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FUORIPAGINA
21/06/2010
  •   |   Marina Forti
    Iran, il movimento un anno dopo

    Shadi Sadr

    Il suo nome è tra quelli citati in un'aula di tribunale di Tehran, lo scorso agosto, durante il terribile processo collettivo a centinaia di oppositori arrestati nei giorni successivi alle elezioni presidenziali del 12 giugno 2009: gli imputati erano attivisti, giornalisti, dirigenti politici riformisti, difensori dei diritti umani. Nell'atto d'accusa il capo della corte, giudice Saeed Mortazavi, aveva descritto le proteste di quei giorni come un «complotto» ordito da potenze straniere per rovesciare il sistema della Repubblica Islamica, e ne aveva elencato gli agenti: i movimenti femministi erano al primo posto, insieme a organizzazioni dei lavoratori, gruppi per i diritti umani, universitari. Shadi Sadr, giovane avvocata, era stata arrestata in luglio, nel pieno di un'ondata di arresti di attivisti della società civile, e poi scarcerata; in quell'atto d'accusa il suo nome era citato insieme a quelli della Nobel per la pace 2003 Shirin Ebadi, e di numerosi gruppi di donne.
    Su una cosa quel magistrato non aveva torto: il movimento delle donne in Iran è parte di un generale movimento per la democrazia. Sadr ne è un'esponente di spicco. Ha difeso attivisti e giornalisti; è stata direttrice di Raahi, un centro di consulenza legale per le donne poi chiuso d'autorità; ha animato campagne come quella per abolire la lapidazione. Venerdì Sadr era a Roma, a un'audizione della Commissione straordinaria del Senato per i diritti umani dedicata all'Iran «un anno dopo le elezioni».
    Proviamo a fare un bilancio degli eventi del giugno 2009, che lei considera un segno di quando «imprevedibile» sia la società iraniana: «Durante la campagna elettorale, milioni di persone avevano avuto l'occasione di discutere liberamente e in pubblico: e quando è stato annunciato un risultato elettorale non credibile sono rimasti nelle strade. Via via che le proteste venivano represse, si aggiungevano nuove rivendicazioni: libertà per i prigionieri politici, libertà di parola. E poi processare i responsabili della morte di oltre cento persone uccise durante le proteste o nei centri di detenzione. Quando alcuni giovani hanno testimoniato di aver subito violenza sessuale nei centri di detenzione, l'ex candidato Mehdi Karrubi, che pure aveva sempre lavorato nel quadro del governo islamico, ha reso pubblica la denuncia». In breve, dice Shadi Sadr, è emerso un movimento per la libertà e la democrazia.

     

    Cosa resta di questo movimento, un anno dopo?
    Oggi sembra sopito. Eppure... dipende da cosa si intende per movimento. Se guardi alle mobilitazioni di piazza, dopo mesi di violenta repressione non ci sono. Ma se guardi al lungo termine, se lo vedi come un momento di una più lunga lotta per la democrazia, allora il movimento è vivo. Penso - spero - che presto riuscirà a emergere una nuova strategia. Molti di coloro che hanno dimostrato nell'ultimo anno non avevano esperienza politica, e ora molti si sentono frustrati, delusi. Soprattutto i giovani, che tutti descrivevano come disimpegnati e invece sono usciti per le strade, hanno rischiato, e ora pensano di non aver ottenuto nulla. Credo che i leader di questo movimento debbano definire presto una nuova strategia. Considerate che il movimento verde comprende persone con idee diverse. Forse è nella sua stessa natura: c'è chi vorrebbe rovesciare il sistema di governo e chi chiede semplicemente le dimissioni del presidente Mahmoud Ahmadi Nejad, chi pensa a cambiamenti nel quadro del sistema della Repubblica islamica e chi è convinto che bisogna cambiare la costituzione. E' importante trovare obiettivi comuni, a breve e a lungo termine. Mancano strategia e obiettivi, questa oggi è la sfida per il movimento verde.

     

    C'è però una leadership riconosciuta, nelle persone di Mir Hossein Musavi, Mehdi Karrubi, forse anche l'ex presidente Mohammad Khatami. E' da loro che si aspetta una nuova strategia?
    Loro sono le figure riconosciute, senza dubbio. E' interessante però: per tutto l'ultimo anno Musavi e Karrubi hanno evitato di identificarsi come leader, benché abbiano diffuso numerose dichiarazioni. Fino a questi giorni, quando hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui si sono davvero posti come i leader dell'opposizione.

     

    Il presidente Ahmadi Nejad ha deriso le proteste, ha parlato di «ragazzini annoiati della Tehran-bene». Qual è la composizione sociale del movimento verde?
    Questa che l'opposizione sia solo una faccenda di alta borghesia urbana è una leggenda. Se guardi chi è stato ucciso durante le dimostrazioni, o chi è finito in carcere, trovi che buona parte erano persone dei quartieri più modesti di Tehran sud. Penso a una delle mie compagne di cella: veniva da una delle città satellite di Tehran; l'avevano fatta sposare a 15 anni; dopo anni di botte del marito ora lei, trentenne, divorziata, è riuscita a finire la scuola e trovare lavoro per ottenere l'affido delle due figlie: dice che è andata nelle proteste per un senso di rivolta contro l'ingiustizia. Voglio dire che anche per retroterra sociale, il movimento d'opposizione è diversificato. Certo, nelle comunicazioni ha un ruolo essenziale internet, e questo rende più visibile la componente di classe media urbana, quelli che usano Facebook.

     

    Negli ultimi anni in Iran è emerso un movimento di lavoratori, con tentativi di sindacati indipendenti. C'è un legame tra questi e il movimento verde?
    Sì, il movimento dei lavoratori è coinvolto. Ma tutti hanno partecipato in modo individuale, non come organizzazioni: sarebbe stato troppo rischioso. Proprio come non hai visto gruppi e associazioni del movimento femminista: se avessimo messo le nostre sigle sui comunicati saremmo state arrestate subito. Ripeto, la sfida è definire una strategia comune. Musavi e Karrubi hanno un'esperienza politica più tradizionale, ma sono coscienti della necessità di unire diversi gruppi sociali, di creare consapevolezza sui diritti umani e la democrazia. E noi, come attivisti sociali, sappiamo cosa significa formare coalizioni, bussare a diverse porte per raccogliere sostegno alle nostre petizioni...

     

    Le elezioni presidenziali, il risultato contestato e le proteste hanno innescato una crisi profonda nella Repubblica islamica, e anche il campo conservatore è diviso. Crede possibile un compromesso politico che riapra spazi per l'opposizione?
    Non credo. Nel corso dell'ultimo anno ci sono state diverse opportunità di un simile compromesso. La guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, ha avuto diverse occasioni per una riconciliazione. Ma non le ha volute raccogliere. Le differenze tra i conservatori sono un fatto, ed è questo che mi rende ottimista sul futuro. Per la prima volta nel clero sono emerse critiche, molti non hanno voluto sostenere Ahmadi Nejad. Nelle scuole teologiche di Qom aumenta la critica allo stesso Khamenei. Ma la dinamica in Iran è complicata, ci sono diverse forze in gioco all'interno e all'esterno dell'Iran. A breve termine non vedo nulla di buono: solo più repressione contro attivisti sociali, giornalisti. Ma questo è un movimento di lungo termine...

     

    Come gioca in tutto questo la pressione internazionale sull'Iran, con le nuove sanzioni del Consiglio di sicurezza?
    Come attivista per i diritti umani, dico che puntare tutta la pressione sulla questione nucleare rafforza la legittimità del governo di Ahmadi Nejad. Le sanzioni fanno piacere al governo iraniano. Sarebbe diverso se il mondo chiedesse all'Iran di rispettare i suoi obblighi in fatto di diritti umani. Gli iraniani in genere pensano che abbiamo diritto a sviluppare l'energia atomica, e pure la bomba: India, Pakistan, Israele possono e noi siamo sotto accusa, dicono in molti, è un doppio standard. Anche se poi molti criticano l'atteggiamento di Ahmadi Nejad, inutilmente provocatorio, che ci ha attirato le condanne del Consiglio di sicurezza. Ma ripeto: le sanzioni aiutano il governo. Lo scontro fa gioco agli oltranzisti, che ne approfittano per far tacere il dissenso interno.


I COMMENTI:
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  • Avete choesto a questa signora cosa pensa del governo di Mossadegh e degli eventi che seguirono alla nazionalizzazione dell'industria del petrolio? Cosi' tanto per capire da che parte sta. Forse anche la signora Forti dovrebbe rileggersi quel capitolo di Storia. Cosi', tanto per sapere di cosa si parla quando si parla di Iran. 22-06-2010 01:40 - murmillus
  • Ritorno sull'argomento dei diritti umani Signora Forti...
    1)Spero che lei ci prepari al piu preso un robusto articolo per esempio sui DECINE DI MIGLIAIA DI OPPOSITORI ASSASSINATI IN COLOMBIA DA PARAMILITARI FASCISTI E NARCOS, ED ESERCITO...Colombia paese pupillo e balaurdo dell'impero e del mondo libero...UN SOLO DATO 600 sindacalisti ASSASSINATI in otto anni del governo fascista di Uribe..!!!!!!.PARLIAMONE CARI DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI DOVE FA COMODO ALL'IMPERO!!!!
    2)Per quanto riguarda le rivolte che lei chiama popolari.le ricordo che anche in Venezuela avvenivano "guarimbe" ovvero false insurrezioni di strada organizzate da agenti fascisti e provocatori dalla CIA e centinaia di sottoproletari, spacciatori e piccoli delinquenti, paramilitari colombiani infiltrati, pagati 150 mila bolivar al giorno per devastare, incendiare distruggere tutto...mentre i media dell'impero parlavono di rivolte popolari per la democrazia e falsita del genere!!!!!!...TUTTE FALSE QUESTE RIVOLTE PER LA DEMOCRAZIA.... CE NE E' STORIA ANCHE IN BOLIVIA CONTRO EVO ...I CONTRAS O GLI STESSI PARACOS COLOMBIANI SI AUTODEFINISCONO ORGANIZZAZIONI CONTRO I SOVVERSIVI OD I COMUNISTI..Per non tornare indietro nella storia dalle armate bianche in poi.....Ripeto che leggere sul manifesto di rivolta antiGoverrno dell'Iran si rimane un po interdetti..l'Iran e' un paese molto lontano dall'Italia e' meglio che i buoni Italo-Padani tacciano e pensino al ducetto P2 COME DICE BENE MARIANO....io conosco questo meraviglioso paese dove ho viaggiato a lungo circa 40 anni fa...una storia affascinante, le piu belle moschee del mondo, Zaratustra, la cultura, la religione shiita..3).essi amano il governo islamico perche vogliono vivere cosi. come shiiti,dato che per anni ed anni SONO MORTI A MILIONI SOTTO LA ORRENDA DITTATURA DI QUELL'ASSASSINO SANGUINARIO NARCOTRAFFICANTE DI EROINA DELLO SHAH REZA PALEVI PALADINO DEL MONDO LIBERO....RIFACCIA LA STORIA DI QUESTO PAESE NON SOLO RICORDANDO QUESTO ORRIBILE PERIODO.IN CUI HA GOVERNATO QUESTO MACELLAIO NAZISTA.. 4)RICORDI ANCHE, CHE L'IMPERO ORGANIZZO' ARMANDO SADDAM HUSSEIN DI ARMI CHIMICHE... UNA GUERRA DI AGGRESSIONE CONTRO IL GOVERNO DI KHOMEINI....CHE HA PROVOCATO MILIONI DI MORTI...CHE IPOCRISIA
    5)Lei scorda gli innumerevoli attentati e massacri contro inermi IRANIANI E MOSCHEE AFFOLLATE condotti dai provocatori
    iraniani ed internazionali...
    Queste sue dimenticanze ed omissis sono imperdonabili...fanno il gioco dei gangsters della BANDA TERRRORISTA... CIA_MOSSAD!!!! GRAZIE 21-06-2010 19:41 - ricky 2
  • rick, che io sappia il manifesto non ha mai fatto differenze tra Paesi che violano i diritti umani.
    Sono solidale con i giovani e i meno giovani di Teheran che si battono contro un governo di fanatici religiosi oscurantisti clericali.
    Si parla di "rivolta borghese"..ma gli illuministi cos'erano? e anche molti dirigenti comunisti non erano certo dei proletari. i poveri molto spesso sono anche ignoranti e quindi facilmente manipolabili da populisti reazionari come Ahmadinejad. e' vero che potenze straniere possono strumentalizzare gli oppositori del regime, ma questo non significa che non abbiano ragione. quando dei giovani scendono in piazza a prendersi le botte del governo non lo fanno MAI solo perchè sono "eterodiretti" da qualcuno 21-06-2010 18:59 - paolo1984
  • Ma che fine ha fatto Salomone?
    Io non sono d'accordo con il governo iraniano,però non sono nenche d'accordo con chi tortura,affama,uccide e affoga i profughi in mare e pòi si sdegna della repressione iraniana.
    Ho saputo che in quei barconi dove sono affogati i profughi afroasiatici,vi erano anche degli iraniani.
    Tutti bravi a guardare oltre la siepe.
    Tutti con la bocca piena di buoni sentimenti e pronti a indicare nel cattivo di turno,tutti i mali di questo mondo.
    Io odio quel nanetto iraniano,ma non voglio che il nostro nanetto si metta sul pulpido.
    Lui ammazza i manifestanti,mentre il nostro nano li affoga.
    Pòi mandano De Michelis a stipulare affari sotto banco.
    Che ipocrisia!
    Una faccia per le masse e una per gli affari!
    Pòi il governo di Israele che ammazza dei pacifici "samaritani"e non vuole neanche una inchiesta sul fatto,si permettono di insegnare a quel nano,cos'è la democrazia.
    Se questa è democrazia,allora sapete cosa vi dico?
    Che anche il nano iraniano ha pieno diritto di viverci.
    Una bella accozzaglia di assassini! 21-06-2010 17:49 - mariani maurizio
  • Signora Forti mi auguro che lei difenda i diritti umani anche nei paesi fantoccio dell'impero come Colombia,Turchia;Arabia Saudita etc etc
    atrimenti e' in malafede e faziosa come i media dell'impero e RAISET del ducetto P2 che hanno l'ossessione dell'attacco all'Iran...Il suo articolo pare scritto dalla CIA...lei tifa per il ritorno dell'Iran ad essere un governo fantoccio dell'Impero!!!!
    La invito a leggere l'incredibile riflessione di Fidel sul piano di Israele e l'impero per l'attacco devastante che stanno preparando
    su Teheran....anche con armi atomiche!!!!!SI DIFFERENZI UN POCO DA L'OSSESSIONE ANTI IRAN DELLA RAISET!!!!NOI SIAMO TUTTI ANTI IMPERIALISTI 21-06-2010 17:28 - rick
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