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Guido Ambrosino
Il buon esempio tedesco
Mentre mezza Europa è già afflitta da drastici piani di austerità, anche la Germania pigia sul freno, aumentando i rischi globali di deflazione. La coalizione di governo ha annunciato ieri misure per risparmiare 11,2 miliardi di euro nel 2011, soprattuto con tagli all'assistenza per i disoccupati e per le famiglie e riducendo le spese salariali nel pubblico impiego, che potrebbe perdere 10.000 posti di lavoro di qui al 2014. Secondo un piano finanziario concordato domenica e lunedì tra i partiti della maggioranza, si aggiungeranno tagli per altri 7,9 miliardi nel 2012 (portando quell'anno la correzione del deficit a 19,1 miliardi), 4,6 miliardi nel 2013 e 3,9 miliardi nel 2014. In quegli anni il decremento complessivo salirà così a 23,7 e a 27,6 miliardi.
Merkel, per fare più impressione su chi le rimprovera di non essere abbastanza energica, ha cumulato la cifra sull'arco del quadriennio, per poter rivendicare una «correzione senza precedenti per ben 80 miliardi di euro».
Con un deficit record di 80 miliardi di euro nel 2010, pari a oltre il 5 per cento del Pil, la Germania si è impegnata nei confronti della commissione europea a «rientrare» entro il 2013 nel tetto del 3%. Agli obblighi di Maastricht si aggiungono quelli molto più drastici che la Germania si è autoimposta nel 2009 con un emendamento costituzionale «frenadebiti», voluto anche dai socialdemocratici allora al governo in una «grande» coalizione. Questo meccanismo impone al Bund - lo stato federale - di ridurre il deficit nei prossimi anni fino a portarlo entro lo 0,35 per cento del Pil nel 2016. Si tratta di una pazzesca rinuncia a ogni politica economica anticiclica, che pure i governi tedeschi hanno praticato nel 2009 e nel 2010.
Proprio mentre la Germania si vede costretta a assumersi impegni di credito, prima nei confronti della Grecia, poi per contribuire all'ombrello salvaeuro, Merkel - per rassicurare l'opinione pubblica interna - inneggia alla «cultura della stabilità», proposta come panacea a tutti i soci dell'Unione europea. Ma come pretendere più rigore dagli altri se non si risparmia a casa propria? L'urgenza politica di fare i primi della classe si aggiunge agli obblighi normativi dell'emendamento «frenadebito». Merkel lo ha ammesso ieri nell'illustrare il programma di tagli: «La crisi greca dimostra quanto sia importante consolidare i bilanci. La Germania deve dare il buon esempio» (sottolineatura nostra).
Come spesso capita, gli oneri della parsimonia non ricadono sui ricchi, ma su i più poveri. Tagli per 4,3 miliardi nel 2011 e per 6,3 miliardi nel 2012, sono elencati sotto il titolo «aggiustamento delle leggi sull'assistenza sociale». Fino a 2 miliardi si dovranno risparmiare nel 2011 sostituendo prestazioni ora obbligatorie con prestazioni «discrezionali», rimesse al buon cuore degli uffici del lavoro. Abolendo la sovvenzione federale ai contributi pensionistici per i disoccupati si risparmieranno 1,8 miliardi all'anno, al prezzo di programmare una vecchiaia di indigenza. Si abolisce anche un assegno integrativo introdotto nel 2009 per le spese di riscaldamento, visto che il prezzo del gasolio sarebbe sceso.
Quanto alle famiglie, si risparmiano 600 milioni sull'Elterngeld, un assegno proporzionato all'ultimo reddito da lavoro, comunque non superiore a 1800 euro al mese per un periodo fino a 14 mesi, per indennizzare mamme e papà decisi a occuparsi dei pargoli. L'anno prossimo l'Elterngeld sarà cancellato del tutto per i genitori disoccupati, che ora lo percepiscono nella misura ridotta di 300 euro al mese (con una minore spesa di 400 milioni). Per i genitori occupati scenderà dal 67 al 65 per cento dell'ultimo stipendio (con un risparmio di 200 milioni). Nonostante questa riduzione, la discriminazione a danno delle famiglie più povere resta odiosa.
Nel 2011 funzionari e impiegati del Bund dovranno rinunciare, con una perdita pari al 2,5 per cento del salario, a una rivalutazione della tredicesima già prevista. Il ministro della difesa è stato incaricato di presentare un piano per ridurre di 40.000 unità gli attuali 250.000 soldati della Bundeswehr, senza tabù sull'abolizione della leva obbligatoria (già ridotta a sei mesi).
Per fortuna ci sono coorezioni anche sul fronte delle entrate. Verranno ridotte per grandi le esenzioni concesse all'industria sull'imposta ecologica sui combustibili (maggiori entrate di 1 miliardo nel 2011). Sarà introdotta un'imposta sui viaggi aerei per un altro miliardo (in attesa di accordo europeo sulla tassazione della benzina per l'aviazione). Verrà introdotta un'imposta sul combustibile per le centrali nucleari per 2,3 miliardi, in cambio della promessa di prolungare nel tempo la loro attività. Si preleveranno 500 milioni di utili dal bilancio delle ferrovie (che finora potevano invece reinvestire tutti gli utili).
Infine una decisione che rallegra molti berlinesi: sarà rinviata al 2014 (e sperabilmente alle calende greche) la ricostruzione «revanscista» del palazzo degli Höhenzollern, sull'area dove sorgeva il «Palazzo della repubblica» della Rdt.
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Dal 1933 al 1945 Das Lied der Deutschen (DI CUI VENIVA CANTATA SOLO LA PRIMA STROFA, Deutschland, Deutschland über alles) nelle occasioni ufficiali era sempre accompagnato dal Horst-Wessel-Lied (La Canzone di Horst Wessel), inno ufficiale del Partito Nazista.
p.s. per quanto riguarda il criterio censorio applicato non sono del tutto d'accordo - "inutili spese sociali" - tipo assistenza ai diversamente abili? forse la signora erminia propone soluzioni radicali? per me il livore di questi personaggi non andrebbe espresso su un sito di un quotidiano comunista 09-06-2010 11:51 - jangaderop
Loro che in tutta questa storia sono stati la forza trainante,non possono perdere i loro euro.
L'Europa è una grande Germania,proprio come la voleva Hitler.
Il pangermanesimo è stato la guida dell'euro.
Ora che tutto salta, il Berlusca fa finta di gnente e si defila.
Anche i spagnoli e i portoghesi si stanno sraiando e aspettano che arrivino gli aiuti ..
Solo la Germania è nel panico.Volevano diventare la locomotiva dell'Europa,ma i vagoni sono tutti frenati.Staccarli? Non si può.
Rompere con l'euro,ci sono troppi contratti in corso che se precipita l'euro ci toccherà lavorare per i prossimi 20 anni gratis.
Allora cosa fare?
Tagliare le spese sociali e far pagare tutta la crisi ai lavoratori dipendenti.
Ma questi lavoratori,accetteranno di lavorare per un pezzo di pane secco?
Io sono convinto che questa starda non la potranno percorrere per tanto tempo.Allora come va a finire tutto questo? Come nella prima e seconda guerra mondiale.Un bel casino e poi una nuova rinascita.
Preparare le armi prego..! 09-06-2010 08:15 - mariani maurizio
Mi pare ovvio che non sia stata quindi la magnanimita' o lungimiranza di questi beccamorti a fargli fare quelle leggi a protezione dei lavoratori, ma solo la voglia di sopravvivenza loro e delle classi che difendevano a costringerli. Hanno insomma fatto di necessita' virtu'.
Venendo all'Europa attuale bisogna dire che mancano sia i von Bismarck che le lotte sociali, senza le quali non solo non si ottiene nulla (la Storia su questo e' chia-ris-si-ma) ma si va sempre piu' indietro perch'e le classi borghesi non solo non danno ma riprendono sempre di piu'. 08-06-2010 19:31 - murmillus
probabilmente il vecchio continente è diventato troppo vecchio e sta morendo...viene voglia di seguire l'esempio degli emigranti extracomunitari e contribuire a compensare i flussi migratori.... 08-06-2010 17:44 - GB
germania sotto i paesi africani 08-06-2010 17:07 - jangaderop
la redazione: "Deutschland uber alles" non è uno slogan nazista, è il primo verso di quello che è stato per novant'anni (ed è tuttora) l'inno nazionale tedesco. Detto ciò, anche se si intuisce benissimo l'ispirazione del commento cui si riferisce il lettore, nel commento stesso non ci sono motivi per una censura che il sito de "il manifesto" applica solo in caso di insulti e ingiurie gravi contro terzi.