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FUORIPAGINA
20/05/2010
  •   |   redazione
    Legge-bavaglio, la rete in piazza

    di Romina Rosolia

     

    Scotch sulle labbra per protesta. Contro la legge bavaglio sulle intercettazioni c’è già un movimento che spopola sulla rete e che «C’ha messo la faccia». Sul social forum di Facebook quarantaduemila utenti - destinati a crescere minuto dopo minuto - hanno già aderito al gruppo “No alla Legge Bavaglio”, settantotto mila persone hanno firmato sulla pagina ufficiale www.nobavaglio.it, una cinquantina hanno caricato scatti fotografici che li ritrae in primo piano con le labbra simbolicamente sigillate da un nastro adesivo. Domani la società civile scende in piazza. Davanti a Montecitorio ma anche in altre città italiane sono previsti sit-in di protesta. Altri gruppi che si stanno organizzando sul web per la protesta nella capitale sono Valigia Blu, Libertà e partecipazione e Articolo 21. Si è mobilitato anche il Popolo Viola che ha confermato diversi incontri: domani 21 maggio a CAGLIARI sit-in contro il bavaglio in concomitanza con la manifestazione di Roma. Il Popolo Viola di Cagliari invita tutti ad imbavagliarsi dalle ore 14 alle 18 in piazza della Repubblica di fronte Palazzo di Giustizia. Sempre domani a Savona sit-in contro il bavaglio. Il Popolo Viola invita tutti ad imbavagliarsi simbolicamente domani alle 15 in piazza Sisto. Il 22 maggio a Torino alle ore 15 si svolgerà “Parla con Noi”, Speaker’s corner viola nei giardini del Castello del Valentino in cui ognuno potrà dire la sua sulla legge bavaglio e non solo. Il 24 maggio a Roma alle ore 10 al Teatro dell’Angelo si discuterà di intercettazioni, interverranno Stefano Rodotà, Concita De Gregorio, Oliviero Beha, gli editori Laterza e Fazio, i costituzionalisti Pace e Ferrara, Silvia Bartolini del popolo viola e l’avvocato delle vittime di Ustica Gamberini. Il movimento “No alla legge bavaglio” aspetta altre facce, altre adesioni, altre firme.

     

    di Alessandro Braga

    Avessero voluto essere ancora più chiari, giusto per non lasciare dubbi interpretativi, gli estensori del disegno di legge sulle intercettazioni avrebbero potuto scrivere semplicemente così: «E' fatto divieto al giornalista di informare i cittadini (sulle inchieste giudiziarie in corso)». Comma due: «Gli editori che
    pubblicheranno tali informazioni saranno ritenuti corresponsabili e tenuti
    a pagare una cifra astronomica per la loro colpa». Punto, più chiaro di così... I giornalisti sarebbero stati semplicemente esautorati dal loro lavoro, gli editori ricattati con quanto gli è più caro, il profitto e il denaro, per non permettere ai primi dimantenere la schiena dritta nello svolgimento della propria professione.
    Comunque, il disegno di legge sulle intercettazioni in discussione alla commissione giustizia del senato basta e avanza. In un primo momento
    sembrava che la lunga maratona sugli emendamenti, con maggioranza da una parte e opposizione (una volta tanto agguerrita) dall'altra, si sarebbe conclusa in nottata. Poi il presidente della commissione, il pidiellino Filippo Berselli, ha deciso di evitare una notte in bianco ai suoi compagni di lavoro (dato che questa mattina hanno un'altra commissione, questa volta congiunta con la affari costituzionali, sul ddl anticorruzione) e ha rimandato la seduta lunedì prossimo (sempre in notturna). Ma in ogni caso la sostanza del documento in via d'approvazione cambierà ben poco. Sarà, a tutti gli effetti, una vera e propria legge bavaglio che, spiega molto preoccupato il segretario generale della Federazione della stampa italiana Franco Siddi, «a differenza di
    tutti gli altri paesi avanzati dove una cosa del genere non è nemmeno pensabile, considera un crimine l'informazione che dà conto di come procedono
    le inchieste giudiziarie». Andando a spulciare il disegno di legge ci si rende conto della gravità del provvedimento e delle enormi conseguenze che avrà sul sistema informazione in Italia. Primo: la pubblicazione degli atti coperti da segreto istruttorio (anche se solo per riassunto) prevede, per i giornalisti, una condanna fino a due mesi di carcere o un'ammenda da 2 a 10mila euro; per gli editori che le pubblicano un «salasso» da 64.500 euro a 464.700. Va peggio a chi, tra i giornalisti, dovesse pubblicare le intercettazioni: sempre due mesi di carcere ma multa raddoppiata, da 4 a 20mila euro. In più, sospensione temporanea dalla professione (paradossalmente, per averla svolta almeglio). Carcere anche per le cosiddette «talpe», che fanno filtrare notizie sui processi: per loro galera da uno a sei anni, come per il giornalista che si «becca la soffiata», considerato complice della «gola profonda». E ancora condanne per chi compie registrazioni senza avvisare tutte le parti interessate (il cosiddetto «emendamento D'Addario», tanto per intendersi). Stop anche alle riprese visive «fraudolente»: fino a quattro anni di reclusione. Ancora, ma questo riguarda i magistrati: rafforzamento dell'obbligo (già esistente) per il pubblico ministero di avvisare le gerarchie ecclesiastiche se ad essere indagato o intercettato dovesse essere un sacerdote o un vescovo. Insomma, ci si aspettava un giro di vite sull'informazione, rischia di andare ancora peggio. In pratica lamaggioranza ha deciso di strafare, optando per il pugno di ferro. «Le norme approvate
    dai senatori del Pdl e della Lega su ordine di Berlusconi sono di una gravità tale
    che nemmeno la Spagna franchista era arrivata a tanto», è stato il commento
    di Luigi Zanda del Pd. Dura anche l'associazione Articolo 21: «In questo
    modo viene messa la pietra tombale sul diritto di cronaca». E non basta la precisazione del relatore della legge Massimo Centaro, che dice
    che l'emendamento sulle pene per i giornalisti al momento non è ancora stato votato ma accantonato e rinviato a lunedì prossimo, a cambiare la sostanza della cosa. Ormai è chiaro: la maggioranza intende andare fino in fondo nel mettere il bavaglio all'informazione. Loro, da un lato, ci provano. Giornalisti
    e amanti della libera informazione, dall'altro, provano a contrastarli. Il sindacato
    unico dei giornalisti italiani ha già lanciato la mobilitazione permanente: invita
    i comitati di redazione a segnalare ogni giorno tutti i casi di notizie che d'ora in poi saranno interdette in caso di varo definitivo della legge e a fare ancora
    più informazione sulle vicende che si vogliono oscurare. Inoltre chiede di listare
    a lutto le testate giornalistiche italiane. Per arrivare, se fosse il caso, davanti alla corte europea dei diritti dell'uomo. Perché il diritto ad essere informati è ancora, nonostante il governo, un diritto. 


I COMMENTI:
  • E in URSS come era messa la stampa? 25-05-2010 09:03 - Marino
  • Più di qualcuno di questo governo sembra avere una faccia come il, dire che lavorano per migliorare la condizione dei dipendenti è una sfrontatezza non indifferente, farla passare poi come il toccasana dell'economia è un'altra bell'eresia.
    Il problema è portato ad essere strutturale, per cui incancrenito, ed il lavoratore non è certo la cancrena perchè segue chi dirige, per cui la cancrena è nella direzione, nella corruzione, nell'evasione, nella distorsione di risorse a fini personali, nel lavoro nero!
    Sarebbe ora che coloro che vanno alle loro riunioni per ascoltargli gli voltino le spalle per fargli vedere la faccia che ci vuole per propinare quello che vien propinato.
    Uno che non sà chi gli ha pagato la casa, l'altro che ha perso le ricevute del prestito, l'altro con il torcicollo, l'altro che ha i santi con bisogno di grazie terrene, l'altro che porta le grazie in giro con gli aerei di stato per sentirsi meno solo!
    E' un'immane presa per quella faccia!
    Poi se tutto và male capiterà come in Grecia che varano colossali sacrifici per la massa e si applaudiscono perchè sono riusciti a farcela!
    E un pò di dignità, di rispetto per chi suda le settantasette camice?
    Ma che è barbarie?
    Che ci troviamo dopo le varie ere, illuminismo, decadentismo, romanticismo, tecnicismo, dadaismo, siamo arrivati a quella del sciacallismo? 21-05-2010 12:45 - Gromyko
  • Hey, e il vostro eroe Sant'Oro? Tutti soddisfatti? 21-05-2010 12:16 - Piero
  • Ora è veramente iniziata la dittatura del 3° millennio
    Avanti popolo!........ 21-05-2010 10:30 - nazaro
  • In altri tempi la sinistra di fronte ad una legge simile sarebbe insorta come un sol uomo e avrebbe portato in piazza milioni di persone. Oggi il PD sonnecchia e non si fa sentire. Le organizzazioni sindacali più grosse, tipo CGIL tacciono, in tutt'altre faccende affacendate. I comunisti veri e propri sono stati cacciati fuori dal parlamento dal suffragio popolare e non più hanno voce in capitolo. Rimangono i vari Di Pietro, Travaglio, Vauro, Santoro, Lerner, ecc. ecc....Ma sono voci isolate, profeti inascoltati che gridano nel deserto culturale, sociale e civile che è diventata l'Italia. Aiuto ! Chi ci salverà ? Mala tempora currunt. 21-05-2010 05:27 - gianni
  • e Santoro che fà? conta i soldi?
    poveri comunisti! sempre più soli! l'ultimo chiuda la porta! 20-05-2010 22:22 - giovanni L.
  • Ecco, il punto e' prorpio quello sollevato daRoberto Grienti. I partigiani e la lotta di liberazione viene ormai considerata un crimine mentre l'invasione in Afghanistan un atto di eroismo. Pagliacci. Tragici pagliacci, dal buffone per antonomasia al PD. Tutti. Bisogna ricominciare da capo. 20-05-2010 20:53 - murmillus
  • i partigiani liberarono l'italia dalla dittatura fascista e dall'occupazione nazista, rischiando la vita con le armi in pugno; tanti di loro e fra loro tanti giovani,sono morti per darci un paese libero e democratico; ora non si pretende che i giornalisti facciano altrettanto, però potrebbero disobbedire ad una legge fascista e pubblicare tutto ciò che ritengono importante per informare il paese; rischieranno grosso vero, tengono famiglia vero, però la loro disobbedienza potrebbe dare luogo ad un forte movimento di massa in difesa di tutte le libertà democratiche. e chissà se ciò non possa contibuire a decretare la fine del moscerino che governa l'italia; in fin dei conti il ras di arcore non è altri che una macchietta, e una possente lotta di massa gli farebbe fare la fine di tambroni.solo che allora vi era un grande partito comunista di massa, adesso abbiamo il pd. e la differenza non è di poco conto. 20-05-2010 19:57 - roberto grienti
  • Hanno fatto i milioni riprendendoci mentre andiamo a cacare,nella casa del grande fratello.Abbiamo una nazione con milioni di telecamere che ci riprendono anche se passiamo con il rosso o entriamo in una strada a traffico limitato.Striscia la notizia è andata con le micro telecamere a far carcerare dentisti senza licenza e fattucchiere.Hanno messo più cimici nei centri sociali e negli atenei.
    Un paese che vive come nel grande fratello del libro e poi se un giornalista pubblica un documento o una foto che gli è arrivata,rischia di andare in galera.
    Come se ti danno un sacco di cazzotti in faccia e se ti azzardi a ridarne uno,loro ti fanno arrestare perche sei un violento!
    Ma siamo tutti scemi?
    Non si può accettare un governo che fa così.
    Dobbiamo fare come i Tailandesi e andare in piazza vestiti di rosso.
    Non è possibile accettare un ragionamento che non solo ci limita,ma ci offende.
    Siamo nel paese dei sorvegliati e non possiamo,noi dire o far vedere quello che loro fanno,contro di noi.
    Io non mi incazzo con loro.Loro ci provano,è nel loro mestiere di imbonitori e truffatori,ma me la prendo con tutti quei intellettuali della sinistra e del centro che accettano le prepotenze di una destra,sinistra. 20-05-2010 18:38 - maurizio mariani
  • Michele Santoro accusato di essere di ultrasinistra-invece…-ha fatto uscire il paese dagli anni settanta professionalizzando la politica facendone una cosa una trincea del giornalismo che escludeva la masse-ridotte a ventre-per prendere provvedimenti dall’alto senza lotta dal basso e verbo-leggi ideologia-ideologia come insieme di atti materiali e visione del mondo.Il suo grande giornalismo d’inchiesta ha assunto il ruolo di giudice istruttore ed ha fatto arrivare la sinistra al nodo di cui si accorge soprattutto Paolo Ferrero-scompare la coppia giustizia ingiustizia compare la coppia legalità inlegalità-certo si discute di regole di metodo democratico.La democrazia per dirle con il maestro di Santoro-Biagio De Giovanni-non và d’accordo con il liberalismo.E il tempo del conflitto d’interessi e Santoro che lavora alla televisione è più protagonismo di quella contraddizione di un disoccupato.Il terreno su cui ci si misura sono le regole e l’orizzonte è il capitalismo, l’ex di servire il popolo ed espulso dall’Unità-se non dico male se non sbaglio-ha difeso il diritto di ciascuno di noi ad essere informato-garantire l’esistenza di una sfera pubblica-dobbiamo essergliene grati.Ma la lotta comunista l’impegno particolare delle masse nel loro concreto specifico-la capacità e coscienza dell’insieme che solo loro anno-deve sapersi sempre mobilitare con le manifestazioni lo sciopero generale con la stessa controinformazione.Respingiamo l’idea che la politica sia lotta tra elites interna alle borghesie con la-laurea dataci dalla vita con la scuola di partito con la militanza nei movimenti e nei partiti comunisti-si deve riprendere e delineare un impegno e partecipazione certo i blog ma lo stare in una stanza con altri.Fare, fare, fare.L’arresto del professionismo che è stato giornalisticamente giudice istruttore l’inchiesta-mutando-deve essere inchiesta dal basso sul lavoro sull’interpretazione e comprensione-che è cosa diversa-della società.Il marxismo ci da le linee principali-le invarianti di una struttura-che produce lo sfruttamento l’ingiustizia sociale, struttura che la trasformazione sociale e politica non vogliono rendere solo legale e rispettosa di regole-sono le regole a non andar bene-sono le fondamenta di classe il motivo di un conflitto che deve avere la lena di riprendere-organizziamoci-il tam, tam delle piazze e non la televisione e la trincea delle professionalizzazioni-lavoro fatto bene-che torna alle regole del mercato e a chi per esso e su di esso si impone-ci toglie la parola e la direzione strategica-per conto suo è forte.Deve essere forte la classe la sua interna ricomposizione ed organizzazione strategico rivoluzionaria.Nessun intellettualismo etico nessun interesse borghese legalitario spazza via le ingiustizie al limite da oboli cattolici crea sgomento da vendere mediaticamente.Non condannati all’opposizione culturale ma all’egemonia politica-lotta economica culturale e politica-soprattutto lotta sociale.Cosa la televisione non trasmetterà mai è la rivoluzione. 20-05-2010 17:02 - anna
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