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FUORIPAGINA
09/06/2010
  •   |   Maurizio Matteuzzi
    Spagna, il peggio deve ancora venire

    Il premier spagnolo in versione Zorro

    Primo avviso serio dei sindacati al governo socialista di Zapatero. Ieri in Spagna hanno scioperato i lavoratori della funzione pubblica contro il draconiano (e unilaterale e marcatamente liberista) piano di aggiustamento economico e di risanamento del deficit statale annunciato il 12 maggio. Un piano - imposto da Ue, Fmi, Ocse, agenzie di rating, banche e dai famosi «mercati finanziari» che dicono di temere (o auspicano?) una deriva greca per la Spagna - che pretende di tagliare 15 miliardi di euro di spese entro il 2011 (riduzione salariali, congelamento delle pensioni, annullamento o rinvio di opere pubbliche...) e di riportare il rapporto deficit/pil sotto il canonico 3% contro l'11.4% del 2009.
    Un piano che non prevede però - visto che con questo salasso non ci potrà essere ripresa dell'economia dopo il meno 3.6% dell'anno scorso - di riassorbire nulla del tasso di disoccupazione, intorno al 20%, 4.7 milioni di persone, il doppio della media Ue. Un piano che colpisce i lavoratori pubblici, sono 2.5 milioni in Spagna, che a partire da luglio vedranno cadere i loro stipendi/salari del 5%.
    Lo sciopero, convocato dai due sindacati maggioritari - le Comisiones obreras di orientamento più o meno comunista e la Ugt di conio socialista -, ha avuto un andamento diseguale nei diversi settori dell'amministrazione statale e delle Comunità autonome.Divergenti, come si conviene, i dati di adesione: «in media del 75-80%» per i sindacati, «dell'11-15% al massimo», per il sottosegretario della funzione pubblica Consuelo Rumí.
    Lo sciopero di ieri del settore pubblico era il quinto dal 1988 - i primi tre contro il governo socialista di Felipe González, il quarto contro il governo conservatore di José Maria Aznar. Il quinto e prevedibilmente non l'ultimo, ora che Zapatero, rimangiandosi tutti i suoi impegni «sociali» e abbracciando in pieno l'ortodossia liberista, ha «varcato la linea rossa», come ha detto il segretario generale di CC.OO, Toxo. E' possibile che non ci sia neanche da aspettare molto e che il prossimo sia uno sciopero generale.
    Oggi infatti è in programma l'ultima riunione al tavolo di dialogo fra i sindacati e la Ceoe, la confindustria spagnola, che da 4 mesi stanno invano cercando un accordo sulla riforma del mercato del lavoro, un altro dei punti su cui battono la Ue, l'Fmi e anche Zapatero che l'ha definita «necessaria per aiutare a creare posti di lavoro e contratti stabili» nonché «per mandare un segnale di calma e fiducia ai mercati».
    In realtà i sindacati temono che la crisi serva da pretesto per una riforma che flessibilizzi ancor di più un mercato del lavoro già flessibilissimo (più di un terzo dei contratti sono precari o «spazzatura»). I nodi, oltre che sui contratti, sono sul calcolo delle indennità di licenziamento (dai 45 giorni per anno lavorato di ora ai 33 giorni proposti dal governo), sulla contrattazione collettiva (che lorsignori vorrebbero riportare al negoziato diretto padroni-lavoratori) e sull'indicizzazione dei salari (che vorrebbero legare alla «produttività» anziché all'inflazione). L'incontro di oggi finirà, salvo sorprese, in un nulla di fatto e allora Zapatero imporrà la sua riforma per decreto il 16 giugno, «con o senza accordo» delle parti sociali. Dopo di che lo sciopero generale, forse entro luglio, sarà «inevitabile».


I COMMENTI:
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  • sono un dipendente pubblico e riconosco che (almeno fino ad ora) esiste la garanzia del posto di lavoro, al contrario di moltissimi lavoratori del privato. Tuttavia, bisogna aggiornarsi sulla situazione di questi ultimi anni; infatti, da diverso tempo ormai, la Pubblica Amministrazione sempre più ricorre ai contratti a tempo determinato per periodi anche inferiori a un anno o a contratti a progetto, che non si trasformeranno mai a tempo determinato, e meno ancora indeterminato.
    Non credo quindi nei 'privilegi' (secondo me sono altri, ma lo sappiamo tutti), però bisogna sempre avere presente che la situazione generale nel pubblico è almeno più garantista del privato, anche perchè i casi di licenziamento sono rari, talvolta anche con sentenze passate in giudicato e quindi per manifesta indegnità. Un'ultima cosa: i lavoratori pubblici non sono solo impiegati, ma anche medici infermieri maestri e docenti magistrati poliziotti militari scienziati e ricercatori, e anche operai. I clichés fanno sempre comodo, in alcune circostanze.
    ringrazio la redazione del Manifesto 09-06-2010 15:24 - emmanuel58
  • Zappatero,cerca i soldi dai lavoratori.Altro che Zorro,questo signore assomiglia sempre di più a un Dracula che succhia sangue.
    La Spagna è in mano a degli incapaci.
    L'unica differenza tra i socialisti di Zappatero e i nostri nani,è che lui dice di essere di sinistra e questi dicono di essere di destra.
    Destra o sinistra,i sacrifici li devono fare sempre i lavoratori.
    Ma i lavoratori,si stanno stancando di essere presi per il culo da destri e sinistri?
    Mi dispiace che ancora oggi,dopo che ci siamo ammazzati per mandare la sinistra al governo e aver visto che non è un problema parlamentare,il nostro,ma solo di classe.
    Zappatero è un uomo della classe borghese.
    Berlusconi è un borghese che sta al governo per difendere la sua classe e i suoi interessi.
    Noi invece,siamo quelli che spingono il carro con tutti loro dentro.loro al caldo e senza mai spingere,noi invece fuori a spingere sempre di più,perche il carro non cammina bene.Facciamoci dare anche qualche frustata così ci stimoliamo a salvare il carro.
    Sapete la differenza tra noi e gli ebrei che lavoravano per il faraone? Loro erano schiavi e aspettavano un Messia che li liberasse,noi invece abbiamo Berlusconi e speriamo che il lavoro non finisca mai.
    Che razza di schiavi......! 09-06-2010 15:00 - mariani maurizio
  • sono un vituperato dipendente pubblico e sono questi i commenti dei lettori del manifesto, e..si sta lustri, come si dice a firenze, attacchiamo i dipendenti pubblici perchè sono "privilegiati" ed invece non lo stato e i padroni che sfruttano e tengono bassi i salari e alte le tasse! mi sono una rozza guerra dei poveri, antesignana di un nuovo fascismo 09-06-2010 14:58 - ANTONIO BARCHIELLI
  • Ma quali sarebbero i privilegi dei dipendenti pubblici?
    Da anni il potere d'acquisto dei lavoratori del pubblico impiego è notevolmente diminuito e ne è aumentato costantemente il carico di lavoro. E' necessario distinguere tra le sfere dirigenziali, che hanno visto incrementare i propri redditi e poteri, e la massa dei dipendenti, molti dei quali sopravvivono con contratti a termine, in condizioni di precariato permanente. E' possibile ridurre gli sprechi nel settore pubblico senza bloccare i salari: basta per esempio porre fine alle innumerevoli consulenze di presunti "esperti" o alle esternalizzazioni di alcuni servizi, che aumentano considerevolmente le spese, senza garantire maggiore efficienza.

    Quanto alla Spagna, stanno emergendo i limiti della politica economica di Zapatero, che ha fatto molto in termini di diritti civili, ma che non si è saputo discostare dal modello neoliberista predominante in Occidente, responsabile della grave crisi che sta attanagliando l'economia mondiale.
    Perché non si aumentano le tasse sui redditi più alti e non si colpiscono gli speculatori finanziari e la rendita parassitaria?
    Non sarebbe meglio adottare una politica economica di tipo neokeynesiano per ridistribuire il reddito e rilanciare la domanda interna?
    Le forze politiche di sinistra dovrebbero battersi per una maggiore equità sociale e non riproporre le richieste di sacrifici ai lavoratori, tipiche della destra liberista. 09-06-2010 14:45 - pino licandro
  • Ma perche' ci sono differenze sostanziali fra destra e socialisti nella Spagna di Zapatero. La risposta e' certamente no! La societa' che sostiene i diritti dei lavoratori in Spagna e nell'Europa a maggioranza comandata dalle destre, non esiste. I sindacati europei non esistono o sono allienati al potere con qualche distinguo in italia con la C.G.I.L. I sacrifici sono stati decisi iniquamente solo da una parte , quella dei piu' deboli sia politicamente che sindacalmente cioe' i lavoratori e pensionati , regalando l'impunita' a quei signori dell'evasione fiscale e i rentier . speculatori della finanza che con le bolle hanno distrutto le economie mondiali gia 'alle prese con la globalizzazione ,che in ASIA TRATTA I LAVORATORI COME DISSE CARLO MARX MERCE SEMPLICEMENTE , MERCE SENZA DIRITTI E TRATTATI COME SCHIAVI. HANNO RAGIONE I LAVORATORI NELLE FABBRICHE CHE PRODUCONO LA GRAN PARTE DEL PIL ITALIANO << VOGLIAMO UN PARTITO E UN SINDACATO CHE DIFENDA I NOSTRI DIRITTI E LOTTI PER QUESTO E CI AUGURIAMO CHE CI SIA UN RITORNO ALLA QUESTIONE DEI LAVORATORI>>. LA SINISTRA E' CON I LAVORATORI O NO E'. 09-06-2010 14:14 - EUCLIDE
  • la crisi dell'euro ha come causa principale, anche se non unica, la globalizzazione, cioè il fatto che non si puo' pensare di competere con Paesi come la Cina o l' India in cui in pratica ci sono forme di schiavitù sotto forma di sfruttamento dei lavoratori, anche bambini o ragazzi, e di distruzione dissennata dell'ambiente.

    Occorre che l'Europa reintroduca i dazi doganali; qualche anno fa lo diceva Bossi ma come al solito è stato tacciato per pazzo, rozzo ed ignorante; fra quache anno o mese vedrete che i "sapientoni" di Bruxelles lo faranno, ovviamente chiamando i dazi con altro nome.

    Per la verità qualcuno ha creduto di potere competere anche qui importando i nuovi schiavi, cioè gli immigrati, ma sembra che non sia stato sufficiente; posso capire che questo ragionamento lo abbiano fatto quelli che una volta venivano definiti i padroni non ho mai pero' capito perchè la sinistra se ne sia fatta portabandiera con i risultati per i partiti di sinistra che adesso vediamo.

    La seconda causa è il peso ipertrofico dell'apparato pubblico; l'ho scritto qualche mese fa e vedo con piacere che in tutti i paesi d'Europa (Grecia, Spagna e Italia) improvvisamente (??) ci si sia decisi finalmente a colpire i dipendenti pubblici; oggi il Corriere on line sparava come se fosse una novità la notizia che le retribuzioni del settore pubblico erano aumentate in 10 anni molto di più che nel settore privato, a fronte di privilegi, primo fra tutti la sicurezza del posto di lavoro, ma non solo, che i privati si sognano; vuol dire che è iniziata la campagna di sensibilizzazione della opininione pubblica sui privilegi dei dipendenti pubblici: meglio tardi che mai.

    Ed anche qui la sinistra è di una cecità assoluta e continua a difenderli; salvo fra qualche anno riconoscere che avrà fatto l'ennesimo errore. 09-06-2010 13:47 - aiace
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