante come quello da Lei diretto affronti in modo fuorviante la questione della valutazione dell’insegnamento della religione nel credito scolastico. Mi riferisco in particolare all’articolo di Giogio Salvietti dal titolo “Quanto paghiamo l’ora di religione”.
La sentenza del Consiglio di Stato del 7 maggio scorso è in linea con quanto deciso nel maggio del 2007 dallo stesso Consiglio e nel 2000 dal Tar Lazio sezione terza bis; entrambe le decisioni hanno affermato la validità dell’insegnamento della religione nell’attribuzione del credito scolastico.
Quindi quest’ultima sentenza del Consiglio di Stato, fortemente rispettosa dei pronunciamenti della Corte Costituzionale (sent. n.203/1989 e n.13/1991), ribadisce con forza un principio: chi lavora, chi si impegna a frequentare un ulteriore disciplina scolastica deve vedersi riconosciuto il diritto alla valutazione dell’interesse e del profitto che ne ha tratto. Certo non può essere valutata l’uscita da scuola, cioè non può essere premiata la decisione di chi ha scelto di impegnarsi per un tempo scolastico minore.
Pertanto, l’insegnamento della religione, la materia alternativa o lo studio individuale assistito contribuiscono all’attribuzione del credito scolastico (1 punto in più) e non si inseriscono, come scrive l’articolista e dichiara il segretario della Flcgil, nel calcolo della media dei voti.
Inoltre, la decisione di inserire la valutazione dell’insegnamento della religione nel credito scolastico non avviene in corso d’opera, ma era già stata prevista nel regolamento sulla valutazione (DPR 122/2009); quindi tutti gli studenti hanno iniziato l’anno scolastico con la consapevolezza delle modalità di attribuzione del credito scolastico.
I tagli voluti da Tremonti e dalla Gelmini toccano anche i docenti di religione. Infatti, l’aumento del rapporto alunni/classi ha come conseguenza un maggior numero di studenti per classe e un minor numero di classi. E’ chiaro che diminuendo le classi, diminuiscono le ore di religione e, quindi, spariscono le cattedre per i docenti di religione precari.
Il concorso che abbiamo dovuto affrontare per l’immissione in ruolo è stato un concorso con una prova scritta e una orale e non un corso abilitante riservato; altri hanno fruito di questi leggi speciali e corsie preferenziali.
E’ vero che alcuni incaricati annuali hanno un beneficio economico ogni due anni nella misura del 2,50% sulla retribuzione base, cioè circa 10/15 euro; ma abbiamo sempre detto che tale beneficio dovrebbe essere esteso agli altri precari.
Infine, mi preme precisare che noi riceviamo l’idoneità per insegnare religione e non “il sigillo clericale”. Atteggiamenti clericali, cioè dogmatici e intolleranti, stanno forse in chi - in dispregio ai pronunciamenti della Corte Costituzionale - vorrebbe penalizzare gli studenti che liberamente, nell’esercizio di un diritto costituzionale, hanno scelto di seguire un percorso didattico che li porta a capire e comprendere come gli uomini hanno vissuto il loro rapporto con l’Altro.
Cordialmente
Orazio Ruscica
Segretario Nazionale Snadir
www.snadir.it 12-05-2010 23:43 - Orazio Ruscica