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FUORIPAGINA
15/05/2010
  •   |   Michele Giorgio, inviato a Ein al Hilwe (Libano)
    Non c’è pace senza i profughi

    «Filistin arabiye, Filistin arabiye… forza, ripetiamo tutti insieme...Filistin arabiye». Nuha è solo un’adolescente eppure già insegna la politica a tante bambine del suo campo, Ein al Hilwe (Sidone), nel sud del Libano. Sorridente e
    instancabile, esorta le sue piccole allieve a memorizzare slogan e canti tradizionali palestinesi. «Brava Reema, stai imparando in fretta» dice Nuha rivolgendosi a una bimba ben disposta verso una lezione davvero particolare.
    La sua coetanea Amal, a distanza di qualche metro, tiene un corso di «pronto intervento medico», mostrando a una dozzina di ragazzini come rianimare una persona svenuta o in stato di shock. Nel frattempo riecheggiano, da un megafono tenuto a volume altissimo, i discorsi di attivisti e leader politici «sul futuro della Palestina». È il 62esimo anniversario della Nakba, la «catastrofe» nazionale palestinese. A Ein al Hilwe, come in tutti i campi in Libano, andranno avanti per due giorni le commemorazioni per la perdita della terra che, per ogni
    profugo, coincide con la fondazione dello Stato di Israele e il contemporaneo
    esilio per quasi 800mila palestinesi, fuggiti o espulsi durante la guerra del 1948 (ora i profughi sono oltre quattro milioni).
    Nello stadio di Beirut, oggi migliaia di persone comporranno con 6.500 kufieh (il fazzoletto a scacchi bianchi e neri, simbolo della lotta palestinese) un gigantesco numero 194, in riferimento alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che sancisce il diritto dei palestinesi a far ritorno nella loro terra d’origine. Diritto che lo Stato d’Israele respinge con forza sostenendo di voler conservare il suo «carattere ebraico».
    «Per noi questo giorno non è e non sarà mai come gli altri» dice il dottor Samir, 33 anni, con una laurea in medicina conseguita in Russia. «Tutti noi siamo cresciuti nel rispetto della memoria storica che ci è stata tramandata dai genitori e dai nonni. E altrettanto faremo con i nostri figli» spiega il medico indicandoci un gruppetto di bambini e bambine, con la maglietta nera e la kufieh al collo, che davanti a noi già muovono con perfezione i passi della dakbe, la danza tradizionale palestinese, al ritmo di un motivo nazionalistico.
    Per i 70mila profughi di Ein al Hilwe e gli oltre 300mila negli altri campi, commemorare nel miglior modo possibile la Nakba non è un semplice rito, ma il momento culminante della conservazione e protezione dell’identità nazionale palestinese. Un giorno in cui le divisioni, le spaccature laceranti che oggi dividono i palestinesi scompaiono e un popolo intero, in esilio in Libano o in altri paesi o residente nei Territori occupati, ritrova la sua piena unità nazionale. Un giorno in cui il movimento islamico Hamas e il partito Fatah non sono in lotta per il potere ma uniti, per una volta, sotto i colori della bandiera palestinese.
    Nell’anniversario della Nakba non c’è spazio per la corruzione che dilaga nell’Anp a Ramallah o per i propositi di islamizzazione di Gaza che mostra Hamas. Fadil Abu Khias, insegnante in una delle dieci scuole di Ein al Hilwe, prova a spiegarci cosa vuol dire per un palestinese in esilio la memoria della «catastrofe». «Un volta – ricorda Fadil - (la scomparsa premier israeliana) Golda Meir, parlando della Nakba, rassicurò la sua gente affermando che un giorno i palestinesi più anziani sarebbero morti e quelli giovani avrebbero dimenticato. Ma commise un grande errore perché la Nakba è nel nostro dna, come  l’Olocausto per loro (gli ebrei)».
    Da Ramallah arrivano notizie poco tranquillizzanti per le aspirazioni al ritorno
    dei profughi palestinesi in Libano. Sebbene circondate da un profondo scetticismo, le trattative indirette, partite da qualche giorno, tra il governo
    israeliano e l’Anp potrebbero sfociare - specie se ad imporlo sarà  l’Amministrazione Obama - in un primo accordo tra le due parti. Ed è noto che
    il governo di Benyamin Netanyahu, come ogni altro esecutivo israeliano, non accetterà mai la nascita di uno Stato palestinese senza aver prima ottenuto
    la rinuncia da parte dell’Anp al diritto al ritorno dei profughi. «Abu Mazen ha sbagliato a cedere alle pressioni di Obama e ad andare alla trattativa con i peggiori sionisti – commenta il dottor Samir –ma noi profughi in Libano vediamo le cose anche dalla nostra prospettiva. Abu Mazen è libero di firmare ciò che vuole, ma noi siamo ugualmente liberi di respingere un accordo che non preveda il diritto al ritorno. E senza l'approvazione dei profughi, il presidente (dell’Anp) ha le mani legate. Abu Ammar (lo scomparso presidente Yasser Arafat, ndr) lo sapeva e non abbandonò il consenso nazionale palestinese. Abu
    Mazen lo capirà anche lui, presto o tardi».
    Il suono delle cornamuse degli scout indica che ha avuto inizio la marcia nelle vie di Ein al Hilwe, salutata dall’applauso delle donne alle finestre, di commercianti e passanti, e accompagnata da decine di militanti armati delle principali fazioni palestinesi. Assenti i miliziani di Jund a Sham e Osbat al Ansar, i gruppi qaedisti divenuti una spina nel fianco dell’Olp proprio a Ein al Hilwe e che offrono con le loro azioni il pretesto alle autorità libanesi per mettere in discussione l’accordo che lascia ai palestinesi il mantenimento della sicurezza all’interno dei campi profughi.
    Il ritorno nella terra di Palestina non è l’unico diritto per il quale si battono i profughi in Libano. Le restrizioni fortissime ai diritti civili dei rifugiati sono insopportabili. Il Paese dei cedri nel 1948 collaborò alla stesura della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ma la condizione dei profughi è terribile e si aggrava con il passare degli anni, a causa delle perenni tensioni demografiche che lacerano il Libano e del rifiuto totale, imbevuto di razzismo, di una parte delle forze politiche verso i palestinesi giunti nel paese 62 anni fa.
    A turno i vari partiti (ad eccezione di quelli della destra cristiana) affermano di voler contribuire a risolvere il problema ma sul terreno non cambia nulla. Un palestinese oltre a non poter svolgere decine di lavori, non può avviare alcuna attività o acquistare una proprietà senza ricorrere ad un prestanome libanese. Inoltre ha una limitata possibilità di movimento e nessuna assistenza sociale e sanitaria pubblica.
    Il 30 maggio saranno in 5mila a partecipare alla «Marcia per i diritti dei palestinesi». Partiranno da ogni città del paese e si raduneranno sotto il Parlamento a Beirut per esortare i deputati a dare seguito alle promesse che hanno fatto tante volte e che mai hanno rispettato. «Vogliamo i diritti civili per vivere una esistenza dignitosa, da esseri umani – spiega Fadel Abu Khias - ma i libanesi devono stare tranquilli, non cerchiamo la naturalizzazione, in questo paese ci consideriamo ospiti, la nostra terra è la Palestina ed è lì che ritorneremo».


I COMMENTI:
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  • Dovresti leggere Moni Ovadia oltre a citarlo: sapresti che il diritto all'autodeterminazione dei palestinesi lo riconosce eccome ed è molto critico riguardo al sionismo così come critica ogni nazionalismo, infatti non è molto amato dagli ebrei italiani più filo-israeliani come Pacifici e Nirenstein. se non credi a lui puoi parlare con uno dei suoi più cari amici: il musiciata e attore palestinese Faisal Taher o Alì Rashid (portavoce dell'OLP in Italia) che insieme ad Ovadia firmò un appello contro l'aggressione israeliana a Gaza (lo pubblicò anche Il manifesto)
    Ho grande rispetto per Edward Said, ma su Ginevra continuo a pensarla nello stesso modo.
    Fermo restando che l'ideale sarebbe lo stato binazionale con uguali diritti per arabi ed ebrei che fra l'altro era sognato anche da Isaac Nachman Steinberg (un sionsta della minoranza "territorialista" che voleva un insediamento ebraico fuori dalla Palestina e non necessariamente nella forma di uno Stato sovrano).
    Gli interlocutori israeliani per la pace ci sarebbero: i nomi te li ho fatti: Beilin 8che non ti garba e vabbè, come ti pare), Shulamit Aloni, Avraham Burg (autore di "Sconfiggere Hitler" contro il nazionalismo religioso sionista e per un nuovo umanesimo ebraico), gli israeliani pacifisti o anche non pacifisti ma comunque laici e ragionevoli come Yael Dayan (come era un uomo non certo pacifista, ma ragionevole suo padre, il generale Moshe Dayan che prima di morire nel 1981 fondò il partito Telem che chiedeva il ritiro unilaterale da quei territori occupati nel '67 anche grazie a lui, se gli davano retta forse era meglio) con cui parlare non mancano, purtroppo politicamente non contano, ma non vuol dire che non ci siano.
    Insisto: pensare che tutti i profughi palestinesi ritornino dove vivevano i loro nonni è illusione a meno che non si voglia una Nakba a parti invertite..cosa che forse a te non dispiacerebbe.
    L'unica via è il compromesso, prima tutti lo capiscono meglio sarà per tutti. 20-05-2010 16:53 - paolo1984
  • Samira Ass e'andata fuori da Israele perch'minacciata.Pappe e'attualmente prof di storia ad Exter ed e'letteralmente scappato perche'minacciato di morte.Le sue ricerche storiche ridicolizzavano i miti fondatori sionisti e gettavano una nuova luce sulla storia medioorientale vista dagli invasori:la pulizia etnica della Palestina,che e'appunto il titolo del suo ultimo libro.
    Edward Sahid e Mahmud Darwish dovrsti leggerli oltre a citarli.
    Infatti in un bellissimo libro uscito nel 2002,Palestinian Refugees the right to return,e'proprio Sahid che bolla come tradimento il gia' all'epoca compromesso tra Beilin e Rabdo che porta a Ginevra.proprio perche'e'la rinuncia del diritto al ritorno,cioe'quello che gli israeliani vogliono da sempre:la rinuncia dei palestinesi ai propri diritti politici.Per questo sono stati inventati i processi di pace alla steven spielberg.Per quale motivo gli israeliani bombardano e massacrano da sempre i campi profughi sia in Libano che in Palestina?Chiedilo a Moni Ovadia e chiedilo a Beilin quando discute delle proposte di pace con i coloni o ne porta in tv le rivendicazioni come tutti gli altri leader israeliani prima delle elezioni.
    \Quale compromesso per i palestinesi,esiste un partner della pace per i palestinesi?
    Dimmi come si chiama.
    Esiste un compromesso tra aguzzini e vittime?
    E'possibile un compromesso tra chi distrugge come metodo e fine e chi cerca di resistere per potere avere una vita da essere umano?poteva esistere un compromesso tra i nazisti e i partigiani del ghetto di Varsavia?Tra i nazisti ed i civili di Sant'Anna di Stazzena,Marzabotto e via discorrendo?Tra i nazisti e le popolazioni occupate in Europa?
    Un occupazione e'sempre la stessa,sia fatta dai nazisti,che dai colonialiti britannici o italiani,sia dagli israeliani.La societa'israeliana non vuole capire questo punto,ne e'la dimostrazione il tifo calcistico che si fa attorno ad ogni macellaio quando decide di massacrare un po'di palestinesi.
    E'per questo che gli intellettuali antisionisti hanni vita dura o impossibile in Israele.Yossi Beilin vive alla grande,e'un personagio pubblico che cerca di prender vvoti come gli altri suoi colleghi,ora dai peacneak,ora rassicurando i coloni.E'il sionismo come sistema che non permette la pace.Cosi'come in Africa Australe,la pace in medio oriente arrivera'quando finira'l'apartheid e smantelleranno il muro,anzi tutti i muri.Cioe'quando crollera'il sionismo.Fino allora la guerra,che e'il motore dell'economia e politica israeliana,sara'sempre presente,con i palestinesi,con i libanesi o con qualsiai altra popolazione minacciata.
    Chiedi a Moni Ovadia di riconoscere ai palestinesi il diritto all'autodeterminazione e alla resistenza.Altrimenti mettersi la kippa in testa e girare i teatri a far la parte dell'ebreo errante che parla di pace e qualcosa di molto inconcreto ed ipocrita.Certo,io aparto da una prospettiva storica e dal diritto all'autodeterminazione,al riconoscimento delle vittime e ai danni da loro subiti.Ma la sinistra che porta yossi beilin o o moni ovedia o chi
    per loro come esempio,parte dalla necessita'di coprire l'ipocrisia ,di renderla piu'attraente con le parole.Pessima figura.
    E'bene leggersi Edward Sahid,Darwish e poi Fanon,Ami Cesar e poi magari vatti a studiare anche Karl Marx,la questione ebraica ,1840.Leggerli non significa solo enunciarli. 20-05-2010 02:20 - mauro
  • Amira Hass è andata a vivere fuori da Israele perchè il suo giornalismo è scomodo così come sono scomode le ricerche storiche di Pappe: sinceramente non mi sembra di aver mai detto che Israele sia il Paese più bello del mondo (anche perchè il Paese più bello del mondo non esiste) dico che il suo popolo non è il suo governo.
    So benissimo che esistono anche intellettuali palestinesi, ne ho citato uno: Sari Nusseibeh. E conosco poeti come Mahmud Darwish e Fadwa Touqan, e poi un accademico di fama internazionale come Edward Said, sono note le sue critiche ovviamente a Israele, ma anche a come Arafat gestiva il potere, ed è nota la sua opposizione agli accordi di Oslo.
    Io ho solo detto e confermo che la soluzione ideale sarebbe un unico stato binazionale con stessi diritti per tutti, ma è irrealistica, l'unica soluzione è raggiungere un compromesso. Per quanto ne so Ginevra mi pareva un buon compromesso (in cui peraltro veniva riconosciuto il diritto al ritorno all'interno del futuro stato di Palestina), è stato rifiutato sia dagli israeliani che dai palestinesi perchè evidentemente non si vuole un compromesso. Ma è proprio il compromesso che salverà quella terra.
    Un'ultima cosa: io non ho mai negato le ingiustizie storiche patite dai palestinesi per mano israeliana e non solo. E non sono l'ambasciatore di nessuno, esprimo le mie idee come tu esprimi le tue senza prtendere di avere la verità rivelata.
    Ma se le mie idee mi rendono un buonista come Beilin o come Shulamit Aloni o come Moni Ovadia (che hanno condannato le violenze israeliane in maniera inequivocabile e sincera) o come Zeev Sternhell che ha subito un attentato per mano dei coloni israeliani fanatici, allora ne sono fiero. 19-05-2010 13:33 - paolo1984
  • X paolo
    E dove sta scritto che io sostengo la lotta armata,ne vedi traccia in quello che ho scritto?Vedo che marciare per la pace insieme a yossi beilin palesa i tuoi pregiudizi.Ne ho detto che Hasrawi o Barghuti siano corrotti ,ma che l;ANP lo sia solo gli sciocchi non lo sanno.Il tuo problema e':quello
    che e'digeribile dal punto di vista mediatico e'ragionevole.Quello che non lo e',sono le cose che non sai perche'ti fermi alla propaganda
    holliwoodiana dei processi di pace.Allora tutti quelli che cercano di palesare l'inganno dei processi di pace,e gente come barghuti non centra niente
    con tali processi,sono dediti alla violenza ed inaffidabili.
    Ha parlato l'ambasciatore dei palestinesi,tu si che sai come loro si devono comportare.Questa e'la linea sionista,di sinistra.Chi si discosta da qui e'simpatizzante con i terroristi.
    Tu non hai capito cosa significa colonialismo ,ne autodeterminazione.E dopo tutto quello che hai letto chiedi ad Hamira Ass perche;e'andata a vivere fuori da israele o chiedi a Gideon Levi che ne pensa delle occasioni sciupate dai palestinesi con i processi di pace visto che ne ha scritto insieme a Pappe(Altro israeliano) a sufficienza.
    Visto che ancora insisti stupidamente con ginevra riguardo ai profughi,perche'proprio dai palestinesi,meno che da qualche
    "moderato"dell ANP,tali patti sono stati rifiutati in blocco?
    Ed ultimo:mandare via gli israeliani per far posto ai profughi,beh se da un punto di vista morale ognuno a diritto a riprendere quello che gli e'stato rubato,tutti sanno che e'impossibile.Anche questa e'classica propaganda israeliana
    .Il problema e':convivere con pari diritti e riconoscere ai profughi il diritto di tornare.Israele importa ebrei da tutto il mondo,ultimamente e'stato annunciato il ritrovamento della tribu'scomparsa in India:cioe' indiani pronti ad essere reclutati come nuovi immigrati.
    E allora,perche;non vi deve essere spazio per i profughi a cui quella terra appartiene?
    La convivenza a pari diritti sarebbe la fine dell'apartheid e del sionismo.E non si puo'prescindere dal non riconoscere ai palestinesi l'ingiustizia che le e'stata fatta.Senza questa giustizia elementare non ci puo'essere pace.A meno che glielo spieghi tu e yossi beilin ai palestinesi che loro non possono decidere per se.Strano modo il tuo,saputello,di essere non violento.Salutami veltroni ,bertinotti e i boy scouts di meretz.E ricordati quando parli della palestina,che oltre ad Hareetz esistono anche intellettuali palestinesi,tanti, che hanno qualcosa da dire
    cosi come ha qualcosa da dire la loro gente.Buona passeggiata insieme ad Abu Mazen.
    xx il sionista:e'pura ottusita'o anche del sano facismo il tuo?La gente come te sta al mondo come emilio fede sta alla politica. 19-05-2010 05:55 - mauro
  • Mauro, sei un cane arrabbiato anti-semita. Con te ci si sporca le mani solo a digitare le risposte che meriti!. I tuoi compari sono Goebbels e Eichmann. Ma almeno loro seguivano un'ideologia per quanto abietta, il tuo invece è odio personale, profondo, che vomiti da dentro contro tutti gli ebrei. E' inutile che nascondi la tua bava dietro ai Palestinesi, loro hanno tutto da perdere se vengono difesi da paladini come te.
    Stai zitto che fai danno! 18-05-2010 13:20 - giovanni L.
  • Ti ripeto che la mia opinione sul sionismo e su ogni forma di nazionalismo para o semi-religioso l'ho già espressa ed è negativa. Ti ricordo che gli ebrei israeliani non sono tutti bianchi e non vengono tutti dal Texas o dalla Francia, ma anche dall'iraq, dall'Egitto, dallo Yemen, dal Marocco e dall'Etiopia. Ehud Barak è considerato giustamente un venduto dalla stessa sinistra sionista che tu disprezzi e che comprende persone degne come Beilin, Yossi Sarid e Shulamit Aloni.
    Tu dici che gli accordi di pace non hanno portato a niente anzi sono fatti per fregare i palestinesi, sinceramente non mi pare che la lotta armata ad oltranza abbia ottenuto molto di più. Penso che abbiano ragione quegli esponenti della società civile palestinese come Mustafa Barghuti, Sari Nusseibeh (rettore dell'università di Al Quds) e Hanan Ashrawi che sono per un intifada non violenta, se pensi che tutti quelli contrari alla lotta armata siano corrotti o ingenui, è affar tuo, io penso che siano semplicemente realisti. Quelli che credono nella "soluzione armata" sono illusi e pericolosi.
    Ricordati che la stampa israeliana "illuminata" come la chiami con sufficienza, annovera giornalisti del calibro di Gideon Levy ed Amira Hass, non te lo scordare.
    Ai profughi la dirigenza palestinesi ha il dovere di dire la verità cioè che gli israeliani non se ne andranno mai e non illuderli facendogli credere che torneranno tutti a vivere dove vivevano i loro nonni. L'Accordo di Ginevra trovava compromessi realistici ad una serie di questioni come le colonie, lo status di Gerusalemme e anche la questione dei profughi. L'alternativa al compromesso è il conflitto armato ad oltranza.
    Tu pensi che io sia un buonista veltroniano e voglio confermare la tua opinione dicendoti che aspetto con ansia il giorno in cui i militanti di Al Fatah e della resistenza palestinese laica marceranno insieme ai pacifisti israeliani e anche le associazioni di ebrei della diaspora contrari all'occupazione e anche la "sinistra sionista" del Meretz. 18-05-2010 13:09 - paolo1984
  • X giovanni
    che sei un fascista e'evidente.Oggi Fini si e'annoverato tra i giusti di israele,quindi anche te puoi aspirare a dare dell'antisemita a chi appoggia le lotte per i diritti dei popoli e delle persone.Sei un fascistasionista come quelli che piacciono oggi in un Italia che e'vittima anche della propaganda israeliana.Dove il corriere dello zar faceva le riunioni con l'ambasciatore israeliano per decidere cosa pubblicare durante i massacri di Gaza e dove i tg statali sono un estensione dei bollettini dell'esercito israeliano.Il paese in Europa piu'sottomesso e vigliaccamente conseziente al patto atlantico,dove i politici fanno a gara a difendere le basi americane,i segreti sulle stragi e a svendere gli interessi nazionali per le propie carriere ritaglate nei loro comportamente vili.Tu sei un prodotto di questa Italia e magari un topo di "informazione corretta"
    XPaolo94
    Il mtuo problema e che leggi mediorientale cosi'come si leggono le cronache.Ma cosa e'cambiato per i palestinesi in sessant'anni,hai notato(forse non le conosci)differenze tra i massacri degli anni quaranta,quegli degli anni cinquanta,il Libano,la prima e la seconda intifada?Si sono distinti gli israeliani per rispettare le convenzioni internazionali come forza occupante o le risoluzioni onu che sono state riaffermate anno dopo anno dall'assemblea plenaria dal 1948 regolarmente?
    Rabin era il generale che ha comandato l'occupazione della west bank per dieci anni,quello che ordino'ai soldati israeliani
    di rompere le braccia ai ragazzini che tiravano sassi ai c carrarmati.La differenza tra la sinistra sionista(che ti piace tanto)e la destra e'che i primi vogliono pulire la Palestina cercando di costruire qualche parvenza di legalita'e lavorando sull'opinione pubblica internazionale per ottenere consenso,i secondi se ne sbattono.Durante la seconda intifada a Sharon venne fatto notare che massacri imbarazzavano anche gli americani al momento di sostenere Israele.Sharon replico'che aveva il potere di ottener appoggio per fare quello che gli pareva proprio in America e la cosa non lo toccava per niente.Qualcuno vede un differenza tra Barack che ordina i bombardamenti di Gaza e le provocazioni di Haram El Shariff nel 2000 e lo stesso Sharon che comanda i massacri di Sabra e Chatila?L'Italia e'ancora un paese che sta sulla terra,non sulla Luna.Anzi forse da lassu'le cose riusciresti a vederle meglio.L'assassinio di Rabin e'un espressione del fanatismo all'interno dello stato israeliano,una resa dei conti all'interno del sionismo.Di uno stato che si dive laico ma e'teocratico,che si dice laico ma inventa leggi per modificare(ed ammazzare)l'ebraismo storico ai propri bisogni di popolazione demograficamente pura,che si dice laico e manda i rabbini a predicare l'Atora'nelle caserme e ai chesk point dai carrarmati isreliani,che importa coloni perche' appartenenti a sette ebraiche fanatiche americane.
    I patti di Oslo portarono i palestinesi all'abisso,alla lacerazione totale di quello che era rimasto della Palestina storica.Trovarono da subito molti oppositori a parte l'elite palestinese in Esilio scelta dagli israeliani per trattare.Non con i capi della prima intifada,loro erano troppo indigesti,si scelse il vecchio Arafat.Che fu solamente chiamato a rispondere su un programma disegnato dagli israeliani nelle sue linee guida e sponsorizzato da Clinton.Perfido fu anche il ruolo giocato dai norvegesi.Tutto questo sotto completa occupazione.Ma la logica mi sembra che abbia abbandonato queste pagine.E per finire al remake di Ginevra, si basava tutto su oslo e qualcosa oreso dalla nuova road map>il problema fu che gli israeliani per scrivere i loro "piani di pace" mobilitarono giuristi ed intellettuali,i palestinesi,cioe'Arafat ed i suoi,non si affidarono al meglio della loro intellettualita'della diaspora.Gli intellettuali palestinesi,numerosi in tutte le universita'd'Europa, che vivevano fuori come profughi non furono nemmeno consultati.
    Anzi,evitati al punto che per la stesura finale dei loro documenti si affidarono ai piu'destri think tank britannici:l'Adam Smith Institute.Questa mossa fu,secondo molti osservatori,l'anteprima di compromessi sciagurati.E per Ginevra fu la stessa cosa:la sinistra sionista a braccetto con un gruppo di burocrati corrotti del ANP,il cui primo pensiero era quello di liquidare Arafat,ancora prigioniero nel Muqata e considerato un rompipalle.Abu Masen si faceva avanti.Tutta la societa'palestinese rifiuto'tali disegni,dalle ONG in Libano fino alla resistenza.
    Perche'appunto,tutto cio'era inteso all'eliminazione del diritto al ritorno.
    Quello che secondo me non ti e'chiaro ancora,caro il mio saputello,e'che in Palestina esiste un popolo occupato e vittima ed un esercito aggressore ed occupante,lo stato di israele.Questi non sono simmetrici,non stanno sullo stesso piano.Non esiste un comune oggetto del contendere tra chi difende la sua terra e la sua vita e fanatici armati di bombe atomiche che invadono dal Texas,Francia, Italia etc per pulire dai sui abitanti una terra in nome di ipoteche bibliche.I fatti non sono simmetrici.Abdel Rabbo e'un corrotto ,non rappresenta il popolo palestinese ed e'per questo che e'stato scelto da Yossi Beilin,amico di Bertinotti.Nessuno in Palestina che avesse figli che devono attraversare un chesk point per andare a scuola e rischiare di essere impallinati per gioco dagli snipers israeliani,si sarebbe sognato di avallare un remake di Camp David.I figli di Rabbo invece studiano in USA o Europa e non hanno problemi di passare un check point.
    Le tue notizie non le prendere solo dalla stampa "illuminata israeliana".Quando si va alla guerra bisogna essere armati,magari si respira meglio senza fette di prosciutto veltroniano sugli occhi.La pace inizia dai diritti delle vittime e per primo quello di poter parlare per se stesse.
    Ai compagni che leggono questo giornale:avete notato che ogni articolo sulla Palestina attira commenti schifosi di sionisti e fascistelli vari.A parte essere "pacifisti" o disinformati, che e'bene che aprano un dibattito cosi'almeno possono scambiare viste sul mondo essenziali,mi sembra di notare molto silenzio quando si parla di argomenti importanti e tragici come quello del medio oriente.Se questo e'segno di stanchezza,bene,non e'il momento.
    Chi rimane a terra su queste questioni, rimane a terra per sempre.Se questo e'un segno di confusione allora siamo veramente messi male.Il mondo sta andando in malora e per ripartire con una sinistra di classe non ci possiamo permettere confusione o omerta'verso chi e'responsabile delle politiche internazionali,con la guerra permanente,il sequestro del lavoro, la distruzione ambientale,l'affossamento sociale ed il declino culturale.
    Le nuove forme di colonialismo ed imperialismo sono uguali a quelle vecchie e ci toccano tutti,perche;quello che succede in Iraq,Palestina o Colombia e'un esempio dei processi globali in corso che coinvolgono direttamente le nostre vite qui.
    Saluti comunisti e viva l'eroica lotta dei popoli contro la barbarie imperialista.
    Mauro 18-05-2010 01:19 - mauro
  • "Il tono degli israeliani non è mai cambiato"..sarò disinformato ma a me sembra che Rabin avesse un tono diverso poi un'estremista israeliano l'ha ucciso quindi non sapremo mai cosa avrebbe o non avrebbe fatto, ma prima di lui anche Moshe Sharett, nella sua troppo breve esperienza di primo ministro, mi pare usasse toni diversi.Poi forse posso sbagliare.
    Quanto ai piani di pace "tutti scritti dagli israeliani" non è vero: il piano di pace saudita non è stato scritto dagli israeliani e l'Intesa di Ginevra è stata scritta da palestinesi e israeliani. Se questi piani hanno portato ad un nulla di fatto la responsabilità principale credo sia della parte più forte cioè la comunità internazionale e sopratutto il governo israeliano.
    O si salvano insieme o insieme affondano, prima trovano un compromesso meglio sarà per loro e per tutti. 17-05-2010 15:26 - paolo1984
  • l'ultimo commento di Mauro mi sembra ispirato ai "protocolli dei savi di Sion".
    L'ebreo è descritto come manipolatore delle coscienze, sanguinario persecutore, lobbista menzognero, traditore della fiducia dei gentili etc..
    Si sà che i "protocolli" sono la base della propaganda antisemita nell'Europa del 20°secolo, che ha prodotto l'olocausto.
    Leggere interventi di epigoni dell'antisemitismo fà sempre impressione.
    Non si dovrebbero censurare queste vomitevoli diffamazioni razziali? 17-05-2010 13:41 - giovanni L.
  • Ogni volta che si pubblica un articolo sulla Palestina compaiono i soliti sionisti.
    Che sono paragonabili ai ragazzi di Casa Ound ed ffini,essendo il sionismo una sanguinaria dottrina coloniale dove al posto della razza si sostituisce la religione e la pretesa di sangue.Ci sono personaggi che trasudano ignoranza,ma tale ignoranza fa impressione sulle pagine del manifesto.Al punto che la domanda sorge spontanea:stanno solamente a rompere i coglioni come prototipi della nuova ottusita' e declino culturale italico o sono comunque cresciuti all'interno del manifesto?Date le esitazioni di questo giornale a prendere le distanze dal sionismo il sospetto sorge.E passi per quella che scrive di prendere le notizie da Wikipedia:oramai la critica alla cultura dominante e'una categoria scomparsa,peccato perche'era un punto di forza di chi voleva cambiare il mondo.Che lo stato nazigiudaico(come lo definiva il filosofo ebreo Leibniz nel 1994)investisse tutto il meglio dei suoi think tank sulla manipolazione mediatica,e'una cosa appurata,basta vedere come sono state pulite in rete tutti i riferimenti a Gaza dopo le stragi del 2009.E d'altronde sono finite su tutti i giornali le ammissioni dell'inelligence sionista sulla gigantesca opera di make up da sempre messa in atto per rendere rispettabile la facciata di uno stato che vive al di fuori del diritto internazionale e dei diritti umani.Ma sfugge pure la discussione d' oltreoceano sull'influenza e sulla manipolazione delle corporation e delle potenti lobbies su wikipedia,per cui cercare la storia attuale consultando l'enciclopedia on line,e'come chiedere a Luttwak di spiegarci la storia d'Italia degli ultimi sessant'anni.Ma tant'e'.
    Certo che i palestinesi sono vaccinati contro questo fiume di menzogne.Piani di pace americani degli anni sessanta,poi settanta,poi Madrid,poi Oslo,poi Camp David,poi la road mao e poi l'altra bolla di Ginevra.Nel frattempo durante questi "sforzi
    di pace"le condizioni della popolazione palestinese sono andate sempre piu'aggravandosi fino ad un punto di non ritorno.
    Sempre piu'colonie.sempre piu'usurpazioni di terre,sempre piu'massacri e persecuzioni,sempre piu'tradimenti e menzogne.Tutti questi "processi di opace "sono stai offerti ai palestinesi che hanno sempre perso il momento buono di coltivarli.Poco importa che siano state tutte scritte,tali proposte,dagli israeliani e presentate ai palestinesi ed al mondo con gli USA a lavorare come broker.Potevano accettare e non lo hanno fatto.Ma ve lo immaginato un qualsiasi paese occupato,per esempio in Europa sessant'anni fa,con la popolazione che vive sotto il controllo di carri armati,postazioni militari,fili spinati,campi di rifugiati come lagers,ghetti,senza possibilita'alcuna di movimento,di commercio,di lavoro,di libere attivita'e sottoposto tutti i giorni ad arresti,omicidi,punizioni collettive,che inaspettatamente vede arrivare dagli occupanti una proposta di pace.Pace non come intesa tra due belligeranti sullo stesso piano,ma come offerta dall'esercito che ti violenta e sdoganata non da una istituzione superpartes come garante delle regole,ma dal miglior amico e protettore di tale esercito.Se poi l'occupato rifiuta,bene questa e'la prova che non esiste da parte sua un interesse di pace e che l'occupante non puo'far altro che continuare con la guerra.Che purtroppo e'la conseguenza della mancanza di affidabilita'da parte dell'occupato.E tali offerte,vengono pure chiamate "generose"!Non e'uno scherzo.e'quello che avviene nei processi di pace offerti ai palestinesi che sempre si concludono,infatti,con nuove e piu'violente ondate repressive.
    Solo chi e'disinformato o in malafede non riesce a vedere che durante sessant'anni il tono degli israeliani non e'mai cambiato,sempre progettando nuove fasi di violenza e di pulizia etnica contro la popolazione indigena.I rprocessi di pace hanno assunto per i palestinesi una connotazione sinistra,una richiesta di resa incondizionata e di rinuncia ai propri diritti di popolo e di persone.
    Il risultato e'stata una popolazione di profughi che dovunque 'andata ha cercato sempre di organizzare la lotta per la liberazione della sua terra ed il ritorno.Il diritto al ritorno e'l'atto di nascita del popolo palestinese e di qualsiasi popolo ridotto a profugo in questo mondo,come curdi o saharawi.Chiedere alla popolazione occupata di rinunciare al suo diritto di essre riconosciuta per quello che gli e'stato fatto e'qualcosa che puo essere perseguito solo con la sua esplicita distruzione materiale.
    Gaza e'costituita dalla popolazione di 246 villaggi distrutti nel 1948 e poi dalla guerra scatenata contro la popolazione della west bank nel 1967.Con il suo milione e'mezzo di abitanti e'l'area piu'popolosa del mondo.Infatti contiene gli abitanti della Palestina del 1948,ma che vivono sull'uno per cento della superfice della palestina storica.Bombardati,le loro case ditrutte per l'ennesima volta,costretti a fuggire sotto i proiettili dei carri armati,delle mitragliatrici degli elicotteri,dai missili laser guidati e dalle armi chimiche.Poi di nuovo presi per fame e per malattia.Non hanno mai ceduto,cosi'come i loro fratelli in Libano,alle minacce e pressioni per rinunciare al diritto al ritorno.Ancora oggi lo dicono:vivevo a Jaffa e tornero'a Jaffa,non accetteremo niente di meno.Non e'fantasia dettata dalla disperazione:e'quello che molti a sinistra dimostrano tanto di non conoscere quanto di fare da palo alla pulizia etnica sionista quando recitano come mantra i buoni propositi dei peacenik israeliani.La parola,che per i vari Grossman,Yeoshua e compagnia bella e'come per il diavolo l'acqua santa,e'autodeterminazione.Lenin la individuo' e studio'come categoria ed ancora esiste.Alla faccia di Negri e di tutti gli imperi. 17-05-2010 03:27 - mauro
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