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FUORIPAGINA
05/07/2010
  •   |   Anna Donati
    Regioni senza soldi: taglio ai trasporti

    Dopo l’incontro delle regioni con il ministro Tremonti, che ha confermato la manovra su tutta la linea, è arrivata la reazione più clamorosa: dato che la soppressione dei trasferimenti comporta l’impossibilità di esercitare funzioni trasferite come il trasporto pubblico locale, il trasporto ferroviario, l’edilizia residenziale, opere pubbliche, incentivi alle imprese, agricoltura ed ambiente, allora tanto vale restituire anche le funzioni allo stato centrale. I governatori hanno deciso all’unanimità di riconsegnare al governo le deleghe sul decentramento amministrativo. In pratica non c’è più corrispondenza tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per esercitarle.
    I tagli hanno scatenato un allarme fortissimo per il trasporto dei pendolari che usano autobus e ferrovie con la prospettiva di tagli del 20% del servizio attuale, come ha ricordato il neopresidente della regione Toscana Enrico Rossi, secondo il quale si potrà rispondere solo o con lo “smantellamento del servizio su gomma urbano ed extraurbano o il raddoppio delle tariffe” (da un’intervista al Sole24 ore Trasporti). Il problema nasce dal fatto che la manovra parla di tagli alle regioni, escludendo la spesa sanitaria che viaggia con specifici obiettivi fissati dal patto per la salute. La spesa nei trasporti pubblici è la seconda o terza voce nella spesa delle regioni, e un taglio dell’ordine di 9,5 miliardi in due anni non potrà che incidere su questo comparto; anzi, più una regione ha investito sul trasporto pubblico locale, più sarà costretta a tagliare.
    Un risultato della manovra Tremonti è così il taglio di tutti i servizi di trasporto pubblico locale e ferroviario, il rischio di aumenti rilevanti delle tariffe e ripercussioni sul fronte occupazionale di aziende e settori indotti. È una manovra alla cieca, che non tiene conto della spesa già sottodimensionata e mai consolidata rispetto ad altri paesi europei per il trasporto collettivo, della necessità di promuovere anche e soprattutto in tempi di crisi la mobilità collettiva sia come soluzione ai problemi di mobilità dei cittadini e sia come contenimento della spesa per il risanamento, l’incidentalità, le emissioni di CO2, tutti effetti negativi e costosi dell’insostenibile sistema di trasporto. Mancano le reti infrastrutturali, manca un piano industriale del comparto, manca una strategia per muoversi in città, dove il 73% dei cittadini non fa più di 10 km per spostarsi e non ha a disposizione tecnologie appropriate e sostenibili.
    Giusto tagliare la spesa nei trasporti, ma quella inutile: i sei miliardi per il Ponte sullo Stretto, i cinque miliardi per l’Alta velocità Milano-Genova, gli 8 miliardi di euro destinati per la realizzazione della Torino-Lione ad Alta velocità. Siamo già a circa 20 miliardi che potremmo risparmiare, a cui aggiungere le concessionarie autostradali che, per le proroghe della scadenza, non sono altro che un modo per lo Stato di non incassare i pedaggi che restano nelle casse delle concessionarie per fare nuovi investimenti, come i 3,8 miliardi che andranno così all’autostrada della Maremma.


    (Versione completa su sbilanciamoci.info; qui si può scaricare gratis il nuovo libro «Dopo la crisi. Proposte per un’economia sostenibile», Edizioni dell’Asino).

     


I COMMENTI:
  • Non mi risulta che le leggi dello stato si possano mercanteggiare dopo che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale: quando lo stato mette in carico ad un cittadino o ad una organizzazione una attività, il cittadino o l'organizzazione eseguono. Le leggi fiscali, ad esempio, impongono il pagamento dei tributi secondo determinate procedure; il cittadino non può rifiutarsi di pagare le tasse se giudica i servizi che riceve non congruenti con le imposte da pagare. Un'impresa deve rispettare le leggi ambientali, anche se ciò richiede una spesa. Un cittadino chiamato sotto le armi in caso di guerra non può rifiutarsi di sparare ad un soldato svizzero in quanto gli svizzeri gli stanno simpatici o ad un soldato nero in quanto antirazzista.
    Mi sembra che gli enti locali stiano adducendo argomenti demagogici giuridicamente improponibili, giocando sulla ignoranza in materia del pubblico.
    Atteggiamenti simili portano al disfacimento delle istituzioni. 06-07-2010 14:03 - clodoveus
  • il minestrone ormai ha il sapore di bruciato. Nessun intervento, trucco, ingrediente, potrà mai salvarlo ( giudizio di mia nonna che ha 95 anni) 06-07-2010 13:55 - silvio
  • Perchè non si risparmia sulle spese militari invece? Vedi articolo:

    *************
    Cacciabombardieri F35: 13 miliardi di euro

    Fonte: FIOM-Cgil - 08 aprile 2009
    **************

    Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro. E una ipotesi, senza alcun fondamento, di 10.000 nuovi posti di lavoro.
    I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Berlusconi). Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. La base militare di Cameri (Novara) verrà attrezzata per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.
    Mentre il Governo non riesce a trovare i fondi per rispondere alla situazione di crisi industriale, mentre vengono effettuati tagli alla spesa sociale, servizi e istruzione, si discute, e il Parlamento si appresta a votare una enorme spesa alla voce “riarmo” . Non è accettabile che si pensi a questo canale come quello che consente una uscita dalla crisi, impoverendo e facendo regredire la società italiana. Il riarmo, come è già avvenuto dopo la Grande Crisi del 1929-30, è uno dei fattori determinanti delle guerre. Quella stessa spesa, o anche meno, impiegata in modo socialmente utile, potrebbe viceversa contribuire alla creazione di posti di lavoro “civili”, alla cooperazione civile internazionale, al progresso sociale, che è un antidoto alle guerre.
    Il nostro paese dovrebbe, ad esempio, investire queste risorse nella produzione legata al sistema ferroviario in modo da garantire ai pendolari e a tutta la popolazione dei mezzi di trasporto decorosi, efficienti e a basso impatto ambientale, degni di un paese civile.
    Non va infine dimenticato che l’uso dei bombardieri, anche nelle missioni di pace, non sempre ha un ruolo di deterrenza, ma troppo spesso causa morte e distruzione.
    Pertanto la Fiom ritiene che tale prospettiva debba essere evitata in tutti i modi e ritiene a tale scopo necessario un confronto, attraverso una audizione, con i/le parlamentari che compongono le Commissioni Difesa di Camera e Senato. 06-07-2010 12:33 - Mario
  • Nel libro di Paolo Rumiz "L'Italia in seconda classe" (Feltrinelli 2009) che raccoglie una serie di considerazioni critiche sulla rete ferroviaria italiana pubblicate sul quotidiano " La Repubblica " qualche anno fa, c'era una gustosa vignetta di Marco Tullio Altan, dove si vedeva Silvio Berlusconi ancora ragazzino vestito da ferroviere in calzoncini corti che distruggeva a calci e pugni alcuni treni in miniatura gridando a squarciagola : " GHE PENSI MI, GHE PENSI MI, GHE PENSI MIIIIIIII !!! " Oggi al posto di Berlusconi potremmo collocare idealmente Giulio Tremonti, ma il risultato è comunque lo stesso. 06-07-2010 06:30 - gianni
  • Gli operari possono sempre andare a lavorare in bici, come si fà in Cina. 05-07-2010 21:25 - Kleiner Adolph
  • Tremonti risolve tutto con i tagli!
    Ma se tagli i trasporti,gli operai non potranno andare a farsi sfruttare nei posti di lavoro.
    Consiglio al ministro di risolvere l'annoso problema,con i rastrellamenti mattutini.Come facevano i francesi in Algeria quando dovevano mandare gli algerini al lavoro.
    Si radunano più lavoratori possibili nei vari quartieri dormitorio dove li fanno vivere, li rastrellano i soldati al mattino.
    Se ne caricano 80/100 per carro e si portano nelle varie attività di lavoro!
    Per quanto riguarda la scuola,la chiudiamo,così risparmiamo milioni di euro,tanto per quello che vale.Lasciamo solo una scuola per ricchi che possono pagarla e da lì escono i nuovi dirigenti di quel bestiame lavorativo che rastrelliamo con i carri!
    La confindustria chiede delle riforme adeguate alla crisi.Quale riforma migliore di questa?!?
    Propongo per i lavoratori fannulloni e distratti anche qualche frustata sulle spalle,così imparano la disciplina e le nuove regole!
    Tutti uniti,per la nuova Italia!
    Viva Tremonti.Viva Berlusconi.Viva il Duce! 05-07-2010 15:31 - maurizio mariani
  • Ma perche' non ci si mobilita perche' le auto blu vengano eliminate, o ridotte ai livelli propri di una societa' civile? 05-07-2010 14:43 - murmillus
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    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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