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FUORIPAGINA
15/05/2010
  •   |   Emanuele Giordana
    Perugia-Assisi: al via la marcia di pace

    Intanto i numeri: 135 enti locali, 130 associazioni e reti nazionali, 518 associazioni locali, 125 scuole. E' la matematica delle adesioni alla Perugia -Assisi, la marcia per la pace arrivata alla sua 18a edizione e al 49° anno, da quando Aldo Capitini la inventò nel 1961.

    Vessati dai bollettini metereologici e da qualche polemica nata dal recente incontro tra il coordinatore Flavio Lotti e il capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini, gli organizzatori non pensano però solo ai numeri, che saranno comunque, pioggia o meno, nell'ordine delle decine di migliaia. Pensano già alla prossima marcia, il 24 settembre 2011, per il cinquantenario di quella che, dice Lotti, “non è una passeggiata”. A dimostrarlo ci sono i laboratori e seminari che, ieri e oggi, hanno “costruito l'agenda politica” di una marcia che quest'anno ha scelto come titolo “Un'altra cultura”, in un paese sempre più degradato e sempre più lontano dai valori della carta costituzionale.

    Ma sotto accusa non c'è solo l'Italia: c'è un mondo di signori della guerra e di politici che sembrano aver lasciato il dibattito sui conflitti in mano ai soli generali o alle lobby che della guerra si nutrono. L'oggettivo limite di una marcia per la pace, è compensato, dicono gli organizzatori, da un lavoro minuto di costruzione di soluzioni dal basso, elaborazioni e suggerimenti che poi starebbe alla politica mettere in pratica. Nessuno si illude che la tre giorni perugina, che culmina poi nella camminata di 24 chilometri di domenica, possa salvare il mondo, ma certo, dicono, diventa forza di pressione e rimette in agenda temi che sembrano del tutto nell'oblio: le vittime ad esempio.
    “Le vittime in testa” è uno degli slogan: alla testa della marcia infatti, che domenica alle 9 parte dai Giardini del Frontone di Perugia, ci saranno i parenti delle vittime di mafia, uomini e donne dall'Afghanistan, giovani scappati alle maglie della polizia politica iraniana, africani e africane, iracheni, saharawi.
    Le polemiche restano sullo sfondo di un cammino difficile: quello del movimento pacifista italiano dove si contano distinguo e prese di distanza dalla storica camminata umbra. Flavio Lotti butta acqua sul fuoco: “Marciamo per unire sui temi forti del movimento per la pace”. E forse proprio per questo lancia un appello per la riapertura dell'ospedale di Emergency a Lashkargah: “E' chiuso da oltre un mese, dice, e nessuno ormai ne parla più. Deve riaprire per gli afgani che ne hanno necessità”. La polemica italiana può attendere.


I COMMENTI:
  • Parlare di pace in questi giorni e come cercare di far nascere un albero mentre Guernica muore sotto le bombe dei falangisti.
    Tutti ancora a sfilare mentre i bordi dei sentieri si riempiono di cadaveri.
    Marciamo o marcimo?
    Ho le palle gonfie di tutto questo buonismo che viene da sinistra.
    Gli operai senza lavoro e senza soldi per mangiare.
    I nostri figli senza futuro.
    Le nostre donne che si vendono per un "grembiale".
    E noi sfiliamo e parliamo di pace.Di guerra bisogna parlare.
    Di guerra,come in tutto il mondo.
    Tutti a aspettare una ripresa.
    Non ci sono riprese.
    Fame e rinunce ci offrono e noi marciamo per la pace.
    Ma siamo tutti da manicomio?
    Non ci può essere pace quando ci sono operai in prigione all'Asinara.
    In un carcere di massima sicurezza,dove ci tenevano i terroristi e i mafiosi.
    Gli operai vogliono la guerra.
    Basta parlare di pace.Non ci facciamo prendere per il culo!
    Oggi non possiamo parlare di pace!
    Ne riparleremo quando tutti i nostri colleghi avranno mangiato e portato a casa uno stipendio.
    Oggi non si parla di pace.
    La pace è morta! 15-05-2010 19:03 - maurizio mariani
  • In ricorrenza della giornata della pace segnalo ai compagni del Manifesto ed i gentili lettori,un articolo della agenzia bolivariana su WWW ABPNOTICIAS.COM di cio' che succede in Colombia, a Medellin, che e' stata dichiarata in gemellaggio con la padana Milano dalla signora Moratti...Che pensano i nostrani difensori dei diritti umani nel mondo libero degli orrori di Medellin e dei forni crematori descritti dall'articolo di ABPNoticias.?????..in cui gli squartatori narcofascisti protetti dal governo del Sig:Uribe grande alleato del DUCE P2 e dell'impero Yanqui europeo scioglievano i cadaveri degli assasinati e squartati durante la loro "limpieza social"..Per chi vive nell'orrore di questa Colombia, baluardo del "Mondo libero" tutto cio e' normale...ma credo che per gli abitanti del bel paese queste descrizioni siano assai dure da digerire.....Compagni del Manifesto cerchiamo di denunciare incessantemente e con crudezza tutte le atrocita' dell'impero Yanqui-Europeo ed i suoi governi fantocci nel mondo.!!!!!!SOLIDARIETA' CON LA EROICA RESISTENZA COLOMBIANA!!!!! 15-05-2010 17:59 - rick
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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