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FUORIPAGINA
24/06/2010
  •   |   Francesco Paternò
    Marchionne fa tilt e studia due piani

    La Fiat ha almeno due piani per Pomigliano, con importanti varianti. Per ora abbozza, in un comunicato di dieci righe e tre punti, da leggere: siamo costretti ad andare avanti. Con questo esito del referendum, la Fiat incassa un risultato che è il peggiore di quelli possibili: un no l'avrebbe liberata da Pomigliano, un sì plebiscitario l'avrebbe liberata dalla Fiom. Il sì ricevuto, che senza il voto di capi e impiegati raggiunge a fatica il 60 per cento, significa che il no al diktat è stato molto più ampio del prevedibile e va ben oltre il dissenso dei metalmeccanici della Cgil. Ed è un esito che, per come l'aveva messa l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, suona per lui come una sconfitta personale. La seconda, nel giro di pochi giorni, dopo il flop della fiaccolata pro-accordo. Forse il manager conosce poco il paese avendo vissuto molto all'estero, ma qualcuno di quella che lui stesso chiamava «vecchia Fiat» potrebbe averlo malconsigliato.
    Nel primo punto del comunicato, il Lingotto afferma una cosa importante, che lo stabilimento di Pomigliano ha «prospettive». Nel secondo punto si dividono i buoni e i cattivi: «Preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, l'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare e attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie». Il terzo punto è il che fare, «la realizzazione di progetti futuri». Marchionne ha saputo dell'esito del voto al Lingotto, «innervosito», ha fatto trapelare dal suo staff. Non si tira a indovinare che più che l'impossibilità di abbandonare Pomigliano, a bruciargli sarebbe l'impossibilità di mollare l'Italia: guidare la Fiat dopo l'acquisizione della Chrysler ormai è un vincolo di ferro con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
    I suoi «progetti futuri» su Pomigliano? Il primo resta il «piano A»: trasferire in Campania la produzione della Panda dalla Polonia, obiettivo fino a 280.000 unità all'anno a partire dalla seconda metà del 2011. Ma come? L'incontro con i sindacati «buoni» potrebbe servire a capire se accettano quel che al Lingotto chiamano «la blindatura» dell'accordo già firmato. Cioè il licenziamento di tutti e la riassunzione di chi sta alle regole in una nuova società che gestisca la fabbrica, insomma il «piano C» dato in pasto alla stampa alla vigilia del referendum per spaventare i lavoratori. Che però non si sono spaventati e che con il voto hanno reso questa eventuale «blindatura» oggettivamente assai più complicata da far passare.
    Ci sarebbe anche una versione soft del «progetto» con la Panda, il cui bellissimo spot è il paradigma della situazione: «L'auto ufficiale per fare quello che ti pare». Forse niente «blindatura» insieme ai quattro sindacati che hanno firmato l'accordo, ma un nuovo tavolo cui la Fiat vorrebbe che a sedersi fosse la Cgil di Guglielmo Epifani. Cosa attualmente impossibile, anche se a un dirigente Fiat scappa di bocca che «se ci fosse stato Lama, avremmo chiuso». Insieme alle pressioni su Epifani, la Fiat potrebbe tirare per la giacca l'unica istituzione del paese che ancora ha un peso, il Quirinale, con il presidente Giorgio Napolitano «impegnato» in un appello per l'accordo.
    Il secondo «progetto futuro» è che la Fiat potrebbe lasciare la Panda a Tychy in Polonia, senza spendere 700 milioni di investimenti a Pomigliano e guadagnandosi l'apprezzamento eterno di governo e lavoratori polacchi. Quella fabbrica è un modello di produttività nell'intera Europa, lì nasce anche la 500 e la Ford vi produce la piccola Ka, condividendo gli oneri con il costruttore italiano. Se la Panda resta, la Ford non ha problemi. La crisi dei mercati dell'auto, senza più incentivi governativi e con occupazione in calo ovunque, non promette niente di buono. Proprio l'altro ieri il presidente di Ford Europe, John Fleming, ha detto di essere pronto a rinunciare a quote di mercato e a puntare sui profitti derivati dai nuovi modelli. Come dire, la Ka e non solo lei non hanno bisogno di tirature maggiori.
    Ma se la Panda restasse in Polonia, come far girare Pomigliano, nel 2009 utilizzata soltanto al 14 per cento delle sue capacità? Senza la Panda, Pomigliano è una fabbrica morta. Dei 4 modelli Alfa Romeo lì prodotti nel 2009 in 35.000 unità, la 147, che vale più o meno la metà dei volumi (la Fiat, a richiesta, non dà numeri precisi), è uscita di produzione e la sua sostituta Giulietta viene fatta a Cassino. E siccome il Lingotto fa sapere nel comunicato che Pomigliano ha «prospettive» (cioè, non si può chiudere come Termini Imerese), al posto della Panda dovrebbero essere portate altre linee. Quali? Un'ipotesi è quella della Lancia Y, da fine 2011 via da Termini e destinata a Tychy. Nei piani, la nuova Y a cinque porte (l'attuale ne ha tre, per 60.000 unità all'anno) ha obiettivi di produzione di 100/120.000 vetture all'anno. Se si dovessero fare a Pomigliano 280.000 Panda all'anno con 4.700 lavoratori, una Y con questi numeri significherebbe però il licenziamento di 2/2.500 lavoratori. 
    In entrambi i piani varianti comprese, il governo Berlusconi non è previsto.


I COMMENTI:
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  • Sono più di cento anni che sfrutta ogni minima risorsa per il tornaconto di una elite pseudo familiare di cui si riesce in malo modo a nascondere la fine raggiunta. Vai a succhiare sangue altrove se ne sei capace. 27-06-2010 11:58 - ammiraglio61
  • credo che fiat sia della stessa pasta di tutta l'imprenditoria italiana, MARCIA. Trovo infame perseguire solo profitti e negare diritti ai lavoratori. Tanto più che avere lavoratori qualificati e con diritti COSTITUZIONALI garentirebbe una migliore qualità del prodotto italiano. Ma in realtà del made in italy non gliene frga niente a nessuno, gli imprenditori con le peze al.... sono miopi e inseguono solo facili guadagni evadendo peraltro l'onere fiscale. L'italia imprenditoriale è solo vacua flatulenza. 25-06-2010 15:16 - francesco
  • Mi vergogno di essere italiano, di essere un iscritto alla CGL, (oggi ne chiederò la cancellazione), di leggere certe frasi: Feltri: "gli operai di Pomigliano che hanno votato NO dovrebbero andare dallo psicologo", "rifare un nuovo accordo solo con chi ha votato SI"; Bonanni: "prima sopravvivere, poi filosofare".
    E quindi, i cristiani che si sono lasciati crocifiggere per non rinnegare la propria religione da martiri diventerebbero dei psicopatici, i commercianti che si ribellano al pizzo dei filosofi. Psicoanalizzando quanto vergognosamente scrivono e dicono alcuni, l'unica spiegazione che mi so dare è che certe persone ritengono che, fatta eccezione per il loro padroni, gli altri, compresa la classe operaia, non possa avere un'anima, un amor proprio, una propria dignità. Un consiglio a Marchionne: non mollare gli operai che ostentano dignità ed amor proprio, perchè queste virtù ti garantiranno anche la produzione, ma diffida di quelli che hanno votato SI 25-06-2010 07:17 - Leone
  • pongo una domanda,molto semplice in apparenza. ma qual'è il motivo per il quale la fiat sposterebbe la produzione dalla polonia a pomigliano?E poi ancora,ho letto che sarebbe il governo a metterci i soldi. Perchè nessuno ne parla? 25-06-2010 05:41 - anna grassini
  • Ma perche' i manager italiani non possono raccogliere la sfida
    di essere poco remunerati come quelli polacchi?
    Marchionne fa un gran parlare degli operai polacchi, ma lui - con il suo compenso di 5 milioni di Euro annui - si guarda bene dal confrontarsi con i manager polacchi.... 24-06-2010 22:52 - Massimiliano
  • mosiù pluover marchionne con il permesso del rampollo di casa agnelli può sempre mettere i cannoni con alzo a 0 fuori dai cancelli di pomigliano per essere più convincente contro la FIOM , l'aveva già fatto il nonno di giovanni l'avvocato nei lontani anni 30, avessi visto mai che converta quei quattro fannulloni di meridionali a diventare schiavi durante gli anni 50 li hanno deportati a Torino sfruttati e maltrattati, ma erano in trasferta forzata , ora molto più civilmente il culo glielo fanno a casa , vuoi, mettere la comodità , FIAT VOLUNTAS TUA svegliatevi........... ulisse 24-06-2010 22:49 - ulisse rossi
  • a mio modesto avviso è il progetto Panda che non sta in piedi per Pomigliano. Ci dovevano portare la Y, da termini Imerese , e qualcosa d'altro , di nuovo . Ammesso che il mercato, chi compra, continui a comprare. 24-06-2010 19:37 - gianfelice
  • Ma perche' gli operai italiani non possono raccogliere la sfida
    di essere produttivi e validi come quelli polacchi?
    Io penso che noi non siamo da meno.E i sindacati devono pensare di piu' ai giovani ed ai futuri occupati (che oggi non lavorano affatto) piuttosto che mantenere i privilegi di quelli gia' inseriti...
    Io penso che c'e' anche lo zampino della malavita (leggi camorra) se il 38% ha detto no all'accordo.
    Servono sempre operai doppiolavoristi da occupare in nero a raccogliere pomodori mentre si danno malati.... 24-06-2010 18:54 - stefano
  • Dopo questa vittoria di Pirro-MArchionne-Sacconi-Angeletti-Bonanni cosa succederà adesso?Io credo che un pò d questa bella gente dovrebbe andare a casa.La strategia delle chiusure continua.Viva la FIOM. 24-06-2010 18:43 - antonio
  • bandiere rosse con falce e martello fanno pena al signor ralph? ci sono anche persone che ricordono massacri di milioni uomini,donne,bambini fatte da chi portava la croce...che pena anche questa 24-06-2010 17:58 - angelo
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