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Andrea Fabozzi
A Pomigliano si torna indietro di trent'anni
Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale all'università di Roma La Sapienza, legge il testo che sarà sottoposto al referendum degli operai di Pomigliano e dice: «Sembra di essere tornati indietro di trent'anni, si parla di orari di lavoro, tempi, ritmi e mancate pause, il taylorismo in piena epoca post industriale».
Professore, non è legittima questa limitazione dei diritti se si tratta di salvare il posto di lavoro?
Assolutamente no, perché i diritti costituzionali in generale, e i diritti fondamentali in particolare e tra questi il diritto di sciopero, sono indisponibili anche alle parti private. Non possono essere compressi da un accordo tra imprenditori e organizzazioni sindacali.
E se l'accordo sarà firmato, che succederà?
I singoli lavoratori potranno andare davanti a un giudice per far valere i loro diritti. Mi pare che questo accordo tende a una riduzione della conflittualità all'interno della fabbrica - almeno così dichiara la Fiat - ma otterrà una crescita della conflittualità nei tribunali. Prima davanti ai giudici del lavoro e poi quando verranno sollevate delle eccezioni davanti alla corte costituzionale.
I pretori del lavoro non ci sono più.
Eppure in questo quadro regressivo l'unico versante sul quale si può ancora puntare, alla fine e come al solito, sarà affidarsi ai giudici per stabilire quali sono i diritti inviolabili. E non è una buona cosa per nessuno, né per i sindacati né per gli imprenditori. Perché le relazioni sociali e quelle sindacali dovrebbero essere lasciate alla contrattazione delle parti, non devono essere i giudici a decidere sulle clausole contrattuali. Ma quando si supera il limite della costituzionalità e si incide su conquiste sancite da leggi e giurisprudenza non c'è altra scelta.
Pensa sia per questo che, nonostante il governo parli di accordo «che farà scuola», il Pd, insiste a dire che deve trattarsi di un caso unico?
Come può spiegare ogni giurista, l'eccezione nel diritto non è prevista. Si tratta di certo di un accordo che farà scuola. Si può politicamente tentare di dire che questa strada non dovrebbe essere seguita da altri, ma se questi principi si affermano a Pomigliano saranno applicabili in qualsiasi altra fabbrica.
Lei vede nell'accordo una violazione del diritto di sciopero, articolo 40 della Costituzione. Tremonti ha messo all'indice l'articolo successivo, quello sulla finalità sociale dell'impresa. C'è un legame tra le due insidie?
C'è un evidente legame ideologico. In entrambi i casi si vuole affermare il principio della centralità dell'impresa. Il nostro sistema costituzionale invece mette al centro i diritti delle persone. L'articolo 41 così come l'articolo 40 chiariscono che l'iniziativa economica privata - la nostra Costituzione non parla mai di impresa - non è un assoluto ma è subordinata alla tutela dei diritti della persona. Quello che propone Tremonti è un ribaltamento culturale rilevantissimo, al di fuori della tradizione delle costituzioni del secondo dopoguerra.
Più che ideologica sembra un'offensiva molto pratica.
Dico che l'iniziativa di Tremonti è fortemente ideologica perché anche il famigerato terzo comma dell'articolo 41 che si vuole cancellare - «la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali» - non ha mai prodotto alcun effetto. Lo ricorda persino una persona sensibile alle ragioni dell'impresa come il professor Ichino. La Corte costituzionale non ha mai applicato quelle disposizioni per limitare la libertà di impresa, semmai per favorirla. Quindi qual è la ragione per modificare un articolo che sostanzialmente non da fastidio? La mia risposta è: per affermare una centralità costituzionale diversa, quella dell'impresa.
Vede reazioni all'altezza di questo attacco alla Costituzione che descrive?
No, ma non mi meraviglio. È dalla metà degli anni Settanta, dalla Grande Riforma craxiana che ci viene ripetuto che la Costituzione è vecchia e va superata. Oggi abbiamo un sistema politico, non solo un governo di centrodestra, che in larga parte vede la Carta come un impiccio.
Non è sempre così: in difesa della libertà di informazione si sono sollevati movimenti e giornali. Secondo lei perché settori che non definirebbero mai la Costituzione «un inferno», non vedono la minaccia ai diritti del lavoro, anzi invitano a firmare l'accordo Fiat?
Può essere un segnale della subalternità al momento di crisi economica. Ma più probabilmente maggioranza e opposizione non si accorgono che demolendo la Costituzione, o non difendendola appieno, segano il ramo su cui tutti, governo, parlamento e sistema politico, sono seduti. L'unica ragione per cui si esercita il potere legittimamente è perché lo prevede la Costituzione.
Un'ultima domanda che forse avrei dovuto farle prima, lei l'ha mai vista una fabbrica? Sa, il capo dei negoziatori Fiat, Rebaudengo, ha detto che i giuristi criticano ma non sanno di cosa parlano...
Sì l'ho vista. E sono rimasto impressionato dalla disumanità della catena di montaggio. È quella l'inferno, non la Costituzione.
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Ma infatti io non parlo assolutamente di lotta di classe, parlo di altro, parlo di economia del Terzo Millennio, un'economia lontana (fortunatamente) anni luce da quella di Marx. Come si ad affrontare la crisi attuale leggendo Marx? Ma tu credi ancora in quello che diceva? Nelle sue teorie? Nella lotta di classe? Nella contrapposizione sociale?
SVEGLIATEVI!!!!!!!! Al giorno d'oggi bisogna darsi da fare e basta!!!! Leggi il commento di arduino: ma chi viene a invistire in Italia, a Pomigliano, sapendo quello che succede? "Modello Europeo di sciatteria,furti interni,assenteismo, bassa produttività e felici relazioni industriali" (cito testualmente)..... e siete ancora lì a dare la colpa ai padroni??!?!?!?!
Il tuo Marx cosa avrebbe detto in merito?
Vi do un consiglio: svegliatevi! Non solo per voi ma per l'Italia intera, quella che lavora e non pensa continuamente ai diritti, alla costituzione, agli scioperi, alle garanzie.... perchè deve e vuole lavorare!!!!
La lotta di classe è morta!!!! 18-06-2010 13:16 - giordano
in italia , magari ....a pomigliano ,stabilimento modello europeo di sciatteria,furti interni,assenteismo ,bassa produttività e felici relazioni industriali.
che cazzo c'entra la costituzione ? 18-06-2010 12:49 - arduino
Con tutta la solidarietà per chi sotto ricatto occupazionale potrebbe votare si, dal "caldo del mio salotto", che così caldo non è e sicuramente non è "giuslavorista", chiedo agli oppressi che invece che ribellarsi si ostinano a ragionare loro per primi con mentalità da schiavi:
visto che un eventuale SI di pomigliano condizionerà tutta italia, vi par giusto che le vostre diecimila famiglie decidano per 50.000.000 di persone?!
e poi, ci ostiniamo con un modello sociale questo sì obsoleto... produciamole pure, prodociamole queste auto, ma chi mai le comprerà poi, chi le utilizzerà?! altro che 30anni, presto torneremo indietro di secoli, al mondo contadino... solo che avremmo potuto farlo con decrescita più o meno felice e invece sarà feudalesimo, grazie ai ricchi si, ma anche grazie a chi si autocandida ad essere il servo della gleba di dopodomani.
Grazie, grazie davvero! 18-06-2010 12:40 - Enrico
Fatta questa premessa, utile per far capire come se c'è qualcuno indietro di 30 o più anni, questo non è l'accordo firmato a Pomigliano, volevo chiedere ai sapientoni che commentano sdegnati l'accaduto, dal caldo delle loro poltrone di dotti giuslavoristi, se hanno mai pensato a cosa ne pensano i lavoratori di Pomigliano che lunedì mattina potranno continuare a lavorare. Se hanno pensato alle famiglie e ai figli di quei lavoratori che lunedì potranno continuare a lavorare. Se hanno pensato all'indotto che gira intorno allo stabilimento di Pomigliano che da lunedì potrà continuare a lavorare. Se hanno pensato che grazie a questo accordo, grazie al quale non si andrà a produrre macchine in Cina o in Polonia, una piccola parte dell'economia si rimette in moto. Avete mai pensato a tutto questo?
A leggere i comemnti dico di no!!!! Perchè non si può commentare sempre negativamente, qualsiasi cosa, ogni proposta, ogni idea, ogni iniziativa. Di destra, di centro e di sinistra. Il mondo è cambiato ma voi sembrate essere rimasti indietro di 50 anni, nella testa e nelle parole. Volete (giustamente) lavoro per tutti, ma quando questo (in parte) avviene ne criticate le modalità. Siete ancora al vecchio stereotipo del Padrone-Ladro-Sfruttatore che schiavizza l'operaio. Pomigliano è l'impianto con la più alta percentuale di assenteismo e la più bassa produttività. Un qualsiasi imprenditore sarebbe scappato, chiudendo baracca e burattini. La Fiat è rimasta, ha deciso di investire ma chiede indietro qualcosa: maggiore responsabilità degli operai.
Vi sembra così sbagliato? Non sono un dotto giuslavorista, sono solo una persona di buon senso. 18-06-2010 11:25 - giordano
Siate coerenti, al Manifesto. 18-06-2010 10:26 - livia