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FUORIPAGINA
30/06/2010
  •   |   Matteo Bartocci
    In piazza per la libertà di stampa

    Lo spazio per modificare la manovra c’è. «Tra mezz'ora vedo Tremonti e vediamo di convincerlo un po’», sentenzia Umberto Bossi a fine serata in Transatlantico. Se Berlusconi in Brasile si è fatto imbavagliare dal super-ministro smentendosi nel giro di un’ora su possibili aperture alla finanziaria, il senatur non si fa scrupoli a interpretare il ruolo di dominus assoluto sul governo.
    A tenere banco, almeno per ora, i tagli draconiani a regioni e comuni. I leghisti insistono da giorni per spalmarli sulle regioni del Sud, mentre il Pdl - da Formigoni ai governatori del Mezzogiorno - fa muro contro le forbici nordiste agitate dalla Lega. In commissione bilancio i lavori sulla finanziaria procedono a rilento. Gli attesissimi emendamenti del relatore - Antonio Azzollini (Pdl) - si rivelano poca cosa: ci sarà l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne chiesto dall’Europa e l’alleggerimento della stretta contro le pensioni di invalidità. Il timone della manovra è saldamente nelle mani del governo. Oggi Tremonti incontrerà i senatori della maggioranza per fare il punto sulle modifiche «potabili» secondo via XX settembre. La rotta verso il famigerato maxiemendamento scritto fuori dalle aule del parlamento pare ormai segnata, visto il pietoso gioco di melina inscenato da una maggioranza ormai allo sbando.
    Giovedì scioperano i magistrati (contro il congelamento dei loro stipendi deciso dalla manovra) e sempre giovedì a Roma in piazza Navona dalle 17 e in altre città d’Italia ci saranno manifestazioni per la libertà di informazione contro il ddl Alfano sulle intercettazioni. «No al silenzio di stato, contro tagli e bavagli alla conoscenza e alla cultura», il manifesto dell’iniziativa lanciata dal sindacato dei giornalisti Fnsi a cui, tra gli altri, hanno aderito Cgil, Arci, Legambiente,
    Articolo21, Mediacoop, Giustizia e libertà, sindacato scrittori, la Federazione delle chiese evangeliche (Fcei) e centinaia di riviste cattoliche; partiti come Pd, Idv, Federazione della sinistra, Verdi, Psi e Sinistra e libertà; il «popolo viola», la Tavola della Pace, l’Udu e la Rete degli studenti medi.

    A Roma la manifestazione sarà condotta da Tiziana Ferrario e Ottavia Piccolo.
    Tante le voci che si alterneranno dal palco: giornalisti, precari dei call center, sindacalisti, vittime possibili del bavaglio come le famiglie Cucchi e Aldrovandi, Andrea Purgatori che ricorderà il caso Ustica.
    C’è una battaglia non secondaria però che si combatte tra le mura di palazzo Madama. Il boicottaggio ai giornali richiesto da Berlusconi, Tremonti, com’è noto, l’ha già attuato. Tagliando fino a cancellarli di fatto quasi tutti i contributi diretti e indiretti per i giornali. Grandi e piccoli. No profit e quotati in borsa. Senza padroni e padronali. Un piazza pulita che dietro la demagogia degli sprechi strangola l’edicola a tutto vantaggio dei giornali che hanno le spalle coperte dalle banche e dalle lobby cementizie o sanitarie. E, ovvio, delle tv: che solo in Italia assorbono ben più della metà degli introiti pubblicitari.
    In senato ci sono emendamenti virtuosi, seri (all’art. 44), presentati dalla stragrande maggioranza delle forze politiche: Vincenzo Vita e Luigi Lusi (Pd), Alessio Butti (Pdl), Roberto Mura (Lega), Gianpiero D’Alia (Udc).

    In sostanza chiedono tutti due cose: 1) una tregua fino al 2012 sul diritto soggettivo ai rimborsi per 92 testate di cooperativa, di partito e no profit che altrimenti rischiano di non chiudere i bilanci licenziando 4.500 persone tra giornalisti e poligrafici; 2) una vera riforma dell’editoria, da fare entro sei mesi, che garantisca «maggior rigore nei criteri di accesso e di assegnazione dei contributi». E i soldi? All’appello mancano 100 milioni di euro.
    Ma gli emendamenti fanno proposte credibili, che si autofinanziano o  aumentano i ricavi dello stato. La prima: per distinguere i giornali veri da quelli finti l’unica strada è un tetto legato al numero di dipendenti assunti a tempo indeterminato. Attualmente il sistema prevede solo il nesso con la tiratura e così ci sono giornali senza firme che ricevono milioni di euro. La seconda: aumentare l’Iva per i gadget non editoriali che si vendono in edicola (borse, occhiali, etc.). La terza: portare a un minimo 2% del fatturato il canone annuo di concessione delle tv generaliste (la Lega, nel paese del conflitto di interessi, non ha sottoscritto solo quest’ultimo punto).

    Il bavaglio alla stampa non è solo il divieto a pubblicare le intercettazioni. Peggio del bavaglio c’è il silenzio di un mercato tanto compiacente col potere quanto inflessibile con chi, con la schiena diritta, lo critica da sempre. La posta in gioco è cancellare tutto ciò che di indipendente - dalla cultura al cinema all'informazione - produce questo paese. Per questo il manifesto sarà in piazza domani e sempre.


I COMMENTI:
  • Nel rispetto della nostra costituzione, della civiltà democratica e pacifista nell'Italia, nel rispetto delle potenzialità che erano scritte nella Costituzione Italiana, nella costatazione del disastro politico causato da tanti cittadini italiani, continuiamo a percorrere la nostra strada, nella sfida del valore del lavoro, nel credo che esista una civiltà umana di vita e di pace, perchè esiste; dalle nostre quattro mura domestiche facciamoci carico del ritorno alla legalità, allo Stato di Diritto e di Garanzia, alla luce dei Diritti Umani inviolabili.

    Pietro Ferrandes 01-07-2010 15:37 - Pietro Ferrandes
  • Pienamente d'accordo. Ma io vorrei parlare di un'altra cosa. Il proceso a Tartaglia è finito. Ma è stata fatta chiarezza su tutto? Qualcuno ha visto il corpo del reato, com'è fatto, di cosa è fatto, quanto pesa? Avete provato a guardare i filmati su YouTube? 30-06-2010 22:44 - PaoloBi
  • speriamo che i giornalisti e i giornali aprano i propri occhi sulle condizioni generali del lavoro dei lavoratori del proletariato moderno. Su Pomigliano certo non hanno brillato. Libertà a due velocità
    Separando il concetto di libertà dalle condizioni del lavoro i padroni delle ferriere vincono sempre. 30-06-2010 20:01 - alfonso de+amicis
  • QUANDO UN GOVERNO NON SOPPORTA LE CRITICHE CHE DANNEGGIANO I SUOI PIANI DI SISTEMA DELLA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA PUR IN UNA LOGICA DEMOCRATICA PIEGA AI SUOI VOLERI LA STAMPA CON CENSURE A DISPETTO DELLA COSTITUZIONE POI CAMBIA L'ASSETTO DELA MAGISTRATURA CER CANDO DI INDEBOLIRNE LA INDIPENDENZA. QUESTI SONO I PRIMI PASSI CHE SONO UN CLASSICO DEI REGIMI FASCISTI. 30-06-2010 19:36 - EUCLIDE
  • Ieri Berlusconi ha invitato i suoi elettori a fare uno sciopero della stampa.Pare che il direttore di Libero e del Giornale si siano incazzati come bestie e minaccino di fare sciopero anche loro.
    I lettori di destra già hanno mille problemi con la loro stampa che sempre più si inginocchia al padrone e offre nelle sue pagine articoli che sono delle vere cacate,se pòi si imparano a non leggerle più, al povero Feltri gli toccherà andare a fare il tipogafo in qualche officina per manifesti elettorali.
    Già hanno un elettorato di persone che il giornale non lo comprano,ma lo leggono al bar o negli uffici,dove circola omaggio,se si mettono a fare i scioperanti,il povero direttore,non gli rimarra altro che chiedere il sussidio di povertà.
    Ma a parte gli scherzi.Quello che ha detto Berlusconi capovolge e ridicolizza anche una battaglia seria come questa.Ma che razza di buffoni abbiamo da combattere? 30-06-2010 17:09 - mariani maurizio
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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