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Tommaso De Berlanga
Pomigliano, l'eccezione che vuol riscrivere le regole
L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è uomo di mondo, con molti passaporti in tasca. Conta anche su questo per rafforzare la credibilità delle sue parole quando dice - a proposito di Pomigliano d'Arco - «non succede in nessuna altra parte del mondo» che sia necessario «dover convincere» qualcuno per «non portare la produzione all'estero». Molto meno credibile, a nostro parere, quando recita la parte del mecenate misericordioso («si sta giocando con la vita di 5.000 persone») o del semplificatore di rappresentanze sindacali («con quante entità bisogna trovare l'accordo per dare lavoro a 5.000 persone»), come se la Fiat non fosse causa diretta di una certa proliferazione. Non gli hanno forse fatto presente, al momento del passaggio di consegne col predecessore, che il Lingotto ha finanziato fin dagli anni '50 la nascita di un «sindacato» (il Sida, ora Fismic, regolarmente presente al tavolo e delle trattative e - sorpresa! - pienamente consenziente con l'azienda-madre)?
Ma non gli si può negare di dire con precisione cosa vuole ottenere imbarcandosi in una vertenza non facile anche se impostata fin dall'inizio come un «prendere o lasciare». In fondo, «la soluzione più facile è quella di smantellare tutto e andarsene» là dove il lavoro costa meno, i sindacati sono tutti «di regime», e si può usare i dipendenti «massimizzando la produttività e facendoli lavorare come orologi svizzeri», nonostante non siano fatti d'acciaio, ingranaggi o molle.
L'obiettivo di cui lui, insieme alla Fiat, si sta facendo carico in nome e per conto di tutta la derelitta imprenditoria italiana, è di ottenere da qui in poi, in ogni angolo della penisola, proprio quella «massimizzazione» nell'utilizzo della forza-lavoro, riducendola ancora una volta a puro «elemento della produzione», senz'anima, diritti, dignità, valore.
Ha presentato un documento «non trattabile» in cui tra molte e varie pretese ha inserito la possibilità di licenziare chiunque si opponga con lo sciopero a qualche imposizione arbitraria dell'azienda. Tra i tanti passaporti, il dottor Marchionne deve aver fatto confusione: in questo paese il diritto di sciopero è una prerogativa individuale, una «libertà» che viene pagata ogni volta rinunciando al relativo salario. Non esattamente «un gioco». Non sembra un caso sia proprio questo punto, tra i tanti, quello che la Fiat considera «indiscutibile», in modo da lasciare fuori dai cancelli della fabbrica le libertà costituzionali. E con esse l'immagine di un'impresa «socialmente responsabile».
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In sostanza è proprio la cosiddetta "classe operaia", ancora esistente anche se gli operai a chiamarli così si offendono, che ha consentito, vendendo col consenso dei sindacati giorno per giorno, per anni, diritti che venivano e vengono spacciati per privilegi (come sarà considerato lo sciopero) ad autorizzare il signor Marchionne a questi ricatti e queste minacce.
Circa 25 anni fa conobbi un impiegato FIAT in pensione che si vantava di avere partecipato alla famigerata marcia dei 40.000: lo considerai pazzo anche se non glielo dissi ma allora era normale essere stupidi e credo lo sia ancora. Vi ricordo che fu normale e condiviso che si cambiasse il regolamento parlamentare affinché il voto di fiducia al governo fosse palese e non segreto "per garantire la governabilità" e adesso ci subiamo un governo fascista: dovete dirle queste cose, ricordarle, perché non tutti hanno la mia età e soprattutto i giovani devono sapere, non ho i mezzi per informare un numero minimamente adeguato di ragazzi.
Concludo dicendo che gli operai cederanno (solo loro, ognuno! di loro, possono resistere) cederanno perché tutti teniamo famiglia... fino a quando un governo, un ministro, un marchionne, un farabutto che abbiamo autorizzato ci dirà che la famiglia non ce la possiamo più permettere vista la crisi che non è italiana ma mondiale e quindi non è colpa di nessuno... 13-06-2010 07:03 - Luigi Porchi
Con le varie "Rosarno" d'Italia e con i vari "laboratori cinesi" che hanno soppiantato quelli italiani ci stanno EDUCANDO a lavorare 25euro/10ore.
Se pensiamo che certe programmazioni, come ad esempio il programma MASSONICO di Licio Gelli, possono prevedere un'attuazione a 30 o 50 anni circa.... VI LASCIO IMMAGINARE QUALE SARA' IL FUTURO LAVORATIVO DEI NOSTRI FIGLI. 12-06-2010 21:49 - Ciabattoni Luigino
Buona serata 12-06-2010 18:57 - Dott. Ing.+N.+S.
Ha ragione il sig Marchionne.Hanno vinto i padroni,che facciano carne di porco di tutti gli operai. Hanno vinto i borghesi,che facciano le leggi per i borghesi.
Avete fatto male a votarli,oggi ve li tenete e fate pippa quando vi vendono il lavoro e vi disarticolano la produzione industriale.
I cinesi convengono e Marchionne è uno che non si lascia sfuggirte il piatto più ricco.Volete lavorare,campate con 300 euro al mese e lavorate come lavorano i cinesi.
La democrazia è libertà di speculare sulla pelle della gente e non andare in galera.
Marchionne è un grande stratega e se vi dice che bisogna lavorare,gli dovete dare retta!
Lavorate schiavi!
Mica stiamo quà a pettinare le Barbi...
Lavorate e vedrete che Marchionne rimane con le sue fabbriche quì.Dovete solo pretendere un po di meno.
Viva l'Italia!
Siamo ricchi e poveri...! 12-06-2010 18:55 - maurizio mariani