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FUORIPAGINA
22/06/2010
  •   |   Claudio Magliulo
    «Bp ignorò falle all'impianto»

    Probabilmente la Bp aveva troppa fretta di andare «oltre il petrolio», secondo il nuovo motto aziendale: «Bp- Beyond petroleum». Stando alle accuse che Tyrone Benton, addetto alla piattaforma Deepwater Horizon, ha lanciato in un'intervista alla Bbc, la multinazionale petrolifera era stata avvertita settimane prima del disastro di un difetto nei sistemi di sicurezza dell'impianto, in particolare in uno dei due meccanismi di prevenzione delle esplosioni (Bop). Un congegno che, in caso di fuoriuscita di gas, avrebbe dovuto tagliare il tubo e sigillarlo per prevenire l'esplosione del gas ad alta pressione. Ma bisognava fare in fretta e gli addetti al controllo, ai quali era stata segnalata la cosa, hanno preferito spegnere il congegno affidandosi al buon funzionamento del suo gemello e inoltrare l'informazione via e-mail a Bp e a Transocean, proprietaria della piattaforma. Nessuna azione è stata intrapresa, secondo Benton, per aggiustare il meccanismo difettoso. Cosa ritenuta «inaccettabile» dagli esperti. La Bp, d'altronde, ci teneva a chiudere in fretta il pozzo: l'affitto della piattaforma costava all'azienda ben 500mila dollari al giorno.
    «A quanto pare la Bp ha fatto numerose scelte dettate da ragioni economiche, che hanno aumentato il pericolo di un crollo catastrofico del pozzo» sostiene Henry Waxman, deputato democratico che coordina l'inchiesta del Senato sul disastro. E Tyrone Benton, che ha denunciato Bp e Transocean per negligenza, rincara la dose: «Sono stati fatti troppi lavori contemporaneamente. Bisognava semplicemente rallentare il tutto, e assicurarsi che ogni cosa fosse fatta in modo appropriato».
    La multinazionale inglese respinge le accuse, precisando che la responsabilità nella manutenzione del meccanismo di prevenzione delle esplosioni era solo di Transocean. Un ennesimo colpo, di sicuro, per l'amministratore delegato di Bp, Tony Hayward, lugubremente ribattezzato da alcuni commentatori come un «dirigente morto che cammina», parafrasando il riferimento ai detenuti in attesa di esecuzione. La multinazionale non sembra eccessivamente preoccupata per i suoi bilanci, e malgrado le consistenti perdite in borsa deve ancora decidere se cercare liquidità sul mercato con l'emissione di bond, per sostenere i costi di bonifiche e risarcimenti. Hayward farà però un viaggio a Mosca per rassicurare i russi sulla solvibilità di Bp e garantire così le operazioni nell'Artico.
    La macchina dei risarcimenti per il disastro nel Golfo intanto va avanti. Ieri ha parlato per la prima volta l'avvocato Kenneth Feinberg, scelto da Obama per coordinare i risarcimenti: si dichiara «determinato a velocizzare quanto prima i pagamenti». Uomo di esperienza, Feinberg ha gestito in passato i maxi-risarcimenti alle vittime dell'11 settembre, e sfrutta il peso della sua esperienza per mettere in chiaro una cosa: «Quando si tratta di risarcimenti di emergenza non si può misurare tutto con il bilancino. Semmai bisogna eccedere in favore dei richiedenti». Un segnale a Bp, che ha finora liquidato 105 milioni di dollari di risarcimenti a 32mila persone, sulle 65mila che hanno finora fatto richiesta. Ma il fondo voluto dall'amministrazione Obama ammonta a 20 miliardi di dollari, e il messaggio è chiaro: saranno usati fino all'ultimo centesimo, se necessario.
    E malgrado il ricorso di alcune compagnie di servizi della Louisiana contro l'estensione della moratoria alle trivellazioni, la maggioranza democratica sta rispolverando vecchi progetti ambientalisti, dopo il discorso dallo studio ovale in cui Obama assicurava una riforma delle politiche energetiche. Si discute, infatti, di rifinanziare il «superfondo» per le bonifiche ambientali da contaminazione, istituito 30 anni fa, introducendo una tassa sull'inquinamento a carico dei produttori. Pochi centesimi a barile di petrolio e pochi dollari a tonnellata di sostanze chimiche prodotte garantirebbero la liquidità necessaria, 15 anni dopo l'ultima autorizzazione del Congresso per l'extra-tassa. «Si tratta di stabilire chi debba pagare per le decontaminazioni - ha spiegato Mathy Stanislaus dell'Epa, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente - Devono essere i contribuenti o chi ha prodotto le sostanze tossiche responsabili delle contaminazioni?». Domanda retorica?


I COMMENTI:
  • Le compagnie petrolifere, BP in testa, verranno ora autorizzate a trivellare in Alasca in ancor maggior misura. Per dar loro la possibilità di pagare i debiti accumulati con il disastro nel Golfo del Messico.
    Altrimenti saranno costrette achiudere e così di risarcimenti non ve ne sarebbe più nemmeno l'ombra. 23-06-2010 23:19 - Pierpaolo
  • Se fossimo in un mondo realmente civile - e va da sè che non lo siamo - la BP dovrebbe chiudere domani. Senza se e senza ma. Smantellare completamente la società e impiegare i suoi dipendenti in altre attività, tipo consegnare pizze a domicilio. Solo così si darebbe un segnale forte ma non per forza emotivo. Questo dovrebbe essere la prassi. Hai VOLUTAMENTE bypassato le regole di sicurezza per risparmiare e aumentare i tuoi profitti? E adesso ti ritrovi senza niente. Semplice, lineare. Non ci sarebbe manco bisogno di discuterne. E invece no. Nella realtà di questo mondo ciò che sarebbe appena logico non esiste. E l'uomo detto il più potente del mondo non riesce a far altro che abbaiare alla luna,senza di fatto combinare nulla, dimostrando di essere una farsa. Che cazzo di potenza hai se non riesci manco a chiudere un'azienda criminale? La sua impotenza degna di un fantoccio è sotto gli occhi di tutti. Ma se quegli occhi continueranno a far finta di niente si renderanno complici di fatto di questo sistema criminale e di quelli che ne verranno in futuro. 23-06-2010 09:28 - jack
  • dopo averli fatti pagare tutti i danni provocati , comunque non ritornerà come prima povero pianeta blu , FUCILIAMOLI difronte al mare , lasceremo i loro miseri resti nella spiaggia tra i flutti di petrolio,forse saremo pari.ulisse 22-06-2010 20:55 - ulisse rossi
  • Bravissimo Maurizio. Il capitalismo e la legge del profitto non si mettono mai in discussione. E poi, scusate, ma chi se ne frega se c'e' stato un errore o una incuria. Il fatto, reale, drammatico e sotto gli occhi di tutti e' che c'e' una falla enorme che va avanti da mesi e che non sembra potersi chiudere se non 9auguriamoci) in un paio di mesi. Le altre "sorelle" del petrolio stanno zitte quasi. Non hanno una soluzione ma vogliono che si continui con le trivellazioni in alto mare. E stanno continuando. Errore imponerabile, dicono e intanto la falla e' li. Stiamo vivendo la prova finale dell'autodistruzione verso la quale stiamo andando, come i dinosauri con il loro cervelletto, o come i neanderthal con i loro muscoloni. O come le numerose specie di ominidi che cia hanno preceduto, tutte scomparse senza che nessuno si chieda il perche'.
    Una sola soluzione: una nuova autocoscienza socialista. Ma siamo troppo intossicati dai fumi del pifferaio magico. 22-06-2010 19:05 - murmillus
  • Quando venticinque anni fa,la centrale russa si ruppe,tutto il mondo era allarmato e accusava l'URSS,di non aver rispettato tutte le norme di sicurezza e di marciare con la testa tra le nuvole,in un progresso blindato e socialista.
    Oggi che la grande Inghilterra e la grande Amerika,hanno distrutto l'intero golfo del Mexico,nessuno si alza e con il dito accusatore indica nel sistema capitalista,faciloneria,spreggio della vita altrui e disinteresse dell'ambiente.
    Perche?
    Perche ci sono due pesi e due misure.
    Come in ogni cosa.
    Quì vale di più la vita del capitale che la vita umana.
    Solo certe vite valgono moltissimo.
    Ma la vita di quei pescatori che si stanno uccidendo in massa,perche è finito il loro meraviglioso mondo.
    Se ne fregano delle masse che dovranno emigrare.
    Ma se ne fregano ancora meno dei mexicani che sono colpiti anche loro nello stesso modo degli amerikani.
    Loro,pòi non contano proprio nulla.
    Non ci sono neanche piani di aiuto per il Mexico e per la sua popolazione.
    Viviamo in un mondo di assassini che uccidono,ma non pagano mai.Quando pòi pagano,spendendo pochi milioni di dollari,che divisi in milioni di persone,fanno qualche dollaro spiccio per uno.
    Io mi rifiuterei di ricevere aiuti così scarsi e così infami.
    Vorrei che chi ha provocato questo disastro sia immerso nel suo petrolio e faccia la fine dei pesci,delle anatre e della fauna che hanno ammazzato.
    Li perdoniamo se si bevono sette litri di petrolio cadauno!
    Altro che i calci in culo di Obama.
    Calci che ancora non hanno colpito culi.
    Dovrebbe darseli da solo i calci in culo,per aver permesso alla BP di fare del Golfo,un pozzo nero!
    Ma se tutto questo fosse successo ai "nemici",oggi staremmo tutti a parlarne.
    Che schifo la politica di questi ciarlatani! 22-06-2010 17:33 - mariani maurizio
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