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Guglielmo Ragozzino
Legambiente. Trent’anni di battaglie
In un vicoletto vicino alla fontana di Trevi, in una sala che al tempo stesso è circolo del cinema, dedicato ad Alberto Sordi e sito archeologico, si festeggiano
i trent’anni di Legambiente. Un luogo confuso e vero, disordinato e ai bordi di un’isola pedonale.Trent’anni fa: erano i tempi della bomba alla stazione di Bologna, dell’aereo precipitato a Ustica, del terremoto in Irpinia. Legambiente era allora una costola dell’Arci, una specie di Arci-ambiente e lo sarebbe rimasta fino al 1986, quando in occasione del terzo congresso ci sarebbe stata una separazione consensuale. Nel frattempo il «Pensare globalmente, agire localmente» raccoglieva migliaia di aderenti, mentre al centro si esprimeva una linea di politica ambientale, senza cedimenti.
Non è stata un’occasione di rievocazioni struggenti e melanconiche, ma una giornata allegra, di bilanci e proposte. Il bello delle proposte è stato che erano affidate a un’ala di trentenni che dovrebbero rappresentare il futuro, e non solo quello di Legambiente. Il meglio dei bilanci era invece il confronto politico-ambientale nel gruppo dirigente, con il governo e con le altre associazioni, amiche rivali, Greenpeace e Wwf. In assenza del direttore generale che doveva aprire la discussione, l’inizio è stato affidato a un’esponente della generazione 1000 euro, Katiuscia Eroe che ha presentato un video nel quale i giovani leghisti (si può dire così?) raccontavano con molto spirito delle loro esperienze di vita e di lavoro, per mostrare, alla fine, che non di mille si trattava, ma di 600 euro soltanto. C’era un ragazzo barbuto in una cucina, con le carte della scopa in mano, e più avanti si veniva a sapere che era un fisico, ricercato all’estero – dalle università, sia chiaro – e con molte difficoltà per studiare e insegnare da noi. Commento dalla sala: «non è vero che un fisico qui non fa carriera. Con un bel fisico la si fa, eccome».
Finito il video è la volta del direttore generale. Si chiama Rossella Muroni. Si scusa e attribuisce il suo ritardo al servizio pubblico da Settebagni, una frazione di Roma sulla Salaria, oggi particolarmente scadente. «Ma vi prometto – assicura con un sorriso – che non è previsto per oggi». Allude alla nascita della sua creatura, con tutta evidenza imminente. E anche questa è Legambiente.
Il piatto forte della giornata è la presentazione di un libro «Ricomincio da trenta», il libro sulle sfide e le buone idee per il futuro dell’Italia. In esso Legambiente svolge il suo racconto, presentandosi anche ai più giovani. Alcune foto della serie «come eravamo» sono davvero commoventi. I signori di mezza età che continuano a discutere e a beccarsi al microfono erano dei ragazzi, a volte esagerati. Ermete Realacci, oggi parlamentare pd, ha il gusto del microfono. Racconta della volta che, per imitare Greenpeace, venne assalita,
con delle imbarcazioni veloci, una nave che scaricava in mare fanghi della Montedison, solo che si trattava di una nave sbagliata. Racconta anche del colpo di mano con cui Legambiente organizzò la grande manifestazione di Roma
che aprì di fatto la campagna del referendum antinucleare. Il Pci, al Congresso, aveva deciso il contrario.
«Ero comunista, dice un altro, e sono approdato a Legambiente per fare il servizio civile. Ero pro nucleare e fu Chicco Testa, allora presidente, a convincermi. Ora, sono passati molti anni e Chicco vuole convincermi del contrario». Chi parla è Roberto della Seta che a furia di frequentare le cattive
compagnie di Legambiente, ne sarebbe diventato presidente, subito dopo Realacci. Nel libro sui trent’anni, a Chicco Testa sono lasciate due pagine, di abile confusione politica. Ma è importante la sua presenza. Legambiente mostra
la sua tenuta democratica. Non è una Chiesa, non infama chi ha cambiato parere. Parla Silvia, una giovane urbanista che vorrebbe ridisegnare le città, Filippo un fisico del Mit che ha partecipato all’invenzione di una bicicletta con pedalata assistita, Giusiana, 26 anni, una naturalista di Afragola che spiega come sia difficile e come sia bello far qualcosa dalle sue parti. E conclude, ringraziando le persone che hanno ideali: «non bisogna mai deridere i sogni
degli altri, perché si uccide qualcuno».
Nel libro ci sono i nomi e i profili dei maestri che Legambiente riconosce: Alex Langer, Laura Conti, Giancarlo Pinchera, Fabrizio Giovenale, Antonio Cederna, Vittorio Foa. Molti, tra gli esterni, si riconosceranno così in Legambiente. Conclude, in fretta, il presidente, Vittorio Cogliati Dezza, prima dei brindisi per i prossimi trent’anni. Bisogna dare il potere ai giovani, sono essi il cambiamento
e noi abbiamo fiducia nel cambiamento. Bisogna attuare, nella legalità e in forme non violente, la disobbedienza civile. Costruiremo alleanze, non daremo
niente per scontato, non chiederemo mai permessi.
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Basterebbe informarsi, in fondo.
Che la Legambiente sia un’associazione ambientalista che dialoga con tutti i cittadini indipendentemente dalla tessera di partito che portano in tasca è qualcosa di cui andare fieri e orgogliosi. Siamo infatti convinti che le politiche di sostenibilità non abbiano colori o bandiere, anzi ne hanno una sola e cioè quella di migliorare la qualità di vita di tutti noi. Se un partito applica una politica condivisibile non guardiamo il colore della sua bandiera, non ci interessa che si chiami PdL. PD, UDC, Lega Nord, Italia dei Valori,ecc ci interessa solo che si faccia il bene del Paese che le famiglie e i cittadini, i giovani, i bambini, gli anziani vivano in un Paese di diritto, tra i quali quello a vivere bene e in salute.
Difficile altresì sostenere che la Legambiente non sia un’associazione trasparente, non è certamente un tasto "Lavora con noi" che garantisce la trasparenza di una associazione. Forse non avremmo risposto ad alcune mail, ma può succedere. Non ne riceviamo proprio 4 al giorno e forse qualcuna ci è sfuggita, ma questo è un tasto per noi molto importante perché Legambiente è un associazione di cittadini volontari che passano il loro tempo libero ad occuparsi di politiche locali, sostenibili, di territorio ed è proprio la nostra trasparenza, l'impegno e la credibilità che ci ha permesso in 30 anni di diventare l'associazione ambientalista più diffusa nel nostro Paese, è proprio l'amore per il territorio che ci permette di essere presenti in quasi tutte le battaglie nazionali e territoriali. E se ogni tanto non riusciamo ad esserci è perché forse siamo troppo pochi ed è per questo che all'interno dell'Associazione ogni cittadino, ogni proposta, ogni punto di vista è accolto e ascoltato.
E se in questo quadro politico fatto personaggi di dubbia credibilità, uomini dello spessore di Realacci, Ferrante, Della Seta (e altri meno noti) dopo 20 - 30 anni di associazionismo si "buttano" in politica non possono che far del bene ad un Paese alla deriva. Se nel loro piccolo riescono in qualche modo ad influire sulle politiche del nostro Paese ben venga. Vedi l'esempio dei sacchetti di plastica.
E se ogni tanto sbagliamo forse potete perdonarci, perché dietro al Cigno Verde ci sono uomini e donne di ogni età con i loro pregi e i loro difetti che pur sposando la causa ambientale non sono perfetti.
Gli attivisti di Legambiente
Katiuscia Eroe, Luca Gallerano, Lisa Bueti, Gianna Le Donne, Mimma Pecora, Paola Cipolla 26-05-2010 16:19 - Katiuscia Eroe
non so se gli e' mai capitato di stare in posti poveri ma puliti o viceversa 24-05-2010 21:18 - marco
Molto meglio la LIPU, Greenpeace e Amici della Terra (WWF ultimamente si e' ridotta ad una societa' di consulenze). 24-05-2010 20:08 - Luigi
Dato che in una società divisa in classi,gli operai non hanno diritti e neanche proprietà,che interesse abbiamo come operai a tenere pulito il pianeta.
Sporchiamo tutto,così ci faranno lavorare per ripulirlo.
Ma si, che lo sporco prenda tutte le strade delle città,specialmente dove ci vivono i ricchi e perfettini,borghesi.Si dove vivono quelle facce di merda che non hanno mai visto un campo di extracomunitari.Propongo a tutti i zingari, di raccogliere la monnezza che si accumula intorno alle loro case di legno e la vadano a gettare nei giardini delle ville dei ricchi.
Che condividano con noi la monnezza.
Preche questa gente deve avere una città pulita e magari quelli della Lega Ambiente gli mobilitano anche i ragazzi per fare un lavoro volontario.Perche la Lega non manda i ragazzi dove vivono i poveri.
mai visto una pulizia di una borgata.MAI VISTO QUESTI GIOVANI FARE UNA PULIZIA VICINO A AGROMERATI DI BARACCHE.lE CITTA' SONO SOLO QUELLE DEI PADRONI.
Ma che la monnezza affoghi tutto il mondo!
Non c'è stata ugualianza nella pulizia,che ci sia nella monnezza!
Viva l'ugualianza! 24-05-2010 16:03 - mariani maurizio