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FUORIPAGINA
28/05/2010
  •   |   Matteo Bosco Bortolaso
    Il nemico nell'era Obama

    Il nemico è tra noi, «qui a casa». Gli Stati Uniti mettono nero su bianco le proprie paure, le «minacce alla sicurezza nazionale», e disegnano una nuova strategia per affrontarle. Ieri Barack Obama ha presentato la cosiddetta «national security strategy», documento che ogni presidente deve illustrare al Congresso e alla nazione. Per la prima volta, la strategia pone enfasi sugli «individui radicali qui a casa». Nei documenti precedenti la paura era tutta proiettata verso l'esterno: Afghanistan, Pakistan, organizzazioni terroristiche, «stati canaglia».
    Bill Clinton, presidente all'epoca delle bombe a Oklahoma City del 1995, non aveva mai fatto cenno ad una minaccia interna. Il suo successore, George W. Bush, ne parlava di sfuggita in un documento pubblicato nel 2006, al suo secondo mandato. Ora le cose sono cambiate, specie dopo il massacro nella base militare di Fort Hood, dove un soldato di origine palestinese ha ammazzato 13 commilitoni, e dopo la bomba che sarebbe dovuta esplodere a Times Square, preparata da un un pakistano che viveva in Connecticut e aveva la cittadinanza americana.
    «Abbiamo visto un numero sempre maggiore di individui, qui negli Stati Uniti, attratti da attività o cause estremiste - ha detto John Brennan, uno dei responsabili dell'anti-terrorismo alla Casa Bianca -. Abbiamo visto individui, compresi cittadini americani, armati del loro passaporto, viaggiare facilmente nei santuari dei terroristi e tornare poi in America, i loro piani letali sono stati distrutti da attente attività di indagine e polizia».
    Insomma, in questa una nuova era la minaccia non prende solo la forma di «attacchi coordinati e sofisticati in stile 11 settembre - continua Brennan -: il nostro nemico adatta e sviluppa le sue tattiche, di conseguenza anche noi dobbiamo costantemente adattare ed sviluppare le nostre, certo senza precipitarci, ma in maniera ragionata, per migliorare la nostra sicurezza delegittimando le azioni del nostro nemico».
    Il responsabile della Casa Bianca, infine, ha sottolineato che le corti civili rimangono lo strumento primario per processare i presunti terroristi, a differenza delle commissioni militari installate da Bush. E per arginare la minaccia terroristica Washington punterà ad iniziative nelle comunità dove potrebbe attecchire l'ideologia di Al Qaeda.
    L'organizzazione di Osama bin Laden, comunque, rimane nel mirino Usa: si continuano a prevedere operazioni in Afghanistan, Pakistan e altrove. Il documento sottolinea che la battaglia è contro Al Qaeda, non contro l'islam.
    La lotta al terrorismo, comunque, non deve essere l'obiettivo principale degli Stati Uniti. Anzi, sottolinea il presidente, «sono solo un elemento del nostro impegno strategico, esso non può definire l'impegno degli Stati Uniti nel mondo». L'America è «stata indurita dalla guerra» e «punita da una una devastante crisi economica». «L'onere di un secolo giovane - si legge nel documento di 52 pagine - non può cadere soltanto su spalle americane» anche se «i nostri avversari vorrebbero vedere l'America fiaccata dalla necessità di aumentare la potenza».
    Il principale estensore del rapporto, Ben Rhodes, sottolinea l'intenzione di Obama di puntare sempre meno sul G8 e sempre più sui G20, includendo Cina, India e Brasile, «allargando il circolo di attori responsabili».
    Sul nucleare, si ribadisce il sogno obamiano di un mondo senza armi atomiche, e si continuano a puntare i riflettori su Iran e Corea del Nord, e sulle loro ambizioni atomiche. Sul Medio Oriente, si auspica una risoluzione del conflitto arabo-israeliano, nodo che rimane «uno dei più grandi interessi degli Stati Uniti». Si parla poi di minacce che arrivano dal cyberspazio, di cambiamento climatico, della dipendenza americana dal petrolio, tutti argomenti affrontati marginalmente mandati di Bush.
    Nel documento si sottolinea come, per garantire la sicurezza americana, sia necessaria anche la riduzione del deficit e maggiore attenzione a istruzione e scienza, perché «la nostra sicurezza nazionale inizia a casa», dicono alla Casa Bianca.
    Gli storici, forse, prenderanno in prestito un'espressione suggestiva contenuta nella national security strategy, il concetto di una «new foundation»: fondare nuovamente gli Stati Uniti, su nuove basi.
    Il documento, in effetti, è una sorta di matrice ideologica con la quale si possono prevedere le azioni degli Stati Uniti negli anni a venire. Nella strategia presentata da Bush nel 2002, per esempio, si prevedeva di fermare gli «stati canaglia». Un anno dopo, arrivò l'invasione in Iraq.


I COMMENTI:
  • Ma la 'new fondation' si riferisce all'economia e alla necessita' di 'prevenire i cicli di boom e crisi, di resistere misure protezioniste e favorire il libero mercato, di saiving more e spendere meno, di riformare le istituzioni internazionali x dare più spazio a economie emergenti e creare nuovi mercati overseas'. Quanto questo sia di fatto 'new' lo lascio agli altri da giudicare non alla politica estera. 29-05-2010 04:52 - isa
  • Non per niente gli americani hanno speso milioni di dollari per costruire i "FEMA Concentration camps" per gli stessi cittadini americani... 28-05-2010 19:48 - Diego
  • si è dimostrato un puro AMERICANO 28-05-2010 16:40 - oliva mariano
  • L'imperialismo,comincia a fare schifo alche al suo popolo.
    Dopo che si sono allargati in tutto il mondo.dopo che hanno fatto carceri con torturatori e cani,in tutte le terre di questo pianeta,anche negli USA,terra di immigrati,comincia il disgusto a un imperialismo così violento e barbaro.
    Le teste mozzate dei ribelli iraqueni e afgani,sono scioccezze quando si sono viste le foto dei carceri dell'impero.Uomini incappucciati e su casse elettriche.Cani che sodomizzano i prigionieri.Uomini umiliati fino al più intimo del suo cuore.Libri religiosi impastati nella merda.
    Violenze che non sono più solo fisiche,ma morali.
    Una violenza così schifosa non l'avrebbe architettata neanche un criminale sadico di quelli alla Anibal Canibal.
    Cosa pretendono questi americani,che la gente li tratti da super eroi?
    Super si, ma assassini.
    Anche un ex tunisino,nato in America da due generazioni,sapendo che un suo fratello di sangue è trattato in quella maniera dal peggior fascismo che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto,se si nette una cintura piena di bombe e si fa esplodere d'avanti al parlamento USA,non ci vedo nulla di strano.
    Sui libri dei cristiani,c'è scritto,tratta il tuo prossimo come te stesso.
    Gli usa,lo fanno?
    C'è scritto anche, che se semini vento,il giorno del raccolto,raccoglierai tempeste.
    L'America deve smettere di fare queste cose e deve trattare i suoi nemici con il rispetto che meritano e vedrete che anche le guerre,torneranno a essere democratiche.
    Non è un paradosso se dico,che c'è dignità anche nella lotta.
    Chi non è rancoroso.Chi rispetta il proprio nemico.
    Chi rispetta le convenzioni,non teme per i suoi figli in patria.
    Gli Usa non hanno mai letto (L'Arte della guerra)
    Sono solo delle bestie feroci! 28-05-2010 16:15 - mariani maurizio
  • Il vero impero del male cambia la sua tattica ma la strategia rimane la stessa. 28-05-2010 13:27 - murmillus
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