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Maurizio Matteuzzi
«Zapatero sbaglia tutto: ci vuole un New Deal»
«Esattamente l'opposto della politica economica che andrebbe fatta in una crisi così drammatica». Il professor Vicenç Navarro, politologo ed economista catalano, non lesina giudizi sul premier spagnolo Rodriguez Zapatero, anche se allarga il suo discorso oltre i confini spagnoli, all'Europa e alle sue istituzioni. Navarro è una figura singolare. Attualmente insegna Scienze politiche e sociali all'universita Pompeu Fabra di Barcellona ed è professore di Politiche pubbliche alla Johns Hopkins di Baltimora, ma in passato, dopo la laurea in medicina e chirurgia nell'ateneo catalano nel '62, andò in esilio per via della sua opposizione al franchismo. Trascorse molti anni in Svezia (Uppsala e Stoccolma), Gran Bretagna (London School of economics, Oxford, Edimburgo) e Stati uniti passando agli studi economici. Ha assessorato governi e organismi molto diversi fra loro: dall'Unità popolare di Allende in Cile (sulla riforma sanitaria) e dal governo castrista cubano a quello di Bill Clinton e alle Nazioni unite.
E' stato in questi anni una delle poche voci critiche, da sinistra, di Zapatero e dello zapaterismo, anche quando entrambi andavano per la maggiore in Spagna e in Europa.
Perché è così critico, professore?
Le misure annunciate ieri e più in generale la politica economica di Zapatero riflettono l'enorme potere della finanza e della banca in Europa, non solo in Spagna. Di recente l'ex premier socialista Felipe Gonzalez, che certo non si può definire un radicale, ha ricordato l'allarme lanciato dal presidente degli Stati uniti, il repubblicano Eisenhower, nel momento di accomiatarsi dalla Casa bianca, quando mise in guardia dall'enorme potere del complesso militare-industriale Usa (strano per uno come lui che era un generale). Bene, Felipe ha fatto lo stesso denunciando l'enorme dominio del potere della finanza e delle banche in Europa.
Ma più in particolare rispetto alla crisi attuale?
Il Consiglio europeo, la Commissione europea, la Banca centrale europea si preoccupano solo del deficit di bilancio e del debito quando invece di fronte a questa crisi, che è una crisi della domanda e del credito, ci vorrebbe una politica basata sugli stimoli all'economia. Qualcosa come fu il New Deal negli Stati uniti dopo la grande depressione e il Piano Marshall in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Una strada che è esattamente l'opposto di quella seguita. Anche da Zapatero.
Che succederà adesso, professore?
Qui in Spagna molto dipenderà dai sindacati. Che hanno ora più di prima un'infinità di ragioni per mobilitarsi.
Ma finora Zapatero è riuscito a stabilire eccellenti rapporti sia con i socialisti della Ugt sia con i comunisti e affini delle Comisiones Obreras...
Ma ora la Spagna si ritrova in una situazione che così drammatica non si vedeva da molto tempo. Zapatero è astuto ed è riuscito in questi anni a tenersi buoni i sindacati con il sussidio di disoccupazione. Ora però non basta più.
Con una crisi così profonda i sindacati hanno ancora una presa reale sui lavoratori o anche in Spagna hanno perso peso e spinta?
E' chiaro che con una disoccupazione al 20% si sono debilitati. Poi in questi anni di governo socialista erano coscienti che l'alternativa rappresentata da Rajoy e dai popolari sarebbe stata peggiore. Ma hanno ancora capacità di mobilitazione. Io credo che il loro sarà un ruolo-chiave per capire cosa succederà nei prossimi mesi in Spagna.
E' ipotizzabile il ricorso a elezioni anticipate rispetto al 2012?
Assolutamente no. Zapatero non è stupido. Se sta perdendo la fiducia degli spagnoli, Rajoy non l'ha mai avuta. Tanto peggio sarà la situazione, tanto meglio sarà per lui; ma nonostante questo, con tutti i problemi di corruzione che ha dentro il suo partito, come dimostrano i sondaggi, sono praticamente pari.
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o le famiglie siculo italiane Cuntrera e Caruana ,SONO FINITI PER SEMPRE!!!! GRAZIE AL NOSTRO FERREO COMANDANTE CHAVEZ CHE STA PROFONDIZZANDO CON SUCCESSO IL SOCIALISMO BOLIVARIANO!!!!!
Vorrei concludere con un tocco spagnolo, ricordando la storica frase della indimenticabile e luminosa dirigente comunista di Spagna, compagna Dolores Ibarruri, il cui figlio cadde come volontario nella madre di tutte le battaglie antifasciste: la battaglia di STALINGRADO.. : NO PASARAN!!!!!! 14-05-2010 12:14 - RICK
Da una parte chi vorrebbe stimolare l'economia con i soldi dei contribuenti (proposte keynesiane tipo Obama) e dall'altro chi vuole un capitalismo autosufficiente o tale in apparenza. E' da notare che il capitalismo e' sempre stato finanziato con i soldi dei contribuenti attraverso appalti pubblici o spese militari per esempio. Piccola diversione: se gli USA non avessero fatto le due guerre, tra le piu' costose della Storia, la crisi economica sarebbe stata vicina al baratro.
Poi si intravede una terza ipotesi che si fonda su una visione del mondo alternativa al capitalismo e che cerca di analizzare i fatti. In soldoni le conclusioni sono che ormai i rapporti tra finaza "pulita" e finanza "sporca/mafiosa/" sono completamente sfumati. I denari ripuliti sono puliti e le mafie sono in grado di procurare moli enormi di denaro, anche contante che deve essere piazziato in attivita' di tipo produttivo o finanziario.
In tutto questo la/e chiesa/e ha un ruolo enorme sia in Spagna che in Italia ed e' una dei principali intermediari tra soldi sporchi e soldi puliti.
Ricordo che la mafia e' ormai in grado di creare stati, come il Kosovo, a proprio uso e consumo. Che si fanno guerre che sono di fatto congrue con i desideri dei narcotrafficanti mafiosi, vedi la guerra in Afghanistan con l'enorme stimolo alla produzione di oppio che da quasi zero in era Talibana ha ora raggiunto i massimi storici. 13-05-2010 21:06 - murmillus
Ora arriva il conto.
Sia alla politica economica fatta di investimenti esteri, relativamente basso costo della manodopera, crescita del debito – statale, dei privati e con l’estero, crescita drogata da bolle speculative (mobiliari ed immobiliari).
Sia alla sostanziale inconsistenza di Zapatero.
Non è una battuta: alla Spagna servirebbero Prodi + Padoa Schioppa. 13-05-2010 18:32 - Marco Daz
Rompere la crisi attaccando la depressione che crea.
Ma oggi,non c'è più il capitalismo in crisi.
Oggi stiamo vivendo una sopraproduzione assoluta di capitali che non riescono a ricollocarsi all'interno del sistema produttivo.
Oggi e come se Paperon De Paperone,che ha rastrellato tutte le società e tutte le ricchezze della terra nel suo forziere,non riesca a trovare nuovi tesori da incrementare le sue ricchezze e nello stesso tempo non riesce a far funzionare una macchina che ormai dissanguata di denaro,non lavora più.
Dovrebbe prendere un pò dei suoi soldi e immetterli nel circolo produttivo.Ma lui non è mica un benefattore e i soldi che ha li vuole per se.
Insomma,il mondo è bloccato perche Paperone ha troppi soldi e noi tutti siamo al verde.
Paperone però non sa che se muore la ricchezza sociale,muore anche la sua ricchezza.
Nessuno ha mai detto a quel Paperone che Marx aveva già previsto questa fine.
Basta leggere le prime righe del Capitale.
Ora senza soldi,le fabbriche di Paperone producono meno e devono licenziare.
Si prosciugano i "mari" e anche quelle montagne di oro e diamanti in cui si tuffa l'avaro imperialista,stanno diventando merci inutili,perche non scambiabili.
Come la legenda del Re Mida; l'imperialista,quando vuole una pera,l'ha si, ma di oro!
Il contadino ha lasciato la terra e ora non lavora più.
A questo punto potrebbero sopravvivere se si ritorna allo schiavismo.
Forse è questa la strada di Zapatero... 13-05-2010 18:11 - mariani maurizio