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Michele Giorgio, Gerusalemme
La bomba di Israele
Il capo di stato israeliano Shimon Peres nega. Ma il documento ufficiale sudafricano, su cui di recente è stato tolto il segreto e scoperto da uno studioso statunitense, Sasha Polakow-Suransky, offre una ulteriore conferma alle voci circolate per anni sulle relazioni segrete avute da Israele e il Sudafrica razzista, inclusa una collaborazione in campo nucleare.
Israele provò a vendere al Sudafrica testate atomiche, ha scritto il quotidiano britannico The Guardian citando il documento ritrovato da Polakow-Suransky e altri fascicoli rimasti segreti per decenni, firmati da Peres e dall'allora ministro della difesa sudafricano Botha. I testi sono un resoconto di una serie di incontri cominciati nel marzo 1975 tra alti rappresentanti dei due paesi, tra cui il comandante delle forze armate sudafricane, RF Armstrong, che in un memo successivo parlò dell'interesse di Pretoria per missili con testata nucleare. Il Guardian riporta che, nel loro primo colloquio, i funzionari dello Stato ebraico offrirono di vendere al Sudafrica alcuni missili a lunga gittata del tipo «Gerico» con capacità nucleare. Successivamente il progetto «Gerico» prese il nome in codice «Chalet». Il 4 giugno del 1975 Peres e Botha si videro a Zurigo. Botha espresse interesse «in un certo numero di unità Chalet, a patto che sia disponibile il carico corretto», ossia la testata atomica. Peres disse che lo era «in tre taglie», un riferimento a convenzionale, chimico e nucleare. I due politici firmarono anche un'intesa che ampliava la collaborazione militare tra i due paesi. La vendita però non avvenne mai, per una questione di costi.
Israele smentisce seccamente. «Si tratta di informazioni infondate, senza alcun collegamento alla realtà» ha protestato la portavoce di Peres, Ayelet Frisch. «È riprovevole che il Guardian non abbia trovato opportuno rivolgersi al presidente prima della pubblicazione per ascoltare i suoi commenti», ha aggiunto Frish. Ma gli esperti non sono di questo avviso. Molti ricordano il cosiddetto «Incidente Vela», il 22 settembre 1979 quando i satelliti statunitensi Vela (appositamente progettati per il rilevamento di esplosioni nucleari) registrarono un lampo di luce, di origine ignota, tra l'Atlantico e l'Oceano indiano a sud del Sudafrica, nelle vicinanze dell'Isola del Principe Edoardo. Si trattava di un test atomico di 2-3 kilotoni ma gli Stati Uniti lo coprirono, provando a spiegare quel rilevamento con un guasto del satellite, per non imbarazzare gli alleati israeliani e i razzisti sudafricani, buoni amici di Washington ma nel mondo malvisti a causa dell'apartheid. Nel febbraio 1994 un ex alto ufficiale della marina sudafricana, in carcere come spia sovietica, dichiarò che l'«Incidente Vela» era il risultato di un esperimento congiunto israelo-sudafricano che non avrebbe dovuto essere scoperto, che costrinse gli Stati Uniti a turare la falla. Il 20 aprile 1997 il quotidiano israeliano Haaretz, citando il ministro degli esteri sudafricano, confermò il lampo nel sud Atlantico come un test sudafricano. Poco dopo lo stesso ministro smentì dicendo di essere stato frainteso mentre riportava solo voci che circolavano da anni.
In piena crisi internazionale sul programma nucleare dell'Iran, che nega di volersi dotare della bomba atomica, i documenti declassificati dal Sudafrica e portati alla luce da Polakow-Suransky e dal Guardian, offrono ulteriori conferme del potenziale atomico di Israele - descritto nel 1986, con le rivelazioni fatte al britannico Sunday Times, da Mordechai Vanunu che aveva lavorato come tecnico per 10 anni nell'Istituto 2, bunker sotterraneo segreto costruito per fornire le componenti vitali della produzione di armi nell'impianto di Dimona, il centro di ricerca nucleare nel deserto del Neghev. Vanunu ha pagato quelle rivelazioni con 18 anni di carcere (di cui 11 in isolamento) e domenica è tornato in prigione per aver violato i termini della sua scarcerazione avvenuta nel 2004. «Vergognati Israele - ha urlato Vanunu, 55 anni, ai giudici - le spie del Mossad e dello Shin Bet (i servizi segreti, ndr) mi riportano in carcere dopo 24 anni in cui ho solo detto la verità».
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Semmai il volto di quel governo o di quei governi o di quelle leadership politiche, i popoli non sono i loro governi, forse negli anni '30 il volto del popolo tedesco era Hitler?
Il popolo israeliano non è peggiore o migliore di altri, e se ti riferisci agli ebrei, anche loro non sono peggiori o migliori di chiunque altro. Quanto ad azioni criminali ed atrocità contro gli altri popoli, l'Italia non è certo moralmente superiore a nessuno 8vi siete scordati i massacri che abbiamo fatto in etiopia e di cui nessuno parla perchè prevale il mito degli "italiani brava gente"?).
ogni nazione ha commesso nefandezze nella sua storia e tutt'ora ne commette, Israele non fa eccezione.
E le vittime dell'olocausto non erano israeliani, non esisteva alcuno stato d'israele durante l'olocausto. Ma poi pensare che chi ha subito persecuzioni debba essere "più buono" degli altri è assurdo, come se il dolore tuo o dei tuoi antenati ti rendesse migliore..può accadere certe volte, ma il più delle volte non funziona così. 25-05-2010 22:59 - paolo1984
Non nel fatto che Israele venda testate nucleari al Sud Africa razzista,ma nel fatto che Israele habbia potuto costruire ordigni di morte come i missili del proggetto Gerico,mentre tutto il mondo stava parlando di pace e di disarmo.
Come se oggi, che tutti dicono di voler il disarmo unilaterale,gli USA stessero proggettando nel Texas una super bomba battereologica.
Noi a dire al mondo di abbassare le armi e fare la pace e gli ebrei,figli diretti di DIO,stavano costruendo e vendendo bombe assassine.
Ai voglia a suonare le nostre chitarre e a fare cortei a Assisi,quando i padroni della Terra Santa stavano armando i peggiori fascisti del mondo.
Lo scandalo è che ci stanno prendendo per il culo. E continuano senza alcun ritegno.
Ma quale pace.Non c'è PACE SOTTO GLI OLIVI. 25-05-2010 18:59 - maurizio mariani