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Francesco Paternò
Il Cavallino come la Fiat?
Lo sciopero di due ore alla Ferrari «è riuscito bene, per la prima volta anche alle Gestione sportiva», dice Giordano Fiorani, segretario della Fiom di Modena. Domani negli stabilimenti di Maranello e in quello di Modena della Maserati i lavoratori decideranno se e come proseguire la vertenza con l'azienda. Lo scontro, accusa il sindacato, nasce da quel che Giordano chiama «un ricatto» e da un irrigidimento che è nuovo per come le cose vanno in genere a Maranello. Ai lavoratori sarebbe stato chiesto di accettare un piano che prevedrebbe 270 esuberi - 120 impiegati di cui 30 all'estero e 150 tute blu - in cambio del premio di risultato. Pagato in 1.100 nel 2007, in 1.650 euro per il 2008 anno record per i bilanci aziendali, ma negato per il 2009. Ufficialmente per il mancato raggiungimento degli obiettivi, benché la Ferrari abbia chiuso comunque in utile, con un calo delle vendite del 5% sullo strepitoso 2008 ma più che positivo rispetto al -35% delle vendite patito dai concorrenti a livello mondiale. Soldi, dice Fiorani, che l'azienda fa capire potrebbero però tornare sul tavolo come impropria merce di scambio.
In una nota, la Ferrari nega decisamente che ci saranno licenziamenti e parla di un piano per «mantenere l'occupazione salvaguardando il posto di lavoro anche a 100 lavoratori con contratto flessibile». Aggiungendo però che è necessaria una «maggiore flessibilità». Il sindacato risponde di essere disponibile a un confronto sulla «riorganizzazione aziendale per arrivare a soluzioni condivise» - in particolare viene valutato positivamente la questione della stabilizzazione dei precari - ma che «ogni ragionamento debba essere sganciato dall'erogazione del premio di risultato 2009, frutto del contratto aziendale». Insomma, niente scambi o ricatti, tanto più che l'azienda è in grado anche in base all'ultimo bilancio positivo di pagare una cifra vicina a 1.200/1.500 di premio ai dipendenti. Eppoi, osserva ancora Fiorani, «l'anno scorso il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha visto crescere il suo stipendio di 2,5 milioni».
In questa storia potrebbe esserci però qualcosa di più. L'atteggiamento dell'azienda fa il paio con quello recentemente adottato dalla dirigenza della Fiat (cui la Ferrari appartiene) nella trattativa con il sindacato per la definizione del lavoro negli stabilimenti italiani. Una linea del prendere o lasciare, con l'amministratore delegato Sergio Marchionne a minacciare un «piano B» assai peggiore. «C'è il sospetto che questo sia un messaggio - dice Fiorani - che alla Fiat non piaccia come le cose vanno a Modena. E alla fine di aprile, per la prima volta, ai dipendenti della Ferrari è arrivata una lettera firmata non da Montezemolo presidente Ferrari ma dal nuovo presidente della Fiat John Elkann». Il 21 aprile, Marchionne ha presentato il piano industriale quinquennale del gruppo e, sempre per la prima volta, è stato lui - e non Montezemolo, che nell'occasione lasciava la presidenza Fiat - ad annunciare che ci sarà un modello nuovo del Cavallino ogni anno. A queste tensioni si aggiungono le voci di un trasferimento della produzione della Maserati da Modena agli stabilimenti piemontesi della Bertone, acquisiti da Fiat. «Ancora non sappiamo nulla - dice Fiorani - ma certo se così fosse, si metterebbe in discussione il lavoro anche nel reparto verniciatura di Maranello, dove metà delle vetture sono Maserati e metà Ferrari». Francesco Paternò
Lo sciopero di due ore alla Ferrari «è riuscito bene, per la prima volta anche alle Gestione sportiva», dice Giordano Fiorani, segretario della Fiom di Modena. Domani negli stabilimenti di Maranello e in quello di Modena della Maserati i lavoratori decideranno se e come proseguire la vertenza con l'azienda. Lo scontro, accusa il sindacato, nasce da quel che Giordano chiama «un ricatto» e da un irrigidimento che è nuovo per come le cose vanno in genere a Maranello. Ai lavoratori sarebbe stato chiesto di accettare un piano che prevedrebbe 270 esuberi - 120 impiegati di cui 30 all'estero e 150 tute blu - in cambio del premio di risultato. Pagato in 1.100 nel 2007, in 1.650 euro per il 2008 anno record per i bilanci aziendali, ma negato per il 2009. Ufficialmente per il mancato raggiungimento degli obiettivi, benché la Ferrari abbia chiuso comunque in utile, con un calo delle vendite del 5% sullo strepitoso 2008 ma più che positivo rispetto al -35% delle vendite patito dai concorrenti a livello mondiale. Soldi, dice Fiorani, che l'azienda fa capire potrebbero però tornare sul tavolo come impropria merce di scambio.
In una nota, la Ferrari nega decisamente che ci saranno licenziamenti e parla di un piano per «mantenere l'occupazione salvaguardando il posto di lavoro anche a 100 lavoratori con contratto flessibile». Aggiungendo però che è necessaria una «maggiore flessibilità». Il sindacato risponde di essere disponibile a un confronto sulla «riorganizzazione aziendale per arrivare a soluzioni condivise» - in particolare viene valutato positivamente la questione della stabilizzazione dei precari - ma che «ogni ragionamento debba essere sganciato dall'erogazione del premio di risultato 2009, frutto del contratto aziendale». Insomma, niente scambi o ricatti, tanto più che l'azienda è in grado anche in base all'ultimo bilancio positivo di pagare una cifra vicina a 1.200/1.500 di premio ai dipendenti. Eppoi, osserva ancora Fiorani, «l'anno scorso il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha visto crescere il suo stipendio di 2,5 milioni».
In questa storia potrebbe esserci però qualcosa di più. L'atteggiamento dell'azienda fa il paio con quello recentemente adottato dalla dirigenza della Fiat (cui la Ferrari appartiene) nella trattativa con il sindacato per la definizione del lavoro negli stabilimenti italiani. Una linea del prendere o lasciare, con l'amministratore delegato Sergio Marchionne a minacciare un «piano B» assai peggiore. «C'è il sospetto che questo sia un messaggio - dice Fiorani - che alla Fiat non piaccia come le cose vanno a Modena. E alla fine di aprile, per la prima volta, ai dipendenti della Ferrari è arrivata una lettera firmata non da Montezemolo presidente Ferrari ma dal nuovo presidente della Fiat John Elkann». Il 21 aprile, Marchionne ha presentato il piano industriale quinquennale del gruppo e, sempre per la prima volta, è stato lui - e non Montezemolo, che nell'occasione lasciava la presidenza Fiat - ad annunciare che ci sarà un modello nuovo del Cavallino ogni anno. A queste tensioni si aggiungono le voci di un trasferimento della produzione della Maserati da Modena agli stabilimenti piemontesi della Bertone, acquisiti da Fiat. «Ancora non sappiamo nulla - dice Fiorani - ma certo se così fosse, si metterebbe in discussione il lavoro anche nel reparto verniciatura di Maranello, dove metà delle vetture sono Maserati e metà Ferrari».
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Ci hanno detto che produrre per i ricchi ci avrebbe salvato e ci avrebbe ricollocato nel mondo del lavoro.
Ma se licenzia la Ferrari....
Ma come... Piersilvio non si fa la dodicesima Ferrari?
Si è fermato anche il lusso?
Ma non dovevano fare un modello Ferrari su una scocca della FIAT?
Che pagliacciate,le chiacchiere dei signori... 13-05-2010 18:50 - mariani maurizio