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Appello a Marchionne dei lavoratori di Mirafiori
Nella storia ormai centenaria della Fiat, noi lavoratrici e lavoratori abbiamo sempre dato il nostro contributo che é stato tanto più determinante per l'Azienda e per il Paese quanto più é stato libero il nostro agire.
L'ultimo nel 2002, prima del suo arrivo, quando abbiamo difeso gli stabilimenti, a partire da quello di Mirafiori, mentre molti soggetti ne avevano già decretato la chiusura.
Lo abbiamo sempre fatto con grande senso di responsabilità, con grandi sacrifici, con molta determinazione.
La stessa determinazione che Lei ci ha riconosciuto nei primi anni qui da noi a Mirafiori.
Questa crisi, che tutti dicono essere diversa ed eccezionale, vede però, come sempre, le lavoratrici ed i lavoratori pagare il prezzo più alto.
Di fronte alla possibilità di vedere la produzione aumentare negli stabilimenti italiani, siamo pronti a fare la nostra parte, ma questo non può avvenire a scapito dei nostri salari, dei nostri diritti, della nostra dignità e della possibilità di contribuire a migliorare la nostra vita e la stessa impresa in cui lavoriamo.
Fare la nostra parte per noi vuol dire sforzo e lavoro, ma anche, e allo stesso modo, difesa della nostra salute e dei nostri diritti: la messa in discussione di questi per i lavoratori di Pomigliano è per noi la messa in discussione dei nostri: per questo siamo con loro, ci consideri in campo.
Tra mercoledì 16 e giovedì 17, in calce a questo testo, sono già state raccolte, alle sole Carrozzerie di Mirafiori, 2.500 firme, pari a circa la metà degli addetti al reparto. Altre 400 firme sono state raccolte il 17 giugno alle Presse di Mirafiori.
Secondo quanto reso noto dalla Fiom di Torino, la raccolta di firme sarà estesa ad altri stabilimenti torinesi del Gruppo Fiat, tra cui la Bertone e la Iveco.
Raccolte di firme in calce a documenti analoghi sono in corso anche alla Fiat Auto di Cassino (Frosinone) e alla Sevel di Atessa (Chieti). In quest’ultimo stabilimento, giovedì 17 giugno sono stati effettuati scioperi di 2 ore per turno.
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Perche,invece di stare a chiedere lavoro,non ce ne andiamo tutti al mare e entriamo nei stabilimenti senza pagare l'ingresso.
Mandiamo il conto delle vacanze a Marchionne.
Noi siamo italiani e come italiani abbiamo dei diritti.
Perche non ce ne stiamo sbragati fuori delle fabbriche a fare l'amore con le nostre donne/uomini e ce ne freghiamo di tutte le crisi di questo mondo capitalista.
Ci rimettiamo come nel 68/77 a fare i figli dei fiori e ci ricominciamo a vestire di stracci.
Alle chiavi inglesi,le nostre chitarre e i nostri tamburelli.
Affanculo il sistema capitalista,tutte le loro merci nocive e rompiamo tutti i televisori,stimolatori di merda.
Basta con le loro automobili,le loro fottute stronzate e le brutte case arredate da Ikea.
Affanculo i loro supermercati con i loro 100 negozzi interni.
Ritorniamo nei campi a cantare.
Credo che ci guadagnamo,almeno in salute!
Il mio appello a Marchionne è questo:
Marchionne,vacci tu a lavora per un piatto di minestra!
Ce la facciamo dare dalla CARITAS,ma lì dentro portaci i tuoi figli e i tuoi amici.Noi stiamo fuori!
Maurizio Mariani.
Se lo volete firmare anche voi.... 18-06-2010 19:21 - mariani maurizio