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Pitagora
Mondadori, non è tutto loro quel che luccica
I numeri, i fatti, le prospettive dei «pesci grossi». Con quest'articolo sbilanciamoci.info inizia un viaggio-inchiesta nelle grandi imprese italiane. Una serie di istantanee raccontate e non patinate. Cominciamo dalle parti del Capo: la Mondadori.
Il 27 aprile l'assemblea degli azionisti ha approvato i bilanci 2009 del gruppo Mondadori e della capogruppo chiusi rispettivamente con un utile di 34,3 mln di euro e di 53,2 mln di euro; come l'anno scorso, quando il risultato consolidato fu di 97,1 mln di euro (66,2 per la capogruppo), è stato deciso di non distribuire alcun dividendo agli azionisti. Si tratta di un comportamento non usuale per la controllante Fininvest che «limitandosi alla gestione di carattere finanziario della partecipazione detenuta» decide in genere di ripartire fra i soci la quasi totalità del risultato delle partecipate.
A prima vista la prudenza dei soci e degli amministratori non sembra giustificata dai dati di bilancio: il patrimonio netto del gruppo è pari a circa 545 milioni di euro, un valore lievemente superiore all'indebitamento finanziario e nell'ultimo anno si è avuta una diminuzione delle passività finanziarie nette dell'ordine di 140 milioni di euro.
La relazione degli amministratori mette tuttavia in evidenza che nel 2009 la «situazione di mercato di straordinaria complessità e negatività».
Le difficoltà commerciali si sono riflesse nel processo di formazione del reddito con il peggioramento di tutti i margini reddituali del gruppo, malgrado le drastiche azioni di contenimento dei costi e in particolare di quelli del personale.
Quanto alla situazione patrimoniale, il patrimonio netto tangibile del gruppo - ossia al netto delle attività immateriali - è negativo per 360 milioni di euro. Diventa dunque cruciale la valutazione delle attività immateriali, iscritte al bilancio per 900 milioni di euro. (...)
Con le informazioni pubbliche disponibili, è arduo stimare che le attività estere, quelle radiofoniche e i periodici televisivi del gruppo Mondadori siano in grado di generare nel prossimo futuro risorse finanziarie tali da giustificare i valori iscritti in bilancio. (...)
Nel caso in cui test più affidabili portino all'azzeramento delle suddette attività immateriali, il deficit patrimoniale del gruppo Mondadori sarebbe dell'ordine di 350 milioni di euro, al lordo dell'effetto fiscale. Ove tale ipotesi fosse avvalorata, nel breve periodo la continuità aziendale sarebbe garantita dalla disponibilità di linee di credito concesse in occasione della ristrutturazione del credito realizzata lo scorso anno (Intesa San Paolo ha concesso una linea di credito di 130 milioni di euro con scadenza 2015, i termini delle linee di finanziamento bancario, in particolare nei confronti del «club deal» sono stati prolungati). Ciò nondimeno se le perdite avessero eroso l'intero patrimonio, sarebbe necessario un aumento di ricostituzione del capitale sociale; l'organizzazione di un consorzio di garanzia del buon esito di un'operazione di ricapitalizzazione non dovrebbe essere difficile da parte di una società il cui presidente siede nel consiglio di Mediobanca.
(la versione completa dell'articolo su www.sbilanciamoci.info)
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Bisogna analizzare il tutto ed in particolare le fatturazioni, gli eventuali storni, i compensi al personale, il personale, le conessioni bancarie, tutto insomma e questo non è possibile.
Per cui il valore di borsa, da non confondere con il valore reale, di un'azienda è derivato o dal passaparola (soffiate), o da paragoni ed analisi ordini ed andamento consegne.
Sarebbe ammirabile un lavoro d'approfondimento arrivando ai dati da mè menzionati e confrontarli con quelli di pubblico dominio, trovando magari i reconditi ripostigli del Grana o Parmiggiano! 06-06-2010 20:14 - Gromyko