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Matteo Bartocci
Caduti, lacrime di coccodrillo bipartisan
Nessun ripensamento, nessuna strategia, nessun obiettivo definito. Di fronte agli ultimi due soldati morti in missione di pace la politica italiana non rivela nulla all'infuori di un corale cordoglio. Lacrime bipartisan che rischiano di somigliare a quelle di un coccodrillo tanto coriaceo quanto inutile. Oggi a mezzogiorno il ministro della difesa ha informato il parlamento nell'aula della camera. Ma già ieri l'ufficio stampa di Ignazio La Russa ha inframmezzato freddi comunicati di circostanza con ben più appassionati commenti ufficiali del ministro (interista sfegatato) sull'ultima di campionato. Mercoledi le salme dei due alpini caduti sulla strada per il «fortino» di Bala Murghab rientreranno in Italia.
La Russa ha comunque anticipato i primi dettagli sull'attentato facendo capire che molto presto i veicoli «Lince» saranno sostituiti o accompagnati da veicoli da combattimento ancora più corazzati come i «Freccia» (26 tonnellate di stazza contro i 7 dei Lince).
Il governo è compatto a sostegno della missione. Certo, la Lega mugugna un po' ma è un sussurro. «Al di là delle vite umane che fanno spaccare il cuore - osserva Roberto Calderoli - bisogna verificare se questi sacrifici servono o meno a qualcosa». In ogni caso, chiarisce il ministro: «Nessuna decisione sarà presa unilateralmente ma insieme a livello internazionale». Anche Umberto Bossi - che in questa fase è il primo e forse unico sostenitore del governo - si precipita a coprire la missione Nato: «Non penso che possiamo scappare. Sarebbe una cosa sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e che, probabilmente, avrebbe delle conseguenze gravi sul governo. Il nostro paese non può andarsene da solo dall'Afghanistan. Là c'è l'Occidente che si è impegnato a fermare il terrorismo e questa missione mi pare che si debba fare». Bossi ricorda bene che in passato non nascose perplessità sulla presenza in Afghanistan: «Avevo chiesto un tempo per portare a casa le persone ma ora mi pare che la realtà è diversa, non tutti gli alleati sono d'accordo. Io non sono uno che fa saltare il governo, nel senso che su questo decide il consiglio dei ministri e il presidente Berlusconi». Il quale con un comunicato molto stringato (molto più appassionato quello sulle sorti del suo Milan, di cui stasera incontrerà i giocatori a Villa Cisnetto) conferma senza troppi dettagli la missione afghana per come è.
La spesa italiana complessiva delle missioni all'estero è di oltre 1,3 miliardi all'anno. Di questi, 616 milioni servono solo per le operazioni in Afghanistan. Il governo è a caccia di risorse e questa volta lo stanziamento semestrale dovrebbe arrivare con il decreto legge sulla manovra che sarà approvato entro metà giugno. Secondo il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica il governo potrebbe ridurre l'impegno e i contingenti in Kossovo ma «la scelta afghana è prioritaria e non possiamo disallinearci. Una scelta tra l'altro bipartisan e in alcune occasioni approvata all'unanimità tranne per l'Idv».
Com'è noto, però, l'Idv nel governo Prodi sostenne senza un fiato la missione afghana. Mentre Pd e Udc sia all'opposizione che al governo hanno sempre sposato le scelte Usa/Nato a Kabul. Pierluigi Bersani chiede che in parlamento si discuta il come ma non il se: «Certamente non possiamo consentire che i taleban sconfiggano l'intera comunità internazionale - avverte il segretario del Pd - ma bisogna riflettere sull'evoluzione di quella missione così come sta facendo il presidente americano Obama».
Il problema è che la Casa Bianca stessa non sa bene come comportarsi. Obama ha avviato un escalation militare «a tempo» fissando la scadenza del luglio 2011 per il ritiro del grosso delle truppe da combattimento. La settimana scorsa ha ricevuto a Washington il presidente afghano Hamid Karzai accompagnato da una super delegazione di 15 ministri del suo nuovo governo. Un'accoglienza con tutti gli onori che ha provato a superare le bordate diplomatiche successive alle presidenziali. Non è un mistero che Usa e Karzai divergano su come negoziare con i talebani e con chi. E che Obama stia cercando dentro quel governo figure meno corrotte dell'attuale presidente e del suo clan.
Fuori dal parlamento, per il ritiro delle truppe italiane si sgolano Marco Ferrando del Pcl, Angelo Bonelli dei Verdi e Paolo Ferrero della Federazione della sinistra.
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Non vi pare?
In Afghanistan è in corso -da ben prima del 2001- una guerra civile, fra opposte fazioni.
L' Occidente, per i suoi interessi, certo, è lì a combattere.
Ma qual'è l' interesse della sinistra e dei comunisti?
Quello di appoggiare di fatto proprio la fazione più reazionaria, ovvero i talebani?
Mi spiace: non riesco a digerirla.
Ma riesco almeno a cogliere il lato ironico della cosa: ieri Turigliatto e Ferrando se la prendevano con Rifondazione, che con fatica cercava di avere sull' Afghanistan una propria posizione politica. Originale. Che votava le missioni ma cercava di porre delle condizioni.
Quella posizione andava sostenuta, se non altro perchè era l' unica realistica. Un pò più realistica, mi pare, di un "tutti a casa" che è retorica pura.
Ma oggi, di fronte ad un contingente italiano che è addirittura raddoppiato, quella gente sembra sparita!
Come se il loro obiettivo non fosse stato fermare la guerra.
Ma fermare Rifondazione e il governo di centrosinistra.
Come direbbe un Bush "mission accomplished". Congratulazioni. 18-05-2010 20:04 - Fausto
Le bare dei soldati italiani,fanno effetto.
A me personalmente fa più effetto sapere che una ragazzina vestita da soldato ora è in un ospedale specializzato per farla vivere senza le gambe.
Una ragazzina con la faccia pulita.
Persona sbagliata per l'Afganistan.In quell'inferno ci vedrei persone possenti come Piersilvio Berlusconi,Corona con tutti i suoi tatuaggi o quella lenza di Lapo.
Loro con le loro facce da duri,ai talebani gli avrebbero fatto più effetto che una ragazzina e un bambino di 19 anni che anche lui uscirà da questa storia storpio.
Il film(Nato il 4 Luglio)ci fa vedere come si vive da reduce storpio.
Peggio che morire.
Se con una pistola alla schiena, Berlusconi mi costringesse ad andare in guerra,preferirei morire sotto la bomba che sopravvivere come un vegetale.
La guerra non è cosa da ragazzi del popolo.
A quella guerra ci dovrebbero andare i figli dei padroni.
Al tempo antico,le guerre le facevano solo i nobili.
Oggi,invece ci mandano a noi perche i bombardamenti non hanno nulla di nobile.
Lanciafiamme che ti bruciano con cherosene e comma,così ti si attacca addosso e non ti salvi dalle ferite.
Bombardamenti a gas e a napal.
Rastrellamenti scentifici,dove i soldati non arrivano mai allo scontro fisico.
Vince chi ha le armi più sofisticate e di sterminio.Le bombe dei talebani sono tonterie a confronto delle armi in dotazione alle forze NATO.
Armi terribili che fanno morire gli afgani in numeri cento volte più ampi dei nostri.
Le famiglie, che oggi riprendono le salme dei figli,in Afganistan sono cento volte maggiori.
Ma perche non ci vanno tutti questi figli di papà a divertirsi in Afganistan.
Ci vedrei bene il figlio di Bossi,così si impara a fare il figlio del tiranno.
Mio nipote mi ha detto che voleva andare in guerra,per guadagnarsi dei soldi,gli ho consigliato di fare le "rapine" in Italia. 18-05-2010 18:55 - maurizio mariani
Non nel mio nome una guerra chiamata umanitaria che bombarda popolazioni sovrane in nome della sicurezza mondiale e della democrazia.
E' un crimine di cui i nostri governanti devono rispondere alla giustizia degli uomini!
Devono tacere le armi e far parlare la politica del dialogo e dell'inclusione!
Tina
Tina Comba
Rivoli (To) 18-05-2010 16:54 - tina comba