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Romina Rosolia
Dopo la strage un altro attentato
Dopo la strage il rimpatrio. Ritorna ferito ma vivo il caporalmaggiore Gianfranco Scirè, 28 anni di Palermo, atterrato stamattina alle 11.30 all’aeroporto militare di Ciampino e subito ricoverato all’ospedale del Celio. L’alpino ha subito una frattura alla tibia. Domani mattina, sempre a Roma, è previsto il ritorno delle salme del sergente Massimiliano Ramadù (33 anni di Velletri) e del caporalmaggiore Luigi Pascazio (25 anni di Bari), morti per la deflagrazione di un ordigno esplosivo improvvisato, tecnicamente noto come “ied”. Viaggiavano in carovana diretti a Bala Murghab, nel Nord della provincia afgana di Badghis, dove la brigata Taurinense ha una base operativa avanzata. Qui due anni fa gli italiani hanno costruito un ponte di metallo per sostituire la vecchia struttura in disfacimento non solo per sostenere gli spostamenti militari ma anche per consentire alle popolazioni dei villaggi remoti di uscire dall’isolamento. Il ponte è stato preso più volte di mira dai talebani per le loro imboscate contro i militari stranieri.
È, invece, stata trasferita all’ospedale americano di Rammstein, in Germania, il caporale Cristina Buonacucina (26 anni di Foligno). Le sue condizioni sono stabili, la donna ha subito fratture multiple alle gambe, una contusione al fegato e una sospetta lesione vertebrale.
Intanto un nucleo investigativo specializzato italiano è stato inviato dal Ministero della Difesa sul luogo dell’attentato.
Non c’è pace in Afghanistan. Stamane nella capitale, a Kabul, intorno alle otto ora locale (5.30 in Italia) si è tornati a fare la conta dei morti, almeno diciotto, e dei feriti, quarantasette, perché un kamikaze si è fatto esplodere contro un convoglio Isaf accanto al palazzo del Parlamento in Darulaman street, dove è posizionata una delle basi della forza internazionale. Tra le vittime sei soldati delle forze Nato, di cui cinque americani e un canadese. Il resto sono civili. I talebani afghani hanno rivendicato l’attentato con una telefonata alla Tv araba Al-Jazeera.
La perdita di vite umane non abbassa l’interesse del Governo italiano nell’impegno militare in Afghanistan. Parla così oggi il ministro della Difesa Ignazio La Russa nella sua informativa al Senato: «Chi sostiene in maniera strumentale di un’azione nostra che va bloccata non fa altro che dare la mano, oggettivamente e forse inconsapevolmente, ai terroristi». Insomma, il pegno della vita è un rischio che mette in conto chi parte, chi muove le pedine dello scacchiere «guerra», chi vive il conflitto da cittadino o da profugo e per il quale le aspettative di vita si abbassano vertiginosamente. Secondo la Missione delle Nazioni Unite di assistenza all’Afghanistan (Unama) i civili morti lo scorso anno sono stati oltre 2.412, il 14% in più rispetto al 2009. Il rapporto sostiene che le persone decedute a causa di azioni dei talebani sono tre volte di più di quelle morte per mano dei militari stranieri o afghani. E sulla presenza dei soldati italiani in Afghanistan il Governo gioca al rialzo. Entro il 2010 verrà quasi raddoppiato il numero di militari impegnati nel conflitto. Dopo le richieste di aiuto dagli Stati Uniti agli attuali 2.700, verranno aggiunti altri mille soldati italiani. «Entro la fine del 2010 passeremo a 4000 unità». Parola di La Russa. La lotta ai taleban continua.
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Pensiamoci sopra, per favore. 18-05-2010 23:28 - Giap40
Lui alla guerra ci crede veramente.
Me lo ricordo da giovane quando con i capelloni e il barbone si buttava nei scontri a corpo a corpo con i comunisti.
Lui alla guerra ci tiene molto e sarebbe capace di sagrificare il figlio per la patria.
Non è come quel pavido di Berlusconi che a Piersilvio gli sconsiglia di partire.
Neanche con quella carogna di Bossi che quì fa il gradasso con gli stanieri,ma col cavolo che manda il suo figlio al fronte.
Nessuno va al fronte,solo poveracci meridionali che non hanno altro modo per poter guadagnare qualche soldo.
Propongo che tutti i politici che hanno votato per la guerra,mandino un famigliare al fronte.
Come ha fatto il principino inglese.
Tutti quelli che vogliono la guerra,dimostrino con la pratica la giustezza delle loro idee.
Loro votano per la guerra e poi ci vanno i morti di fame.
Cosi i talebani e il popolo morto di fame da una parte e i morti di fame nostrani dall'altra.
No signori.
Voi dovete andare a combattere e sempre voi dovete morire in quella terra lontana.
No questi ragazzi affamati.
Questi ragazzi devono andare a scuola,lavorare e vivere da persone normali e non da carne da cannone per un pugno di euro.
Mandateci i vostri figli in guerra!
Nella vostra guerra! 18-05-2010 21:18 - maurizio mariani