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FUORIPAGINA
14/06/2010
  •   |   Guido Ambrosino
    A sinistra della crisi

    In Germania, con la costituzione nel 2007 del partito Die Linke (La sinistra), è riuscito quello che in Italia è ancora un miraggio: mettere insieme tradizioni politiche della sinistra che da sole rischierebbero di non superare la soglia di sbarramento del 5 per cento. La Linke, dove è confluito un pezzo della sinistra socialdemocratica, rappresenta un arco di posizioni più ampio di quello che in Italia va da Sinistra, ecologia e libertà a gruppi come Sinistra critica e il Partito comunista dei lavoratori, passando per Rifondazione comunista. Alle politiche del 2009 la Linke ha ottenuto l'11,9% dei voti e 76 deputati al Bundestag (40 donne e 36 uomini). È rappresentata in 13 dei 16 Länder (mancano ancora all'appello Baviera, Baden-Württemberg e Renania-Palatinato), con quozienti superiori al 20% in regioni dell'est come Brandeburgo, Sassonia-Anhalt, Sassonia, Turingia, e anche a ovest nella Saar (21,3%), la regione di Oskar Lafontaine. In Brandeburgo e a Berlino governa con la Spd. Della Linke e delle sue proposte di politica economica abbiamo parlato con Heinz Bierbaum, uno dei vicepresidenti del partito, in procinto di partire per Roma dove parteciperà a un convegno sulla sinistra in Europa. Bierbaum coordina il gruppo della Linke nel parlamento regionale della Saar. Sociologo e economista, dal 1996 insegna economia all'Università tecnica di Saarbrücken. In precedenza aveva lavorato per il sindacato IG Metall. Il suo nome non è nuovo ai lettori del manifesto: il nostro archivio conserva cinque suoi articoli scritti tra il 1998 e il 2005.
    Nel 2007, al congresso di fusione tra Pds (partito del socialismo democratico) e Wasg (lista per la giustizia sociale) avete accantonato la disputa sui massimi sistemi - comunismo, socialismo, socialdemocrazia - puntando su un nome che accomuna tutti: Linke, sinistra...
    Nello statuto c'è un riferimento al "socialismo democratico". Ma nel partito convivono tradizioni diverse. C'è una componente legata, anche per ragioni biografiche, al "realsocialismo" della Rdt, pur con una critica radicale al totalitarismo che ha fatto fallire quella esperienza. C'è una componente che si è formata a ovest nella Spd e nei sindacati. Ci sono correnti trotzkiste e neocomuniste, ex-verdi, giovani formatisi nei nuovi movimenti di opposizione sociale. A est, dove il partito ha una dimensione di massa e un radicamento nelle amministrazioni locali, è più forte la tendenza a cercare accordi di governo con la Spd, anche a prezzo di compromessi inaccettabili per militanti dell'ovest abituati a essere all'opposizione.
    All'ultimo congresso, nel maggio scorso, avete optato per un tandem alla guida del partito. Le cariche si sono moltiplicate per garantire tutte le componenti. Questo assetto funziona?
    Funziona meglio di quanto ci si potrebbe aspettare, sebbene il sistema delle "quote" è assai complicato: donne-uomini, est-ovest, Pds-Wasg. Così si è formato il tandem di presidenza con Gesine Lötzsch (berlinese, ex Pds) e Klaus Ernst (bavarese, ex Wasg). Io sono uno dei quattro vicepresidenti, insieme a tre donne dell'est. Due anche i segretari organizzativi (uomo-donna, est-ovest). Il processo di fusione è ancora in corso, e richiede ancora molto lavoro. Procederà di pari passo con l'intesa programmatica, che dovrà concludersi con l'approvazione di un nuovo programma nell'autunno del 2011.
    Nella bozza in discussione ci sono richieste che sembrano troppo radicali alla corrente degli "amministratori" dell'est, come la socializzazione delle banche...
    Non solo delle banche. Nella bozza si dice che "non è possibile un ordinamento socialmente giusto se non si cambiano i rapporti di proprietà capitalistici".
    In Italia non abbiamo fatto esperienze brillanti con banche pubbliche lottizzate dai partiti...
    Nemmeno in Germania la proprietà pubblica è una garanzia di buon funzionamento: alcune banche regionali hanno bruciato miliardi nell'ultima crisi finanziaria. Il cambiamento dei rapporti di proprietà va collegato a nuovi canali di rappresentanza politica e sociale, a nuove forme di partecipazione, di governo democratico dell'economia.
    Molti paesi europei si vedono costretti a ridurre i loro deficit. Tendono a farlo massacrando le spese sociali. Non si dovrebbero invece aumentare le entrate, facendo pagare le tasse ai ricchi? In Italia il volume dell'economia sommersa è stimato al 19-22 per cento del Pil. È accettabile che in Germania, senza più imposta patrimoniale, le imposte di successione e sulla proprietà immobiliare fruttino solo lo 0,9% del Pil, mentre il complesso di queste voci rende in media il 2,1% nella Ue, il 3,1 negli Usa e il 4,6% in Gb?
    È ora che la crisi la paghino i ricchi. In Germania, dove la cancelliera Merkel vuole risparmiare sull'assistenza ai disoccupati, chiediamo di portare l'aliquota massima dell'imposta sui redditi dal 42 al 50%, di tassare del 5% i grandi patrimoni oltre il milione, di aumentare l'imposta di successione. Vogliamo tassare le operazioni di borsa. Su scala europea ci battiamo per un'imposta generalizzata su tutte le transazioni finanziare - si discute un aliquota tra l'1 per mille e l'1 per cento - che scoraggerebbe le compravendite speculative a breve termine. Comunque, per contrastare la speculazione, occorre regolare il mercato finanziario con certificazioni pubbliche sulla serietà dei "prodotti" in circolazione.
    Che fare con le maggiori entrate?
    Per scongiurare i rischi incombenti di recessione, servono programmi di investimento per la pubblica istruzione, le infrastrutture, le energie rinnovabili, la salute. E per un elementare esigenza di giustizia, oltre che per sostenere la domanda interna, abbiamo bisogno di salari minimi garantiti per legge, e di contrastare la precarizzazione del lavoro.


I COMMENTI:
  • è molto interessante il fatto che i scissionisti ex socialdemocratici di lafontaine vengano accusati di estremismo dai post comunisti della germania dell'est, che sono più compromissori con la spd. Cosa simile avviene anche in francia nel front de gausce tra pcf ed ex socialisti. In italia non avverrebbe mai una scissione a sinistra del pd, anzi da noi cè sinistra e libertà che uscita da rifondazione si sta avvicinando al pd! 15-06-2010 11:13 - ivan
  • Ma lo stato non è dei padroni?
    La crisi che abbiamo,non l'hanno causata i padroni?
    Quelli che comandano nel nostro paese e in tutta la catena imperialista,non sono i padroni?
    Allora cosa ci entriamo noi schiavi con la loro crisi?
    Loro sono i padroni del mondo e loro lo hanno distrutto.
    loro devono trovare i rimedi per sanarlo.
    Se non riusciranno nell'impresa dovranno lasciare il potere a chi ha migliori proposte.
    Io non aiuto il nemico,quando annaspa nella sua merda.
    Aspetto che esca o che muoia.
    Come diceva Mao,mettiti a sedere e vedrai, in questi casi,il cadavere del tuo nemico passare sul fiume.
    La situazione attuale è analizzata e già capita.
    Sappiamo che non sono stati capaci di governare la loro crisi e che annaspano nelle loro schifezze.
    Noi operai non dobbiamo fare nulla,solo lavorare per un salario superiore e per i diritti,altrimenti sciopero!
    Noi siamo la controparte,i sfruttati,quelli che il padrone fa lavorare e sfrutta.
    Quando va bene a lui non ci chiama o ci regala un pò delle sue ricchezze,perche allora quando è in crisi ci dobbiamo preoccupare dello stato e dei suoi soldi?
    Io schiavo,tu padrone.
    Oggi il padrone è in crisi,speriamo che lo sia ancora di più,così ci sostituiremo a lui e faremo il socialismo.
    Se è malato,io non corro a comperargli le medicine,ma anzi spero proprio che schiatti questo porco padrone! 15-06-2010 07:38 - mariani maurizio
  • Ma in concreto che cosa significa "se non si cambiano i rapporti di proprietà capitalistici"? La patrimoniale va bene. Prendo il Manifesto di Marx e leggo nelle proposte : "imposta fortemente progressiva", "abolizione del diritto di eredità", "banca nazionale"......Quelle proposte erano però all'interno di una strategia politica classista di conquista del potere. Qual'è la strategia della Linke?
    Del capitalismo cos'è che non va bene? E in nome di cosa si contesta?
    Ma ci si rende conto a che livello di crisi di proposta politica è la sinistra occidentale?
    Tempo fa sono stato al Forte Prenestino. Mi sono passati davanti un piccolo numero di estremisti di sinistra anticapitalisti che spiegavano l'attività del centro. Mi chiedevo ma che fanno per vivere? Risposta : i commercianti. Una pena. 15-06-2010 01:31 - gabriele
  • condivisibili i salari minimi legali e il sostegno a salute, istruzione ed energie rinnovabili, ma non nell'illusione di scongiurare la recessione o di sostenere la domanda interna, bensì come teste di ponte per trascendere questo modo di produzione, dichiarando non negzoziabili determinati beni. questi crucchi saranno pure ultrasinistri di nome ma sono keynesiani di fatto, quindi con prospettive da falliti. è l'autorganizzazione di massa che deve agire, se poi si ha l'appoggio istituzionale di qualche rappresentanza politica può forse essere positivo (non lo so). ma smettiamola di credere alla possibilità di politiche diverse che possano migliorare questa realtà in decomposizione. la politica è finita, la crisi comporta la depressione del gettito fiscale e quindi i margini di manovra (e di distinziome tra destra e sinistra; non per caso in Germania c'è una Grosse Koalition). sostenere opere infrastrutturali significa paradossalmente costituire ulteriori bolle speculative. lo sta facendo ad es la Cina per sostenere i suoi 'illusori' alti tassi di crescita, visto che la crisi degli Usa è il prologo della caduta delle sue esportazioni (il che significa il botto per Chavez, Akmadinejead e compagnia energetica). lo vogliono fare da noi con Tav e ponte sullo stretto di Messina.

    inoltre nazionalizzare le banche non significa mutare i rapporti di proprietà ma socializzare le perdite.

    l'orientamento statalofilo della sinistra è ormai un tunnel senza uscita. la questione oggi è usare le risorse in modo diverso, e non continuare con lo scopo irrazionale e in crisi assoluta dell'accumulazione del capitale, magari cambiando aggettivi a categorie borghesi, chiamando socialista il lavoro, il denaro, il mercato, lo stato, la patria etc. 'sta roba qui è già ampiamente fallita. 14-06-2010 20:31 - lpz
  • In ogni caso la Germania ha una sinistra con una ,definiamola,nemesi diametralmente opposta a quella della sinistra italiana e di tutto il tessuto sociale del cosidetto mezzogiornoSì il dopoguerra vedeva una nazione divisa,un odio,una contaminazione imposta dai sovietici e dagli americani,gli anni della guerra fredda erano sentiti in Germania più che altrove.Ma forse questa separazione forzata ha contribuito alla coesieone attuale dei Link,quella che sta accadendo da noi è un indecenza talmente evidente che ben presto l'area nordica-europea,dopo che l'asse Sarkosy-Merkel avrà eaaurito le sue risorse,prenderà le dovute distanze dalla penisola.Ricordo che durante la strage di Duisburg venne posta la questione mafia ai media tedeschi e le reazoni furono abbastanza di risentimento,una cosa è vedere le stragi di mafia dalla televisione un altra è diventare albergatori di enclave mafiogene.Nonostante l'eccleticità del tedesco moderno credo che poco collimerà con la pretestuosa retorica filofascista dell'asse arcoriano.Noi ,residui di una sinistra italiana che non ha mai metabolizzato le gaffe del 2°PRODI con Mastella nell'esecutivo e bicefalo (le trattative con il psicolabile di Arcore),dobbiamo sentirci rinfrancati da quello che succede in Germania e un pò anche in Belgio.L'Europa unita può essere una risorsa irrinunciabile per spiazzare e defenestrare,definitivamente,la criminalpolitik che insegue,impertubabile,la sua chimera repressiva e totalitaria. 14-06-2010 18:14 - Gennaro da+Avellino
  • E LA SINISTRA IN ITALIA?
    leggendo del linke in Germania.... in Italia sembra di vivere IN UN ALTRO MONDO nella famosa area di "sinistra" che comprende tutti i movimenti,i centri sociali, gli intellettuali, i COBAS , altri piccole espressioni pacifiste, antimperialisti, comitati italiani bolivariani,comitati di appogio alla lotta armata dei patrioti colombiani della guerriglia, comitati cristiani di base, ex no global, Radio di movimento, anarchici, comitati inquilini operai, ed il resto di un frastagliatissimo e variegato mondo della sinistra SEMPRE DIVISO... LIBERAZIONE ED IL MANIFESTO...i tre o forse quattro partitini comunisti,FERRANDO,FERRERO,VENDOLA,BERTINOTTI...coordinamenti nazionali di sostegno a qualche lotta di liberazione nazionale...milioni di italiani incazzati, giovani, movimenti studenteschi, comitati di lotta vari etc.etc.etc cub, comitati operai.....
    E' POSSIBILE CHE NON SI TROVA IN UN MOMENTO STORICO COSI GRAVE
    DA SUBITO LA UNITA' DEFINITIVA ALL'INTERNO DI UN FRONTE DI RESISTENZA DI MASSA...NON DICO CREARE SUBITO UN UNICO PARTITO MA ALMENO IN UN' UNICA SIGLA CHE TENGA UNITI MILIONI DI GIOVANI, DISOCCUPATI, OPERAI, DONNE,STUDENTI....UNA SPECIE DI FRONTE DI LIBERAZIONE NAZIONALE...
    1)per organizzare la resistenza al governo fascista del ducetto milanese e della P2...sui fronti sindacali,sociali,giovanili,proponendo come i compagni tedeschi una piattaforma sociale alternativa al governo della putrida oligarchia italo padana...E LA CONTROINFORMAZIONE DI CLASSE STRANGOLATA DALL'IMPERO E I SUOI FANTOCCI ITALIANI....
    2)Proporre un manifesto di RESISTENZA DI MASSA ALl' IMPERO MONDIALE YANQUI-EUROPEO E DI APPOGGIO ALLE LOTTE ARMATE E DI MASSA DEI POPOLI NEL MONDO!!!
    se non si capisce l'importanza di una visione internazionalista della politica non si fara' mai nulla.....per esempio la lotta delle masse islamiche nel mondo, dei guerriglieri colombiani...delle masse camice rosse bolivariane o nepalesi o thailandesi...le insurrezioni di moltitudini di miserabili e di poveri SONO LE NOSTRE LOTTE!!!!! ORMAI IL FRONTE MONDIALE DELLE LOTTE E' UNICO
    IL NOSTRO NEMICO COMUNE E'L'IMPERO!!!!!questo potrebbe essere un enorme ed importante punto di convergenza per questa frastagliatissima ed sempiterna divisa sinistra italiana...DATO QUELLO CHE SI VEDE ATTORNO OD ORA O MAI PIU'!!!!!
    Non va molto di commentare su l'unita' a sinistra in Germania vedendo scenari attuali di divisione perenne!!!
    MI SEMBRA QUESTO IL MOMENTO STORICO A PARTIRE DA VOI COMPAGNI DEL MANIFESTO ciao 14-06-2010 17:37 - rick
  • All'elenco manca il Partito dei Comunisti Italiani. Strano che non cenga mai citato, neanche sul Manifesto... 14-06-2010 17:14 - Nicola
  • proporre di unire tutti i partiti di sinistra rimasti fuori dal parlamento non ha senso, tale unione si può fare solo su base programmatica,il partito socialista con le sue ricette a favore dello smembramento dello stato sociale non può fare parte di questa nuova unione, che io vorrei si formasse in forma di partito e non come cartello elettorale per poi smembrarsi ai primi incidenti di percorso. la base programmatica è presto fatta dare nuove tutele al mondo del lavoro, tutela delle donne, laicità, ecologismo, ma anche attenzione ai conti dello stato e in particolare al deficit pubblico, lotta all'evasione fiscale, in politica estera deve essere un partito europeista che punti a riforme democratiche delle istituzioni europee, che riscrivi su basi nuove l'alleanza strategica con gli usa senza mettere in discussione il pacifismo, che favorisca l'integrazione politica europea, che punti a creare uno stato federale tra israele e il nuovo stato palestinese con gerusalemme come distretto autonomo, che si occupi dell'immigrazione regolarizzando chi è già in italia con un lavoro e casa, e creando delle quote, chiedendo alla libia il rispetto dei diritti umani, e che proponga una legge sul diritto dei rifuggiati politici. 14-06-2010 17:13 - massi
  • E il PD con il grande Bertinotti et al. al governo hanno abbassato le aliquote fiscali. 14-06-2010 16:49 - murmillus
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    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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