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FUORIPAGINA
31/05/2010
  •   |   Michele Giorgio
    Il blocco di Gaza diventa strage

    Finirà tutto nel giro di poche ore, con i 700 attivisti della «Freedom flotilla» arrestati in mare, identificati ad Ashdod e rapidamente rispediti a casa dall’aeroporto di Tel Aviv. Così spiegavano i giornali israeliani nei giorni scorsi riferendo dei preparativi dell’operazione militare allestita per impedire il passaggio della flottiglia della libertà, con a bordo 10mila tonnellate di aiuti umanitari per Gaza sotto embargo.
    E invece l’azione dei commando israeliani incaricati di sequestrare le sei navi che facevano rotta verso la Striscia, si è trasformata in una strage. L’ostinazione di Israele di voler mantenere a tutti i costi il blocco totale di Gaza ha provocato la morte di molti attivisti (10 finora sono i morti accertati) e il ferimento di altre decine. Un terribile bagno di sangue di civili innocenti che potrebbe provocare una escalation. In queste ore la tensione è altissima non solo a livello politico e diplomatico ma anche sul terreno. Specialmente nella Galilea popolata dai palestinesi con cittadinanza israeliana. A Uhm el Fahem, una roccaforte del movimento islamico, sono esplosi scontri violenti tra manifestanti e polizia dopo che si è sparsa la notizia del ferimento grave a bordo di una delle navi dello sceicco Raed Salah. Ad Haifa tafferugli sono divampati tra studenti palestinesi ed ebrei e oggi in Galilea verrà osservato un giorno di sciopero generale. Un clima che ha indotto il primo ministro Netanyahu a cancellare l’incontro previsto oggi alla Casa Bianca con il presidente americano Barack Obama e a far ritorno subito in Israele.
    Tutto si è consumato nell’oscurità, in acque internazionali a oltre 70 miglia dalla costa israeliana. L’assalto alle sei navi pacifiste – un atto di pirateria secondo le leggi e le convenzioni internazionali – era stato di fatto annunciato domenica, quando i comandi politico-militari dello Stato ebraico avevano dichiarato «zona di massima sicurezza» un tratto di mare fino ad una settantina di chilometri dalla costa.
    Il bagno di sangue è avvenuto solo sul traghetto turco «Marmara» che trasportava la maggior parte dei partecipanti alla flottiglia. Dopo l’avvertimento lanciato affinché le navi pacifiste invertissero la rotta, gli uomini delle unità speciali israeliane sono saliti a bordo da piccole imbarcazioni ed elicotteri e, in circostanze ancora da chiarire, hanno aperto il fuoco. Nessuna conseguenza per i cinque italiani che si trovavano a bordo delle navi, fra i quali la giornalista torinese Angela Lano.
    Cinque delle sei navi sequestrate dagli israeliani sono state costrette a dirigersi verso Ashdod dove la «Marmara» è giunta nel tardo pomeriggio. Non sono ancora stati resi noti i nomi dei morti né dei feriti. Non si hanno inoltre notizie sulla sorte degli attivisti arrestati.
    Il governo Netanyahu ha parlato di «agguato» teso allo Stato di Israele da organizzazioni islamiche turche alleate di Hamas a Gaza. E un noto analista e docente universitario, Moderchai Kedar, è perfino riuscito a descrivere la strage come uno scontro tra l’islam radicale e l’Occidente liberale. Per il ministro della difesa Ehud Barak a Gaza «non c’è una crisi umanitaria e nessuno muore di fame» e il blocco di quel territorio palestinese «ha il solo fine di impedire l’afflusso di armi e di terroristi».
    Una versione israeliana dell’accaduto è stata offerta sul sito del quotidiano Yediot Ahronot dal giornalista Roni Ben Yishai che sostiene di aver seguito di persona l’azione dell’unità speciale denominata «Flotilla 13». Nel resoconto di Ben Yishai i commando israeliani appaiono come dei bravi ragazzi dalle buone maniere che si sono calati dagli elicotteri sul ponte della «Marmara» senza alcun desiderio di violenza. Quest’ultimi però li avrebbero attaccati con bastoni e lunghi coltelli e pure malmenati, tanto da rischiare il «linciaggio». A «costringere» i militari a sparare, ha spiegato il giornalista, sarebbero stati i colpi d’arma da fuoco esplosi da un attivista, presumibilmente turco, che hanno ferito gravemente uno dei commando e il tentativo di altri passeggeri di strappare l’arma ad un altro soldato. Questa versione dell’accaduto viene però categoricamente smentita dagli organizzatori della «Freedom Flotilla».
    Da Gaza i dirigenti di Hamas hanno parlato di «crimine» commesso da Israele e invocato una nuova Intifada. Una dura condanna della strage in mare è giunta anche dal presidente dell’Anp Abu Mazen. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto «scioccato» per l’attacco di Israele e così anche l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay. La Lega araba ha convocato  una riunione urgente dei suoi ministri degli esteri mentre l’imam sciita Moqtada al-Sadr ha subito indetto a Baghdad una manifestazione popolare contro Israele. L’Unione europea ha chiesto allo stato ebraico di aprire un’inchiesta e la fine dell’embargo di Gaza. La Casa Bianca non è andata oltre «un profondo rincrescimento» per la perdite di vite umane a bordo della flottiglia.


I COMMENTI:
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  • Di fronte a fatti come questo mi domando se non sia giusto impedire che su questo blog appaiano commenti come quelli dei vari Rob, Imanuel Vaharier, Gabriele Cohen; qui non si tratta di impedire la libera manifestazione di opinioni.
    Questi incitano all'odio razziale, incitano i forti a massacrare i deboli.
    Basta.
    Così come non si può inneggiare ai campi di sterminio ugualmente questa gente non deve poter manifestare il proprio odio verso la razza umana.E basta.
    Vorrei che si facesse in fretta una grande manifestazione nazionale davanti all'ambasciata israeliana per dire a questi relitti umani che la comunità civile fa volentieri a meno di loro. 01-06-2010 12:25 - Geronimo
  • al di la delle reazioni emotive che suscita un simile episodio, vorrei fare qualche considerazione: 1-credo che l'atteggiamento di israele verso organizzazioni come hamas sia più che legittimo, in quanto esse si prefiggono, come obbiettivo primario, la distruzione di israele come stato sovrano. se hamas avesse davvero a cuore il destino dei palestinesi farebbe di tutto per aprire un dialogo costruttivo, invece di lanciare missili non appena si profila un' ipotesi di accordo. è quindi perfettamente logico che israele blocchi qualsiasi tipo di aiuto che possa arrivare a gaza, in quanto tali aiuti, mascherati come umanitari, servono spesso a sostenere il terrorismo. per inciso, la stessa cosa sta facendo l'egitto, ma nessuno lo dice. 2-cercare di forzare un blocco imposto da uno stato sul proprio territorio è un provocazione pura e semplice. in alternativa, un' ingenuità pazzesca pensare che israele avrebbe consentito uno sbarco. chi organizza certe missioni non si cura molto del destino di attivisti che, ingenuamente, si prestano a mettere a repentaglio la propria vita. 3-le navi erano 6 ma i problemi si sono avuti solo su 1 di esse. i filmati che girano in rete sono molto chiarificatori del perchè questo è successo. scagliarsi contro militari armati è da pazzi incoscienti. pensare di disarmarli è un atto di puro suicidio. forse non tutti sanno che perdere il fucile è la peggior cosa possa capitare ad un militare. un soldato israeliano, se perde la sua arma, si fa 7 anni di carcere militare. so che è triste da dire ma, purtroppo quei ragazzi morti se la sono cercata. succede, quando in nome di un'ideale, si scollega il cervello, si smette di ragionare e si agisce senza pensare a chi si ha di fronte, a quali ordini deve attenersi, a quali reazioni potrebbe avere. 4-un' ultima cosa riguarda la turchia. è intollerabile che certi commenti arrivino da un paese che, a distanza di quasi 1 secolo, nega ancora il genocidio degli armeni, e incarcera chiunque si azzardi ad accennare a quello sterminio. quando i turchi avranno fatto i conti con la propria storia, forse avranno qualche titolo per parlare. per il momento si limitino a riflettere su come trattano i curdi e i militanti del PKK. 01-06-2010 11:25 - controcorrente
  • Gentili lettori e compagni del MANIFESTO...voglio cosa strana fare per una volta, dato che i miei commenti sono sempre nudi e crudi, l'avvocato difensore di tutte le atrocita' che compie questo ISRAELE stato-gangster nel mondo.....PERCHE' PRENDERSELA SOLO CONTRO ISRAELE.. QUESTO STATO E' SOLO LA PARTE PIU IN VISTA DELL'IMPERO MONDIALE, cioe la parte che sbatte in faccia al mondo qulunque tipo di operazioni criminali terroriste omicide e mafiose e narcotrafficanti( in Colombia) senza un minimo ritegno....Hanno centinaia di testate nucleari e sarebbero capaci di tirarle ora che scrivo su Damasco,Gaza, Teheran, sulla sede del manifesto!!!!!!.Ma le atrocita' dell'imperonel mondo i milioni di morti in Irak, Afghanistan, Somalia???, Ma perche' i commanandos inglesi sanguinari quanto la banda terrorista MoSSad non ammazzano prigionieri inermi???? e le teste di cuoio pelate Yanquis,i servizi, ammazzano organizzano golpe,guerre civili attentati nel mondo, lavorano assieme ai narco paramilitari fascisti colombiani????....gli europei e gli italiani con quella aria da difensori del mondo libero sono i peggio di tutti...IL FATTO CENTRALE DELLA DISCUSSIONE E' CHE L'ORRORE CHE SALE DAL MONDO PER LA BRUTALITA' DELL'IMPERO NON RIGUARDA SOLO ISRAELE MA TUTTI QUESTI AGUZZINI MONDIALI...Hanno cercato di ammazzare Chavez, Fidel, Evo hanno organizzato golpe in Honduras, in Africa ,sono pronti ad un attacco anche atomico contro Iran O Nord Korea o Caracas....COMPAGNI CON QUESTO IMPERO MONDIALE NON SI PUO PATTEGGIARE, c'e' SOLO DA ABBATTERLO!!!! nonostante le minaccie atomiche di MIGLIAIA DI TESTATE NUCLEARI.....in ogni angolo del mondo si rivoltano moltitudini di masse povere in Afghanistan l'impero subisce dure batoste militari... Un nuovo mondo si sta mostrando..LA CINA , L'INDIA, L'IRAN, LA RUSSIA, IL BLOCCA BOLIVARIANO SUD AMERICANO CON IN TESTA VENEZUELA E BRASILE, I MOVIMENTI ISLAMICI SONO UNA REALTA ALTERNATIVA MONDIALE...come dice in una recente riflessione il lucidissimo compagno FIDEL..ESSI HANNO TOCCATO IL FONDO E SONO DISPERATI E PRONTI A QUALUNQUE ATTO CRIMINALE GANGSTERISTICO FINANCHE CHE SONO ESSI STESSI LA CUPOLA MONDIALE DEL NARCOTRAFFICO E DELLE MAFIE PER PAGARSI LE GUERRE E LE FINANZE DELL'IMPERO...VEDI IL MOSSAD-CIA IN COLOMBIA !!! COME HA DETTO IL NOSTRO INTRAMONTABILE IMMORTALE COMPAGNO FIDEL..UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE!!!!!..ORGANIZZARE SIN DAL WEB E PER LE STRADE E OVUNQUE LA LOTTA DEI POPOLI CONTRO L'IMPERO YANQUI-EUROPEO-SIONISTA!!!! 01-06-2010 10:54 - rick
  • Israele ha diritto di esistere. Basta con l'arroganza di questi musulmani. Non vogliamo Eurabia, subito Israele nella UE.
    Erminia 01-06-2010 10:53 - erminia
  • Io ho molta paura che gli ebrei siano come tutti i diseredati. Quando saranno in cima saranno intolleranti e crudeli come la gente è stata con loro, quando loro erano sotto.
    (Harry Truman) 01-06-2010 10:53 - blatta
  • L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di Mohamed Al Dura: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano, e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire.

    Ma non basta dichiararsi pacifista per esserlo. L’organizzazione turca IHH, protagonista della vicenda, è sempre stata filo terrorista, attivamente amica degli jihadisti e di Hamas, essa stessa legata ai Fratelli Musulmani, i suoi membri ricercati e arrestati e la sua sede chiusa dai turchi stessi per possesso di armi automatiche, esplosivo, azioni violente. Ma ora poiché era sulla nave Marmara, è diventata «pacifista», come le altre varie Ong molto militanti in viaggio sulle onde del Mediterraneo. Non basta più nemmeno dichiararsi «civile»: nelle guerre odierne, anzi, l’uso dei civili come scudi umani, e anche come guerrieri di prima fila è la novità più difficile in una quantità di scenari. La divisa non separa i buoni dai cattivi: abbiamo visto l’uso delle case e delle moschee come trincee dei «civili» militarizzati; al mare non eravamo abituati, ma è un’invenzione interessante per la jihad.

    Prima di partire una donna ha dichiarato: «Otterremo uno di due magnifici scopi, o il martirio o Gaza». Ma chi ascolta una dichiarazione così rivelatrice e scomoda quando canta la sirena delle imprese umanitarie? Il capo flottiglia ha dichiarato che il suo scopo era portare aiuti umanitari e non è importato, anzi è garbato alle anime belle dei diritti umani che andasse verso Gaza, striscia dominata da Hamas, organizzazione terroristica che perseguita i cristiani e ha condannato a morte tutti gli ebrei, che usa bambini, oggetti, edifici, tutto, nello scopo di combattere Israele e l’Occidente intero. Ma le navi viaggiavano verso Gaza per aiutarla, incuranti dei missili e degli attentati che ne escono.

    Israele aveva più volte offerto agli organizzatori della flotta di ispezionare i beni nel porto di Ashdod, e quindi di recapitarlo ai destinatari. Essi avevano rifiutato, e questa sembra una prova abbastanza buona della loro scarsa vocazione umanitaria, come quando hanno detto che di occuparsi anche di Gilad Shalit, come chiedeva loro suo padre, non gli importava nulla. Un’altra volta.

    La flottiglia si era dunque diretta verso Gaza e lo scopo degli israeliani era dunque quello di evitare che un carico sconosciuto si riversasse nella mani di Hamas, organizzazione terrorista, armata. La popolazione di Gaza aveva bisogno di aiuto urgente? Israele afferma che si tratta di scuse: nella settimana dal 2 all’8 maggio, per limitarsi a pochi beni di un lunghissimo elenco, dai valichi di Israele sono passati alla gente di Gaza 1.535.787 litri di gasolio, 91 camion di farina, 76 di frutta e verdura, 39 di latte e formaggio, 33 di carne, 48 di abbigliamento, 30 di zucchero, 7 di medicine, 112 di cibo animale, 26 di prodotti igienici. 370 ammalati sono passati agli ospedali israeliani etc etc... Non era la fame dunque che metteva vento nelle vele delle navi provenienti da Cipro con l’aiuto turco; sin dall’inizio è stata la pressione politica a legittimare Hamas, e la delegittimazione morale di Israele che non colpisce mai i cinesi per la persecuzione degli uiguri, o i turchi per la persecuzione dei curdi... E così l’aspirazione antisraeliana che caratterizzava la Marmara è saltata come un tappo di champagne quando i soldati, nel tentativo di controllare la nave per portarla ad Ashdod, sono scesi con l’elicottero.

    Alle quattro di mattina, secondo la testimonianza di prima mano di Carmela Menashe, cronista militare che ha scoperto senza pietà molti scandali nell’esercito, quando i soldati della marina hanno tentato di scendere sulla nave Marmara, sono stati accolti da spari, ovvero: «C’erano armi da fuoco sulla nave» dei pacifisti; i soldati che hanno toccato il ponte hanno affrontato un linciaggio «come quello di Ramallah» in cui membra umane furono gettate alla folla: sono state usate con foga enorme, dicono i testi, sbarre di ferro, coltelli, gas... i soldati sono stati buttati nella stiva nel tentativo di rapirli, o in mare. Questo per spiegare perché i loro compagni hanno sparato. Di certo i naviganti non erano militari, erano dunque civili: ma ormai nella guerra asimmetrica i civili sono scudo umano e combattenti.

    Israele doveva cercare di fermare la Marmara; se l’ha fatto con poca accortezza, non sappiamo. Ma di certo i soldati non hanno sparato per primi, è proibito dal codice militare israeliano, non è uso di quei soldati. Adesso se il mondo vuole semplicemente bearsi delle solite condanne a Israele faccia, ma proprio con il suo sostegno alle forze che hanno provocato il carnaio dell’alba di domenica prepara la prossima guerra.

    E la Turchia, della cui amicizia Israele andava fiera e che ha sostenuto in omaggio alla sua alleanza con l’Iran e alla sua novella militanza islamica questo disastro, adesso potrebbe almeno ritirarsi dalla sua linea oltranzista, che porta solo guai anche per il Paese di Ataturk. Certo esso non merita applausi per questo show in cui solo Hamas vince, e il conformismo che anima l’ordalia di condanne contro Israele non placa gli animi estremisti, ma li esalta. 01-06-2010 10:01 - Giulio Magni
  • L'unico modo che abbiamo noi e boicottare i prodotti israeliani. Non comprare più nulla dei loro prodotti insanguinati. Basta farsi un giro su internet e vedere quali sono. 01-06-2010 10:01 - Belli
  • i video in circolazione sul web mostrano dei pacifisti poco pacifisti 01-06-2010 09:47 - stefano
  • Anche in questa tragedia la Casa Bianca si limita alle parole: il suo comportamento è tanto spregevole quanto quello degli israeliani 01-06-2010 09:04 - rita ianniello
  • Vi invito a guardare il titolo a tutta pagina del Giornale: "Hanno fatto bene a sparare". Che vergogna. 01-06-2010 08:46 - Alessandro
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