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FUORIPAGINA
14/05/2010
  •   |   Guido Ambrosino
    La "Linke" cresce ma con dei problemi

    Oskar Lafontaine, leader della "Linke"

    Oskar Lafontaine è soddisfatto del risultato della Linke alle elezioni regionali del 9 maggio in Nordreno-Vestfalia: i socialisti hanno superato la soglia di sbarramento del cinque per cento nel Land più popoloso della Repubblica federale, con 18 milioni di abitanti. Sono entrati nel Landtag col 5,6 per cento e undici deputati.
    «Il sistema politico tedesco è ormai stabilmente passato da quattro a cinque partiti», ha constatato lunedì scorso Lafontaine alla Karl-Liebknecht-Haus, la centrale del partito a Berlino, che si affaccia - e la toponomastica non è un caso - su piazza Rosa Luxemburg.
    La Linke, ha proseguito, è ora presente in sette Landtage occidentali, nonché in tutti i sei parlamenti delle regioni orientali. In tredici parlamenti regionali siedono anche i verdi, «ma noi abbiamo raggiunto questo traguardo in tre anni, non in trenta come i verdi».
    Ora, conclude Lafontaine, sta ai Grüne e soprattutto alla Spd decidere se vogliono o meno una maggioranza a sinistra della Cdu, con i socialisti.
    Oskar Lafontaine, condotta in porto l'operazione di radicamento dei socialisti a ovest, si appresta a passare la mano al congresso convocato a Rostock per il prossimo fine settimana, il 15 e il 16 maggio. Né lui - che tre anni fa aveva portato la Wasg (un raggruppamento di dissidenti socialdemocratici e sindacalisti di sinistra) a fondersi con la Pds, il partito del socialismo democratico - né il copresidente Lothar Bisky, si ricandideranno. La guida della Linke passerà a un tandem più giovane, con il sindacalista della Ig-Metall Klaus Ernst a rappresentare il filone Wasg, e la deputata berlinese Gesine Lötsch. Lafontaine non avrà più incarichi nella politica federale. Si limiterà a dirigere il gruppo della Linke nel Landtag della Saar, la sua regione.
    Molti sostengono che il ritiro di Lafontaine faciliterà un'intesa politica con la Spd. Certo, verrà a cadere l'animosità dei dirigenti socialdemocratici contro l'ex presidente del loro partito, che dopo aver portato la Spd alla vittoria elettorale nel 1998 le voltò le spalle, in rotta con le scelte neoliberiste del cancelliere Schröder. Quando Lafontaine tornò sulla scena come leader dei socialisti, a molti socialdemocratici sembrò un «tradimento». Se le ferite personali potranno cicatrizzarsi, restano però molti nodi politici ingarbugliati.
    Sulla carta socialdemocratici, verdi e socialisti avrebbero una larga maggioranza in Nordreno-Vestfalia. In un Landtag di 181 seggi, occorrono 91 deputati per eleggere un nuovo ministro-presidente. La Spd ne ha 67, i verdi 23, i socialisti 11. Una coalizione rosso-rosso-verde potrebbe contare su 101 seggi, dieci più del necessario.
    Ma in campagna elettorale sia la capolista socialdemocratica Hannelore Kraft, sia i verdi, hanno preso le distanze dai socialisti. «Per il momento i socialisti non sono in grado di governare, e neanche vogliono governare», ripeteva come un mantra Kraft.
    A urne chiuse il tono è cambiato. I socialdemocratici dicono di voler parlare «con tutti». Retrospettivamente l'accento cade sulla locuzione avverbiale «per il momento», che fa apparire meno categorico il rifiuto di alleanze in campagna elettorale.
    Ma i socialisti del Nordreno-Vestfalia non hanno fatto molto per facilitare un avvicinamento. In questa regione è confluito nella Linke un conglomerato di reduci dalle più disparate esperienze della vecchia e nuova sinistra: ex brezneviani della Dkp (il micropartito comunista filosovietico), trotzkisti, radicalpacifisti e radicalecologisti delusi dai verdi. L'intesa con gli ex-socialdemocratici e con i sindacalisti sindacalisti non è facile.
    Il programma per le elezioni regionali era infarcito di richieste radicali, che hanno fatto accapponare la pelle ai compagni di partito «realpolitici», forti nelle regioni dell'est. I socialisti di Düsseldorf si proponevano la nazionalizzazione delle grandi imprese e il ritorno in mani pubbliche di tutti i servizi fondamentali, la settimana lavorativa di 30 ore a parità di salario, la creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro nei servizi pubblici.
    Chiedevano di mettere al bando l'insegnamento della religione dalla scuola pubblica, da sostituire con corsi laici di etica. Dalla bozza del programma è stato tolto il «diritto all'estasi», ma è rimasta la richiesta di legalizzare la coltivazione e il consumo di cannabis. Non c'è da stupirsi se i socialdemocratici arricciano il naso.


I COMMENTI:
  • non cqapisco perchè nel titolo si dice "Linke cresce ma con dei problemi", hanno preso il 7,5% alle europee ed erano accreditati del 10% dai sondaggisti, magari li avessimo noi in Italia quei "problemi".... 20-05-2010 11:26 - fabio
  • Ragioniamo. Possiamo pensare ad una piattaforma europea di lotta per il rafforzamento della clausola sociale, la difesa dei salari (uguale salario per uiguale lavoro), del welfare, dell'orario di lavoro e della stabilita` dell'impiego contro il precariato in tutta la UE -- un'unica lotta, rivolta al governo della UE come controparte? E poi politiche fiscali uniformi (che impediscano ad alcuni paesi di far concorrenza al ribasso fiscale ad altri paesi) in tutta Eurolandia e difesa degli istituti di credito solidale e Tobin tax per gli speculatori?
    Per molti anni le varie formazioni di sinistra hanno avuto rappresentanti al Parlamento Europeo e dunque hanno avuto modo di conoscere i rappresentanti dei movimenti sociali e della sinistra europea; ecco dunque il momento di mettere a profitto quei contatti e cominciare ad elaborare una tale piattaforma: altrimenti a cosa serve avere "rappresentanti' a Strasburgo/Bruxelles?
    Per esempio mi risulta che Vittorio Agnoletto, eletto parlamentare nel 2004 nel gruppo Sinistra-Europea-Sinistra-Verde- Nordica, abbia aiutato i compagni NoDalMolin di Vicenza a stabilire contatti con altre formazioni europee, contatti che hanno portato anche ad una partecipazione internazionale a quella straordinaria mobilitazione (grazie Agnoletto)!
    Ora pero` oltre alle campagne poacifiste ed ecologiste, c'e` il bel problema della risposta alla crisi finanziaria, all'attacco al salario ed alle politiche razziste; non e` affatto una buona IDEA perseguire il radicamento nel territorio, mandando al diavolo il resto del mondo, radicalizzarsi nella propria purezza antagonistica -- una tentazione sterile gia`al tempo degli Esseni e degli Zeloti e certo non c'e` alcuna purezza rivoluzionaria nel farsi con l'Estasi. Peccato che alle ultime elezioni europee la sinistra italiana abbia preferito la contemplazione dell'ombelico e delle proprie identita` perdute alla fatica di andare nel Parlamento Europeo (se non altro per imparare qualcosa e poi stabilire contatti tra i movimenti). Invece ci hanno privato anche di questi strumenti.
    Avanzerei l'ipotesi che i leader della "sinistra antagonista" abbiano scelto di litigare invece che farsi eleggere per paura di trovarsi al parlamento Europeo come degli scemi senza saper cosa fare e cosa dire. D'ora in poi dovremmo rifiutarci di votare in qualsiasi elezione chi ha cosi poca fiducia nella propria intelligenza e tanta arroganza nella propria purezza identitaria. Ma non sono solo i deputati europei che possono stabilire contatti internazionalisti e dunque facciamoci coraggio! 15-05-2010 18:34 - candide
  • IL DIRITTO ALL'ESTASI UN BEL PROGRAMMA UNA MOLTITUDINE DI BANCHIERI ANARCHICI CONTRO I PENSIERI UNICI. PROPONIAMOLO A VELTRUSCONI BERSANI DI PIETRO E BONINO 15-05-2010 13:29 - alfonso de+amicis
  • ve LA IMMAginate la proposta di un bel diritto all'estasi e all'utopia presentata che ne so a Veltrusconi o a di pietro.Lassamo perdere 15-05-2010 13:18 - alfonso de amicis
  • incredibile, volete un nichi vendola tedesco che si appecorini con la SPD? Se la Linke non è liberista come farà ad allearsi con la SPD? La colpa sarà sempre dei "trotzkisti" cattivi? Ma mi faccia il piacere! 15-05-2010 12:23 - carl
  • A me pare però che in Italia le elites della sinistra antagonista badino solo a mantenere solo il lor micro orticello e poco siano interessati al progresso delle classi subalterne. Prevede un ritorno in campo di Bertinotti come quello di Veltroni. I due stanno ritornando per completare la distruzione di quel poco che c'è da distruggere. 15-05-2010 06:55 - Orazio
  • In una grande repubblica europea, il motore economico del continente, la liberista Angela Merkel perde il controllo del Bundesrat e resistono forze politiche che si ricollegano alla tradizione anticapitalistica. Nei paesi marginali di Eurolandia governi di varia coloratura sono spinti a mettere in atto un attacco selvaggio ai salariati ed ai "proletari", mentre (guarda caso) crescono paura, xenofobia, razzismo. La domanda giusta per i movimenti politici di casa nostra non e` se la Linke abbia o no la ricetta giusta per tutti; piuttosto c'e` da chiedere se e come possiamo iniziare un percorso comune che vada ad impattare sui centri di comando europeo ed a rompere la fitta rete di interessi particolari che i ceti politici nazionali affermano nel Consiglio dei Ministri e nelle altre strutture del governo europeo. Su quali obiettivi, con quali strumenti rinsaldare i legami tra i movimenti sociali e politici nelle repubbliche continentali? "Sinistra Europea" era uno slogan che alludeva alla strada giusta, sarebbe il caso di percorrerla, invece di ritirarsi nel deserto a contemplare le proprie identita` perdute. Una sola considerazione impolitica: il popolo tedesco ha dolorosamente fatto i conti con Bismarck ed il nazismo, forse la Linke lo aiutera`a fare i conti con il dopoguerra. Intanto il Regno Unito euroscettico segue la strada radiosa tracciata da Disraeli e dalla Thatcher. Ma il "non-popolo" italiano non ha nacora fatto i conti con il disastro del malgoverno sabaudo nel Sud, ne' a quanto pare con il fascismo e l'8 sett 1943; quanto poi agli anni 70 e alla demolizione della Costituzione nata dalla Resistenza, il nostro ceto politico non c'era o se c'era, dormiva. Allora lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti: avviamo un dialogo progettuale e riconciliatore con i fratelli/compagni tedeschi. piaccia o no, tutta Eurolandia vive e cresce solo trovando un orizzonte politico comune. 14-05-2010 20:53 - candide
  • L'unica soluzione è l'unità della sinistra radicale, e fare un programma veramente di sinistra. Perche la destra si unisce sempre quando cè un problèma, e noi lavoriamo sbandati. 14-05-2010 14:50 - carpette
  • La Link tedesca non e' la soluzione o una strada da imitare, e' solo il segnale della necessita' di una nuova sinistra. La nuova sinistra dovra' essere plurale come ispirazioni ideali e dovra' unirsi su alcuni obiettivi di fondo.Semplificando, il modello dovrebbe essere quello dei Social Forum. Poi..."chi avra' piu' filo tessera'"...ma l' unita' di azione tra diversi dovra' rimanere. Primo test in Italia la risposta alle misure anti-crisi che arriveranno a inizio giugno. I giochi a sinistra si riapriranno....speriamo.... 14-05-2010 13:53 - marco
  • A ME PARE UN BELLISSIMO PROGRAMMA..
    PER OTTENERE QUALCOSA BISOGNA VOLERE TUTTO... 14-05-2010 13:45 - pietro
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