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FUORIPAGINA
27/05/2010
  •   |   Francesco Piccioni
    "Contratto di produttività", regalo alle imprese

    Preoccupati di prendersi i fischi degli industriali - che Berlusconi ha incontrato stamattina - di fronte a una manovra fatta solo di tagli, i due padroni del governo hanno modificato nottetempo il testo della finanziaria. Tirando fuori il classico cilindro dal cappello, la bozza di decreto legge ha improvvisamente cambiato volto, mettendo in primo piano un capitolo intitolato alla «competitività», seguito dalla già ampiamente nota parte sulla «stabilizzazione finanziaria».
    A connotare la serietà del progetto basterebbe la brevità della gestazione - una notte, appunto. Ma agli imprenditori Berlusconi vuol portare su un piatto d'argento un dono che non possono rifiutare: la testa dei lavoratori dipendenti. Il piatto l'ha presentato Giulio Tremonti, riconoscendo però il «grande contributo» del collega Maurizio Sacconi nell'ideazione: «un bel «contratto di competitività», che sarà (bontà loro) un «contratto collettivo non individuale, forse nazionale o anche territoriale». Per incentivare questa soluzione il governo metterà sul tappeto «premi fiscali e contributivi», i cui «importi sono tutti da definire». Promesse, alle orecchie di un imprenditore. Ma il significato è inequivoco: serve a «collegare gli aumenti dei salari agli incrementi di produttività» delle rispettive imprese. Fine di ogni rapporto tra quantità di fatica e salario, totale funzionalità delle persone all'andamento e all'esigenze delle imprese.
    Per dare spessore a questo regalo - che richiederebbe comunque una contrattazione (non banale) tra le parti sociali, non certo un «decretazione d'urgenza» in sede di finanziaria - Tremonti ha messo insieme alcune soluzioni già disperse nel vecchio testo con altre tutte nuove. Non è una novità la «fiscalità di vantaggio per il Sud», rivenduta come un «anticipo del federalismo fiscale». Non resterà una misura solitaria, perché - altro omaggio alle imprese - saranno istituite altre «zone zero Irap» per i nuovi insediamenti industriali.
    A condire viene aggiunto un «consiglio», più che un impegno governativo: le «reti di imprese». Dei «liberi contratti tra liberi imprenditori, che però così acquistano risparmi in contabilità», possono «compensare Iva interna ed esterna», e anche «conquistare maggiore bancabilità» (ovvero peso contrattuale nei confronti degli istituti di credito). Riesumata anche una legge già approvata nel 2005, «di cui ci eravamo dimenticati» (a dimostrazione del suo carattere strategico), e che dovrebbe favorire «l'attrazione dei cervelli».
    Ma le promesse sul futuro restano sempre il marchio di fabbrica del «gatto e la volpe». E quindi. «Le imprese straniere potranno venire in Italia portandosi dietro il regime fiscale del proprio paese», rispolverando parte delle suggestioni della «direttiva Bolkestein», poi seppellita anche a Strasburgo. L'ultimo cadeau pro-imprese è rappresentato dalle «zone a burocrazia zero». Di fronte agli sguardi interrogativi degli astanti, il «divo Giulio» ha ben esemplificato: «zone da identificare, a partire dal Sud, in cui un responsabile (un prefetto o un commissario governativo) centralizzerà tutta la burocrazia». Per fare cosa? Ad esempio gestire «uno sportello unico per concedere licenze in tempo reale». Un po' di immaginazione è necessaria. A uno sportello di un sud qualsiasi si presenta un tale e chiede: vorrei aprire una cava, o una discarica, o uno stabilimento... Zac, più veloce della luce il «responsabile» dà un'occhiata alla documentazione - se sarà prevista - e via, campo libero all'«impresa».
    Il piatto forte resta la mannaia sul pubblico impiego (congelamento degli stipendi fino a tutto il 2013, blocco del turnover, finestre di uscita ridotte - come anche per il «privato»). Ha colpito la noncuranza con cui sia Berlusconi che Tremonti hanno trattato oltre 3 milioni di «servitori dello stato». Accusati di aver avuto nel decennio scorso «aumenti superiori» a quelli dei dipendenti privati, e di essere meno esposti al rischio licenziamento, «per loro si tratta solo di star fermi un giro; non credo sia un dramma». Disprezzo confermato un attimo dopo, quando lo stesso Cavaliere confermava l'«impegno a tagliare le tasse appena possibile, a cominciare naturalmente dalle famiglie numerose». Evidentemente Berlusconi è convinto che i dipendenti pubblici - i cui stipendi saranno erosi per 4 anni dall'inflazione - non abbiano una famiglia. E tantomeno numerosa.


I COMMENTI:
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  • non ci opponiamo alla vendita degli otc,dipendesse da me i farmaci li potrebbe vendere anche lei.Da farmacisti laureati ed abilitati rivendichiamo il diritto di dispensare tutti i farmaci non mutuabili se lei ritiene tutto ciò assurdo deve sapere che solo nel bel paese le farmacie sono contigentate ed una licenza costa milioni di euro se per lei questa è giustizia sociale le faccio i complimenti.Se lei o chi la pensa come lei ritenete che tutto le nostre rivendicazioni sono assurde sarebbe più corretto chiedere l'abolizione delle facoltà di farmacia perchè non ha senso far laureare e prendere per i fondelli migliaia di giovani e poi lasciarli disoccupati.Se in Itallia possono esistere solo 17000 farmacie mi spieghi perchè annualmente facciamo laureare migliaia di giovani in farmacia?attualmente ci sono più di 80000 farmacisti iscritti all'ordine dei farmacisti .P,S. provi a riflettere sulla disoccupazione di tipo strutturale!!! 29-05-2010 09:25 - francy
  • chi vorrà fare da solo comprerà in un qualsiasi negozio...esatto però non è corretto che una scatola di 20 compresse di aspirina in farmacia la paghi ad es 4 euro mentre tre compresse in parafarmacia e dal tabaccaio li paghi 4 euro...poi se siamo in un bar possiamo sempre chiedere un grappino per deglutire la compressa qualcuno che 28-05-2010 22:35 - giup
  • In tutto il mondo i farmaci da banco si vendono dappertutto e l 'apertura delle farmacie è libera non contigentata come in Italia ,solo nel bel paese per comprarti una farmacia ti chiedono milioni di euro se questa la reputi giustizia sociale ti faccio i miei complimenti 28-05-2010 21:58 - val
  • lei dovrebbe sapere che la qualifica parafarmacista non esiste esiste solo la qualifica di farmacista quindi dimostri tutta la sua intelligenza e si rivolga con un semplice dott. noi non ci opponiamo a niente ,dipendesse da me li farei vendere anche a lei,chiediamo solo che da farmacisti abilitati e laureati ci sia concesso di distribuire tutti i farmaci non mutuabili ,se questa richiesta li sembra assurda allora e meglio chiedere l abolizione delle facoltà di farmacia mi spieghi che senso ha far laureare migliaia di giovani e prenderli per i fondelli se poi non possono esrcitare la loro professione 28-05-2010 21:48 - val
  • PARAFARMACISTI...quante parole per difendere un piccolo privilegio. Chi vorrà servirsi da un farmacista per sapere come prendere una aspirina andrà in farmacia o in parafarmacia, chi vorrà fare da solo comprerà in un qualsiasi negozio.
    In tutto il mondo i farmaci da banco si vendono dappertutto.
    Siamo STUFI di pagare consulenze e balzelli obbligatori per mantenere categorie inutili, come i parafarmacisti.
    Se siete per le liberalizzazioni non opponetevi alla vendita dell'aspirina senza farmacista e forse sarete credibili. 28-05-2010 17:29 - alberto
  • vi rendete conto che i farmaci che faranno vendere senza farmacista sono le cosiddette confezioni starter ossia di 2-3 compresse che costerebbero più delle classiche confezioni da 10 -20 compresse e chi se li compra ,dov'è sta il risparmio?volete veramente liberalizzare il settore allora consentite alle parafarmacie dov'è vi è l'obbligo del farmacista di vendere tutti i farmaci non mutuabili.Ma i senatori che propongono questi ddl hanno idea di cosa propongono?Le malattie iatrogene,gli effetti collaterali,le interazioni...boh!italiani popolo di santi ,poeti ,navigatori e adesso anche di medici e farmacisti 28-05-2010 12:27 - vale
  • Perdendo il farmacista, i supermercati perdono il principale perno su cui qualificare i propri punti vendita. Il ddl Gasparri –Tomassini propone un patto a danno a scapito dei consumatori che avranno a disposizione pochi farmaci da banco e solo in confezioni starter cioè con poche unità posologiche. Il rischio è un aumento reale dei costi dei medicinali. Quello che succederà nei fatti sarà: 1) meno possibilità di scelta per il paziente, cioè meno principi terapeutici disponibili nelle parafarmacie ( a rischio chiusura), e nei supermercati 2) aumenti di costi per unità posologica, maggior costo relativo al packaging previsto per le confezioni OTC starter. A tale fatto si aggiungerebbe la risposta organizzativa/produttiva delle aziende (diversi packaging, linee produttive nuove ecc…) cioè tutti costi che si scaricheranno poi sui cittadini. 3)un periodo di carenza di prodotti dovuto alla riorganizzazione aziendale dato che produrre medicinali è un operazione relativamente complessa.EGREG SIGNOR ALBERTO SI INFORMI PRIMA DI PARLARE 28-05-2010 12:23 - vale
  • con la vendita del farmaco senza farmacista non risparmi perchè le confezioni che saranno vendute saranno le confezioni starter ossia di 3 compresse che ti costeranno il doppio delle classiche confezioni .ps in america chiunque è farmacista può aprirsi una farmacia 28-05-2010 12:15 - giusep
  • DIVIETI DI CUMULO 6.500.000.000,00€ di risparmio
    “Abbiamo prodotto troppo debito”, “Lo Stato spreca risorse finanziarie”, “In Italia si va in pensione troppo presto”.
    Nessun senso di colpa, nessuna cognizione circa le proprie responsabilità tormenta gli esimi personaggi che quotidianamente addossano al lavoro dipendente ed ai pensionati la colpa della situazione di grave crisi, l’ennesima, che stiamo attraversando.
    Eppure c’è un dato che li riguarda, che influenza direttamente il deficit finanziario dello Stato italiano e che, se risolto, contribuirebbe in maniera determinante a sanare lo stesso.
    Come tutti sappiamo la legislazione impedisce di cumulare i redditi da pensione con altri redditi che superino determinati tetti. Addirittura, le pensioni vengono proporzionalmente ridotte quando si percepiscono altre pensioni sopra un certo importo.
    E allora, perché:
    Giuliano Amato (dott. Sottile) ex presidente del consiglio, famigerato autore della prima riforma previdenziale che cominciò a ridurre i trattamenti previdenziali nel 1992, e della (finora) più grande manovra finanziaria di taglio (stangata di 90 miliardi di lire), gode di pensione da professore universitario da 1/1/98 di 22.048,11 euro mensili lordi
    Giuliano Cazzola, famoso per i suoi continui ed insistenti interventi a favore delle modifiche (leggi tagli) del regime pensionistico (degli altri), come ex dirigente della pubblica amministrazione prende una pensione dal 1/4/2007 di € 10.776,66 mensili.
    Sergio D’Antoni ex sindacalista ed ex segretario CISL ora deputato PD prende una pensione da docente universitario dal 1/4/2001 di € 8.595,74 mensili lordi
    Draghi Mario oltre ai suoi lauti stipendi da governatore della banca d’Italia gode di pensione da dirigente della pubblica amministrazione dal 1/4/05 di € 14.843,56 mensili lordi
    Guazzaloca Giorgio ex esercente macellaio di Bologna, ex sindaco, successivamente nominato membro della Autority Anti trust, è consigliere comunale a Bologna, e ora gode di una pensione di 16.516,58 € mensili lordi a decorrere dal 1/7/2009
    Monorchio Andrea, ex direttore generale ragioneria generale dello stato ora consulente del ministro Tremonti, è in pensione dal 1/7/2002 con € 19.051,51
    Sergio Siracusa ex Generale ora membro del consiglio di stato con lauta remunerazione gode pure di pensione fin dal 2/4/2000 di € 27.927,75 mensili lordi
    SONO SOLO ALCUNI ESEMPI DEI TANTI CHE SI DEBBONO REGISTRARE DI (ac)CUMULO di redditi, sono tutte personalità che risiedono in organismi, autority, consigli di amministrazione, che ricoprono cariche onorarie, che esercitano consulenze, che pubblicano saggi, tutte attività che producono lauti compensi a loro favore, tanto che forse le loro pensioncine sono solo spiccioli; esistono forse norme “eccezionali” che consentono ciò ?
    Ma invece di continuare ad escogitare manovre finanziarie di ogni sorta, con misure che si applicano sempre alle stesse categorie, non basterebbe una norma di un solo articolo che ripristinasse un principio di equità eliminando queste eccezioni e questi privilegi ?
    Si può calcolare che circa 50.00 persone – non tutte note come quelle citate, ma che magari hanno pensioni anche superiori - che rientrano in questa categoria di “favoriti”.
    Se si applicasse il divieto di cumulo, eliminando la spesa per queste pensioni:
    media del risparmio mensile 10.000 X
    beneficiari 50.000 =
    500 milioni di €uro al mese risparmiati dal sistema previdenziale

    Quante “manovre” ci saremmo risparmiati, quante risorse in più avremmo a disposizione per la spesa sociale, per la tutela del lavoro, per l’assistenza, per la salute, per l’istruzione ecc. ?
    ettore davoli 28-05-2010 11:32 - ettore
  • Subito una tantum del 10% su tutti gli stipendi in Italia per destinare al pago d´il debito!!! e da domani si va in pensione a partire di 65 anni comme in Germania. Altrimenti faremo una fine peggiore a quella di l´Argentina. 28-05-2010 08:37 - Kleiner Adolph
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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