domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
15/05/2010
  •   |   Michele Giorgio, inviato a Ein al Hilwe (Libano)
    Non c’è pace senza i profughi

    «Filistin arabiye, Filistin arabiye… forza, ripetiamo tutti insieme...Filistin arabiye». Nuha è solo un’adolescente eppure già insegna la politica a tante bambine del suo campo, Ein al Hilwe (Sidone), nel sud del Libano. Sorridente e
    instancabile, esorta le sue piccole allieve a memorizzare slogan e canti tradizionali palestinesi. «Brava Reema, stai imparando in fretta» dice Nuha rivolgendosi a una bimba ben disposta verso una lezione davvero particolare.
    La sua coetanea Amal, a distanza di qualche metro, tiene un corso di «pronto intervento medico», mostrando a una dozzina di ragazzini come rianimare una persona svenuta o in stato di shock. Nel frattempo riecheggiano, da un megafono tenuto a volume altissimo, i discorsi di attivisti e leader politici «sul futuro della Palestina». È il 62esimo anniversario della Nakba, la «catastrofe» nazionale palestinese. A Ein al Hilwe, come in tutti i campi in Libano, andranno avanti per due giorni le commemorazioni per la perdita della terra che, per ogni
    profugo, coincide con la fondazione dello Stato di Israele e il contemporaneo
    esilio per quasi 800mila palestinesi, fuggiti o espulsi durante la guerra del 1948 (ora i profughi sono oltre quattro milioni).
    Nello stadio di Beirut, oggi migliaia di persone comporranno con 6.500 kufieh (il fazzoletto a scacchi bianchi e neri, simbolo della lotta palestinese) un gigantesco numero 194, in riferimento alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che sancisce il diritto dei palestinesi a far ritorno nella loro terra d’origine. Diritto che lo Stato d’Israele respinge con forza sostenendo di voler conservare il suo «carattere ebraico».
    «Per noi questo giorno non è e non sarà mai come gli altri» dice il dottor Samir, 33 anni, con una laurea in medicina conseguita in Russia. «Tutti noi siamo cresciuti nel rispetto della memoria storica che ci è stata tramandata dai genitori e dai nonni. E altrettanto faremo con i nostri figli» spiega il medico indicandoci un gruppetto di bambini e bambine, con la maglietta nera e la kufieh al collo, che davanti a noi già muovono con perfezione i passi della dakbe, la danza tradizionale palestinese, al ritmo di un motivo nazionalistico.
    Per i 70mila profughi di Ein al Hilwe e gli oltre 300mila negli altri campi, commemorare nel miglior modo possibile la Nakba non è un semplice rito, ma il momento culminante della conservazione e protezione dell’identità nazionale palestinese. Un giorno in cui le divisioni, le spaccature laceranti che oggi dividono i palestinesi scompaiono e un popolo intero, in esilio in Libano o in altri paesi o residente nei Territori occupati, ritrova la sua piena unità nazionale. Un giorno in cui il movimento islamico Hamas e il partito Fatah non sono in lotta per il potere ma uniti, per una volta, sotto i colori della bandiera palestinese.
    Nell’anniversario della Nakba non c’è spazio per la corruzione che dilaga nell’Anp a Ramallah o per i propositi di islamizzazione di Gaza che mostra Hamas. Fadil Abu Khias, insegnante in una delle dieci scuole di Ein al Hilwe, prova a spiegarci cosa vuol dire per un palestinese in esilio la memoria della «catastrofe». «Un volta – ricorda Fadil - (la scomparsa premier israeliana) Golda Meir, parlando della Nakba, rassicurò la sua gente affermando che un giorno i palestinesi più anziani sarebbero morti e quelli giovani avrebbero dimenticato. Ma commise un grande errore perché la Nakba è nel nostro dna, come  l’Olocausto per loro (gli ebrei)».
    Da Ramallah arrivano notizie poco tranquillizzanti per le aspirazioni al ritorno
    dei profughi palestinesi in Libano. Sebbene circondate da un profondo scetticismo, le trattative indirette, partite da qualche giorno, tra il governo
    israeliano e l’Anp potrebbero sfociare - specie se ad imporlo sarà  l’Amministrazione Obama - in un primo accordo tra le due parti. Ed è noto che
    il governo di Benyamin Netanyahu, come ogni altro esecutivo israeliano, non accetterà mai la nascita di uno Stato palestinese senza aver prima ottenuto
    la rinuncia da parte dell’Anp al diritto al ritorno dei profughi. «Abu Mazen ha sbagliato a cedere alle pressioni di Obama e ad andare alla trattativa con i peggiori sionisti – commenta il dottor Samir –ma noi profughi in Libano vediamo le cose anche dalla nostra prospettiva. Abu Mazen è libero di firmare ciò che vuole, ma noi siamo ugualmente liberi di respingere un accordo che non preveda il diritto al ritorno. E senza l'approvazione dei profughi, il presidente (dell’Anp) ha le mani legate. Abu Ammar (lo scomparso presidente Yasser Arafat, ndr) lo sapeva e non abbandonò il consenso nazionale palestinese. Abu
    Mazen lo capirà anche lui, presto o tardi».
    Il suono delle cornamuse degli scout indica che ha avuto inizio la marcia nelle vie di Ein al Hilwe, salutata dall’applauso delle donne alle finestre, di commercianti e passanti, e accompagnata da decine di militanti armati delle principali fazioni palestinesi. Assenti i miliziani di Jund a Sham e Osbat al Ansar, i gruppi qaedisti divenuti una spina nel fianco dell’Olp proprio a Ein al Hilwe e che offrono con le loro azioni il pretesto alle autorità libanesi per mettere in discussione l’accordo che lascia ai palestinesi il mantenimento della sicurezza all’interno dei campi profughi.
    Il ritorno nella terra di Palestina non è l’unico diritto per il quale si battono i profughi in Libano. Le restrizioni fortissime ai diritti civili dei rifugiati sono insopportabili. Il Paese dei cedri nel 1948 collaborò alla stesura della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ma la condizione dei profughi è terribile e si aggrava con il passare degli anni, a causa delle perenni tensioni demografiche che lacerano il Libano e del rifiuto totale, imbevuto di razzismo, di una parte delle forze politiche verso i palestinesi giunti nel paese 62 anni fa.
    A turno i vari partiti (ad eccezione di quelli della destra cristiana) affermano di voler contribuire a risolvere il problema ma sul terreno non cambia nulla. Un palestinese oltre a non poter svolgere decine di lavori, non può avviare alcuna attività o acquistare una proprietà senza ricorrere ad un prestanome libanese. Inoltre ha una limitata possibilità di movimento e nessuna assistenza sociale e sanitaria pubblica.
    Il 30 maggio saranno in 5mila a partecipare alla «Marcia per i diritti dei palestinesi». Partiranno da ogni città del paese e si raduneranno sotto il Parlamento a Beirut per esortare i deputati a dare seguito alle promesse che hanno fatto tante volte e che mai hanno rispettato. «Vogliamo i diritti civili per vivere una esistenza dignitosa, da esseri umani – spiega Fadel Abu Khias - ma i libanesi devono stare tranquilli, non cerchiamo la naturalizzazione, in questo paese ci consideriamo ospiti, la nostra terra è la Palestina ed è lì che ritorneremo».


I COMMENTI:
  pagina:  3/5  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • "Quegli israeliani che non sono d'accordo,cioe',per farti capire,che non accettano la convivenza,tenuto conto che la maggior parte di loro ha due o tre passaporti in tasca,se ne possono tornare da dove sono venuti."mauro

    La fai facile tu, forse fingi di ignorare che circa metà degli ebrei israeliani sono ebrei orientali, originari di Paesi arabi, uomini, donne, famiglie intere (proprio come i profughi palestinesi e tra l'altro nemmeno loro mi sembra siano stati accolti proprio a braccia aperte dai governi arabi) arrivati in Israele in gran parte dopo il 1948 non certo come "agenti" di chissà cosa, ma perchè costretti, perchè ritenuti "indesiderabili" spesso vittime di rappresaglie e ritorsioni nei Paesi d'origine dopo la Nakba e pure prima (a Baghdad ci fu un pogrom nel giugno 1941 mentre in Europa accadeva quello che sappiamo), pensi che per loro sarebbe facile tornare nei Paesi d'origine?, verranno accolti a braccia aperte dal resto della popolazione dopo che sono passati al "nemico sionista"? Io ne dubito.
    Ti ripeto che le cose sono più complesse di come forse le immagini tu, gli israeliani non se ne andranno mai di loro spontanea volontà e il compromesso, piaccia o no, è l'unica strada. 22-05-2010 21:38 - paolo1984
  • Chiarimento numero 3. sono a conoscenza del fatto che i coloni cristiani bianchi non si sono limitati a "sottomettere" i nativi, ma li hanno sottoposti a massacri, violenze, pulizia etnica tutto in nome del destino manifesto. Prima che qualcuno mi rimproveri di essermene dimenticato o di fare negazionismo voglio chiarire che non è mia intenzione negare questi fatti storici 22-05-2010 16:25 - paolo1984
  • Chiarimento numero 2: per comodità ho parlato di antisemitismo solo in riferimento agli ebrei perchè nel linguaggio comune è inteso in questo senso, ma so che pure gli arabi sono popoli di origine semitica, ebraico e arabo sono lingue semitiche. Anche se gli ebrei non sono più un'unica etnia. 22-05-2010 14:39 - paolo1984
  • Chiarimento: quando ho detto che gli ebrei ortodossi credono ciecamente alla Bibbia, mi riferivo nello specifico alla bibbia ebraica (tanakh), ma ribadisco che per me i fondamentalisti religiosi sono tutti uguali, a prescindere dalla religione. e i fondamentalisti dei tre monoteismi sono particolarmente pericolosi. 22-05-2010 14:19 - paolo1984
  • Stai travisando tutto quello che ho detto, innanzitutto contrariamente a quanto pensi il sionismo non mi piace (solo non faccio fatica a capire perchè alcuni ebrei hanno sentito il bisogno di uno Stato loro così come non faccio fatica a capire la nascita della guerriglia palestinese) così come non mi piacciono tutti i nazionalismi specie se hanno venature o giustificazioni religiose o para-religiose, il sionismo non mi piace come non mi piace "il destino manifesto" in nome del quale i coloni cristiani bianchi hanno sottomesso i nativi americani, non mi piace nè più nè meno di ogni altro nazionalismo aggressivo e se non permetto che venga messo in dubbio il "meno" non accetto neanche che si pretenda un "di più". ho detto e lo ribadisco per l'ennesima volta che il ritorno di TUTTI i profughi in Israele è impossibile da realizzare senza scatenare una guerra. Chiarisco inoltre che non sono un non violento a oltranza dico solo che la violenza nel contesto medio-orientale non serve a nulla (di sicuro non serve ai palestinesi, ma neanche agli israeliani) ed è controproducente (d'accordo con me Nusseibeh, Hanan Ashrawi e Mustafa Barghuti). Ho detto anche più volte che lo stato binazionale sarebbe stata la soluzione ideale, ma oggi è irrealistica perciò l'unica alternativa è il compromesso politico: gli israeliani non se ne andranno mai e i palestinesi nemmeno.
    Shulamit Aloni è una lei, non un lui.
    Quando ho detto che non si può pretendere che un palestinese faccia certe analisi ovviamente non mi riferivo agli intellettuali palestinesi (ma bisogna spiegarti proprio tutto?), ma alle persone comuni che vivono nella povertà imposta dal blocco economico. trovo che chi come noi ha la fortuna di non vivere là e di non essere coinvolto direttamente possa e debba analizzare le cose con un certo distacco emotivo.
    So benissimo che la soluzione dei problemi delle minoranze etniche o religiose perseguitate va risolta dentro gli stati in cui queste minoranze si trovano, ma non viviamo nel migliore dei mondi possibili viviamo in QUESTO mondo e quando la Storia prende certe direzioni bisogna prenderne atto: io sarei stato contentissimo se l'antisemitismo non ci fosse mai stato, sarei stato contentissimo se i principi illuministici e socialisti (che dell'Illuminismo sono figli almeno quanto il liberalismo) avessero conquistato il mondo intero e i cuori e le menti di ogni essere umano e il sionismo fosse rimasto un movimento minoritario..ma non è andata così.
    Che l'antisemitismo sia un fenomeno prettamente europeo l'ho detto chiaro (ma non è che gli arabi ne siano stati e ne siano del tutto immuni), ma è innegabile che abbia oggettivamente favorito la nascita e il successo del sionismo per la stessa ragione per cui le politiche del governo israeliano favoriscono oggettivamente il fondamentalismo islamico.
    in iran (non sono arabi, ma islamici) vive ancora oggi tranquillamente una vasta comunità ebraica e sono rispettati anche se non hanno i medesimi diritti dei cittadini islamici, quindi come vedi anche la convivenza fra ebrei e musulmani che c'era prima e continua ancora oggi sia pure in misura molto minore (non solo in Iran, ma anche in Tunisia, a Djerba) non mi è sconosciuta.
    Distinguo benissimo tra ebrei e sionisti, forse sei tu che hai qualche difficoltà perchè dici:"e'responsabilita' storica delle comunita'ebraiche di tutto il mondo prendere la larga da Israele,pena la corruzione,come denunciano molti rabbini,dell'ebraismo ortodosso". passi per il Neturei Karta che sono religiosi fanatici (identici ai coloni della Cisgiordania in questo) e quindi hanno qualche difficoltà con il concetto moderno di cittadinanza, ma tu dovresti sapere che gli ebrei europei non devono "prendere le distanze da Israele" più di quanto un europeo o americano di origine cinese abbia il "dovere" di condannare il governo di Pechino per le repressioni in Tibet (tra l'altro è dubbio che gli ebrei abbiano un origine etnica comune, ora di sicuro non sono più un'etnia unica se mai lo sono stati ma lasciamo stare). gli ebrei italiani, francesi o inglesi sono cittadini come gli altri e su Israele hanno il diritto di pensare quello che vogliono come me e te. Spero di sbagliare, ma quello che vorresti tu dagli ebrei della diaspora somiglia pericolosamente a quel grottesco "giuramento di fedeltà al sionismo" che Avigdor Lieberman pretendeva (e giustamente non ha ottenuto) da parte degli arabi israeliani. Tu vorresti (non lo dichiari esplicitamente, ma è lì che vai a parare) che gli ebrei italiani ed europei giurassero fedeltà all'antisionismo, ma in questo sei speculare a Lieberman. Pure a me piacerebbe che gli italiani giurasseo fedeltà all'illuminismo, all'antirazzismo..ma ho paura che sia un tantino incostituzionale.
    Poi mi nomini il Neturei Karta..quelli che ebbero la grande idea di partecipare alla conferenza di Ahmadinejad pro-negazionismo della Shoah, e non si capisce che c'entri l'antisionismo che è una legittima posizione politica (o religiosa nel caso specifico) con la negazione o la minimizzazione ella Shoah che è una falsificazione storica..insomma hanno preso una bella cantonata..del resto cosa vuoi aspettarti da gente che crede ciecamente alla Bibbia come fosse un libro di storia? credimi dai religiosi ortodossi (qualunque religione sia, in particolare i tre monoteismi) è bene guardarsi anche quando dicono cose che condividiamo. la religione è l'oppio dei popoli.
    per quanto riguarda la costruzione delle nazioni, non fai che confermare che nessuna nazione nasce senza lotte e quindi spargimento di sangue.
    So benissimo anche che culturalmente i rom se ne fregano del concetto di Stato o nazione, ho detto chiaramente che non considero lo Stato sovrano la soluzione dei problemi delle minoranze, quegli esempi servivano solo a farti capire la complessità di certe questioni.
    T'informo che nemmeno i sionisti "territorialisti" volevano uno Stato sovrano almeno non necessariamente.
    Solo per correttezza: Furio Colombo non è più all'Unità da un pezzo, scrive sul Fatto Quotidiano dove scrive pure Massimo Fini che su Israele la pensa un po' diversamente da lui. Comunque io Furio Colombo lo apprezzo molto di più quando scrive di economia, immigrazione e politica interna, non c'è bisogno di essere d'accordo con ogni singola opinione di un giornalista per apprezzarlo. Pure Travaglio è filo-israeliano ma su tutto il resto ha ragione. Umberto de Giovannangeli è un ottimo inviato: di recente si è occupato delle armi al fosforo usate da Israele durante Piombo Fuso e dei danni sull'ambiente e sulla popolazione, ha ttrascritto le tstimonianze dei soldati israeliani sull'uso di queste armi e sulle violenze contro i civili, certo non è un militante antisionista, ma questo non ti autorizza a deridere la sua professionalità.
    Trovo però che Colombo abbia ragione quando parla contro il boicottaggio degli intellettuali e accademici israeliani, è giusto (secondo me) boicottare le merci che provengono dalle colonie in Cisgiordania, ma gli intellettuali non si boicottano, vale per Israele, vale per la Cina, vale per l'Iran varrebbe pure per la Germania nazista o per il Sudafrica dell'apartheid, con gli esponenti dell'arte e della cultura si discute, ci si confronta, ci si scontra, ci si litiga, ma non si boicottano MAI.
    Tanto per chiarire: è per questo motivo che trovo vergognoso il comportamento delle autorità israeliane che hanno impedito a Noam Chomsky di parlare all'università palestinese di Birzeit. 22-05-2010 14:04 - paolo1984
  • 'Le cause storiche sono antiche e complesse e chi ha la fortuna di non essere coinvolto nel conflitto ha il dovere di comprendere queste cause. Certo non si può pretendere che i palestinesi di Gaza che sono oppressi dalle bombe e dal blocco economico israaeliano abbiano voglia di fare queste analisi, ma noi dobbiamo farle'
    Piu'chiaro di cosi'.Questa e'la scusa che sionisti e sostenitori del sionismo hanno sempre addottata per normalizzare la conquista della Palestina.L'antisemitismo e'un invenzione delmondo cristiano,non e'mai esistito nel mondo arabo musulmano.La comunita'ebraica di Baghdad e quella di Alessandria,tanto per fare due esempi,contendevano a Gerusalemme il primato di scuole teologiche dell'ebraismo ed il medico e consigliere personale di Salah Addin si chiamava Ben Mahmoun ed e'ancora considerato uno dei grandi teologi dell'ebraismo.
    Perche'ricorrere al colonialismo per fissare un problema che andava fissato nella storia della politica e delle democrazie europee?O ci fai o ci sei,si usa dire.Visto che blateri tanto di illuminismo ,non si capisce questa scelta di risolvere un tale problema ,residuo del nostro oscurantismo.
    I gentiluomini non sono gli ebrei,ma i sionisti.Ancora,per quanto citi dottamente, la distinzione tra i due non ti e'chiara.Ed e'responsabilita' storica delle comunita'ebraiche di tutto il mondo prendere la larga da Israele,pena la corruzione,come denunciano molti rabbini,dell'ebraismo ortodosso:i Naturei Karta non sono molto ben visti dai sionisti.Infatti dubito che sono mai stati intevistati dall'Unita'.
    Anche se la loro vita e'disperata,e, di nuovo, il principio di rappresentanza ti sfugge(strano per un non violento),i palestinesi sono capaci di fare analisi e di prender decisioni per la loro terra,visto che in questo conflitto asimmetrico,sono la parte lesa.Questo punto di vista,cioe'trattare i nativi come bambini,e'tipicamente coloniale ed ipopcrita ed e'quello che conduce alla legittimazione mediatica dei processi di pace.Nonostante leggi Gideon Levy ed Samira Ass
    che sono chiari sull'argomento,mi sembra che non ti hanno aiutato a fare luce se ancora insisti con le posizioni della sinistra sionista.Ma sei sicuro che li conosci?
    Uno stato binazionale:ennesima cazzata.Su quale terra?chi smantellera'le decine di insediamenti che si sono mangiati la cisgiordania,illegali condannati ripetutamente da UN,dalla Convenzione di \Ginevra,da quella dell'AIA e dal diritto internzionale in generale.Come verranno smantellati?Quale governo israeliano lo fara'mai,dopo che tutti i governi per sessant'anni ne hanno spinto e ne spingonola costruzione?
    Quello che ti sfugge e'che questo e'parte del pensiero e programma sionista:piu'terra possibile,con meno arabi possibile a viverci sopra.
    e quello che non ti passa nemmeno per la testa e'l'analisi dello stato sion ista.Uno stato dove l'oppressione e'istituzionale,con leggi razziste e discriminatorie,che non accetta il .diritto internazionale e lo comicizza,unico stato al mondo che muove in continuazione i suoi confini e basato sull'occupazione.Questa analisi le tue letture preferite dai quotidiani italiani non osano farla.Tanta e' la loro preparazione e onesta'intellettuale.
    Su Mao preferirei surclassare perche'siamo al ridicolo.
    Se conoscessi Mao sapresti che la nazione cinese e'stata costruita su una guerra di popolo che ha durato vent'anni e che durante la quale ha costituito la nuova coscienza del popolo cinese. Mica hanno fatto pulizia etnica di certe regioni ed hanno imposto razzismo e fanatismo.Ne'le nazioni europee hanno praticato la pulizia etnica come metodo per costituirsi politicamente.Magari l'assoggettamento politico,ma non si sono costituite come colonie su base etnico-religiosa.A meno che il tuo modello sia la ex Yugoslavia.
    Come fare ad attuare il diritto al ritorno?E'chiaro che molti palestinesi continuerebbero a vivere dove si trovano dopo qualche generazione,ma anche qui le tue letture sono carenti:il diritto al ritorno e'l'atto fondativo del popolo palestinese e si puo'realizzare solo con la fine dell'apartheid.
    Hai paura che la fine dell stato sionista scateni violenza?E'successo in Sud Africa perche'non potrebbe succeder qui.?Gli afrikaneer avevano forse argomenti meno solidi,visto che non portevano addurre nessun antisemitismo per giustificare le loro nefandezze.Mi sembra che di violenza fino adesso se ne sia respirata anche troppa,o no?
    Quegli israeliani che non sono d'accordo,cioe',per farti capire,che non accettano la convivenza,tenuto conto che la maggior parte di loro ha due o tre passaporti in tasca,se ne possono tornare da dove sono venuti.Se fossero arrivati in Palestina per essere parte della comunita'mediorientale anziche'agenti dell'imperialismo,sarebbero stati accettati e la storica cultura di convivenza nella cosidetta Terrasanta non avrebbe avuto soluzioni di continuo.E'quello che ancora oggi i palestinesi auspicano:convivenza.E questo e'un punto etico basilare che come tu mi fai capire,per israele non vale.
    Ed infine Aloni dopo sessant'anni cita Israele come etnocrazia .Ok,grazie.La chiesa ha riconosciuto che la condanna a Galileo era sbagliata nel 92,possiamo pure accettare questa onesta'intellettuale dopo sessant'anni.Ma questo non toglie il fatto che prima di lui e ancora adesso nessuno,se non pochissimi oppositori,nell'establishment israeliano abbiano nemmeno preconizzato la fine dell'occupazione e,soprattutto,uno stato arabo israeliano.Perche'significherebbe la fine dello stato demograficamente puro.Mi sembra che dalle nostre parti ci si preoccupi molto di assecondare il sionismo sotto questo aspetto adducendo l'altra ridicola e grottesca scusa della "sicurezza".
    Infine,e ci dispiace ripeterci ,ma forse ti entrera'in testa,il problema di Sinti,Rom,Curdi,Saharawi non e'quello di uno stato nazionale,specialmente perche i Rom sono nomadici,ma ancora ,quello dell'autodeterminazione.
    Il direttore dell''Unita'e'stato Furio Colombo,che e'ancora editorialista e responsabile per il Medio Oriente.Nel 2007 girava i festival dell'unita'presentando il proprio libro su Israele chiamando al sostegno del popolo di sinistra contro la sua crisi politica temendo per la sua fine.Si guadagno'piu di una contestazione.Per fortuna anche il popolo del PD non era ancora del tutto addormentato.
    Si faceva presentare il suo libro da Giannangeli,inviato(si fa per dire)dell'Unita'in medio oriente.Cioe'si faceva presentare il suo libro da un suo dipendente.Nel faccia a faccia lo scambio di idee e la critica erano assicurate,alla faccia del berlusconismo.Furio Colombo e'il fondatore insieme a Fiano (altro PD)dell'associazione sinistra per Israele.Come non giudicarlo un agit prop de noantri del sionismo?Povero Gramsci.
    Buona lettura e spengi la luce,con comodo. 22-05-2010 04:49 - mauro
  • Correzione: volevo scrivere "si ha la teocrazia o l'etnocrazia". 21-05-2010 17:49 - paolo1984
  • Precisazione: anche se Shulamit Aloni descrive Israele come una "etnocrazia", gli ebrei non sono certo un'etnia ( se mai sono stati un gruppo etnico non lo sono più dai tempi della Bibbia. oggi ci sono ebrei bianchi, neri, medioorientali) so benissimo che gli ebrei non possono essere definiti "popolo" secondo la definizione post-illuminista in quanto la religione (non da tutti seguita, oltretutto) non può essere fattore di identità di tutto un popolo: gli arabi non sono tutti musulmani e la religione (come l'etnia) non può e non deve diventare fattore identitario di una nazione dove lo diventa sia la teocrazia o l'etnocrazia.
    Dico però che gli ebrei sono stati in qualche modo "spinti" a sentirsi popolo straniero, "diverso" dagli altri, proprio dall'antisemitismo europeo. 21-05-2010 16:32 - paolo1984
  • Sappi che se le banalità cnhe scrivo ti fanno girare le palle nessuno ti obbliga a leggerle e rispondere.
    L'allusione alla Nakba all'incontrario era una provocazione: è che razionalmente mi sembra l'unico modo per garantire a tutti i profughi palestinesi il ritorno in Israele vale a dire cacciare via gli ebrei con la violenza e il terrore come fece l'Irgun a deir Yassin (e non solo). Se conosci un modo incruento per attuare il diritto al ritorno di TUTTI i profughi palestinesi all'interno di Israele fammelo sapere visto e considerato che gli israeliani certo non sloggeranno di loro spontanea volontà e certamente gli USA e l'Europa non permetteranno che sloggino.
    tu dici che Ginevra era una farsa, che il processo di pace è una beffa contro i palestinesi, ma l'alternativa concreta io non l'ho vista, ti fai gioco delle mie idee, dei partiti per i quali secondo te voto (per tua informazione alle ultime europee ho votato Sinistra e Libertà), di ambizioni politiche che non ho ("Nel PD farai carriera"), una cosa su di me l'hai azzeccata: leggo l'Unità tutti i giorni (e ne vado fiero) perciò conosco il pensiero militante di Moni Ovadia sull'argomento, e quello di Shulamit Aloni e quello di Yael Dayan anche, vengono intervistate molto spesso (come vengono intervistati anche i palestinesi di Fatah e Hamas, così come vengono intervistati i rappresentati ONU che denunciano la condizione drammatica dei palestinesi di Gaza sotto il blocco israeliano).
    Tu volevi dei nomi, io te li ho fatti, non ti piacciono? E' affar tuo.
    Di Moshe Dayan so benissimo che non era una colomba come non lo era Rabin, so anche che nel 1981 chiese il ritiro dalla Cisgiordania e da Gaza e mi è sembrata una posizione ragionevole.
    Shulamit Aloni di recente ha definito il suo Paese una "etnocrazia", ha detto che ciò che l'esercito israeliano ha fatto a Gaza è peggio dei pogrom subiti dagli ebrei nella Russia zarista, ora se Aloni critica il suo Paese in maniera così (giustamente) dura perchè mai io (che per fortuna non sono direttamente coinvolto nel conflitto) dovrei aver paura di dire che i palestinesi sono sotto occupazione e vivono in regime di apartheid? Questi sono i fatti e sono innegabili, se non ha paura di parlarne l'israeliano Avraham Burg, dovrei averla io?
    Sul sionismo e sul colonialismo ne so abbastanza, so anche che sono pochissime le nazioni nate senza spargimento di sangue specie se le fai dove vivevano altri. il sionismo territorialista non l'ho nominato perchè lo trovo migliore, ma per illustrarti la figura di Nachman Steinberg che era molto critico verso il sionismo "ufficiale" e voleva uno stato binazionale per ebrei e arabi (che sarebbe la soluzione ideale ancora oggi)..ma poi cosa vuol dire la frase:"Pensa quanto avrebbero goduto in Uganda a vedersi arrivare certi gentiluomini"? Gli ebrei non mi sembrano più o meno "gentiluomini" di chiunque altro decida di stabilire uno Stato dove vivevano altri.
    Il sionismo è una forma di nazionalismo nato nel corso dell'800 che fu il secolo in Europa del nazionalismo e del colonialismo (e anche del razzismo pseudoscientifico di Chamberlain e Gobineau), i sionisti erano ebrei europei che partecipavano di quel clima.
    Fu anche un secolo dove con il tramonto del razionalismo illuminista, l'antisemitismo trovava nuova linfa: Herzl disse "fu l'affaire Dreyfus a fare di me un sionista", il sionismo è stato favorito e incoraggiato da tutto l'antisemitismo europeo (che è iniziato ben prima di Hitler).
    Non mi stupisce se alcuni membri di una minoranza che storicamente malvisto, che è sempre dovuta dipendere dalla benevolenza del re cristiano o del sultano o del califfo islamico di turno, una benevolenza che come era concessa poteva essere ritirata, non stupisce se alcuni di loro volevano uno Stato per non dipendere più da nessuno (leggiti Altai di Wu Ming), e non mi sorprende che pur di ottenerlo abbiano fatto di tutto nefandezze incluse (costruire una nazione non è un pranzo di gala, parafrasando Mao, specie se su quelle terre ci vivono altri). Guarda i rom, popolo errante come gli ebrei,malvisti come gli ebrei e finiti nelle camere a gas come gli ebrei: loro non hanno mai voluto tornare in India (che è la loro terra d'origine), non hanno mai avuto un esercito, non hanno mai voluto uno Stato loro..e come vengono trattati?? E discorso analogo si potrebbe fare per i curdi, altro popolo senza nazione che ha subito tantye persecuzioni. Ora non voglio dire che tutti i perseguitati del mondo, per stare al sicuro dovrebbero fondarsi un proprio Stato su terre altrui...voglio solo dire che il sionismo non è nato dal nulla, o perchè gli ebrei si sono svegliati una mattina e hanno deciso di rompere il cazzo agli arabi per divertimento. Le cause storiche sono antiche e complesse e chi ha la fortuna di non essere coinvolto nel conflitto ha il dovere di comprendere queste cause. Certo non si può pretendere che i palestinesi di Gaza che sono oppressi dalle bombe e dal blocco economico israaeliano abbiano voglia di fare queste analisi, ma noi dobbiamo farle. 21-05-2010 16:06 - paolo1984
  • Premesso che c'e' qualcosa piu'importante da leggersi sull'argomento che Moni Ovadia e tutti gli israeliani che citi.Quello che non conosci e'il mondo palestinese,i suoi intellettuali che sono testimoni delle vittime.Conntinui con le diffamazioni di stampo Furio Colombo.ma hai letto cosa ho scritto?I i tuoi commenti,con l'amaro in bocca e le palle che mi girano a leggere sempre le stesse banalita',me li sono letti.Quindi come puoi vedere io sono un "antisemita".Chiaro no?
    Cosa vuol dire che la nakba all'incontrario a me non dispiacerebbe?E'proprio quello che dicono i sionisti,paventando il pericolo del ritorno dei profughi.Proprio le tue parole.Hai avuto una buona istruzione,da quale circolo del PD vieni?Visti i ragionamenti ameni(a dir poco)sull'argomento,magari pensi che la nakba sia stata un evento politico ora secondario.Per chi?
    Ma che linguaggio e'in politica e di fronte ad un genocidio(sei capace di riconoscere che questo almeno e'un genocidio)"chiedi all'amico di",personaggi "ragionevoli".Invece i palestinesi che chiedono la loro terra sono degli scalmanati rissosi?Chi li decide gli interlocutori,degli occidentali che hanno paura a dire la parola occupazione e apartheid e si coprono,per non fare nulla ,andando a cercare i sionisti di "sinistra"che in televisione rassicurano i coloni,non prendono posizioni contro la guerra sia in Libano come a Gaza e poi rilanciano i patti di pace?Ma chi li decide questi processi di pace?Ma non e'difficile da capire,basta conoscere in fatti e non leggere solo repubblica o l'unita'.Con chi la fanno la pace i palestinesi a Gaza ,condannati a morire di fame e di sete e di malattie e bombardati quotidianamente?Ma possibile che non ci senti.
    D."Rispetto Sahid",certo e'un tuo collega accademico con cui hai avuto vivaci scambi intellettuali.
    "dayan uomo ragionevole".Infatti,e'uno dei teorici della "attrition war"cosi'come la chiamano i generali israeliani specializzati nel macellare un popolo indifeso,cioe'la guerra a bassa intensita'contro la popolazione civile.Sahid apre proprio la sua "Question of Palestine"facendo parlare il generale Dayan su come hanno (loro)pulito la Palestina.Chiedilo a Gideon Levy se era ragionevole.
    Quello che proprio non capisci e'la questione tra sionismo ed antisionismo,poco importa se la territorialita'era diversa.Pensa quanto avrebbero goduto in Uganda a vedersi arrivare certi gentiluomini.
    Ed infine seguendo sempre il filo delle tue definizioni cordiali,riecco il "compromesso".
    Sembri il chierichetto del copmpromesso all'altare dei processi di pace.Nel PD farai carriera,magari ti ritroverai in qualche banco parlamentare accanto alla Prestigiacomo.
    Nel 2003 i TV apparirono tre personaggi Moni Ovadia(non si sa perche',visto che era conosciuto come attore ,ma non per nessun pensiero militante sull'argomento),Ali Rashid,rappresentante di una proiezione periferica dell'ANP,cioe'quella italiana,e la figlia di \Nemer Hammad,anche questa mai vista prima nelle platee dei militanti o attivisti.E pensare che di Palestinesi in Italia ce ne sono,chissa'mai perche appaiono solo i soliti noti.Tutti ad annunciare i patti di Ginevra,sonoramente bocciati in Palestina(ma tanto i palestinesi si devono fidare degli altri,per esempio i tuoi amici del PD o Bertinotti).Nemer Hammad adesso e'consigliere speciale di Abu Mazen,sua figlia sparita dalla circolazione(non e'che la conoscessimo molto nemmeno prima),Ali'Rashid dopo aversi pianto addosso per la causa palestinese dalle colonne di qualche giornale(soprattutto da questo)'stato portato in Parlamento dal non violento Bertinotti visto che non mordeva troppo anzi,come palestinese era decisamente mansueto.Bertinotti che passo'tranquillamente durante una visita a Gerusalemme,dal parlamento Palestinese alla knesset ,dopo aver chiesto ai Palestinesi sicurezza per gli Israeliani come premessa per la pace.Chi e'informato e lucido sulla vicenda tragga le sue conclusioni,amare. Come al solito per i Palestinesi.
    Il sionismo non sai cosa e',ne hai idea del colonialismo o le varie forme di imperialismo e barbarie contemporanee.Pero'conosci bene nomi e nomi e nomi.
    Durante una seduta del parlamento negli anni cinquanta si stava facendo molto tardi,gli interventi si stavano susseguendo fino a tardo pomeriggio.L'ultimo iscritto a parlare era il rappresentate del partito monarchico.Parlava ee parlava mentre i banchi erano sempre piu'deserti.Giancarlo Paietta era tra gli ultimi presenti.
    All'improvviso si avvio'anche lui verso la porta,ma prima di uscire si fermo' e rivolgendosi al monarchico lo interruppe e gli disse:quando hai fatto spengi la luce.
    Ecco,la prossima risposta dammi del sanguinario o filo terrorista o continua a ripetere monocorde nomi su nomi e che ginevra andava bene etc,ma ricordati:quando hai fatto,spengi la luce. 21-05-2010 03:33 - mauro
I COMMENTI:
  pagina:  3/5  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI