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FUORIPAGINA
10/06/2010
  •   |   Matteo Patrono, inviato a Johannesburg
    Leggi speciali e royalties per la Fifa in Africa

    Sepp Blatter, Presidente Fifa

    Raccontano i giornalisti sudafricani che la suite rinascimentale scelta
    dal presidente della Fifa Joseph Blatter al Michelangelo Hotel di Sandton, abbia
    un tappeto rosso srotolato davanti alla porta, un salone grande quanto un campo da calcetto, una jacuzzi decorata in arte africana e unminibar personale con cubetti di ghiaccio firmati Evian. La stanza si trova in cima a una delle due torri dell’albergo a cinque stelle che sovrasta il distretto economico più bianco e più ricco di tutta Johannesburg. Monarca incontrastato della Repubblica mondiale del calcio dal 1998, il colonnello costruì la sua successione
    ad Havelange sul trono della Fifa con i voti della Confederazione africana e la promessa (prima rimangiata a favore della Germania nel 2000 e poi infinemantenuta nel 2004 al cospetto di Mandela) dei primi mondiali della storia nel continente nero. Questo spiega perché sia una figura altamente
    popolare da queste parti. Al punto che durante un pranzo di gala svoltosi a
    Johannesburg, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma lo ha insignito dell’Ordine dei Compagni di Oliver Reginald Tambo, una delle più alte onorificenze del paese per le personalità straniere. Tambo, insieme a Mandela, fu uno dei grandi combattenti contro l’apartheid. Tuttavia, visto il personaggio, c’è sempre
    qualcuno disposto a fare le pulci alla magnanimità di Blatter, smascherando le
    magagne della sua mastodontica macchina da soldi. È il caso del settimanale sudafricano Mail & Guardian che negli ultimi mesi ha cercato dimettere il naso nel grande affare dei mondiali trovando di fronte a sé un muro di gomma. Al che, vista la scarsa collaborazione del Comitato organizzatore sudafricano (Loc), si è rivolto a un giudice chiedendo di avere accesso ai documenti ufficiali riguardanti gli appalti della Coppa del mondo in nome della libertà d’informazione. E prima ancora che il tribunale emettesse la sentenza, sono cominciati a saltar fuori dettagli imbarazzanti. Innanzitutto le Garanzie concesse alla Fifa dal governo di Pretoria al momento dell’assegnazione dei Mondiali nel 2004. Sono 17, controfirmate da diversi ministri dell’esecutivo guidato all’epoca da Thabo Mbeki, e fanno carta straccia della sovranità nazionale del paese, neanche la
    Fifa fosse il Fondo Monetario Internazionale. Tanto per cominciare la Fifa, le sue società e la sua delegazione sono considerate entità esentasse. Tra queste anche la società Host, di proprietà del nipote di Blatter, che gestisce la vendita dei biglietti dei Mondiali, gli hotel ufficiali e i pacchetti ospitalità (e comunque per la Federazione Internazionale e i suoi amici è assicurato uno sconto del 20% in tutti gli alberghi). Per tutti costoro importare ed esportare moneta straniera in Sudafrica non avrà alcuna restrizione. In un paese dove senza un’assicurazione privata non si entra in ospedale, il governo ha offerto copertura medica omnicomprensiva per l’esercito del Colonnello oltreché ovviamente sicurezza privata 24 ore su 24. Una cospicua parte delle forze dell’ordine è stata poi distaccata e riassegnata all’urgenza che più sta a cuore al gran capo della Fifa:
    proteggere l’esclusività dei suoi partner commerciali, i generosi e fedelissimi sponsor, in termini di marketing, brand, diritti tv, proprietà intellettuale. In caso di battaglie legali, il Sudafrica si è impegnato a pagare addirittura un indennizzo alla Fifa insieme alle parcelle degli avvocati. Inutile dire che le cause intentate contro falsari e fruitori non autorizzati del logo dei Mondiali sono proliferate: 450 solo in Sudafrica, 2500 in tutto il pianeta. Alcune veramente risibili: un pub di Pretoria è stato portato in tribunale per avere dipinto sul proprio
    tetto la Coppa del mondo, un’azienda di caramelle per aver stampato sull’involucro dei suoi leccalecca un pallone da calcio e la bandiera sudafricana. Ai venditori di bibite fuori dagli stadi è stato intimato di trasferire in bottiglie neutre qualunque bevanda concorrente di quella arcifamosa per le bollicine che da 40 anni riempie i forzieri della Fifa. Ma il caso più clamoroso è quello
    della linea aerea low cost Kulula che ha ricevuto una lettera di avvertimento affinché bloccasse immediatamente la geniale pubblicità lanciata sui giornali locali a febbraio: «La compagnia non ufficiale di voi sapete cosa». Secondo la Fifa un’imboscata al diritto d’autore vista la presenza di vuvuzela, palloni e bandiere sui quali il governo svizzero del football pretende di avere il
    copyright assoluto. La cosa ha subito fatto il giro su Twitter, scatenando dibattiti e proteste ben riassunte da Heidi Brauer, direttrice marketing di Kulula. «È un po’ estremo pensare che tutto ciò che riguarda la Coppa del mondo appartenga alla Fifa. Le vuvuzela, la bandiera nazionale, il calcio appartengono al Sudafrica. E il Sudafrica appartiene al Sudafrica. Così invece sembra
    che abbiamo venduto i simboli e l’economia del nostro paese al signor Blatter».
    Kulula alla fine ha ritirato la pubblicità ma la rabbia per lo strapotere concesso alla Fifa è molto diffusa tra le piccole e medie aziende sudafricane che speravano di fare affari col grande evento. Qualcuna ricorda che molte delle cause intentate dalla Fifa 4 anni fa in Germania sono ancora pendenti (memorabile quella contro il panettiere di Amburgo che aveva sfornato i filoni
    a forma di Coppa del mondo). E qui torna in gioco il Mail & Guardian che martedì
    si è visto riconoscere da un giudice dell’Alta Corte del South Gauteng il diritto di
    accesso ai documenti sugli appalti. Il Comitato organizzatore, che pretendeva di essere un organismo privato sciolto dal dovere di trasparenza, entro 30 giorni dovrà mettere a disposizione del settimanale la lista delle società che hanno ottenuto i contratti d’appalto incassando miliardi di rand (e dovrà indicare anche a che prezzo e con quali modalità d’asta questo è avvenuto) .
    «Negare quei documenti - ha spiegato il giudice Les Monson - consentirebbe agli organizzatori di nascondere all’opinione pubblica eventuali casi di corruzione, concussione o incompetenza. Renderli pubblici servirà in caso contrario a dimostrare che non c’è stata alcunamalversazione». Il
    direttore di M&G, Nic Dawes, dice che anche loro aspettano con trepidazione l’inizio dei mondiali come tutti i sudafricani «ma questa vittoria dimostra che la libertà d’informazione in Sudafrica è una legislazione viva e non un bel pezzo di carta». Oggi comunque a Johannesburg Blatter aprirà in pompa magna il 60esimo congresso della Fifa, per ribadire che l’anno prossimo
    si candiderà al quartomandato. La sua missione, sostiene, non è ancora completata.


I COMMENTI:
  • Dopo tutti quei "negri"che abbiamo lasciato affogare nel mare nostrum,se qualche negretto incazzato ci mette una bomba nelle camere da letto o ci pisciano nei piatti, in cui ci fanno mangiare è anche un pò giusto,non credete?
    Ne abbiamo affocati tanti e quelli che abbiamo rispedito in Libia c'ha pensato il deserto a eliminarli.
    Siamo noi quelli che non hanno aiutato i profughi.Noi e gli italo inglesi maltesi.
    Abbiamo fatto del Mediterraneo un grande cimitero acquatico e poi ci meravigliamo che nessuno è venuto a salutare gli atleti.Ma siamo diventati anche noi come gli isdraeliani?
    Che facce toste!
    Diciamolo,come popolo,un pò schifetto facciamo... 10-06-2010 18:28 - mariani maurizio
  • L'IMPERO E L'AFRICA
    Parlare dei mondiali del Sud Africa sarebbe banale...invece vorrei parlare dei piani di guerra dell'impero Yanqui-europeo per il dominio militare dell'Africa...Ho appreso dall'ottimo Web informativo: WWW.LaRadio del Sur.Com quale e' il piano del Generale Ward responsabile del Pentagono sul settore Africa..
    1)Rafforzamento della potenza militare Etiopica come una Israele dell'area in funzione anti islamica...vedi attacco militare ed invasione della Somalia
    2)Rafforzamento con migliaia di contractors europei e"consiglieri" delle basi di addestarmento dei mercenari nel Uganda, Ruanda nel Burundi..pronti ad essere spediti nel fronte Somalo che e' diventato come l'afghanistan Africano
    3)Impegno della OTAN a inviare al piu presto veri e propri contingenti militari nella interminabile guerra somala al servizio del governo fantoccio
    oltre che ad una strategia generale per il continente di strangolamento dei governi ribelli come la Tanzania.4)lotta
    contro le milizie islamiche nell'aria del magreb....Cio che fa piu impressione in questa SICURA SCALATA MILITARE DELL'IMPERO YANQUI EUROPEO NEL CONTINENTE E' L'USO SISTEMATICO DI GOLPE MILITARI PER MANTENERE IN PIEDI LA STRUTTURA DELL'IMPERO..
    Quanti contractors europei ed italiani lavorano nei fronti di guerra del mondo? Quanto costera' questa nuova scalata interventista ordinata dal buon Obama E DALLA DESTRA EUROPEA CHE ORMAI COMANDA IN OGNI ANGOLO DEL CONTINENTE EUROPEO????
    Quanto costano questi centri di addestramento di decine di migliaia di mercenari nascosti nelle fitte foreste tra IL CONGO,L'UGANDA,IL RUANDA ovvero la FORZA DI PRONTO INTERVENTO MERCENARIO RAPIDO PER RISTABILIRE IN AFRICA IL SANGUINARIO POTERE DELL'IMPERO?
    Perche non si parla mai dei migliaia di merceneri italiani contractors nei fronti di guerra...finanche in Colombia????
    OGGI SU WWW.LA RADIODELSUR.COM
    sito bolivariano una straordinaria riflessione del Comandante Fidel sul prossimo attacco preventivo all'Iran...DA NON PEREDERE 10-06-2010 17:34 - rick
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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