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Tommaso Di Francesco
Aggrediti a Roma pacifisti pro-Palestina
È davvero finita molto male la manifestazione per la liberazione del caporale israeliano Shalit, promossa dai movimenti giovanili «Benè Birth Giovani» e dall'Unione Giovani Ebrei Italiani (Ugei), presenti il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, il sindaco Alemanno, la Polverini per la Regione Lazio e Renato Zingaretti per la Provincia. Dove Alemanno ha tuonato dal palco: «Da quando il volto di Shalit campeggia sul Campidoglio gli ipocriti e i pacifisti a senso unico stanno lontani dalla piazza». Un retorica di parte, e nello stesso giorno di Gasparri e di Fini in visita in Israele, a malapena adatta a farsi perdonare un fastidioso dna fascista. È finita con l’aggressione fisica di un gruppo di giovani della Comunità ebraica a danno di quattro pacifisti della Rete romana di solidarietà al popolo palestinese e di due palestinesi - gli unici presenti -, Ahmed Abu Naga e Yousef Salman, medico pediatra e rappresentante in Italia della Mezzaluna rossa palestinese.
Proviamo a ripercorrere i momenti della tarda serata di giovedì. Quando, alle 23, le luci del Colosseo si sono spente per ricordare il caporale Gilad Shalit da quattro anni prigioniero di Hamas, abbastanza lontano, oltre via dei Fori imperiali e piazza Venezia, sotto la scalinata del Campidoglio i pacifisti della Rete di solidarietà con il popolo palestinese avevano avviato un piccolo presidio, non erano più di 40 persone per la maggior parte donne, con l’intenzione di accendere - mentre al Colosseo si spegnevano le luci per Shalit - lumicini di cera per non dimenticare gli undicimila prigionieri «amministrativi», tra cui molti giovani, bambini e donne, in carcere in Israele da anni nel silenzio della comunità internazionale. E per non dimenticare anche il blocco di Gaza, l’occupazione militare della Cisgiordania, il Muro, le espulsioni di famiglie arabe da Gerusalemme, la strategia di insediamenti ebraici che cancella lo Stato di Palestina. Quando all’improvviso è scattato l’agguato.
«Quando siamo arrivati - racconta Youssef Salman - erano quasi le 23, c’erano le camionette dei carabinieri, la Digos ecc. allora abbiamo deciso che per mandare il nostro messaggio era meglio la scalinata del Campidoglio per appoggiare le nostre candele. Avevamo appena cominciato ad accenderle, nessuno gridava o lanciava slogan. Io ero a metà della scalinata con una bandiera palestinese in mano, che mi sono saltati addosso, uno mi ha strappato la bandiera poi altri 4 o 5 sono arrivati su di me e mi hanno aggredito a pugni e calci. Tanti pugni e calci che non li ho contati più. Ferito, ho provato rabbia non per me ma perché vedevo questo gruppo di una quindicina di persone, molti con i caschi, prendere a calci e pugni le tante ragazze del presidio». E conclude: «Mi hanno fatto rabbia i titoli di alcune agenzie che hanno parlato di rissa. La rissa è almeno tra due che litigano, noi siamo stati semplicemente aggrediti. Del resto i feriti sono stati sei - anche gravi perché il giovane palestinese sarà operato allo zigomo fratturato nella zona maxillo facciale - e sono solo tra i pacifisti. Voglio aggiungere che dopo l’aggressione sono arrivati altri giovani e alla fine qualche rappresentante della comunità ebraica che a quel punto si presentava, voleva discutere. Poi sono tornati i picchiatori e solo a quel punto, dopo 20 minuti, la polizia si è messa in mezzo, nonostante fossero già schierati sulla piazza. La Comunità ebraica dovrebbe almeno scusarsi. E Alemanno non può comportarsi così: ha sempre parlato di voler ospitare una conferenza di pace sul Medio Oriente a Roma, città di pace, capitale d’Italia, del Vaticano. Dovrebbe essere neutrale, ma così non ha le carte in regola per una conferenza di pace. Io posso anche esprimere solidarietà umana alla famiglia di Shalit, soldato dell’esercito israeliano catturato in territorio occupato, ma ci sono 11 mila palestinesi da anni prigionieri e nessuno, tantomeno Alemanno, si muove per per la loro liberazione».
Tante le prese di posizione di solidarietà ai pacifisti aggrediti: da Un Ponte per... all’uffico internazionale della Fiom, da Sinistra e libertà che dà «solidarietà agli attivisti aggrediti», alla Federazione della sinistra e al Prc che con Nicotra invita il rabbino capo Di Segni ad «isolare i violenti». A proposito, piuttosto grave e incredibile la versione del presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici che prima ha denunciato «manifestanti ebrei aggrediti con insulti», poi si è rifiutato di scusarsi con l’aggredito Salman perché «saranno le forze dell’ordine a dire se chiedere scusa o no», invitandolo perfino ad andare insieme a Gaza a visitare Shalit. Ma si è guardato bene dal chiedere di andare a visitare gli undicimila palestinesi prigionieri in Israele.
Guarda la fotosequenza degli scontri
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L'aggressione contro i pacifisti è stata un atto infame, ma dire che erano peggio delle SS vuol dire non sapere chi erano le e cosa facevano le SS. E' stata un'aggressione perpetrara da alcuni facinorosi difesi dalla parte più destrorsa della comunità ebraica italiana. niente di più e niente di meno.
X ottavio. non avevano il vangelo in mano semmai la Torah usata poi in maniera strumentale dato che i sionisti fondatori di Israele erano nazionalisti laici.
Invito tutti a ricordare che gli ebrei non sono nè meglio nè peggio di chiunque altro e le sofferenze patite dai tuoi antenati non ti gistificano, ma non necessariamente ti rendono più empatico. Può anche accadere, ma sono casi singoli.
Sull'AIPAC, più che di lobby ebraica parlerei di lobby filo-israeliana e più precisamente di lobby filo-governoisraeliano. 27-06-2010 11:04 - paolo1984
Hanno fatto del popolo palestinese quello che loro furono al tempo della Germania Nazzista e dell'Italia fascista!
In quel tempo noi ci siamo adoperati a salvare ebrei e nasconderli dalla furia nazzista.
Oggi sempre noi ci adoperiamo a salvare i palestinesi dalla furia degli israeliani!
Noi non cambiamo idea,anche se il mondo è impazzito e stanno tutti a destra.Noi quello che abbiamo fatto agli ebrei,oggi lo facciamo ai palestinesi.
Se poi gli ebrei vogliono farsi governare da nazzisti che opprimono altri popoli come hanno oppresso loro in altri tempi,lo facciano.Ma pòi non piangano,se il vento cambierà ancora e ritorneranno gli ebrei a essere messi nei forni.
Chi semina vento,raccoglie tempesta.E' scritto nei loro libri sagri! 27-06-2010 08:38 - mariani maurizio
Realtá é anche che per martellare duro gli egiziani negli anni 60 come successivamente contro gli stati vicini gli israeliani hanno creato sempre e ad arte, le condizioni per aggredire chi voleva e lotta per la libertá del popolo palestinese.
Ora non mi stupirerei se anche in questo contesto non ci fosse la mano invisibile dell'intelligence a sostegno dei picchiatori per non dire squadristi. 26-06-2010 22:49 - ottavio
Colpisce il comportamento della stampa italiana quando si occupa di questioni riguardanti gli ebrei o Israele. La verità viene subito manipolata e, quando non si può stravolgere del tutto, immediatamente si derubrica o si definisce diversamente il fatto come è accaduto ieri: una aggressione organizzata da un gruppo appartenente alla comunità ebraica di Roma è stata riportato come "rissa".
Secondo il nostro Codice Penale la rissa è un reato punibile dall'art.588 con una multa ed il carcere fino a cinque anni. Nella rissa le responsabilità sono di tutti i partecipanti e non può essere invocata la provocazione. Come nella notte tutti i gatti diventano neri così, così le responsabilità di quanto è accaduto ieri a Roma non sono attribuibili soltanto allo squadrismo di quegli ebrei romani che hanno fatto una spedizione punitiva contro i pacifisti colpevoli di voler ricordare accanto al soldato israeliano anche gli undicimila palestinesi chiusi nelle carceri da anni e dimenticati dall'opinione pubblica mondiale. Ricordo che tra queste undicimila persone che soffrono e spesso vengono torturate nelle carceri di Israele ci sono centinaia e centinaia di bambini.
Tra i pacifisti aggrediti un giovane è stato ricoverato all'ospedale per le percorse subite forse non a mani nude.
La Comunità Ebraica di Roma non è nuova ad episodi di squadrismo. Nel maggio del 2007 organizzò una spedizione punitiva a Teramo contro i professori Faurisson e Moffa . I due professori furono aggrediti in piazza, insolentiti, strattonati e picchiati. La loro colpa è stata quella di voler intervenire nel dibattito sui lagers nazisti e sull'Olocausto.
Sono stati subito criminalizzati dalla lobby ebraica che è assai influente in Italia. E' stato loro impedito di parlare e poi sono stati malmenati. L'anziano professore Faurisson ha subito un colpo al collo infertogli da un aggressore esperto di arti marziali.
L'episodio di ieri a Roma si inquadra nel clima di intolleranza e di violenza che si è incrudelito dopo la elezione di Alemanno a Sindaco. Roma è diventata teatro di violenze contro rom, omosessuali, extracomunitari. Insomma contro coloro che da sempre i fascisti considerano "diversi" da eliminare per ripulire la città dalla loro presenza. Anche i pacifisti sembrano ora rientrare nella categorie dei "diversi". Alemanno è stato recentemente in Israele a ritirare il premio istituito da un imprenditore di Tel Aviv. Israele non tollera neppure la più piccola critica del suo operato e concede alla sua amicizia soltanto a coloro che accettano senza discutere la sua politica militare. Quindi Alemanno è engageè e non è una cosa buona nè per Roma nè per l'Italia che dovrebbero sostenere le ragioni della pace e del rispetto della integrità fisica e della dignità umana di tutti. Sopratutto per i milioni di palestinesi che oggi vivono reclusi e privati di tutto a cominciare dall'acqua da bere. Israele si è infatti impossessata dei due terzi dei pozzi esistenti in Gisgiordania ed a Gaza lasciando a milioni di palestinesi soltanto quelli peggiori e di acqua salmastra.
La comunità ebraica dovrebbe riflettere su posizioni sempre più aggressive ed intolleranti di coloro che ne monopolizzano la rappresentanza. Ricordo con vero rammarico la stima ed anche l'affetto che
figure come Toaff e Zevi, che per moltissimi anni ne furono i portavoce, sapevano suscitare. Ora il tratto prevalente è l'intolleranza, lo squadrismo. Sono certo che non tutti gli ebrei italiani condividono la politica del governo di Israele e la crescente aggressività verso tutti coloro che si compenetrano nella infelice condizione dei palestinesi. Ma anche la stampa italiana che oggi protesta per la legge bavaglio dovrebbe riflettere sulla propria responsabilità nell'occultare la verità e nel criminalizzare ed isolare quanti difendono una popolazione oppressa dal militarismo colonialista israeliano.
Pietro Ancona 26-06-2010 21:09 - pietro ancona
Amo Ovadia e ho suoi dischi. La musica non ha certamente confini e lui rappresenta il meglio dello "spirito" umano ma una o anche due rondini non fanno primavera.
Sono anche perfettamente al corrente i protagonisti del marxismo europeo sono stati in grandissima parte di origine ebraica. Ed anzi, il marxismo, nella sua visione "socialista e comunitaria" si avvicina a molte delle visioni sociali ebraiche del secolo scorso e si potrebbe dire che ha in parte preso spunti da esse.
Purtroppo Il sionismo e' una parte importante del pensiero ebraico recente ed ha contribuito alla fondazione di Israele con la sua visione di "una grande Israele".
Negli USA attuali, la lobby ebraica rappresenta prevalentemente dall'AIPAC e' fortissima, virulenta e pericolosa proprio per le sue radici sioniste. Ed e' per questo che attualmente e forse per un lungo futuro la stragrande maggioranza degli ebrei si identifica con Israele in modo "religioso e cieco". 26-06-2010 20:01 - murmillus