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Francesco Piccioni
"Contratto di produttività", regalo alle imprese
Preoccupati di prendersi i fischi degli industriali - che Berlusconi ha incontrato stamattina - di fronte a una manovra fatta solo di tagli, i due padroni del governo hanno modificato nottetempo il testo della finanziaria. Tirando fuori il classico cilindro dal cappello, la bozza di decreto legge ha improvvisamente cambiato volto, mettendo in primo piano un capitolo intitolato alla «competitività», seguito dalla già ampiamente nota parte sulla «stabilizzazione finanziaria».
A connotare la serietà del progetto basterebbe la brevità della gestazione - una notte, appunto. Ma agli imprenditori Berlusconi vuol portare su un piatto d'argento un dono che non possono rifiutare: la testa dei lavoratori dipendenti. Il piatto l'ha presentato Giulio Tremonti, riconoscendo però il «grande contributo» del collega Maurizio Sacconi nell'ideazione: «un bel «contratto di competitività», che sarà (bontà loro) un «contratto collettivo non individuale, forse nazionale o anche territoriale». Per incentivare questa soluzione il governo metterà sul tappeto «premi fiscali e contributivi», i cui «importi sono tutti da definire». Promesse, alle orecchie di un imprenditore. Ma il significato è inequivoco: serve a «collegare gli aumenti dei salari agli incrementi di produttività» delle rispettive imprese. Fine di ogni rapporto tra quantità di fatica e salario, totale funzionalità delle persone all'andamento e all'esigenze delle imprese.
Per dare spessore a questo regalo - che richiederebbe comunque una contrattazione (non banale) tra le parti sociali, non certo un «decretazione d'urgenza» in sede di finanziaria - Tremonti ha messo insieme alcune soluzioni già disperse nel vecchio testo con altre tutte nuove. Non è una novità la «fiscalità di vantaggio per il Sud», rivenduta come un «anticipo del federalismo fiscale». Non resterà una misura solitaria, perché - altro omaggio alle imprese - saranno istituite altre «zone zero Irap» per i nuovi insediamenti industriali.
A condire viene aggiunto un «consiglio», più che un impegno governativo: le «reti di imprese». Dei «liberi contratti tra liberi imprenditori, che però così acquistano risparmi in contabilità», possono «compensare Iva interna ed esterna», e anche «conquistare maggiore bancabilità» (ovvero peso contrattuale nei confronti degli istituti di credito). Riesumata anche una legge già approvata nel 2005, «di cui ci eravamo dimenticati» (a dimostrazione del suo carattere strategico), e che dovrebbe favorire «l'attrazione dei cervelli».
Ma le promesse sul futuro restano sempre il marchio di fabbrica del «gatto e la volpe». E quindi. «Le imprese straniere potranno venire in Italia portandosi dietro il regime fiscale del proprio paese», rispolverando parte delle suggestioni della «direttiva Bolkestein», poi seppellita anche a Strasburgo. L'ultimo cadeau pro-imprese è rappresentato dalle «zone a burocrazia zero». Di fronte agli sguardi interrogativi degli astanti, il «divo Giulio» ha ben esemplificato: «zone da identificare, a partire dal Sud, in cui un responsabile (un prefetto o un commissario governativo) centralizzerà tutta la burocrazia». Per fare cosa? Ad esempio gestire «uno sportello unico per concedere licenze in tempo reale». Un po' di immaginazione è necessaria. A uno sportello di un sud qualsiasi si presenta un tale e chiede: vorrei aprire una cava, o una discarica, o uno stabilimento... Zac, più veloce della luce il «responsabile» dà un'occhiata alla documentazione - se sarà prevista - e via, campo libero all'«impresa».
Il piatto forte resta la mannaia sul pubblico impiego (congelamento degli stipendi fino a tutto il 2013, blocco del turnover, finestre di uscita ridotte - come anche per il «privato»). Ha colpito la noncuranza con cui sia Berlusconi che Tremonti hanno trattato oltre 3 milioni di «servitori dello stato». Accusati di aver avuto nel decennio scorso «aumenti superiori» a quelli dei dipendenti privati, e di essere meno esposti al rischio licenziamento, «per loro si tratta solo di star fermi un giro; non credo sia un dramma». Disprezzo confermato un attimo dopo, quando lo stesso Cavaliere confermava l'«impegno a tagliare le tasse appena possibile, a cominciare naturalmente dalle famiglie numerose». Evidentemente Berlusconi è convinto che i dipendenti pubblici - i cui stipendi saranno erosi per 4 anni dall'inflazione - non abbiano una famiglia. E tantomeno numerosa.
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In tutto il mondo i farmaci da banco si vendono dappertutto.
Siamo STUFI di pagare consulenze e balzelli obbligatori per mantenere categorie inutili, come i parafarmacisti.
Se siete per le liberalizzazioni non opponetevi alla vendita dell'aspirina senza farmacista e forse sarete credibili. 28-05-2010 17:29 - alberto
“Abbiamo prodotto troppo debito”, “Lo Stato spreca risorse finanziarie”, “In Italia si va in pensione troppo presto”.
Nessun senso di colpa, nessuna cognizione circa le proprie responsabilità tormenta gli esimi personaggi che quotidianamente addossano al lavoro dipendente ed ai pensionati la colpa della situazione di grave crisi, l’ennesima, che stiamo attraversando.
Eppure c’è un dato che li riguarda, che influenza direttamente il deficit finanziario dello Stato italiano e che, se risolto, contribuirebbe in maniera determinante a sanare lo stesso.
Come tutti sappiamo la legislazione impedisce di cumulare i redditi da pensione con altri redditi che superino determinati tetti. Addirittura, le pensioni vengono proporzionalmente ridotte quando si percepiscono altre pensioni sopra un certo importo.
E allora, perché:
Giuliano Amato (dott. Sottile) ex presidente del consiglio, famigerato autore della prima riforma previdenziale che cominciò a ridurre i trattamenti previdenziali nel 1992, e della (finora) più grande manovra finanziaria di taglio (stangata di 90 miliardi di lire), gode di pensione da professore universitario da 1/1/98 di 22.048,11 euro mensili lordi
Giuliano Cazzola, famoso per i suoi continui ed insistenti interventi a favore delle modifiche (leggi tagli) del regime pensionistico (degli altri), come ex dirigente della pubblica amministrazione prende una pensione dal 1/4/2007 di € 10.776,66 mensili.
Sergio D’Antoni ex sindacalista ed ex segretario CISL ora deputato PD prende una pensione da docente universitario dal 1/4/2001 di € 8.595,74 mensili lordi
Draghi Mario oltre ai suoi lauti stipendi da governatore della banca d’Italia gode di pensione da dirigente della pubblica amministrazione dal 1/4/05 di € 14.843,56 mensili lordi
Guazzaloca Giorgio ex esercente macellaio di Bologna, ex sindaco, successivamente nominato membro della Autority Anti trust, è consigliere comunale a Bologna, e ora gode di una pensione di 16.516,58 € mensili lordi a decorrere dal 1/7/2009
Monorchio Andrea, ex direttore generale ragioneria generale dello stato ora consulente del ministro Tremonti, è in pensione dal 1/7/2002 con € 19.051,51
Sergio Siracusa ex Generale ora membro del consiglio di stato con lauta remunerazione gode pure di pensione fin dal 2/4/2000 di € 27.927,75 mensili lordi
SONO SOLO ALCUNI ESEMPI DEI TANTI CHE SI DEBBONO REGISTRARE DI (ac)CUMULO di redditi, sono tutte personalità che risiedono in organismi, autority, consigli di amministrazione, che ricoprono cariche onorarie, che esercitano consulenze, che pubblicano saggi, tutte attività che producono lauti compensi a loro favore, tanto che forse le loro pensioncine sono solo spiccioli; esistono forse norme “eccezionali” che consentono ciò ?
Ma invece di continuare ad escogitare manovre finanziarie di ogni sorta, con misure che si applicano sempre alle stesse categorie, non basterebbe una norma di un solo articolo che ripristinasse un principio di equità eliminando queste eccezioni e questi privilegi ?
Si può calcolare che circa 50.00 persone – non tutte note come quelle citate, ma che magari hanno pensioni anche superiori - che rientrano in questa categoria di “favoriti”.
Se si applicasse il divieto di cumulo, eliminando la spesa per queste pensioni:
media del risparmio mensile 10.000 X
beneficiari 50.000 =
500 milioni di €uro al mese risparmiati dal sistema previdenziale
Quante “manovre” ci saremmo risparmiati, quante risorse in più avremmo a disposizione per la spesa sociale, per la tutela del lavoro, per l’assistenza, per la salute, per l’istruzione ecc. ?
ettore davoli 28-05-2010 11:32 - ettore