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FUORIPAGINA
05/06/2010
  •   |   Loris Campetti, dall'Isola dell'Asinara (Sassari)
    100 giorni da reclusi

    La prova dei cento giorni l'hanno superata con punteggio pieno, meglio di qualsiasi governo di destra o di sinistra. Loro governano una lotta difficile, la lotta per il lavoro. Lo fanno dentro un carcere in cui hanno scelto di autorecludersi, carcere di Cala d'Oliva, isola dell'Asinara. Perché privarsi della libertà per far valere i propri diritti? «Perché non c'è libertà senza lavoro», risponde convinto Pietro, il «tiranno dell'isola», come lo apostrofano per sfotterlo. Quando aveva raggiunto i 35 anni di anzianità gli avevano detto che era troppo giovane per andare in pensione, che doveva lavorare ancora. Lui ha detto ok, lavoro, «adesso che voglio obbedire a quell'ordine mi dicono che no, non posso più lavorare perché l'Eni vuole chiudere l'impianto chimico di Porto Torres e il governo se ne fotte se così si scrive la parola fine sulla chimica italiana».
    Cento giorni di occupazione dell'isola, e altri loro compagni sono rimasti sulla terra ferma a occupare la Torre aragonese di Porto Torres. Venerdì si festeggiavano i cento giorni di resistenza operaia, e quel po’ di solidarietà che Pietro Marongiu e i suoi amici sono riusciti a costruire, un po’ nel mondo virtuale e un po’ nella materialissima realtà quotidiana fatta di lotte e fatica, di determinazione ostinata contro la filosofia del falso profitto che decide che la plastica necessaria a vivere va comprata all'estero.
    Hanno bucato il video, gli operai della Vynils, sono diventati volti noti in televisione, hanno costruito intorno a sé una rete di simpatia accusando padroni e politica di ogni colore. Ma sono ancora qui. Perché l'Eni è sorda, il governo è muto, la politica chissà dov’è e il possibile acquirente arabo se n’é scappato a gambe levate non avendo ottenuto le agevolazioni che chiedeva. L’inverno è stato lungo e freddo nell’isola, solo ieri ha fatto capolino un sole caldo che lascia sperare in una stagione più generosa con chi vive in cella da 100 giorni. Celle ristrutturate, certo, imbiancate, ma pur sempre celle dalle cui finestre, e non da tutte, si vede un mare turchese che riempie il cuore e lo gonfia di amarezza.
    Ieri era festa al carcere. Sono arrivate mogli e fidanzate dei galeotti in tuta
    operaia, qualcuno con la t-shirt del movimento che reca il simbolo dell'isola dei famosi, quella della Ventura che va a ballare al Billionaire, su cui però sta scritto «Isola dei cassintegrati» e sotto, «Chi lotta può perdere/ chi non lotta ha già perso». Il pranzo degli operai è sobrio come può esserlo un pranzo dei lavoratori sardi: gnocchetti con sugo di salciccia, seguito da salame, pecorino e verdure, un mirto fresco per digerire tutto. Il pesce è a due passi, nel mare turchese, ma qui siamo in un parco naturale che ha preso il posto di antichi carceri, sanatori e sofferenze di ogni tipo e il pesce non si tocca, le tartarughe si salvano e al massimo si fotografano. Come i 130 asini bianchi dagli occhi azzurri che sbarrano la strada alle gip dell’Ente parco, o gli 800 mufloni, o i cinghiali, le capre e le pernici. Al manipolo di turisti sbarcati nell’isola sembra di trovarsi in paradiso, che ne sanno loro dell'inferno dei detenuti, di ieri e di oggi.
    Sembrano asini anche loro, ma in mezzo ai suoni.
    A Pietro vengono i lucciconi quando racconta le condizioni in cui è ridotto il suo stabilimento, con «il guano di colonie di piccioni che oramai la fanno da padroni». Per lui è «un'umiliazione, credimi». Come gli operai di una volta pensa, e con lui i suoi compagni, che difendendo il suo lavoro difende la dignità e il lavoro di tanti altri. Se dice che l'unica lotta persa è quella che non si è combattuta, però, non è che pensi di stare in questo inferno-paradiso per dare una testimonianza, lui la lotta vuole vincerla e i sardi, si sa, sono cocciuti e determinati anche quando scelgono di fare una lotta non violenta. E non vorrebbero cambiarla, questa forma di lotta, non vorrebbero esservi costretti.
    Adesso ci si mette anche l’Ente parco a infilare i bastoni tra le ruote dei cassintegrati della Vinyls. Non vogliono autorizzarli a portare un furgone sull'isola, piccola ma lunga, dove tutto va portato dall'isola più grande – la
    Sardegna. Di un furgone hanno bisogno: «Quelli lassù pensano di prenderci
    per fame o nostalgia, o solitudine. Dicono che non resisteremo altri 100 giorni da soli, senza mogli e fidanzatate e figli. Hanno ragione, e infatti mogli e fidanzate e figli ci raggiungeranno quassù a Cala d'Oliva. Perciò ci serve un furgone per i trasporti».

    Il piazzale del carcere, come le celle che per una notte ospiteranno anche il vostro cronista, è lindo. Non vola una cartaccia, non una cicca. C'è persino chi lava in mare le caprette, chi parla con gli asini e chi da uno scoglio invoca Manitù. Adesso non c'è più neanche il ministro Scajola a Roma che faceva promesse da mercante, ora l’obiettivo sta ancora più in alto e si chiama Berlusconi. Si aspetta che il presidente e ministro lanci un’asta internazionale per vendere quel che resta della chimica italiana. «Ma per vendere, prima  bisogna far ripartire gli impianti», insiste Pietro, «sennò che gli offri ai potenziali
    compratori, un impianto arrugginito pieno di guano dei piccioni?».
    La storia completa di questa lotta ve la racconteremo ancora un’altra volta, nei prossimi giorni. Vi parleremo di Pvc, Cvm e mansioni operaie. Non oggi però, oggi si festeggiano i 100 giorni con l'asino bianco, il muflone, la capra, il cinghiale e la pernice. Coccolati, non mangiati dagli operai che vorrebbero tornare a manipolare il veleno, e intanto salvaguardano con gentilezza l'isola dei sogni.


I COMMENTI:
  • Nella provincia di Sassari (P.to Torresi incluso) il Manifesto non arriva nelle edicole da ottobre!
    Come mai?? 13-06-2010 16:25 - Francesco
  • PAROLE DA DIVULGARE, PECCATO CHE IN QUELLA ZONA DELLA SARDEGNA NESSUNO, Nè RAGAZZI DELL'ISOLA Nè I COMPAGNI SARDI POSSANO LEGGERVI: IL MANIFESTO DA OTTOBRE NON ARRIVA NELLE EDICOLE. PERCHè? GUARDATE CHE COSì, LASCIANDO STARNAZZARE I FOGLI DEL REGIME O DELLA CONSERVAZIONE E RINUNCIANDO A COPRIRE IL TERRITORIO, SOPRATTUTTO IN ZONE COSì DIGNIFICATIVE, SI FA UN DANNO SOCIALE ENORME! 13-06-2010 10:54 - Francesco
  • Vi seguo, sto a solidarizzare per voi. 06-06-2010 22:58 - Lorenzo
  • Il problema è che lo stato non tutela i suoi interessi ed i suoi interessi sono il lavoro, lo sviluppo, la tutela del suo popolo.
    Oggi in nome dell'economia e del sottostare alle leggi di mercato gli stati si piegano, ma lo fanno perchè in sala comandi c'è chi è implicato nella finanza, chi fà il doppio giuoco, e questo deve portare soldini in saccoccia altrimenti non và bene all'IO!
    Sarebbe da fessi, per loro, anteporre il NOI all'IO, per cui la speculazione non si può fermare, la migrazione delle industrie è normale, anzi và incentivata perchè faranno più reddito ma poi come possono gli italiani comperare visto che stanno tagliando i fondi all'istruzione, alla ricerca, alle pensioni, e non hanno trovato ancora l'alchimia per prodursi l'oro in casa?
    Proteste civile è difficile che risolvano soluzioni incivili.
    Loro protestano civilmente, ma chi non riesce a favorire la soluzione del problema lavoro, anzi tace pur avendo mandato istituzionale, bè mi sembra se non incivile per lo meno non tanto portato per tentare di risolvere il problema. 05-06-2010 19:34 - Gromyko
  • Gli operai innocenti,hanno fatto più galera dei politici colpevoli.
    Gli operai che lottano per il lavoro sono stati più carcerati loro che i ladri fannulloni che non hanno mai lavorato .
    Non ci sono indulti per chi lotta! Non ci sono avvocati che difendono.Solo un popolo che li guarda con ammirazione e tanto onore!
    Per noi quei lavoratori devono andare a occupare le poltrone del parlamento e del senato.
    Basta con gli uomini politici,mandiamo chi ama il lavoro,tanto da farsi la galera.Loro salveranno la sinistra e il paese dai ladri!
    Mandiamo questi uomini in parlamento! 05-06-2010 19:03 - mariani maurizio
  • I 100 giorni degli operai sull'Isola dell'Asinara per una lotta che rimarra' nella storia della classe operaia che difende il lavoro ,la dignita' i diritti di avere un futuro per loro e per tutti noi.Ma come potevano agire questi lavoratori quando la loro fabbrica chiudeva e li lasciava sul lastrico .I sindacati e i partiti quelli piu' vicini ai lavoratori non si possono vantare di aver fatto tutto quel che si potesse produrre. Loro i lavoratori lo intuirono subito e fecero quello che poteva essere una scelta di rottura con le infruttuose trattative sindacali che senza clamore di una occupazione pacifica di un carcere su quell' isola poteva produrre come fenomeno mediatico.L'interesse mediatico ci fu ma l'obiettivo dei lavoratori di tenere aperta la fabbrica e come conseguenza il lavoro siamo ancora ad un punto morto. L'ENI e il governo non fanno nulla, il sindacato balbetta la politica non e' certamente qui all'ASINARA l'isola dei lavoratori che festeggiano i 100 giorni di lotta per un diritto sancito dalla COSTITUZIONE. MA QUANTE VOLTE DISATTESA. L'ENI CHE LATITA, IL GOVERNO E' FANTASMINO , LA POLITICA DOVREBBE AGIRE PER RISOLVERE QUESTO PROBLEMA , PROPONENDO SOLUZIONI ALTERNATIVE E STRADE NUOVE CHE SINO AD OGGI NON SONO STATE NEMMENO PENSATE : PER ESEMPIO UNA GARA INTERNAZIONALE PER RILANCIARE LA CHIMICA ITALIANA PRESENTE IN SARDEGNA, HANNO RAGIONE I LAVORATORI MANCA LA VOLONTA' DI CHI GOVERNA IL PAESE. QUESTA DESTRA PIENA DI PAROLE E DI PROCLAMI VUOTI PERCHE'QUESTI NON HANNO FONDAMENTO IN ECONOMIA. SPERIAMO CHE LA VOSTRA LOTTA PER IL DIRITTO AL LAVORO VADA A BUON FINE E NON SIA DOPO 100 LUNGHI GIORNI STATA INUTILE. 05-06-2010 18:34 - ernesto
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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