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FUORIPAGINA
30/05/2010
  •   |   Roberto Ciccarelli
    Una mannaia sulla memoria

    Le Fondazioni Gramsci, Basso, Sturzo e Feltrinelli, il nucleo più attivo dell'Associazione delle istituzioni di cultura italiane (Aici), stanno preparando un documento da rendere pubblico entro poche ore che lanci un appello al mondo della cultura mondiale contro la decisione del governo di azzerare i fondi statali per le attività degli istituti e gli enti culturali italiani. 
    Flavia Nardelli, segretario generale dell'Istituto Sturzo, giudica «insensato» il taglio ai 232 istituti culturali che «decapita la cultura e la memoria italiana». Ma la cosa più grave, aggiunge, «è che mette un marchio d'infamia sul modello virtuoso più interessante di collaborazione tra pubblico e privato». L'articolo 7, comma 22 della manovra finanziaria stabilisce che lo Stato cesserà da subito «di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi». 
    Il 30 per cento della cifra risparmiata andrà inoltre a costituire un fondo destinato a finanziare attività di enti che ne facciano «documentata e motivata richiesta». Diversamente dalla cifra diffusa ieri, il fondo messo a disposizione nell'ultimo triennio per questi enti non sarebbe di venti, ma di circa sei milioni di euro. 
    A preoccupare sono le modalità improvvisate, come spesso accade nelle politiche governative che si occupano di formazione e conoscenza, con le quali negli ultimi tre giorni il provvedimento è stato definito. La diffusa impressione è che al ministero dell'Economia abbiano messo nel calderone misure molto diverse e non si siano resi conto che su provvedimenti di questo genere, di bassa rilevanza economica ma di alto impatto simbolico, possa esistere un consenso trasversale. 
    Nella tabella ministeriale stabilita per il prossimo triennio 2008-2011, i contributi statali sono un decimo rispetto al bilancio dello Sturzo, per altri il 20 per cento e per altri ancora è più rilevante. Nella maggioranza dei casi permette di avviare processi virtuosi attraverso i quali catalizzare nuovi fondi, mettendo a disposizione del pubblico servizi e archivi di cui lo Stato non si occupa più. «Si colpisce una realtà virtuosa - aggiunge Flavia Nardelli - facendola sembrare un mondo di mangiatori ad ufo. Questa immagine la rifiutiamo. Noi anzi dovremmo essere ringraziati per il lavoro che facciamo». 
    Non è solo la cifra complessiva a contare, ma il peso simbolico di una decisione presa con il piglio del contabile. Si tratta di un costo molto contenuto che però è altamente produttivo. Il provvedimento colpisce innanzitutto gli enti che si occupano della storia e delle culture politiche «forti» nel nostro paese, quelle del movimento operaio come la Fondazione Basso, la Fondazione Gramsci o Feltrinelli e quelle cattoliche dello Sturzo. Ancora più grave è l'indifferenza e la distrazione con le quali, per risparmiare una manciata di euro, si sacrifica un patrimonio culturale che fino ad oggi, a dispetto dei tagli che procedono ormai da un ventennio, ha trovato un modo per essere valorizzato. 
    Giuseppe Vacca, direttore del Gramsci, pensa che questo sia un attacco al modello no-profit adottato dalle fondazioni e dagli istituti di ricerca per finanziare la ricerca. «Non è una novità per le politiche della destra - afferma - questa è la sua idea del rapporto tra stato e società tra pubblico e privato, tra governare e appropriarsi di risorse pubbliche. Lo si è visto in Grecia, negli Stati Uniti con Bush. Oggi lo vediamo in Italia». «Siamo un pezzo indispensabile della ricerca, in parte della formazione altamente specializzata non sostituibile da altre istituzioni - aggiunge - Noi siamo un pezzo della internazionalizzazione della ricerca italiana largamente interconnessa con le ricerche internazionali». 
    Giacomo Marramao, direttore della Fondazione Basso, ha contattato personalmente 150 studiosi in tutto il mondo, liberali e conservatori, di destra e di sinistra, per sollevare lo scandalo. 
    Annuncia anche che scriverà una lettera a Tremonti denunciando la «miopia» dei tagli all'università e alla ricerca, come quelli alle fondazioni culturali. A suo avviso il governo è del tutto incapace di colpire le sacche di speculazione e di evasione fiscale, né di ricavare le cifre per rimettere in moto politiche sociali e di sostegno alla produzione. 
    «Scienza e sapere sono diventati da tempo la maggiore forza produttiva - afferma - dovrebbe saperlo Tremonti che conosce Marx. Questo è un governo che ha come imperativo categorico gli interessi di un uomo e della sua azienda che si sono impadroniti di un paese. Ma non hanno fatto i conti che siamo in una sfera pubblica europea e globale. Coinvolgeremo studiosi di tutto il mondo per difendere questo patrimonio». 


I COMMENTI:
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  • vogliono cancellare la memoria...vogliono un popolo senza identità..un popolo deficente...il brutto che ci stanno riuscendo...non usano baccelli ma sembra di essere nel "l'invasione degli ultracorpi".. 01-06-2010 00:43 - davide rocchi
  • GRANDE MAURIZIO MARIANI! Condivido allo zillione per cento! 31-05-2010 18:51 - S.m.
  • Io certe volte penso a Paesi come la Francia, la Germania e anche gli Stati Uniti, che hanno, con i difetti di ognuno, un bellissimo amor di patria e una condivisa coscienza nazionale. Qui in Italia non l'abbiamo mai avuta, e abbiamo sempre preso il peggio di tutti. Un tempo il cosiddetto "Bel Paese" mostrava la faccia beffarda, ora mostra l'orrido fondoschiena. 31-05-2010 15:48 - marco cerioni
  • Perché non pensano di tagliare i fondi e i privilegi alla chiesa cattolica, partendo dagli insegnanti di religione assunti senza concorso?
    Sono certo che i cattolici saranno i primi ad approvare perché non hanno bisogno per esempio di un'ora di religione obbligatoria di fatto nelle scuole, i figli dei cattolici andrebbero volentieri tutti i sbati e le domeniche a fare l'ora di religione nelle loro parrocchie e aiuterebbero così le finanze dello stato. 31-05-2010 15:33 - Bruno
  • L'italia non ha un popolo civile e democratico (per la maggioranza). Un popolo civile e democratico non permetterebbe ad un Governo di destra o sinistra una manovra del genere. Un popolo civile e democratico non avrebbe questo Governo di burattini guidati da nani burattinai. Purtroppo allora bisogna dire che la maggioranza del popolo italiano è formato da imbecilli e da persone che hanno tutto tutto l'interesse affinchè questo governo esista. Purtroppo contro queste due categorie c'è ben poco da fare: i primi per insufficienza mentale e i secondi per insufficiente coscienza dei veri valori. Siamo inesorabilmente destinati (vista l'inconsistenza della sinistra) alla rovina economica e al degrado totale o peggio ancora a manifestazioni violente di tutti coloro che non accetteranno più questa forma subdola di dittatura. E questo entro poco tempo. 31-05-2010 14:34 - nerone
  • Completamente d'accordo con il sig. Marco Cerioni. Italiani brava gente svegliateviiiiiiiii. 31-05-2010 10:50 - Roberto De Simone
  • Fino ad oggi,ho sempre trattenuto la mia rabbia,contro una classe dirigente che mi sta togliendo la terra sotto i piedi.
    Sono stato nella dialettica democratica e rispettoso verso quel canagliume che se ne approfitta di una situazione come questa per prendersi le sue vendette con i compagni e con chi vuole il progresso della nazione.Se prima ho sempre detto che al governo c'è gente dubbia e forse anche un pò mafiosa,oggi vo dico a chiare note e senza se o ma,che stiamo vivendo il momento che precede la distruzione da parte dei nuovi democristriani della nuova AGORA.
    Questi non solo vogliono affermare il loro "nuovo",ma come pazzi vogliono distruggere tutto quello che faticosamente si è prodotto in questi anni di democrazia.
    Non vogliono solo farci diventare della loro "fede",ma vogliono eliminare la storia del nostro paese.
    Non più Garibaldi,ma il tronista della De Filippi.
    Non più cultura,ma capacità di affermarsi in una società brutta e vuota come quella in cui ci costringono a vivere.
    Basta con la poesia,l'arte e le vere virtù dell'uomo.
    Oggi ci dobbiamo imparare solo l'arte di frecare il prossimo e di ingannare anche i nostri alleati.
    Arrivismo,edonismo,fascismo e ipocrisia,sono queste le armi per il successo!
    Io non voglio vivere in un paese così brutto.Combatterò fino alla morte,anche perche è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio!
    Questa gente ha profanato tutto,anche il loro DIO!
    Io non voglio essere comandato da gente che non crede più a nulla! 31-05-2010 07:56 - maurizio mariani
  • Vorrei sommessamente ricordare che nel nordest i tagli alla cultura sono partiti a livello regionale già da un paio d'anni. In particolare nel Friuli Venezia Giulia sono stati pesantemente falcidiati i finanziamenti pubblici ai teatri ed alle associazioni cinematografiche. Ci sono state proteste e manifestazioni di piazza che vanno avanti ancora adesso. Alle rimostranze degli attori,dei registi dei curatori delle cineteche e dei piccoli circoli del cinema che rischiano di sparire, l'assessore regionale competente in una conferenza pubblica ha dichiarato testualmente : " Quando mancano i soldi per comprare la pizza, non si può pensare troppo alla cultura ". Viste le migliaia di eleganti e costose imbarcazioni da diporto attraccate ai porti adriatici di Trieste, Lignano e Grado, e le centinaia di danarosi complessi condominiali che stanno sorgendo un pò dappertutto sommergendo con una enorme colata di cemento tutto il verde regionale superstite, non mi sembra che i cittadini del Friuli Venezia Giulia se la spassino tanto male, soprattutto se sono immobiliaristi. Forse a quelli del Veneto mancheranno i soldi per la pastasciutta, ma nelle province di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone non si muore ancora di fame, anche se i problemi sul fronte dell'occupazione sono tanti. Ma quello è un discorso completamente diverso che con la cultura non c'entra un bel niente. Quindi questi tagli sono assolutamente insensati, a meno che come dice l'autore dell'articolo di cui sopra, non si voglia colpire proprio il sapere stesso come valore negativo che viene considerato nocivo perchè in antitesi alla nefasta manipolazione della società civile promossa dall'attuale melmoso Governo italiano. 31-05-2010 02:16 - gianni
  • La cultura e la memoria, per non scomparire perché non distribuirla e riprodurla, con tutti i mezzi a disposizione, e consegnarla a chi ne faccia richiesta, affinché ne custodisca una parte e la riproduca a sua volta. Possibile che questi direttori e direttrici di fondazioni non riescano a mettersi in contatto con tutte quelle persone che lavorano cme loro nella cultura, ma possono essere registi, lavoratori del net, che li aiutino a creare archivi alternativi e aperti a tutti? Sono stanco di appelli, suppliche per ottenere spiccioli, manifestazioni che non riescono ad incidere la nostra realtà perché è come silenziata, vorrei proposte concrete e finanziabili. 31-05-2010 01:31 - martino
  • Non c'è più niente di costituzionale in quello che fanno. Le Istituzioni sono paralizzate. Il PIL è per lo più prodotto da lavoratori in nero a cui i loro datori di lavoro berlusconiani non pagano i contributi. (Questo è il motivo per cui una azienda di piccolissime dimensioni lavora tre mesi con lavoratori in nero, risparmia su IVA, imposte sul reddito e contributi, poi intestano tutto ad un parente e rimangono a vita a debito verso l'Erario. L'evasione fiscale è sempre concessa da questo Governo e il debito pubblico si allarga sempre di più. I contributi all'editoria sono stati tagliati, così come quelli ai partiti, tanto loro i loro quotidiani e i loro partiti sanno bene dove finanziarli: ad Arcore. La scuola e l'Università, così come la sanità debbono essere tutte private. Vi sono cliniche private convenzionate con le ASL che rubano alle suddette non si sa quanti soldi con ricoveri fasulli. Si fanno spot pubblicitari per convincere ancora i pochi rimbecilliti indecisi con tutte le televisioni in mano al Premier. La gente ci vota perché i lavoratori dipendenti non esistono più, e sono diventati tutti piccoli imprenditori ladri come da me descritto sopra, e hanno interesse a votare per chi gli fa evadere tasse imposte e contributi. Sì, i lavoratori in mobilità non voteranno la prossima volta per questo Governo, ma mi chiedo se sarannno ancora in vita. Gli extracomunitari li fanno entrare soltanto in clandestinità, anche se affermano di non volerlo, in modo da agevolare il sistema del lavoro in nero, e non hanno diritto al voto. Le associazioni, anche quelle a scopo di solidarietà sociale non ricevono più il becco di un quattrino, così chi sta male muore. Tutto è privato, a tutto si arriva con una raccomandazione o l'appartenenza a un baronato, e infine penso che gli italiani abbiano votato e voteranno per la destra perché manca in Italia una coscienza di unità nazionale, dovuta alla nostra storia di lunghissima divisione territoriale e di "terra di conquista" sin dal Medio Evo. Questo è il motivo per cui gli italiani pensano ognuno solo al proprio portafoglio e a nient'altro. Nessuno pensa alla nazione, nessuno si sente veramente fiero di essere Italiano, se non Valeria Marini, decisamente molto di destra e poco diva. E in questo pensare ognuno a sé stesso, siamo tutti responsabiili se le cose vanno in questo modo, perché basterebbe un minimo di etica per annientare un sistema del genere che non ha pari al mondo. 30-05-2010 20:56 - marco cerioni
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