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Lia Fubini
Altro che partita "produttiva" di Pomigliano
La questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, al di là delle caratteristiche specifiche e degli esiti, rappresenta un tassello verso lo smantellamento dello Statuto dei lavoratori di cui si sono appena celebrati i 40 anni di vita. (...). La vicenda di Pomigliano è emblematica e costituisce, per il ministro Sacconi, un ulteriore passo verso lo statuto dei lavori. Già da un punto di vista semantico l'idea di uno statuto dei lavori in sostituzione di quello dei lavoratori la dice lunga sull'arretramento dei diritti; il lavoratore non appare più come persona, bensì come merce il cui scambio è regolato sulla base delle esigenze dell'impresa e del mercato. Viene meno così la tutela della parte debole. Lavoratori e imprese vengono posti sullo stesso piano, quasi avessero lo stesso potere contrattuale. Con lo statuto dei lavori giungerebbe a compimento la legittimazione della contrattazione di condizioni di lavoro peggiorative rispetto a quelle stabilite da norme inderogabili del diritto del lavoro. Si aprirebbe così lo spazio a contratti che prevedono l'allungamento dei ritmi e degli orari, l'estensione obbligatoria degli straordinari e chissà quant'altro. Tutto ciò viene presentato come mezzo per accrescere la produttività. Di maggior flessibilità del mercato del lavoro non si parla più perché ormai sono stati introdotti tutti i possibili strumenti di flessibilità. Ora si punta invece a toccare il diritto di sciopero, ad allungare la giornata lavorativa con gli straordinari, a intensificare i ritmi, a penalizzare l'assenza per malattia, a limitare il diritto al riposo.(...). Se a comprimere con ogni mezzo il costo del lavoro punta Confindustria, con la sua mancanza di cultura d'impresa e l'assunzione acritica dei principi neoliberisti, dovrebbe essere compito delle istituzioni frenare questa deriva, e non solo al fine di tutelare la parte debole nei processi di contrattazione, ma anche per accrescere la competitività del sistema. (...). Il governo, come pure gran parte dell'opposizione, è appiattito sulle posizioni confindustriali, mentre il crollo della domanda dei ceti deboli dovrebbe far riflettere almeno sulla necessità di cambiare rotta sul tema del lavoro, se non per salvaguardare i diritti e le conquiste dei lavoratori come sarebbe auspicabile, almeno per rilanciare la spesa per consumi e il sistema delle imprese. Perché, se continua a calare la domanda delle famiglie, come possono pensare le imprese di incrementare le vendite?Il punto dolente è che il tentativo, peraltro destinato al fallimento, di mantenere la competitività del sistema italiano si gioca sulle spalle dei lavoratori. Questo approccio evidenzia la debolezza di un sistema industriale incapace di reale innovazione, che punta a recuperare competitività attraverso la compressione del costo del lavoro, cercando di utilizzare esattamente le ore di lavoro necessarie in ogni momento del ciclo produttivo. Tale pressione sul lavoro nasce dalla convinzione che si possa rispondere alle sfide del mercato globale puntando sui bassi costi e non sull'alta qualità dei prodotti. In un contesto economico in cui il ciclo di vita dei prodotti e dei processi produttivi si va progressivamente accorciando e i cambiamenti tecnologici sono sempre più rapidi, in cui è urgente una riconversione ambientale dell'apparato produttivo, uno dei fattori principali della competitività del sistema è la capacità innovativa, non il costo del lavoro. L'averlo trascurato mette in evidenza l'inadeguatezza delle politiche economiche degli ultimi decenni così come la miopia della classe imprenditoriale italiana.(...)(versione completa su www.sbilanciamoci.info)
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La risposta è che questo sistema non ha al centro la persona, ma un struttura economica da difendere e far sviluppare, non la persona ma l’interesse egoistico al profitto. Pomigliano è l’esempio più forte e palese di una realtà che ha perso i fondamentali, semmai li abbia avuti.. 20-06-2010 14:37 - vincenza bagnato
Altro che discorsi economici!
Politica e anche zozza.
Guardate quello che dicono i giornali asserviti al capitale?
Ascoltate i discorsi del governo,della destra e della sinistra.
Guardatevi intorno e capirete il perche di tutto questo.
Credevate che dietro Marchionne c'era marchionne o la famiglia Agnelli?
Io ve lo dicevo da giorni, che era tutta politica.Sono tutti d'accordo a ridimenzionarci e farci diventare come i cinesi.
Abbassamento delle paghe(costi di produzione).
Far lavorare tutti i disoccupati!
Se passa questo accordo,domani ci cercheranno, per mandarci a lavorare.
Vedrete che dopo il lavoro si trova!
Ma come si trova?
Come se andassimo a lavorare i Polonia e diventiamo anche noi dei miserabbili come il popolo Polacco.
Anzi peggio,perche quì la vita costa ancora di più della Polonia.
Nel paese delle Ferrari e delle barche come quella di Piersilvio che l'ha pagata quanto costa un ospedale,noi con le nostre 600/700 euro ci facciamo prendere per il culo.
Ma allora non è meglio andare in galera,il carcere è gratis e anche il dottore e i tre pasti giornalieri!
In carcere ci metteremo al sole a prendere la tintarella e se ci fanno arrabiare sui tetti.
Ci dovranno portare in fabbrica con i lavori forzati come in paesi dove non esiste la democrazia.
Almeno non ci andremo da soli e volontariamente a farci massacrare.
Anche il padreterno,ha detto che il suicidio è peccato.
Che prendano i loro fucilieri e ci sparino o ci mettano nei loro campi di concentramento.
Sta venendo il peggio.
Ma non si illudano che questo peggio venga solo da una parte.
Scommetto che il costo delle case in Italia,calerà del 70% in pochissimi anni. 20-06-2010 13:14 - mariani maurizio