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Anna Maria Merlo
Le Monde sottosopra
Le Monde, il quotidiano dove «i giornalisti sono gli azionisti di riferimento da circa sessant'anni», è di fronte a «una svolta storica». Così l'editoriale del direttore della pubblicazione, Eric Fottorino, uscito sul numero che porta la data di oggi (4 giugno). «Una pagina della storia del quotidiano verrà voltata. Dal 1951, l'indipendenza del giornale è dipesa dal controllo della gestione e delle linea editoriale da parte della redazione. Domani, qualunque sia il candidato designato (a prendere la maggioranza del capitale del gruppo), la Società dei redattori di Le Monde e, più in generale, le società del personale perderanno questo controllo maggioritario a vantaggio del nuovo entrante».
Le Monde ha bisogno di ricapitalizzarsi per non morire. Arrivano a scadenza le «Ora», obbligazioni rimborsabili in azioni, un debito di 69 milioni di euro (che potrebbe essere rinegoziato al ribasso) e anche i 25 milioni di un prestito contratto nel 2009, «senza dubbio il peggior anno mai registrato dai media in termini di reddito», scrive Fottorino, malgrado Le Monde abbia chiuso l'annus horribilis con 2 milioni di euro di utili nella gestione corrente, dopo il salasso di 130 posti di lavoro (di cui 70 giornalisti).
Il 14 giugno, gli azionisti di Le Monde dovranno votare per scegliere chi entrerà nel capitale e controllerà la maggioranza del gruppo che, oltre al quotidiano e a tutte le pubblicazioni ad esso collegate (il magazine del sabato, Le Mensuel, M), comprende anche il settimanale Télérama, La Vie, Le Courrier International, Le Monde Diplomatique e la tipografia, all'origine di una buona parte del deficit. Restano solo dieci giorni per presentare le candidature. Fottorino ne elenca cinque. Il gruppo Le Nouvel Observateur, che controlla il settimanale omonimo e altri magazine. Lo spagnolo Prisa, editore de El Pais. Un trio di investitori formato da Pierre Bergé (Yves Saint-Laurent più mecenatismo), dal banchiere Matthieu Pigasse e da Xavier Niel, fondatore di Free. L'editore zurighese Ringier, già associato a Le Monde per il quotidiano svizzero Le Temps. E, infine, «un'altra società straniera, che a questo stadio non auspica ufficializzare la domanda», che potrebbe essere il gruppo L'Espresso di Carlo De Benedetti. Invece, il gruppo Lagardère, che controlla il 17% di Le Monde, ha già fatto sapere di non essere interessato all'aumento di capitale.
Claude Perdriel, del Nouvel Observateur, che ha già un piede nel gruppo Le Monde dal 2002, dopo aver dichiarato l'11 maggio scorso di «non poter restare indifferente» e di voler «contribuire a una soluzione che preservi l'indipendenza» del quotidiano, ha già fatto un passo indietro, dopo aver constatato che «le perdite sono più importanti di quanto credessi». Lo svizzero Ringier, poiché extra-comunitario, non ha diritto in Francia a superare il 20% del capitale. Prisa è in rosso. A parte l'ancora anonimo «gruppo europeo», resta il trio Bergé-Pigasse-Niel, che avrebbe messo sul tavolo un investimento di 80-100 milioni di euro. Il banchiere Pigasse, della banca Lazard, controlla già il magazine Les Inrockuptibles.
Fottorino afferma che gli attuali azionisti di Le Monde, a cominciare dalla Società dei redattori e quelle del personale, staranno attenti a ottenere dal nuovo proprietario delle garanzie, soprattutto sul fatto che il «nuovo azionista non interverrà in nessun modo nei contenuti». La Società dei redattori, quelle del personale e quella dei Lettori, assieme all'Associazione Beuve-Méry (dal nome del fondatore del quotidiano), si sono unite, per cercare di pesare sulla svolta. Il 20 maggio hanno pubblicato sul quotidiano una dichiarazione comune dove chiedono «un patto» con i nuovi azionisti per codificare delle misure di controllo, che dovranno restare nelle mani della redazione. In ballo c'è anche la delicata questione delle nomine alla testa del gruppo in generale e del quotidiano in particolare. Ma ottenere di mantenere il diritto di veto sul nome del direttore pare molto difficile. Infine, dovranno essere date garanzie anche per futuri eventuali cambiamenti di mano del pacchetto
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Aforisma tratto:dai bassifondi
di Gor’kij 04-06-2010 22:28 - marco dalla Sardegna
con solennità e banchetti,
prima in circoli agrari,
con militari ed avvocati.
E alla fine portarono al congresso
la legge suprema, la famosa,
la rispettata, l'intangibile
legge dell'imbuto.
Fu approvata.
Per il ricco la buona tavola.
L’immondizie per i poveri.
Il denaro per i ricchi.
Per i poveri il lavoro.
per i ricchi la casa grande.
Il tugurio per i poveri.
l’immunità per il gran ladro.
La carcere a chi ruba un pane.
Parigi, Parigi per i figli di papà.
Il povero alla miniera, nel deserto.
Questo aforisma: tratto dalla poesia la legge dell'imbuto,
che fa parte del canto generale,
di Pablo Neruda: Ci indica il progetto di Berlusconi e com.
Non uccideranno nessuno come fece Videla!Ma di sicuro: puntano, a le cose sopra citate! 04-06-2010 22:23 - marco dalla Sardegna