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redazione
Legge-bavaglio, la rete in piazza
di Romina Rosolia
Scotch sulle labbra per protesta. Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni c’è già un movimento che spopola sulla rete e che «C’ha messo la faccia». Sul social forum di Facebook quarantaduemila utenti - destinati a crescere minuto dopo minuto - hanno già aderito al gruppo “No alla Legge Bavaglio”, settantotto mila persone hanno firmato sulla pagina ufficiale www.nobavaglio.it, una cinquantina hanno caricato scatti fotografici che li ritrae in primo piano con le labbra simbolicamente sigillate da un nastro adesivo. Domani la società civile scende in piazza. Davanti a Montecitorio ma anche in altre città italiane sono previsti sit-in di protesta. Altri gruppi che si stanno organizzando sul web per la protesta nella capitale sono Valigia Blu, Libertà e partecipazione e Articolo 21. Si è mobilitato anche il Popolo Viola che ha confermato diversi incontri: domani 21 maggio a CAGLIARI sit-in contro il bavaglio in concomitanza con la manifestazione di Roma. Il Popolo Viola di Cagliari invita tutti ad imbavagliarsi dalle ore 14 alle 18 in piazza della Repubblica di fronte Palazzo di Giustizia. Sempre domani a Savona sit-in contro il bavaglio. Il Popolo Viola invita tutti ad imbavagliarsi simbolicamente domani alle 15 in piazza Sisto. Il 22 maggio a Torino alle ore 15 si svolgerà “Parla con Noi”, Speaker’s corner viola nei giardini del Castello del Valentino in cui ognuno potrà dire la sua sulla legge bavaglio e non solo. Il 24 maggio a Roma alle ore 10 al Teatro dell’Angelo si discuterà di intercettazioni, interverranno Stefano Rodotà, Concita De Gregorio, Oliviero Beha, gli editori Laterza e Fazio, i costituzionalisti Pace e Ferrara, Silvia Bartolini del popolo viola e l’avvocato delle vittime di Ustica Gamberini. Il movimento “No alla legge bavaglio” aspetta altre facce, altre adesioni, altre firme.
di Alessandro Braga
Avessero voluto essere ancora più chiari, giusto per non lasciare dubbi interpretativi, gli estensori del disegno di legge sulle intercettazioni avrebbero potuto scrivere semplicemente così: «E' fatto divieto al giornalista di informare i cittadini (sulle inchieste giudiziarie in corso)». Comma due: «Gli editori che
pubblicheranno tali informazioni saranno ritenuti corresponsabili e tenuti
a pagare una cifra astronomica per la loro colpa». Punto, più chiaro di così... I giornalisti sarebbero stati semplicemente esautorati dal loro lavoro, gli editori ricattati con quanto gli è più caro, il profitto e il denaro, per non permettere ai primi dimantenere la schiena dritta nello svolgimento della propria professione.
Comunque, il disegno di legge sulle intercettazioni in discussione alla commissione giustizia del senato basta e avanza. In un primo momento
sembrava che la lunga maratona sugli emendamenti, con maggioranza da una parte e opposizione (una volta tanto agguerrita) dall'altra, si sarebbe conclusa in nottata. Poi il presidente della commissione, il pidiellino Filippo Berselli, ha deciso di evitare una notte in bianco ai suoi compagni di lavoro (dato che questa mattina hanno un'altra commissione, questa volta congiunta con la affari costituzionali, sul ddl anticorruzione) e ha rimandato la seduta lunedì prossimo (sempre in notturna). Ma in ogni caso la sostanza del documento in via d'approvazione cambierà ben poco. Sarà, a tutti gli effetti, una vera e propria legge bavaglio che, spiega molto preoccupato il segretario generale della Federazione della stampa italiana Franco Siddi, «a differenza di
tutti gli altri paesi avanzati dove una cosa del genere non è nemmeno pensabile, considera un crimine l'informazione che dà conto di come procedono
le inchieste giudiziarie». Andando a spulciare il disegno di legge ci si rende conto della gravità del provvedimento e delle enormi conseguenze che avrà sul sistema informazione in Italia. Primo: la pubblicazione degli atti coperti da segreto istruttorio (anche se solo per riassunto) prevede, per i giornalisti, una condanna fino a due mesi di carcere o un'ammenda da 2 a 10mila euro; per gli editori che le pubblicano un «salasso» da 64.500 euro a 464.700. Va peggio a chi, tra i giornalisti, dovesse pubblicare le intercettazioni: sempre due mesi di carcere ma multa raddoppiata, da 4 a 20mila euro. In più, sospensione temporanea dalla professione (paradossalmente, per averla svolta almeglio). Carcere anche per le cosiddette «talpe», che fanno filtrare notizie sui processi: per loro galera da uno a sei anni, come per il giornalista che si «becca la soffiata», considerato complice della «gola profonda». E ancora condanne per chi compie registrazioni senza avvisare tutte le parti interessate (il cosiddetto «emendamento D'Addario», tanto per intendersi). Stop anche alle riprese visive «fraudolente»: fino a quattro anni di reclusione. Ancora, ma questo riguarda i magistrati: rafforzamento dell'obbligo (già esistente) per il pubblico ministero di avvisare le gerarchie ecclesiastiche se ad essere indagato o intercettato dovesse essere un sacerdote o un vescovo. Insomma, ci si aspettava un giro di vite sull'informazione, rischia di andare ancora peggio. In pratica lamaggioranza ha deciso di strafare, optando per il pugno di ferro. «Le norme approvate
dai senatori del Pdl e della Lega su ordine di Berlusconi sono di una gravità tale
che nemmeno la Spagna franchista era arrivata a tanto», è stato il commento
di Luigi Zanda del Pd. Dura anche l'associazione Articolo 21: «In questo
modo viene messa la pietra tombale sul diritto di cronaca». E non basta la precisazione del relatore della legge Massimo Centaro, che dice
che l'emendamento sulle pene per i giornalisti al momento non è ancora stato votato ma accantonato e rinviato a lunedì prossimo, a cambiare la sostanza della cosa. Ormai è chiaro: la maggioranza intende andare fino in fondo nel mettere il bavaglio all'informazione. Loro, da un lato, ci provano. Giornalisti
e amanti della libera informazione, dall'altro, provano a contrastarli. Il sindacato
unico dei giornalisti italiani ha già lanciato la mobilitazione permanente: invita
i comitati di redazione a segnalare ogni giorno tutti i casi di notizie che d'ora in poi saranno interdette in caso di varo definitivo della legge e a fare ancora
più informazione sulle vicende che si vogliono oscurare. Inoltre chiede di listare
a lutto le testate giornalistiche italiane. Per arrivare, se fosse il caso, davanti alla corte europea dei diritti dell'uomo. Perché il diritto ad essere informati è ancora, nonostante il governo, un diritto.
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Il problema è portato ad essere strutturale, per cui incancrenito, ed il lavoratore non è certo la cancrena perchè segue chi dirige, per cui la cancrena è nella direzione, nella corruzione, nell'evasione, nella distorsione di risorse a fini personali, nel lavoro nero!
Sarebbe ora che coloro che vanno alle loro riunioni per ascoltargli gli voltino le spalle per fargli vedere la faccia che ci vuole per propinare quello che vien propinato.
Uno che non sà chi gli ha pagato la casa, l'altro che ha perso le ricevute del prestito, l'altro con il torcicollo, l'altro che ha i santi con bisogno di grazie terrene, l'altro che porta le grazie in giro con gli aerei di stato per sentirsi meno solo!
E' un'immane presa per quella faccia!
Poi se tutto và male capiterà come in Grecia che varano colossali sacrifici per la massa e si applaudiscono perchè sono riusciti a farcela!
E un pò di dignità, di rispetto per chi suda le settantasette camice?
Ma che è barbarie?
Che ci troviamo dopo le varie ere, illuminismo, decadentismo, romanticismo, tecnicismo, dadaismo, siamo arrivati a quella del sciacallismo? 21-05-2010 12:45 - Gromyko
Avanti popolo!........ 21-05-2010 10:30 - nazaro
poveri comunisti! sempre più soli! l'ultimo chiuda la porta! 20-05-2010 22:22 - giovanni L.
Un paese che vive come nel grande fratello del libro e poi se un giornalista pubblica un documento o una foto che gli è arrivata,rischia di andare in galera.
Come se ti danno un sacco di cazzotti in faccia e se ti azzardi a ridarne uno,loro ti fanno arrestare perche sei un violento!
Ma siamo tutti scemi?
Non si può accettare un governo che fa così.
Dobbiamo fare come i Tailandesi e andare in piazza vestiti di rosso.
Non è possibile accettare un ragionamento che non solo ci limita,ma ci offende.
Siamo nel paese dei sorvegliati e non possiamo,noi dire o far vedere quello che loro fanno,contro di noi.
Io non mi incazzo con loro.Loro ci provano,è nel loro mestiere di imbonitori e truffatori,ma me la prendo con tutti quei intellettuali della sinistra e del centro che accettano le prepotenze di una destra,sinistra. 20-05-2010 18:38 - maurizio mariani