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FUORIPAGINA
15/05/2010
  •   |   Michele Giorgio, inviato a Ein al Hilwe (Libano)
    Non c’è pace senza i profughi

    «Filistin arabiye, Filistin arabiye… forza, ripetiamo tutti insieme...Filistin arabiye». Nuha è solo un’adolescente eppure già insegna la politica a tante bambine del suo campo, Ein al Hilwe (Sidone), nel sud del Libano. Sorridente e
    instancabile, esorta le sue piccole allieve a memorizzare slogan e canti tradizionali palestinesi. «Brava Reema, stai imparando in fretta» dice Nuha rivolgendosi a una bimba ben disposta verso una lezione davvero particolare.
    La sua coetanea Amal, a distanza di qualche metro, tiene un corso di «pronto intervento medico», mostrando a una dozzina di ragazzini come rianimare una persona svenuta o in stato di shock. Nel frattempo riecheggiano, da un megafono tenuto a volume altissimo, i discorsi di attivisti e leader politici «sul futuro della Palestina». È il 62esimo anniversario della Nakba, la «catastrofe» nazionale palestinese. A Ein al Hilwe, come in tutti i campi in Libano, andranno avanti per due giorni le commemorazioni per la perdita della terra che, per ogni
    profugo, coincide con la fondazione dello Stato di Israele e il contemporaneo
    esilio per quasi 800mila palestinesi, fuggiti o espulsi durante la guerra del 1948 (ora i profughi sono oltre quattro milioni).
    Nello stadio di Beirut, oggi migliaia di persone comporranno con 6.500 kufieh (il fazzoletto a scacchi bianchi e neri, simbolo della lotta palestinese) un gigantesco numero 194, in riferimento alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che sancisce il diritto dei palestinesi a far ritorno nella loro terra d’origine. Diritto che lo Stato d’Israele respinge con forza sostenendo di voler conservare il suo «carattere ebraico».
    «Per noi questo giorno non è e non sarà mai come gli altri» dice il dottor Samir, 33 anni, con una laurea in medicina conseguita in Russia. «Tutti noi siamo cresciuti nel rispetto della memoria storica che ci è stata tramandata dai genitori e dai nonni. E altrettanto faremo con i nostri figli» spiega il medico indicandoci un gruppetto di bambini e bambine, con la maglietta nera e la kufieh al collo, che davanti a noi già muovono con perfezione i passi della dakbe, la danza tradizionale palestinese, al ritmo di un motivo nazionalistico.
    Per i 70mila profughi di Ein al Hilwe e gli oltre 300mila negli altri campi, commemorare nel miglior modo possibile la Nakba non è un semplice rito, ma il momento culminante della conservazione e protezione dell’identità nazionale palestinese. Un giorno in cui le divisioni, le spaccature laceranti che oggi dividono i palestinesi scompaiono e un popolo intero, in esilio in Libano o in altri paesi o residente nei Territori occupati, ritrova la sua piena unità nazionale. Un giorno in cui il movimento islamico Hamas e il partito Fatah non sono in lotta per il potere ma uniti, per una volta, sotto i colori della bandiera palestinese.
    Nell’anniversario della Nakba non c’è spazio per la corruzione che dilaga nell’Anp a Ramallah o per i propositi di islamizzazione di Gaza che mostra Hamas. Fadil Abu Khias, insegnante in una delle dieci scuole di Ein al Hilwe, prova a spiegarci cosa vuol dire per un palestinese in esilio la memoria della «catastrofe». «Un volta – ricorda Fadil - (la scomparsa premier israeliana) Golda Meir, parlando della Nakba, rassicurò la sua gente affermando che un giorno i palestinesi più anziani sarebbero morti e quelli giovani avrebbero dimenticato. Ma commise un grande errore perché la Nakba è nel nostro dna, come  l’Olocausto per loro (gli ebrei)».
    Da Ramallah arrivano notizie poco tranquillizzanti per le aspirazioni al ritorno
    dei profughi palestinesi in Libano. Sebbene circondate da un profondo scetticismo, le trattative indirette, partite da qualche giorno, tra il governo
    israeliano e l’Anp potrebbero sfociare - specie se ad imporlo sarà  l’Amministrazione Obama - in un primo accordo tra le due parti. Ed è noto che
    il governo di Benyamin Netanyahu, come ogni altro esecutivo israeliano, non accetterà mai la nascita di uno Stato palestinese senza aver prima ottenuto
    la rinuncia da parte dell’Anp al diritto al ritorno dei profughi. «Abu Mazen ha sbagliato a cedere alle pressioni di Obama e ad andare alla trattativa con i peggiori sionisti – commenta il dottor Samir –ma noi profughi in Libano vediamo le cose anche dalla nostra prospettiva. Abu Mazen è libero di firmare ciò che vuole, ma noi siamo ugualmente liberi di respingere un accordo che non preveda il diritto al ritorno. E senza l'approvazione dei profughi, il presidente (dell’Anp) ha le mani legate. Abu Ammar (lo scomparso presidente Yasser Arafat, ndr) lo sapeva e non abbandonò il consenso nazionale palestinese. Abu
    Mazen lo capirà anche lui, presto o tardi».
    Il suono delle cornamuse degli scout indica che ha avuto inizio la marcia nelle vie di Ein al Hilwe, salutata dall’applauso delle donne alle finestre, di commercianti e passanti, e accompagnata da decine di militanti armati delle principali fazioni palestinesi. Assenti i miliziani di Jund a Sham e Osbat al Ansar, i gruppi qaedisti divenuti una spina nel fianco dell’Olp proprio a Ein al Hilwe e che offrono con le loro azioni il pretesto alle autorità libanesi per mettere in discussione l’accordo che lascia ai palestinesi il mantenimento della sicurezza all’interno dei campi profughi.
    Il ritorno nella terra di Palestina non è l’unico diritto per il quale si battono i profughi in Libano. Le restrizioni fortissime ai diritti civili dei rifugiati sono insopportabili. Il Paese dei cedri nel 1948 collaborò alla stesura della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ma la condizione dei profughi è terribile e si aggrava con il passare degli anni, a causa delle perenni tensioni demografiche che lacerano il Libano e del rifiuto totale, imbevuto di razzismo, di una parte delle forze politiche verso i palestinesi giunti nel paese 62 anni fa.
    A turno i vari partiti (ad eccezione di quelli della destra cristiana) affermano di voler contribuire a risolvere il problema ma sul terreno non cambia nulla. Un palestinese oltre a non poter svolgere decine di lavori, non può avviare alcuna attività o acquistare una proprietà senza ricorrere ad un prestanome libanese. Inoltre ha una limitata possibilità di movimento e nessuna assistenza sociale e sanitaria pubblica.
    Il 30 maggio saranno in 5mila a partecipare alla «Marcia per i diritti dei palestinesi». Partiranno da ogni città del paese e si raduneranno sotto il Parlamento a Beirut per esortare i deputati a dare seguito alle promesse che hanno fatto tante volte e che mai hanno rispettato. «Vogliamo i diritti civili per vivere una esistenza dignitosa, da esseri umani – spiega Fadel Abu Khias - ma i libanesi devono stare tranquilli, non cerchiamo la naturalizzazione, in questo paese ci consideriamo ospiti, la nostra terra è la Palestina ed è lì che ritorneremo».


I COMMENTI:
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  • Non so'che malattia e',o se e'tale,quella di dire tutto citando fatti che sono il contrario di tutto.Sei contro il sionismo pero'simpatizzi per i sionoisti cosidetti di sinistra,sei antisionista da quello che dici,ma forse sei solo contrario perche'altrimeti sei troppo radicale.Sei contro il sionismo e citi fatti abusati e ripresi classici della storia sionista.
    Es.Baghdad e'stata una capitale dell'ebraismo per secoli,il problema e'nato con l'avvento del sionismo e con i numerosi attentati portati dal sionismo stesso,per sua ammissione,al fine di creare
    una frattura all'interno del mondo arabo e per fare pressione sulle comunita'ebraiche per indurle ad emigrare in israele.
    Il pogrom di hwebron,non sai di cosa parli.Infatti e'uno degli esempi addotti dai sionisti,compresi gli amici dell'unita',per giustificare la campagna di pulizia etnica che inizia negli anni trenta,sotto la protezione dell'esercito britannico.(forse canche questo ti sfugge).Gli ebrei immigrati avevano iniziato a comprare la terra dai khan turchi e dai ricchi palestinesi.Dopodiche'buttavano fuori le popolazioni di contadini poveri.In piu'si avvalevano delle leggi coloniali britanniche,loro erano immigrati di eccezione,per il possesso ed il mantenimento della terra,cioe'potevano fare come gli pareva.E gia'a fine anni venti le usurpazioni sioniste erano soffocanti e l'intolleranza verso i 'nuovi ebrei'andava di pari passo con l'inizio della resistenza verso i colonialisti classici che li proteggevano.Violenze,espropri,nuove unita'coloniali(kibbutz)che gestivano la terra affidatagli dal governo imperiale britannico estromettendo i nativi,erano gia'attivi negli anni venti,cosi'come le prime unita'coloniali sioniste,armate di tutto punto ed istruite da militari britannici.infatti la resistenza palestinese nasce negli anni trenta,non solo nel .64.Hebron e'l'esempio piu'sfacciato della propaganda sionista,specialmente per motivare l'orribile situazione di repressione attuale.Dove nell'94 il dottor Goldstein,texano,studioso dell'Atora',penso' di mettere in pratica il libro di Giosue',il dio degli eserciti,uccidendo a fucilate venti palestinesi durante la preghiera nella spianata davanti alla moschea.Tu si che conosci la storia.,quella che ti raccontano i sionisti dell'unita'o quei falliti al seguito di Bertinotti.Fino ad arrivare alla chicca finale:i sionisti alleati dei fondamentalisi islamici,dove Hamas e'la parte fondamentalista.israeliani e americani ebbero subito le mani morse dalla sussidiata Hamas.Mai errore fu'piu'grande.
    Infatti abbiamo il 97% degli israeliani(assumendo mper ottimismo che il 3%non sia sionista)che sono oggettivamente alleati dei fondamentalisti,cioe'dei palestinesi,che hanno votato per il 65%a favore di Hamas.Non entro nei dettagli perche'le notizie tu le prendi dal sionismo moderato,ma se l'ANP non mantenesse(o manteneva )in Palestina 200000 posti di lavoro,cioe'l'unico lavoro esistente la',forse il successo degli islamici sarebbe stato ancora maggiore.Quindi abbiamo un alleanza tra israeliani e palestinesi o tutte due sono vittime dello stesso male?peccato che uno dei due stia pre scomparire dalla storia,ma in fin dei conti si e'trattato di un contenzioso,la terra,che apparteneva a tutti due.Ecco,se esiste una logica,seguendola in quello che scrivi,siamo tornati all'equidistanza.
    Il papa a malapena riconobbe i crimini.Ma non c'entra niente una sua centralita'nella assunzione di responsabilita'.La Teologia della liberazione esisteva gia'da molto prima e non era riconosciuta.
    di nuovo.Oltre a pescare le definizioni al di fuori del contesto-Sahid usa tale definizione per spiegare la struttura del consenso creato in occidente(leggi l'unita',potresti fare lo sforzo di leggerti gramsci)-studiati Sahid,non lo citare a pappagallo.
    Ancora fai casino tra il progetto politico,imperialista,e il piano individuale,di migliaia di ebrei che ascoltarono le chimere sioniste,quando potevan avere giustizia nell'Europa che aveva messo all'indice il nazifascismo.Ma anche qui Voltaire fa eccezione nel caso di Israele.Che appunto,per quelli come te,i buonisti,continua ad agire al di sopra della comunita'internazionale,grazie alla distorsione mediatica portata avanti non solo dall'AIPAC,ma anche dalle piu'accettabili colombe come i suoi intelletuali Grossman Yeoshua etc,la sinistra sionista che ,nel nome del moderatismo e del buonismo,trova ampio spazio nella stampa di centrosinistra e non solo.Concetto di imperialismo,di nazione,di cittadinanza,di autodeterminazione,di guerra e di consenso,rimozione delle vittime.Tutto in salsa rosa,tutto spiazzato dalla ricerca del compromesso,pena la esclusione.La banalita'ridicola esiste anche in politica e vuole soppiantare la cultura storica della sinistra in tempi berlusconiani,e si chiama buonismo.Berlusconi sta'per passare,ma i danni restano.
    Secondo me,alla tua eta',tutto questo buonismo ti fa da male. 25-05-2010 01:55 - mauro
  • Ricordo comunque che non ho mai negato che il sionismo sia un'ideologia nazionalista aggresiva )del resto è nata nel secolo del colonialismo) e come tale io la condanno nè più nè meno di altri nazionalismi. 24-05-2010 19:16 - paolo1984
  • Sarebbe pure intressante conoscere la vicenda della nave Exodus nel'47 (dubito che gli ebrei a bordo di quella nave speronata dagli inglesi fossero "agenti dell'imperialismo") e della nave St Louis nel 1939 carica di più di 900 ebrei tedeschi che persino gli USA di Roosevelt rifiutarono di accogliere.
    Questo ribadisco non giustifica minimamente ciò che i palestinesi hanno subito e continuano a subire, ma serve per capire la storia.
    Non mi sorprende affatto che alcuni volessero una nazine e che abbiano anche commesso nefandezze per ottenerla così come non mi stupisce che alcuni palestinesi ricorrano ala violenza per rivendicare i loro diritti e ribellarsi ad un'oppressione intollerabile.
    va detto che l'antisemitismo europeo era funzionale al sionismo e un suo alleato oggettivo in quanto dimostrava ciò che i sionisti dicevano sukl fatto che gli ebrei non sarebbero mai stati al sicuro nei paesi in cui pure vivevano da secoli. E poi le discriminazioni antisemite (in particolare quelle naziste che consideravano gli ebrei una razza) spingevano gli ebrei a sentirsi irrimediabilmente "diversi", "separati" dal resto dei connazionali e indesiderati e questo faceva il gioco dei sionisti.
    Oggi sono alleati oggettivi sionisti e fondamentalisti islamici e pure qualcosa di più in quanto negli anni 80 Israele finanziava sottobanco Hamas per indebolire la laica OLP. 24-05-2010 19:12 - paolo1984
  • Forse non leggerai mai la mia risposta, ma non importa.
    Quelle scuse sono arivate dopo 500 anni e non mi risulta che l'intero mondo cattolico si strugga per il massacro degli indios, se giri internet troverai tanti siti di cattolici tradizionalisti che minimizzano e giustificano ogni crimine commesso dalla Chiesa Cattolica nella storia.
    E poi la religione cattolica ha una sua gerarchia ben precisa al cui vertice c'è un Papa che quando parla ex cathedra è infallibile per dogma: questa struttura rigida è stata causa di molti scismi all'interno del Cristianesimo, ma permette alle gerarchie di scusarsi, di fare "mea culpa" (mi riferisco a Wojityla nel 2000) a nome di tutti i fedeli (che però ovviamente continuano ad avere le loro idee), niente di simile c'è nell'ebraismo (e nemmeno nell'islam), non esiste un "Papa degli ebrei" (o degli islamici) che possa fare un mea culpa a nome di tutti i credenti, non c'è un autorità religiosa ebraica che possa condannare il sionismo in maniera vincolante per ogni ebreo credente, non esiste il dogma dell'infallibilità nell'ebraismo e nell'islam: se un rabbino del Neturei Karta dice in nome della santa torah e del talmud che il sionismo è cattivo può essere smentito da un altro rabbino ultraortodosso, o da un rabbino amico dei coloni che brandiscono gli stessi libri (è notorio che ai testi sacri puoi fargli dire ciò che vuoi) e il parere di uno, dal punto di vista religioso, vale come quello dell'altro (fermo restando che ognuno è convinto di seguire la Torah e il talmud come tutti i cristiani delle diverse confessioni sono convinti di seguire il vangelo). sta alla coscienza del singolo credente scegliere quale "ebraismo" seguire.
    La riflessione ebraica di critica al nazionalismo aggressivo e para-religioso sionista che tu auspichi e che vorrei anch'io per un nuovo umanesimo ebraico (riflessione che Avraham Burg ha iniziato almeno in parte nel suo saggio "sconfiggere Hitler" e che lo storico Zeev Sternhell porta avanti pur non arrivando all'antisionismo del suo collega Pappe) comunque non riguarderà mai l'insieme dei credenti o delle persone di cultura ebraica (più o meno laica e secolarizzata) perchè nell'ebraismo non c'è un'autorità centrale paragonabile a quella cattolica che fissi (magari a suon di concilii) l'interpretazione corretta della dottrina e dei sacri testi e che sia vincolante per tutti i credenti (tra l'altro lo scisma protestante avvenne ptoprio perchè Lutero, tra le tante cose, diceva che il singolo cristiano poteva e doveva leggere la Bibbia e interpretarla liberamente senza la mediazione della Chiesa, ecco pechè nell'ambito della riforma protestante ci sono così tante confessioni diverse).
    non ho mai scritto che i palestinesi sono "barbari e incivili", non ho mai negato l'oppressione che subiscono per mano israeliana, non ho mai negato la criminalità delle azioni dell'esercito israeliano dico che i palestinesi, storicamente, sono "vittime delle vittime" (definizine non mia, ma di Edward Said), essere stati vittime certo non giustifica nulla, è solo una definizione che sintetizza i fatti e aiuta a capire perchè succede quello che succede. E ripeto: non mi meraviglia che chi storicamente faceva parte di una minoranza tollerata, ma malvista (specie in europa) sempre a dover dipendere dalla benevolenza dei potenti ad un certo punto abbia deciso (una parte di loro) di non voler più dipendere da nessuno e abbia fatto di tutto per riuscirci. questo non giustifica nulla, ma serve per capire gli eventi storici.
    T'informo però che gli ebrei iracheni vittime di un pogrom a Baghdad nel 1941 non occupavano le terre di nessuno (vivevano in iraq da secoli) e non opprimevano nessuno.
    Non opprimevano nessuno neanche gli ebrei che vivevano, ad Hebron nel 1929 (morirono in 67, ma va detto che ben 400 si salvarono rifugiandosi in casa dei vicini arabi, leggiti l'amante palestinese di Selim Nassib, un romanzo storico che vale come un saggio).
    Gli ebrei solidali con i palestinesi non mancano da Uri Avnery a Zvi Schuldiner e il grande Moni Ovadia, i pacifisti di gush shalom, le organizzazioni ebreiche europee contro l'occupazione e per una pace giusta.
    La stampa internazionale la conosco, l'Unità pubblica spesso gli articoli di Robert Fisk (giornalista di The Independent) sul Medio Oriente.
    io con la mia testa ragiono benissimo, non ti preoccupare.
    Viva il compromesso di Ginevra che almeno finora è la sola alternativa credibile ad un prresente e ad un futuro di guerra e violenza priva di prospettive.
    israeliani e palestinesi sono condannati a vivere insieme, prima lo capiscono meglio sarà. 24-05-2010 18:32 - paolo1984
  • Questa e'l'ltima volta che ti rispondo>non li faccio per te,man per qualche lettore del manifesto che ,come spesso succede di questi tempi,non capisca piu'se le voci che girano su questi spazi una volta ben definiti,siano andate incontro ad una mutazione(alleli recessivi che affiorano nella pochezza genetica)o siano invece nuove voci,testimonianze dei tempi(miseri) che sono.
    Quando utilizzano la definizione italiano(per qunto me ne puo'fregare)per discriminare gli immigrati,come
    cittadino italiano mi vergogno e sento il dovere,non personale(la traccia e'completamente diversa)ma civile e politico di chiedere scusa.Se usano il termine 'Italiani'per massacrare gli abissini,mi fa ribrezzo e combatto contro questa 'italianita'.Qualcuno in Abissinia,che era italiano,combatte'contro i fascisti a fianco della popolazione locale.(In Etiopa ci sopno molti popoli).Italiani che hanno combattuto in Spagna a fianco di repubblicai comunisti anarchici quando il fascismo dava man forte a Franco.Le brigate partigiane si chiamavano anche allora'brigate Garibaldi'Come riconoscimento delle virtu'militari italiche da contrapporre al fascismo.Se non ci fossero stati centinaia di italiani che diedero la loro vita contro il fascismo,mi sarei vergognato che la mia cultura e la mia storia(non in senso nazionalista)siano servite a bandiera del fascismo od altre nefandezze.Quindi le comunita'ebraiche a dichiarare non dico la solidarieta'ai Palestinesi(non sono tempi tanto formidabili questi),ma a distaccarsi pubblicamente da chi utilizza la loro religione e cultura(e non importa se costoro sono cittadini svedesi e di tutto il mondo,anzi a maggior ragione)per costituire dei miti che sostengono un sistema sanguinario,questo non appartiene solo alle coscienze individuali.Tanto per farti capire,non so se ci riusciro'visto che Furio Colombo o Concita hanno piu'presa di me,nel 1992 ilmondo cattolico si pose il problema(un po in ritardo)di chiedere scusa per la conquista delle Americhe.Era il segno di nuove coscenze all'interno della chiesa cattolica,che riconoscevano socialmente l'importanza del cristanesimo allorquando si mobilitava per gli oppressi.
    Non vedo perche'l'ebraismo,in frangenti tanto drammatici,non si deva porre il problema.E'un problema storico,non offende le coscenze individuali.
    Quello che invece spicca di te,lettore dell'unita',e'che quando si parla di Israele ed Ebraismo questo e'tabu',bisogna fare come al solito delle eccezioni,come se la morale.l'etica ,l'impegno fossero in questo caso indatti.E'quello che predica la propaganda mediatica quando si tocca ilmedio oriente,propaganda mediatica che distorcendo la percezione della realta',si propone di far passare l'altro,in questo caso palestinese,come barbaro ,incivile,pronto a farsi esplodere in un bus di bambini,storicamente immaturo.Che infatti non e'all'altezza di comprendere le grandi tragedie che hanno spinto i loro feroci e barbari oppressori colonialisti a dover fare quello che fanno.Cioe'assediare,bombardare scuole,asili,case,distruggere coltivazioni,umiliare fisicamente e distruggere moralmente per terrorizzare una popolazione,costringerla a ribellarsi e poi ricacciarla utilizzando una terrificante e sistematica vilolenza militare.Mentre tutti pensano ai pochi danni che a volte anche loro,i colonialisti, possono patire da un popolo che non vuole sottomettersi.Storicamente immaturo al punto da rifiutare quei pochi appigli alla pace che gi vengono generosamente offerti dai loro aguzzini.Immaturo,certo perche'soffrono come cani quei poveretti anche se non ti spiegano il perche',al punto che altri e'bene che intervengano a decidere per loro.
    Piu'chiaro di cosi'l'Unita'non te lo spiega.I loro intellettuali sono solo 'militanti'e vengono sterminati perche'scelgono la violenza e la loro gente 'terrorista'quando decide di resistere.In Palestina e'difficile che venga ammazzato un innocente,puo'succedere,ma in questi casi la colpa e'anche di Hamas,FPLP o chi per loro che li mandano avanti.Un sano compromesso e'quello che puo'risolvere la situazione.Mentre gli intellettuali israeliani,quelli di regime non quei pochi antisionisti scappati all'estero,possono andare a parlare di pace alle platee internazionali.Meglio se durante le fiere del libro.
    Libri che dopo aver letto faresti bene ad analizzare nel loro contesto reale,se ancora la lampadina non ti si e'fulminata.
    E per ultimo:per vincere le ultime elezioni,i macellai israeliani, Barack, Olmert, Livni tutti uguali tra loro ed ad altre bestie criminali come sharon,hanno fatto a gara a massacrare la popolazione araba per distinguersi di fronte al loro elettorato.Che poi ha premiato addirittura quelli ancora piu'a destra.Israele non e'uno stato,e'prima di tutto un esercito con uno stato,dicono i palestinesi.E come tutti i regimi militari si coltiva un consenso di massa.
    Solo L'Unita'.repubblica .il corriere ed altre sconcerie vedono le armi dei militanti palestinesi in primo piano come il pericolo principale per la 'pace'.
    Ma la stampa internazionale.The guardian,the independent,le monde diplomatique li conosci?
    Cerca di levarti il prosciutto dagli occhi e di ragionare un po con la testa.
    WWWW i patti di Ginevra! 24-05-2010 02:40 - mauro
  • Un'altra cosa sugli intellettuali e in particolare gli artisti: Ezra Pound era fascista, ma resta un grande poeta, Celine era nazistoide e antisemita, ma rimane uno scrittore importante.
    Un artista può anche avere idee orribili e per quelle si merita di essere mandato affanculo. ma non per questo bisogna mandare affanculo la sua opera artistica.
    Distinguere sempre tra l'artista e la persona che come tutti può fare e dire cose discutibili e talora tragicamente sbagliate.
    Non è facile, ma penso sia giusto farlo. 23-05-2010 15:33 - paolo1984
  • Senza contare che l'ebraismo proprio come il cristianesimo e l'islam ha all'interno correnti diverse (ci sono ebrei ortodossi sia sionisti che antisionisti, c'è l'ebraismo riformato, quello masoretico, quello laico-umanista, certe sinagoghe riformate ammettono i rabbini donna altre più conservatrici no ecc..)) e tutti hanno idee diversissime su cos'è la religione ebraica, come va vissuta e sul rapporto con lo stato d'Israele.
    E poi ovviamente ci sono atei e agnostici cui non frega nulla di queste questioni e hanno tutto il diritto di fregarsene.
    e tu vuoi spiegare a tutti questi cosa devono fare per salvare la loro religione? Ma poi perchè mai la religione (l'ebraismo e anche le altre) meriterebbe di essere salvata? 23-05-2010 14:44 - paolo1984
  • Ti ripeto che Furio Colombo non scrive più sull'Unità da un pezzo, scrive regolarmente su Il Fatto Quotidiano.
    Gentile e Condorcet non c'entrano nulla col mio discorso, le loro morti sono avvenute in epoche e contesti totalmente diversi dall'attuale. gli intellettuali non si boicottano vuol dire che prima si ascoltano poi magari si contestano e si mandano anche affanculo, ma prima si ascolta quel che hanno da dire e ribadisco vale per quelli israeliani come per tutti.
    Mi accusi di avere la presunzione di sapere cos'è meglio per i palestinesi e poi ti metti a spiegare agli ebrei cosa dovrebbero fare per salvare la loro religione? ma ti è mai venuto in mente che non tutte le persone di origine ebraica sono religiose? Che ci sono atei e agnostici ai quali non solo non frega nulla della religione ebraica, ma se ne fregano pure di Israele e del sionismo? Le persone di origine ebraica come tutti hanno idee diverse sul sionismo, sulla religione, su Israele e come tutti hanno il diritto di averle. Che poi continuo a non capire perchè un cittadino italiano di origine ebraica dovrebbe sentirsi responsabile per quel che combina il governo israeliano..solo perchè quelli si definiscono "stato ebraico?" embè? nessuno pretende che un italiano di origine cinese si senta in colpa per le repressioni in Tibet, nessuno pretende che i tedeschi di origine turca si sentano in colpa per la questione curda..poi se gli ebrei italiani si sentono reponsabili e vogliono testimoniare la loro contrarietà al governo israeliano possono farlo e il gruppo Ebrei contro l'occupazione meritoriamente lo fa, ma sono decisioni che attengono la coscienza dei singoli. gli ebrei italiani sono cittadini come gli altri e come tutti hanno diritto di pensarla come vogliono su Israele, il loro dissenso o il loro consenso alle politiche israeliane non vale nè più nè meno di quello di qualunque altro cittadino.
    Certo vale sul piano "simbolico" , ma pretendere che ogni persona di origine ebraica del mondo, atea o religiosa, si senta colpevole per azioni commesse dal governo e dall'esercito di una nazione che non è neanche la propria è ingiusto e anche ridicolo: e le persone che hanno solo il padre ebreo (secondo la tradizione l'ebraismo si trasmette per via matrilineare), dovrebbero sentirsi "mezzi colpevoli"?
    E comunque quando ho parlato di fanatici mi riferivo agli ebrei ortodossi (sia quelli sionisti che quelli antisionisti) non certo alle reti di ebrei contro l'occupazione che sono composte per lo più da persone laiche e di cultura secolarizzata.
    E anche per quanto riguarda gli ebrei cittadini israeliani essi non sono certamente il loro governo così come i palestinesi non sono Hamas.
    Su de giovannangeli pensa quello che ti pare, non m'interessa.
    io continuerò a credere nel compromesso politico e nell'Intesa di Ginevra anche perchè alternative concrete non ce ne sono. 23-05-2010 14:30 - paolo1984
  • Gli intellettuali non si boicottano?Allors nremmrno quelli che soctenevano il nazimo o il fascismo.gli intellettuali costituiscono gli assetti del potere dominante.
    Il monopolio mediatico dell'opinione pubblica secondo te sono tutti poeti ed anime belle?Gentile fu ammazzato,chissa'perche',ma anche Condorcet fini'alla ghigliottina.E'dai tempi di Machiavelli che gli intellettuali si dividono per il principe o contro.Non si boicottano intellettuali che mettono il loro prestigio o visibilita' a servire regimi e dittature,a farne da cassa di risonanza?Bravo,sono tutti uguali,bisogna essere 'ragionevoli'.nella vita si e'partigiani diceva Gramsci,una parte si prende e ce se ne assume la responsabilita'.Specialmente quando fai da ideologo ad un regime sanguinario.
    Furio Colombo ha lasciato l'unit'nel 2007 ,ma continua a scriverci e a far pesare la sua opinione nel medioriente.
    Mai letto niente nel 2009 per esempio?Mai letti gli editoriali terroristici di Giovannangeli durante i bombardamenti di Gaza,quando descriveva i pericoli a cui andavano incontro i soldati israeliani durante l'invasione di terra?si parla sem[re delle perdite subit dagli imperialisti o invasori,in secondo piano quelle della poplazione civile.Forse adesso,dopo qualche altro migliaio di palestinesi massacrati, si sara
    'pentito.In Italia e'una maniera di far carriera.Appunto,un intellettuale del principe.
    ma dubito che tu abbia capito qualcosa di tutta questa questione a parte i tuoi propositi 'morali'per un compromesso tra vittime ed aguzzini,volpi e galline.
    Bla bla bla bla bla bla bla bla
    quanto sei buono.Ma tu una parte l'hai presa,sei per dare una mano agli israeliani buoni,quelli di Meretz,i sionisti di sinistra.
    Giuramento di fedelta'al sionismo all'incontrario?
    Ma ci sono comunita'ebraiche che hanno detto chiaraemte non in mio nome,cioe'non sfruttate l'Ebraismo per scopi politici e coloniali e per questo tutti gli ebrei si dovrebbero pronunciare,se tengono alla loro religione(perche'sono ebrei)contro un utilizzo di questa fanatico e sanguinario.
    Dove'il messaggio messianico ebraico nel sionismo?Le varie reti di ebrei contro l'occupazione sono quindi radicali e fanatiche,non ho capito.
    E per i Naturei Karta,mi sembra che anche tu con tutto questo ondeggiare tra colonialismo,religione,genocidio,responsabilita storiche,non e'che il concetto di cittadinanaza c'e'l'hai pproprio chiaro.Forse dovresti smettere di leggere l'Unita'e leggiti qualche pagina di Sahid,anziche'citarlo a sproposito.Anche studiare il vecchio Marx tu farebbe bene.
    Che se lo studiasse anche Concita.Paga il conto all'Enel per favore.,senno ti staccano la corrente 23-05-2010 01:24 - mauro
  • Va' detto che anche in Marocco dove vivono circa 3000 ebrei (ma prima del '48 erano di più) è un ottimo esempio di convivenza pacifica: durante la seconda guerra mondiale fu lo stesso re del Marocco a proteggere gli ebrei marocchini dai collaborazionisti di Vichy.
    I problemi non sono mancati sia nel 1948 che nel 2003 quando attentati del terrorismo integralista colpirono obiettivi ebraici a Casablanca.
    Ma tutto sommato la situazione è tranquilla.
    Comunque questo non cambia il fatto che il ritorno di tutti i profughi palestinesi in Israele è impossibile da attuare senza violenza. 22-05-2010 22:54 - paolo1984
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