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FUORIPAGINA
15/05/2010
  •   |   Michele Giorgio, inviato a Ein al Hilwe (Libano)
    Non c’è pace senza i profughi

    «Filistin arabiye, Filistin arabiye… forza, ripetiamo tutti insieme...Filistin arabiye». Nuha è solo un’adolescente eppure già insegna la politica a tante bambine del suo campo, Ein al Hilwe (Sidone), nel sud del Libano. Sorridente e
    instancabile, esorta le sue piccole allieve a memorizzare slogan e canti tradizionali palestinesi. «Brava Reema, stai imparando in fretta» dice Nuha rivolgendosi a una bimba ben disposta verso una lezione davvero particolare.
    La sua coetanea Amal, a distanza di qualche metro, tiene un corso di «pronto intervento medico», mostrando a una dozzina di ragazzini come rianimare una persona svenuta o in stato di shock. Nel frattempo riecheggiano, da un megafono tenuto a volume altissimo, i discorsi di attivisti e leader politici «sul futuro della Palestina». È il 62esimo anniversario della Nakba, la «catastrofe» nazionale palestinese. A Ein al Hilwe, come in tutti i campi in Libano, andranno avanti per due giorni le commemorazioni per la perdita della terra che, per ogni
    profugo, coincide con la fondazione dello Stato di Israele e il contemporaneo
    esilio per quasi 800mila palestinesi, fuggiti o espulsi durante la guerra del 1948 (ora i profughi sono oltre quattro milioni).
    Nello stadio di Beirut, oggi migliaia di persone comporranno con 6.500 kufieh (il fazzoletto a scacchi bianchi e neri, simbolo della lotta palestinese) un gigantesco numero 194, in riferimento alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che sancisce il diritto dei palestinesi a far ritorno nella loro terra d’origine. Diritto che lo Stato d’Israele respinge con forza sostenendo di voler conservare il suo «carattere ebraico».
    «Per noi questo giorno non è e non sarà mai come gli altri» dice il dottor Samir, 33 anni, con una laurea in medicina conseguita in Russia. «Tutti noi siamo cresciuti nel rispetto della memoria storica che ci è stata tramandata dai genitori e dai nonni. E altrettanto faremo con i nostri figli» spiega il medico indicandoci un gruppetto di bambini e bambine, con la maglietta nera e la kufieh al collo, che davanti a noi già muovono con perfezione i passi della dakbe, la danza tradizionale palestinese, al ritmo di un motivo nazionalistico.
    Per i 70mila profughi di Ein al Hilwe e gli oltre 300mila negli altri campi, commemorare nel miglior modo possibile la Nakba non è un semplice rito, ma il momento culminante della conservazione e protezione dell’identità nazionale palestinese. Un giorno in cui le divisioni, le spaccature laceranti che oggi dividono i palestinesi scompaiono e un popolo intero, in esilio in Libano o in altri paesi o residente nei Territori occupati, ritrova la sua piena unità nazionale. Un giorno in cui il movimento islamico Hamas e il partito Fatah non sono in lotta per il potere ma uniti, per una volta, sotto i colori della bandiera palestinese.
    Nell’anniversario della Nakba non c’è spazio per la corruzione che dilaga nell’Anp a Ramallah o per i propositi di islamizzazione di Gaza che mostra Hamas. Fadil Abu Khias, insegnante in una delle dieci scuole di Ein al Hilwe, prova a spiegarci cosa vuol dire per un palestinese in esilio la memoria della «catastrofe». «Un volta – ricorda Fadil - (la scomparsa premier israeliana) Golda Meir, parlando della Nakba, rassicurò la sua gente affermando che un giorno i palestinesi più anziani sarebbero morti e quelli giovani avrebbero dimenticato. Ma commise un grande errore perché la Nakba è nel nostro dna, come  l’Olocausto per loro (gli ebrei)».
    Da Ramallah arrivano notizie poco tranquillizzanti per le aspirazioni al ritorno
    dei profughi palestinesi in Libano. Sebbene circondate da un profondo scetticismo, le trattative indirette, partite da qualche giorno, tra il governo
    israeliano e l’Anp potrebbero sfociare - specie se ad imporlo sarà  l’Amministrazione Obama - in un primo accordo tra le due parti. Ed è noto che
    il governo di Benyamin Netanyahu, come ogni altro esecutivo israeliano, non accetterà mai la nascita di uno Stato palestinese senza aver prima ottenuto
    la rinuncia da parte dell’Anp al diritto al ritorno dei profughi. «Abu Mazen ha sbagliato a cedere alle pressioni di Obama e ad andare alla trattativa con i peggiori sionisti – commenta il dottor Samir –ma noi profughi in Libano vediamo le cose anche dalla nostra prospettiva. Abu Mazen è libero di firmare ciò che vuole, ma noi siamo ugualmente liberi di respingere un accordo che non preveda il diritto al ritorno. E senza l'approvazione dei profughi, il presidente (dell’Anp) ha le mani legate. Abu Ammar (lo scomparso presidente Yasser Arafat, ndr) lo sapeva e non abbandonò il consenso nazionale palestinese. Abu
    Mazen lo capirà anche lui, presto o tardi».
    Il suono delle cornamuse degli scout indica che ha avuto inizio la marcia nelle vie di Ein al Hilwe, salutata dall’applauso delle donne alle finestre, di commercianti e passanti, e accompagnata da decine di militanti armati delle principali fazioni palestinesi. Assenti i miliziani di Jund a Sham e Osbat al Ansar, i gruppi qaedisti divenuti una spina nel fianco dell’Olp proprio a Ein al Hilwe e che offrono con le loro azioni il pretesto alle autorità libanesi per mettere in discussione l’accordo che lascia ai palestinesi il mantenimento della sicurezza all’interno dei campi profughi.
    Il ritorno nella terra di Palestina non è l’unico diritto per il quale si battono i profughi in Libano. Le restrizioni fortissime ai diritti civili dei rifugiati sono insopportabili. Il Paese dei cedri nel 1948 collaborò alla stesura della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ma la condizione dei profughi è terribile e si aggrava con il passare degli anni, a causa delle perenni tensioni demografiche che lacerano il Libano e del rifiuto totale, imbevuto di razzismo, di una parte delle forze politiche verso i palestinesi giunti nel paese 62 anni fa.
    A turno i vari partiti (ad eccezione di quelli della destra cristiana) affermano di voler contribuire a risolvere il problema ma sul terreno non cambia nulla. Un palestinese oltre a non poter svolgere decine di lavori, non può avviare alcuna attività o acquistare una proprietà senza ricorrere ad un prestanome libanese. Inoltre ha una limitata possibilità di movimento e nessuna assistenza sociale e sanitaria pubblica.
    Il 30 maggio saranno in 5mila a partecipare alla «Marcia per i diritti dei palestinesi». Partiranno da ogni città del paese e si raduneranno sotto il Parlamento a Beirut per esortare i deputati a dare seguito alle promesse che hanno fatto tante volte e che mai hanno rispettato. «Vogliamo i diritti civili per vivere una esistenza dignitosa, da esseri umani – spiega Fadel Abu Khias - ma i libanesi devono stare tranquilli, non cerchiamo la naturalizzazione, in questo paese ci consideriamo ospiti, la nostra terra è la Palestina ed è lì che ritorneremo».


I COMMENTI:
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  • E se ti sembro equidistante e buonista, pensa pure ciò che vuoi 27-05-2010 16:36 - paolo1984
  • Che mussolini negli anni 20 accolse i sionisti del betar lo sapevo. lo stesso jabotinsky aveva studiatoin Italia e sapeva l'italiano.
    Prendo atto che non hai giustificato niente e ti chiedo scusa per averti attribuito sentimenti non tuoi. Insisto nell'affermare che i morti di Hebron del 29 erano innocenti delle vendite di terre da parte di turchi e ricchi palestinesi ai sionisti.
    Non ho mai negato che le milizie sioniste abbiano compiuto atrocità allo scopo di costringere i palestinesi ad andarsene.
    non ho mai negato neanche che l'antisemitismo fosse un fenomeno prettamente europeo.
    una cosa voglio dirla sull'episodio ungherese dei capi sionisti che rifiutano di accogliere gli ebrei poveri e lasciano che siano deportati, li abbandonano bè anche qua non si sono dimostrati molto diversi da certi governi arabi come quello siriano negli anni '70 (strage di Tall el zaatar con i falangisti cristiani libanesi autori materiali come lo furono a sabra e chatila stavolta con l'appoggio del governo israeliano nella persona dell'allora ministro della difesa Ariel Sharon9 la stessa decade del Settembre nero nei campi profughi della Giordania.
    Oltre a subire l'occupazione e le bombe di Israele i palestinesi hanno subito storicamente anche la strumentalizzazione della loro causa da parte dei governi arabi ed islamici 27-05-2010 16:35 - paolo1984
  • Allora,visto che sei proprio un "duro" hai idea di cosa dici?Mettere la rivolta di Hebron,mai usato il termine "giustificata",al pari di Der Yassim e'un'affermazione veramente criminale,non perche'i morti non siano uguali,ma perche'Deir Yassim e'un episodio di una pianificata campagna di pulizia etnica portata avanto con sistematica atrocita'per espropriare la popolazione dalla terra e terrorizzarla per impedire ogni resistenza.Chiedilo ai samaryin ad hebron chi sono i coloni isrealiani e chiedili quanti progrom hanno patito in \Palestina o nel mondo arabo in generale.Antisemitismo come categoria cristiana occidentale,concetto a te ostico.Hebron fece seguito a gravi episodi di espropriazione delle terre sotto il mandato imperial britannico e repressioni dei moti che avvennero nelle campagne e che proseguiranno negli anni trenta nei centri urbani.Questo e'il contesto in cui maturo'l'insofferenza,l'attacco ed il linciaggio alla nuova comunita'ebraica immigrata,perche' per i nomi che sono ancora riportati dai sionisti nella loro storia di Hebron non sembravano palestinesi ,ne per quello che racconta la popolazione di hebron.A meno che tu non vai a parlare con i coloni.I britannici intervennero e chiedi ai tuoi amici di Israele come fu la rappresaglia.La propaganda sionista fece un grande uso di questo episodio per legittimare la sistematica violenza scatenata contro villaggi palestinesi.Ne fa ancora uso per legittimare le atrocita'attuali in Hebron e porre la violenza sullo stesso piano a scopo di giustificarla e nasconderne le atrocita'.I fatti vanno contestuallizzati altrimenti sono difficile da capire.Non puoi spiegare tutto alla luce del moralismo buonista,stai ritornando alle cronache medievali,qualche secolo prima di Voltaire,anche i dolciniani sono rivoluzionari rispetto a quello che scrivi. Il linguaggio sionista entra bene in testa.Potere dei media e della mancanza di critica.
    Il Mufti veniva dalle colonie.
    Non era un imbecille,ma arabi ed altri avevano dei problemi ad inquadrare il fascismo nel contesto europeo.Vivendo da lungo sotto regimi coloniali era difficile che ne scorgessero quella che era la tragica novita',come per gli europei.
    Loro sotto al fascismo ci vivevano da decenni,avevano un altra idea del liberalismo anglosassone e non vedevano grosse differenze.
    Anzi alcuni videro nei nazisti,non solo in Palestina,potenziali alleati.
    Il Mufti'in questo senso non era un imbecille e non era diverso da altri personaggi delle colonie,ma un ignorante si.E venne messo in bella mostra e sfruttato dai nazisti come esempio di alleanza tra fascismo ed islam
    Mai maturata realmente,visto che in capo ad un decennio i fronti anticoloniali rappresenteranno il panarabismo.
    anche questa e'un immagine ipersfruttata dai sionisti,fa la sua bella mostra allo yad
    vashem.I quali sionisti invece,venendo dal ventre dell'Europa,avevano idee ben precise sul nazifacismo.Mussolini li accolse a fine anni venti a Roma,per elogiare i loro disegni.
    ontinuo a scrivere perche',nonstante le raffiche di nomi che citi,dimostri superficialita'e mancanza di analisi.Lettore dell'unita'?Beh,Giovannngeli e l'esperto per il medio oriente,e'come cercare la ricerca nelle universita'italiane.
    E spero che i lettori del manifesto diano uno sguardo a quello che ho scritto e magari verificando le fonti.Perche'l'ignoranza non soste solo a destra ,ma anche a inistra e come sempre fa danni. 26-05-2010 22:37 - mauro
  • Che il Gran muftì non sapesse chi era Hitler, e cosa fosse il nazismo..ma per favore! Non sapeva della Shoah (forse), ma che si alleasse con qualcuno senza neanche informarsi su chi fosse e quale ideologia avesse è ridicolo. se ne dovrebbe concludere che Amin al-Husseini fosse un cretino e non credo che lo fosse, sapeva bene quel che faceva e perchè come lo saoeva l'Agenzia Ebraica. Si alleò con i nazisti per lo stesso motivo per cui i sionisti strinsero l'accordo Havaara: pensavano di ricavarne vantaggi e pensavano di ricavarne perchè conoscevano quella ideologia, descrivere i sionisti come determinati a cercare l'alleanza (peraltro solo tattica) con il nazismo, mentre il muftì e i suoi seguaci erano tutti ingenui, anime belle che non sapevano nulla di Hitler, delle Leggi di Norimberga e della Notte dei Cristalli..scusa, ma la cosa non sta in piedi in nessun modo (a meno che tu non ritenga che il Gran muftì di Gerusalemme fosse un emerito imbecille ignorante). Che gli scopi di Hitler fossero tattici questo è ovvio: liberarsi di un po' di ebrei tedeschi nel caso dell'Havaara (comunque dopo il '41 gli ebrei rimasti nel reich erano in trappola, himmler aveva vietato l'immigrazione) trovare alleati arabi nel Medio Oriente grazie al Gran muftì. Ti ricordo poi che sempre a scopi tattici Stalin nel '48 armò i sionisti (gradiva molto l'estremismo anti-britannico dell'Irgun) poi in seguito all'alleanza tra USA e Israele l'URSS si avvicinerà agli arabi.
    Il massacro di Hebron del '29, quello di Baghdad nel 1941 e altri episodi simili sono fatti storici come sono fatti storici mille altri episodi di violenza e ritorsione contro i mizrahi (come è un fatto storico Deir yassin e tanti altri massacri di palestinesi prima e dopo il 1948), le giustificazioni che trovi non le capisco: gli ebrei uccisi nel '29 erano immigrati sionisti?? lo erano anche i 400 che si sono nascosti nelle case dei loro vicini arabi?? Ma poi pure se fosse vero (e non è vero) questo giustifica il massacro di esseri umani che per la maggioranza scappavano dai pogrom in Russia? Capire è una cosa, giustificare è un'altra. io non mi sognerei mai di giustificare Deir yassin e altri episodi simili, tu giustifichi Hebron 1929 e Baghdad 1941.
    non ce li vedo i palestinesi laici a braccetto con il sionismo di sinistra..però l'accordo è l'unica alternativa realistica al perpetuarsi dello status quo e i motivi li ho già spiegati e sinceramente non mi va più di ripetere le stesse cose quindi mi sa che zitto ci starò davvero, ma prima una cosa: non so chi siano i corrotti di cui parli, io sarei felicissimo di piacere a Shulamit aloni e Sari Nusseibeh.
    Sono fiero del mio buonismo! 26-05-2010 18:40 - paolo1984
  • Un'altra cosa e chiudo:
    l'Ha'avara e'andata avanti fino alla fine della guerra.Infatto con il processo heichmann vennero fuori responsabilita'legate alla deportazioni di ebrei dai paesi dell'est pricipalmente Ungheria,dove fu offerto ai sionisti di negoziare su spedizioni di ebrei che avrebbe potuto essere dirottate in Palestina.
    per i sionisti non erano interessanti,trattandosi i rifugiati e gente poverissima.
    Non erano in grado di acciglierli,non erano preparati militarmente ne'politicamente e sarebbero stai un peso,
    Preferivano quelli che pagavano.
    Jews against sionism:ten questions to the zionist.
    Ed altre numerose pubblicazioni
    tra su come il processo Haichmann minaccio'di far crollare lo stato ebraico.
    Continua a grattare il barile sionista. 26-05-2010 03:37 - mauro
  • Infatti gli ebrei palestinesi si chiamano samaryin.Li conosci?
    No,perche'abitavano proprio a Hebron ed a Nablus in gran nuimero.E furono trucidati in gran parte proprio perche'si rrifiutavano in quanto palestinesi,di far parte dell'organizzazione sionista.Solo alcuni accettarono le proposte degli israeliani.Per sopravvivere.Oggi
    i samaryin sopravvivono in circa due o tre comunita' vicino ad Hebron ed a Nablus e vanno a cercarsi le mogli dalle oparte del Negev dove esistono ancora famiglie lontane sempre ebraiche.I samaryin,discendenti diretti della popolazione ebraica palestinese,sono palestinesi e perseguitati come tali salvo chi ha accettato di integrarsi ad Israele.Quindi ad Hebron eranoimmigrati sionisti ad essere attaccati dalla popolazione araba,perche'i samaryin dopo duemila anni che vivevano nella citta'insieme agli altri?Ancora oggi stanno ad Hwenron,nascosti tra i palestinesi.
    Il gran mufti'cerco'un alleato disperato ed isolato per l'occupazione britannica e la violenta immigrazione sionista.
    Non aveva idea chi era il nazismo,il suo pensiero era di cercare un alleato antibritannico ed i nazifascisti dimostravano,ovviamente se non lo capisci, per ragioni tattiche,apertura vesro l'Islam.Dal momento che larga parte delle colonie francesi e britanniche erano musulmane.Difficile da capire?
    Invece i sionisti cercavano coscientemente l'alleanza con il nazismo,come dimostrano i opatti di Ha'avara,con i quali si impegnano a rompere il blocco economico internazionale contro la germania nazista in cambio della filtrazione vesro la Palestina di ebrei tedeschi oin grado di pagare all'epoca una tassa di mille sterline al governo tedesco.Dovevano essere tali ebrei ricchi,colti,in grado di saper fare qualcosa di professionale.Ufficio sionista risorse umane.
    Te lo immagini Fatah ,Al Aqasa o il Fronte popolare o quello democratico che vanno a braccetto con i sionisti di @sinistra'?Forse i corrotti e traditori dell'ANP,quelli si'e tu gli piaceresti molto,ai sionisti ed ai corrotti.Gli unici che ti sfuggirebbero sono i palestinesi.
    Continui a fare esempi tipici della propaganda sionista.io al tuo posto starei zitto.Almeno come lettore dell'uita'e sionista si Sinistra e Liberta'dimostreresti una certa
    malizia politica.Cioe',almeno se vuoi rendere un servizio ai "processi di pace"fatti furbo,senno'fai danno a Meretz.Abu Mazen etc.Guarda come si comportano Colombo e soci. 26-05-2010 03:26 - mauro
  • Chiarisco inoltre che sein palestina è venuta meno la risposta laica rapprresentata dall'OLP e Al Fatah a vantaggio di Hamas, le responsabilità sono complesse, ma parte della colpa è certamente imputabile lla leadership israeliana 25-05-2010 19:54 - paolo1984
  • Aggiungo inoltre che ovviamente i palestinesi non hanno colpa se gli alleati del Gran Muftì erano quello che erano così come gli ebrei mizrahi non avevano alcuna colpa per quanto è stato fatto ai palestinesi. 25-05-2010 19:20 - paolo1984
  • Chiarimento: la frase "Ma devo ricordarti chi erano gli amici europei del Gran Muftì di Gerusalemme mentre Auschwitz?" è incompleta, volevo scrivere "mentre Auschwitz funzionava a pieno regime?" 25-05-2010 13:48 - paolo1984
  • Se simpatizzo per i sionisti "di sinistra" (beilin, aloni,, yossi sarid, burg), per Ginevra, per i palestinesi laici che vogliono un Intifada non violenta, per chi nelle due parti cerca il compromesso e l'accordo è perchè, lo ripeto per l'ennesima volta, mi pare la sola alternativa possibile e realizzabile in tempi relativamente brevi visto che la soluzione ideale (stato binazionale e fine dell'ideologia sionista) è impraticabile e visto che il ritorno di TUTTI i profughi in Israele è inattuabile per le ragioni che ho già spiegato.
    Gli ebrei di Hebron massacrati nel '29 erano lì da secoli, convivevano pacificamente con gli arabi (tanto è vero che 400 ebrei si sono salvati nascosti dai vicini arabi) e non avevano alcuna colpa se turchi e ricchi palestinesi vendevano le terre ai nuovi immigrati ebrei. stesso discorso per il pogrom di Baghdad. Verissimo che i sionisti avevano ogni interesse a spingere gli arabi contro i connazionali ebrei con ogni mezzo, verissimo che il sionismo ha reso estremamente più difficili i rapporti tra le due comunità questo aiuta a capire perchè sono avvenute, ma non giustifica le ritorsioni violente contro i mizrahi, altrimenti giustifichiamo pure le squadracce neofasciste che a roma picchiavano i rumeni dopo l'omicidio di Patrizia Reggiani.
    Che c'entravano gli ebrei di Baghdad, ma anche libici, siriani, egiziani con il nazionalismo sionista? Ma devo ricordarti chi erano gli amici europei del Gran Muftì di Gerusalemme mentre Auschwitz? e se mi tiri fuori i rapporti tra regime nazista e Agenzia Ebraica negli anni '30 (l'accordo di trasferimento del '33 che rimase in vigore fino al 41 quando Himmler vietò per legge agli ebrei tedeschi rimasti di emigrare) ti ricordo che allora si riteneva che i nazisti volessero "solo" espellere gli ebrei tedeschi dal Reich cosa che ai sionisti andava benissimo per evidenti ragioni. lo sterminio fisico degli ebrei è stato attuato sistematicamente solo durante la guerra quando l'accordo decadde.
    Quando ho parlato di fondamentalisti islamici mi riferivo ad Hamas nello specifico non a chi l'ha votata che l'ha fatto per ragioni le più disparate: rabbia per la sua condizione di oppresso, reazione alla corruzione dell'ANP, apprezzamento per quella sorta di Welfare State che Hamas è in effetti riuscita a costruire nei Territori (i fondamentalisti religiosi di ogni religione sono bravissimi a ottenere i voti della povera gente specie in assenza di una risposta laica e socialista all'altezza).
    l'alleanza oggettiva di cui parlo riguarda le leadership (sionisti di destra ultra-nazinalisti da un lato fondamentalisti islamici dall'altro) non le popolazioni, io sarò buonista, ma lo so che i popoli NON sono i loro governi anche quando li votano.
    Il sionismo non mi piace come non mi piace il destino manifesto, ma gli Stati uniti ormai esistono è un dato di fatto,la Storia non si cancella. se vogliamo evitare ai palestinesi la fine dei nativi americani nelle riserve l'unica è dar retta ai "buonisti", è trovare un compromesso il più possibile ragionevole. Israeliani e palestinesi sono condannati dalla Storia a vivere insieme. Questo è quanto.
    Viva il buonismo! 25-05-2010 13:40 - paolo1984
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    7 novembre 2011
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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