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Francesco Piccioni
Congresso Usb. Ed è già sciopero
Per essere un congresso fondativo c’è ben poca celebrazione e tanta attualità.
Il lungo percorso di avvicinamento è ormai arrivato a conclusione, mentre la realtà economica e politica là fuori chiede risposte in tempi rapidissimi. Nemmeno il tempo di mettersi seduti, perciò, che vengono proclamati ben due
scioperi di settore e un numero imprecisato - ma elevato - di iniziative. L’Usb, la nuova sigla che raccoglie buona parte del sindacalismo di base (RdB, Sdl, pezzi consistenti della Cub, Usi Ricerca, Adl; per ora) battezza la sua nascita con il passo di chi deve maturare a tappe forzate.
La manovra che il governo ha già annunciato - 26miliardi da reperire «subito», secondo Tremonti - peserà soprattutto sui dipendenti pubblici, le pensioni, i servizi sociali. E proprio in questo bacino le sigle «di base» hanno costruito
negli anni un insediamento rilevante. Quindi, il 14 giugno, sciopero generale contro la manovra; mentre il 28 maggio, in tutte le principali città, ci saranno manifestazioni di protesta davanti alle banche. Per indicare la vera miccia
che ha fatto esplodere la crisi e per il cui salvataggio in tutto il mondo sono stati usati colossali fondi pubblici, che ora richiedono d’essere sanati con i «sacrifici» di chi ha già poco e non ne ha davvero colpa alcuna.
C’è poi un secondo motivo, per i «pubblici»: la «campagna di denigrazione» di cui da anni sono oggetto «serviva in realtà a facilitare lo smantellamento dello stato sociale». E a disegnare una diversa idea di stato («i servitori dello stato sono assolutamente da difendere se manganellano i manifestanti, come a Genova, ma sono fannulloni da colpire se fanno sportello o servizi di prossimità»). Anche per questo, nelle recenti lotte, non ci sono state richieste monetarie, ma solo la difesa dei «servizi per i cittadini».
Il secondo sciopero - l’11 giugno, per 24 ore - riguarda il trasporto pubblico locale, con oltre 200.000 dipendenti. Qui è ancora in ballo il rinnovo del contratto nazionale. E molti segnali dicono che i sindacati «concertativi» (Cgil, Cisl e Uil) stanno per siglare «un accordo che accoglie in pieno il nuovo modello contrattuale». La durata diventa triennale, ma soprattutto si vuole mettere nero su bianco, nel contratto, sia una diversa modalità della rappresentanza
(in pratica potrebbero avere accesso alle Rsu solo le sigle firmatarie di contratto), sia la sostanziale abolizione del diritto di sciopero. Potrebbe dichiararlo, infatti, solo chi ha il 50% più uno della categoria (non è chiaro neppure se si parli degli iscritti ai sindacati o di tutti i dipendenti, ma in ogni caso neppure tutte le sigle insieme controllano una simile percentuale), oppure chi - avendo almeno il 30%, ottiene il consenso maggioritario con un referendum (curioso: diventerebbe obbligatorio per proclamare uno sciopero, ma «non previsto» per approvare o no un accordo).
Una cosa si nota subito. Molti di questi delegati hanno vissuto una vita controcorrente, rinchiusi in una nicchia poco più che aziendale. Ora mostrano
«la consapevolezza di svolgere un ruolo storico», con la crisi che inizia a mordere nel vivo il lavoro in tutte le sue forme, e «la Cgil che ha scelto di rientrare in gioco sul terreno imposto dal governo e Confindustria». Tra loro si
danno le cifre di iscritti e delegati che, a cavallo del congresso della Cgil, hanno scelto di andarsene e legarsi ai «basisti». Anche un segretario provinciale
della funzione pubblica, a Catania, ha fatto lo stesso insieme a 500 iscritti. Ora
c’è in campo una «massa critica» più rilevante, un campo gravitazionale che attrae per quello che fa, ma anche per quanto «pesa».
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altrettanto globalizzato e non più organizzato in confederazioni. Perlomeno a dimensione Europea I padroni hanno costruito una europa
dove non sono le imprese a competere le une con le altre , ma i lavoratori: Se non si supera questa fondamentale contraddizione fondare nuovi sindacati a poco potrà servire. 24-05-2010 15:38 - domenico
Di fronte al fatto che diverse sigle del sindacalismo di base si uniscono, al fine di superare la frammentazione e per costruire un punto di riferimento per i lavoratori che sempre in maggior numero si allontanano dai sindacati ufficiali, Liberati afferma che si tratta della "solita forzatura soggettiva delle residue e alquanto marginali forze della estrema sinistra italiana". Caro Liberati, la "ferrea e dura autocritica" dovrebbero farla molti sindacalisti confederali che hanno perso credibilità, oltre che i dirigenti di quei sindacatini che si credono al centro del mondo, ma che invece perseverano nella loro strada solitaria e minoritaria.
La crisi economica esige il rafforzamento dell'unità dei quadri sindacali più combattivi. Chi non lo capisce, è fuori dal mondo. 24-05-2010 10:01 - scinteia
Il terreno per una ferrea e dura autocritica per tutto il sindacalismo di base farebbe meglio di 100 fughe soggettive che serviranno a poco , a parte quella di renderci ancora più marginali nella situazione economica e sociale del nostro maledetto belpaese!!
saluti socialisti 23-05-2010 21:56 - Alfonso Liberati (Rsu Auchan Flaica Cub di Casalbertone-Roma)
basta con il fatto cghe ognuno curi il proprio orto.
a quando anche l'unificazione con i cobas scuola,il resto della cub,l'orsa ecc ecc? o vogliono questi ancora coltivare il proprio orticello? 23-05-2010 11:54 - angelo
Nel privato,è già difficile trovare posti di lavoro di massa.Oggi con il decentramento industriale,le fabbriche di un tempo stanno in India e in Cina.
Quì esiste un indotto fittissimo e diffuso in tutto il territorio.
Una Fiat,prima di essere messa in vetrina,dopo che i componenti più grandi e faticosi sono stati prodotti all'estero,viene in Italia e atraversa la penisola su camion porta auto.
Da Messina a Torino e da Torino ad altre situazioni che gli rifiniscono il lavoro e le mettono su strada.
Questo tipo di lavoro,non permette una riunificazione tra operai.Tutti in piccole situazioni,dove il padroncino,fa il prepotente e li tiene a bada.
Bisognerebbe creare un coordinamento territoriale dove si possano riunire i lavoratori e confrontarsi.Un coordinamento delle varie situazioni lavorative in ogni regione.
Solo con l'unità di tutte le forze lavorative del privato si può far avanzare anche in questo settore il sindacalismo di base.
Un operaio incazzato non fa rumore.
Mille operai incazzati fanno una rivoluzione! 22-05-2010 18:25 - mariani maurizio
per questo pur con tutti i suoi limiti non mi sento di lasciare la CGIL... 22-05-2010 15:55 - pietro
che ha fatto esplodere la crisi e per il cui salvataggio in tutto il mondo sono stati usati colossali fondi pubblici, che ora richiedono d’essere sanati con i «sacrifici» di chi ha già poco e non ne ha davvero colpa alcuna..."
i "salvataggi" o li copri strangolando la domanda e quindi hai deflazione, o i sacrifici non li fai e quindi vai all'inflazione. non se ne esce. no future for euro. 22-05-2010 15:21 - Lpz