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Francesco Piccioni
Su Pomigliano la Cgil è unita
Nel momento più difficile, quando anche i giornali di area «democratica» (Repubblica in testa) auspicavano che la Fiom si spaccasse, la categoria dei metalmeccanici Cgil ha fatto muro all'unanimità. Seconda buona notizia - nonostante l'asprezza del recente confronto interno del congresso di Rimini - la Cgil ha fatto propria la critica più rilevante sollevata dalla categoria: nel documento Fiat su Pomigliano, si dice in una nota della segreteria confederale, vengono «introdotti temi che coinvolgono diritti individuali che non possono essere contrapposti al lavoro», fino all'ipotesi di «violare leggi e Costituzione».
Il Comitato centrale della Fiom si è riunito ieri sotto l'assedio delle telecamere, perché la posta politica e istituzione della partita che si sta giocando sullo stabilimento campano della Fiat è «uno spartiacque» nella storia dei rapporti tra aziende e lavoratori in questo paese. Com'è noto, il Lingotto - per mantenere aperto l'impianto e investire 700 milioni - oltre a una serie di misure molto dure sull'organizzazione del lavoro (18 turni, riduzione delle pause, più straordinari «comandati», meno assenteismo, ecc), ha posto come proprie pretese «non trattabili» la possibilità di licenziare i lavoratori che dovessero entrare in sciopero e il non pagamento dei periodi di malattia (per tutti i dipendenti) qualora il «tasso di assenteismo» dovesse superare la media. Due punti che per la Fiom e la Cgil sono irricevibili: il primo perché viola la Costituzione (il diritto di sciopero è individuale, di ogni cittadino, e nessuna organizzazione può sottoscriverne la rinuncia). Su questo la nota dalla segreteria confederale è particolarmente esplicita: «ogni firma apposta a questa clausola non è semplicemente invalida, è inefficace e inesistente». Il secondo perché viola sia la legge che i contratti in essere.
Che le diverse anime interne della Cgil avrebbero «tenuto» di fronte a questa prova lo si è capito quando Fausto Durante, membro della segreteria uscente e coordinatore riconosciuto della mozione «epifaniana» (in minoranza, nella Fiom) è uscito per dire ai giornalisti che «non è oggi il giorno in cui si spacca la Fiom, come alcuni avevano preconizzato. La Fiom mantiene un'assoluta compattezza; pensiamo che la Fiat stia sbagliando a mettere nel negoziato elementi che non hanno nulla a che vedere con la produttività. Rimuovere dal campo questi elementi impropri è la condizione per trovare un accordo. Su questo non ci divideremo».
Poco dopo, a conclusione del voto unanime sul «dispositivo» conclusivo, il segretario generale Maurizio Landini confermava la volontà della Fiom di «arrivare a un accordo», ma «senza accettare nessun ricatto». In pratica, la Fiom oggi proporrà alla Fiat di escludere dal documento tutte le parti costituzionalmente e legalmente «illegittime», mentre garantisce piena disponibilità sull'organizzaione del lavoro. «Se l'obiettivo della Fiat è fare 280.000 auto l'anno, il contratto nazionale in vigore permette tutto quello che è necessario per raggiungere questo risultato», e la Fiom «non metterà in campo nessuna opposizione». Se la Fiat dovesse invece confermare «l'irrinunciabilità» delle pretese illegittime, allora diventerebbe chiaro che «con Pomigliano si vuole imporre la cancellazione del contratto e delle leggi dello stato». A sostegno di questa posizione, la Fiom ha deciso di estendere a otto le ore di sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 25 giugno. A meno che la Fiat non faccia un passo indietro.
Oggi si saprà la verità. Il governo sta facendo di tutto per trasformare questa vertenza nell'occasione di un golpe contro il lavoro, i suoi diritti e le sue organizzazioni. Ma bisogna dire, sul fronte della politica, che soltanto le voci della sinistra non più parlamentare si sono levate a sostenere i lavoratori. Il Pd presenta come al solito un variegato arco di posizioni, che vanno però dall'adesione piena alle richieste Fiat (Sergio D'Antoni, ex segretario generale della Cisl), agli imbarazzati «inviti al senso di responsabilità di tutti» (Stefano Fassina, che da un lato vede «i punti molto pesanti sui diritti fondamentali, addirittura in conflitto con la Costituzione», dall'altra ricorda che «non siamo nelle condizioni di perdere gli investimenti»). Dal segretario, Luigi Bersani, non sono arrivati lampi di chiarezza: «spero che alla fine si trovi una cosa convincente per tutti, perché l'investimento va fatto».
Nel primo pomeriggio, nella sede della Confindustria di viale dell'Astronomia, ci sarà dunque l'incontro finale. Come ultimo sgarbo, l'azienda ha convocato tutti i sindacati, sì, ma la lettera alla Fiom conteneva la formula «per conoscenza». Al momento tutto è possibile. Se si trattasse solo di un confronto sul piano industriale, trovare una soluzione (comunque onerosa per i lavoratori) non sarebbe impossibile. Se deve diventare la falla nella diga dei diritti fondamentali, beh...
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P.S.Io ho lavorato in questo stabbilimento come ditta esterna nel 1971quando si chiama ancora "Alfasud" e ho visto delle cose che non si vede da nessuna parte. 16-06-2010 09:57 - herby49
Si stà lottando per una deregolamentazione in barba alla costituzione ed ai principi fondamentali e fondanti del ns stato e della ns democrazia.
Ci sono già sentenze in cui i giudici hanno riconosciuto validi i contratti capesto imposti e dovuti sottoscrivere dagli indifesi o per lo meno non adeguatamente difesi sulla base del principio "si sono in contrasto, però hai firmnato!".
E' evidente che viene ammesso già la possibilità di non rispetto delle leggi base con conseguente frammentazione e diversificazione del diritto e dei diritti.
Addentrandosi in tale strada è inderogabile che si ha il collasso dello stato sociale e del rapporto tra i suoi diversi componenti tutto a favore dei soggetti più forti e dominanti ed ai più deboli è lasciato il compito di pagare per tutti! 16-06-2010 07:45 - Gromyko
Noi senza quei quattro soldi(le paghe in Italia sono le più basse d'Europa)moriremo di fame!
Noi non abbiamo amici tra i signori che ci possono finanziare.
Non siamo invitati ai salotti mondani e prendere gettoni di presenza sufficienti alla sopravvivenza.Noi siamo attaccati a quei quattro soldi.
Riformisti!
Si chiamano riformisti i nuovi ladri.
Ma perche non ci campano loro con 1000 euro.
Abbiamo famiglia e a volte ci vergognamo,quando i nostri figli ci chiedono un paio di scarpe e noi non abbiamo di che comperarle.
Non dobbiamo lottare solo per il posto di lavoro e per questo salario.Dobbiamo lottare per avere una vita decente.Con 1000 euro non ci si vive,dobbiamo chiedere di più!
Se pòi portano le fabbriche in Cina che ci vadano anche loro a vivere,perche l'Italia lavoratrice, non li vuole più.
Che se ne vadano,ma si portino anche le loro auto,le loro zocchole e i loro averi,perche da oggi in questo paese non è più conveniente viverci da ricchi.L'Italia dei morti di fame,se la mangia l'Italia dei figli di papà.
Non si può convivere tra ricchi e poveri se ai poveri gli si nega anche il minimo indispensabile per vivere.Vedo nei prossimi giorni,tanta di quella violenza,che anche i padroni se ne andranno da questo paese! 16-06-2010 07:40 - mariani maurizio
Siete davvero sicuri ? 15-06-2010 21:41 - marco
Se non ci fosse di mezzo la vita di milioni di persone e il tramonto della stessa idea di civiltà del lavoro, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate, fino alla morte. La verità e che decenni di “relazioni sindacali” concertative e l’egemonia della cosiddetta “cultura negoziale”, l’adesione incondizionata della “sinistra di governo” ai “principi” politico-economici del liberismo, ci hanno consegnato nelle mani dei paladini della destra “economica” più becera e reazionaria, che alberga da sinistra a destra dello schieramento politico. Questi sindacati, Cgil compresa, non possono più nascondere di essere esclusivi rappresentanti di sé stessi, essendo la loro nudità talmente oscena da non poter essere in alcun modo nascosta dalle sempre più sparute e improbabili foglie di fico che sbandierano in occasioni come il 1° Maggio. Ha ragione Angeletti quando dice che "l’era dell’antagonismo è finita": l’hanno uccisa già da molto tempo. In questa situazione, è azzerata qualsiasi possibilità di conflitto, essendo nulla la forza negoziale del lavoro. I lavoratori sono soli di fronte ai loro macellai. I sindacati della “cultura negoziale” sono lì per molare i coltelli e ripulire da sangue e frattaglie i ripiani di marmo: partecipano agli utili, vendendo i propri agnelli di contrabbando, sotto lo sguardo compiaciuto dei finanzieri della politica. Sta a noi rompere gli ingranaggi. Cominciamo appiedando i doppiogiochisti: ritiriamo la delega a chi si ingrassa con la nostra carne. Lasciamo soli i sindacati che ci hanno lasciati soli. 15-06-2010 18:38 - Roberto Alessi
Avendo ciucciato denaro pubblico per decenni, la Fiat adesso non può sottrarsi ai suoi obblighi nei confronti della collettività, ha il DOVERE di mantenere in vita Pomigliano, e senza tutte queste condizioni di favore nel rapporto con sindacati/lavoratori che va cercando. Quando vedo quella c***o di pubblicità che sta passando in televisione, pubblicità che vuol instillare nel pubblico l'idea che la Fiat faccia chissà quale favore al paese continuando a produrre in Italia, come cittadino e contribuente mi sento preso per il culo - e non poco! 15-06-2010 18:28 - Jizzy