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Maurizio Matteuzzi
Una parte di noi
Rina Gagliardi è morta domenica. Un brutto cancro che a soli 63 anni, in pochi mesi, le ha divorato i polmoni e la vita. Se ne è andata «senza paura e senza dolore», come ha ricordato Ritanna Armeni, la sua amica di una vita. Il manifesto è stato una parte preponderante, assoluta della sua storia, fino alla rottura, nel '98. E anche la rottura non poteva che essere altrettanti assoluta. Lei proseguì la sua strada per altri cammini, con Liberazione e Rifondazione. Fino in fondo perché non era un tipo da mezze misure o da mezze passioni. Ma, al contrario di tanti che dal '71 sono passati per il manifesto e poi una volta divenuti «maturi» sono «cresciuti», sempre a sinistra. Però Rina era Rina e quei quasi 30 anni passati nella redazione di via Tomacelli osiamo credere che le fossero rimasti attaccati sulla pelle e nell'anima per sempre.
Rina era stata fra i primi a trasferirsi a Roma. Il manifesto, allora, come era stato il Pci negli anni del dopoguerra, era una realtà totalizzante. Molti giovani, pochi legami famigliari, molti venuti da fuori, pochi soldi, vita in comune non solo per necessità economica ma per scelta. Per il piacere di stare insieme a cena dal mitico «Cesaretto» di via della Croce, o di vivere insieme.
Rina allora abitava in una grande casa dalle parti di piazza Verdi, insieme a Mauro Paissan, che veniva da Trento, a Ritanna Armeni, che veniva da Brindisi, e a Lidia Menapace, che veniva da Bolzano. Poi, anni dopo, trovò un appartamento a buon mercato, malridotto ma chic, in via Frattina, che per un certo periodo divise con Stefano Benni, quando Stefano passava per Roma, e poi una volta trovato il grande amore della sua vita, con Dado Morandi, con cui poi si trasferì in un appartamento bohemien di Trastevere.
Diversamente da quella che allora passava per una caratteristica invidiata del manifesto - essere popolato da donne bellissime e intelligentissime -, Rina non era bella. Ma faceva poca differenza perché la sua intelligenza, la cultura, la passione, lo spirito, l'arguzia toscana, la brillantezza pesavano infinitamente di più. Prima si sposò con Giovanni Forti, anche lui allora un giovane del manifesto, poi più tardi incontrò Dado.
Compagna, mamma, sorella, amica: Rina era, di volta in volta, tutto questo. Generosa, come tutti la ricordano, ma anche dura. A metà degli anni '80, una vita fa, sembrava che per i «padri fondatori» - Rossanda, Pintor, Castellina, Parlato - fosse venuto il tempo di passare la mano alla generazione di mezzo. I nuovi direttori non potevano essere che Rina e Mauro Paissan. Ma durò poco perché la vita del manifesto è sempre stata incasinata. Neanche un paio d'anni e i due direttori-giovani dovettero far di nuovo posto alla vecchia guardia. Rina, da buona «militante comunista», non fece una piega.
Ora anche lei se n'è andata. Come troppi dei vecchi e dei giovani di allora: Luigi Pintor, Michelangelo Notarianni, Franco Carlini, Carla Casalini, Stefano Chiarini, Edoardo Giammarughi, Mario Morganti...
Ieri una piccola folla di compagni, famigliari e amici ha dato l'addio a Rina in una sala dei valdesi in piazza Cavour. Ritanna Armeni ha letto il necrologio, rispettando la promessa che s'erano fatte «da giovani», che quando una delle due fosse morta, l'altra avrebbe fatto l'orazione funebre. Poi l'hanno ricordata il nipote Guido Gagliardi, Valentino Parlato, Fausto Bertinotti, Maria Luisa Boccia e Marta, la figlia di Ritanna, che ha voluto salutare «zia Rina». Dopo, la bara è uscita fra le note della Traviata e la voce della Callas.
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Struggente
Commovente
Malinconico 30-06-2010 08:26 - ausilia deidda
Comunque, sono molto dispiaciuto per la scomparsa di Rina Gagliardi, manifesto o altro. 29-06-2010 17:56 - Edo