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Stefano Liberti
Libia, ecco la lista dei profughi eritrei
Sono 205 nomi. Una lista lunga, che i detenuti eritrei nel carcere di Braq sono
riusciti a farci avere. Proprio per smentire quanti dicono che non vogliono farsi identificare, ci hanno spedito l’elenco, specificando pure i nomi degli undici di loro che sono stati respinti in mare dall’Italia con un’operazione militare il 1° luglio del 2009, come scritto da questo giornale. Si sono contati, hanno messo nero su bianco i lori nomi e ci hanno mandato la lista.
Non sono 250, né 245 come si è scritto nei giorni passati. Sono 205 e tutti uomini. Dal lager di Braq dove sono ormai rinchiusi da una settimana chiedono che un paese terzo si faccia carico della loro situazione. Non rifiutano l’identificazione. Vogliono semplicemente che i loro nomi e i loro cognomi non finiscano nelle mani sbagliate: ossia in quelle del governo eritreo, che considera l’abbandono del paese un crimine di stato e per ritorsione incarcera i familiari dei fuggitivi.
Ieri il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg ha chiesto ai ministri Franco Frattini e Roberto Maroni di far luce su quanto accaduto agli eritrei. Aggiungendo quello che noi sappiamo bene, che cioè «sembra che alcuni di loro avevano cercato in precedenza di arrivare in Italia, ma erano state rinviati in Libia». Il commissario ha poi esortato il nostro paese a «vigilare sul rispetto dei diritti umani e evitare di rinviare migranti, inclusi richiedenti asilo, in paesi dove rischiano di essere torturati o maltrattati».
Il governo ha risposto in modo sprezzante. Ha fatto sapere di essere impegnato in una «delicata opera di mediazione, che è una strada diversa dalla pubblicità». Per poi aggiungere, per bocca del presidente del comitato Schengen e inviato speciale di Frattini per le crisi umanitarie Margherita Boniver,
che «tutto questo avviene mentre dal fronte delle opposizioni partono bordate volgari e giustizialiste che nulla predispongono per una rapida positiva soluzione della delicata questione».In realtà la presunta mediazione italiana si limita a riproporre l’aut aut che già l’altro ieri era stato prospettato ai detenuti eritrei: «Se vi fate identificare, vi offriamo un lavoro in Libia. Altrimenti vi rimpatriamo». Un accordo - raggiunto dai diplomatici eritrei e dai funzionari libici alla presenza del direttore dell’ufficio di Tripoli dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) - che non soddisfa minimamente le richieste degli eritrei. Non solo non tiene conto della loro paura a firmare i moduli in tigrino, ma non rispetta nemmeno il diritto internazionale, dal momento che gli eritrei non potranno mai ottenere in Libia il rispetto del loro legittimo diritto d’asilo.
Intanto le notizie che arrivano dal carcere di Braq sono sempre più allarmanti. «Ci sono diversi casi di diarrea. Il caldo è soffocante. Non abbiamo acqua corrente e siamo costretti a espletare i nostri bisogni corporali nelle celle», racconta uno di loro al telefono. Dopo essere stati trasferiti a bordo di tre camion container dal carcere di Misratah, sulla costa del Mediterraneo, in questo centro in mezzo al deserto del Sahara, i 205 eritrei sono stati sottoposti a maltrattamenti e torture di ogni tipo. Il carcere di Braq è infatti ora gestito da un reparto speciale dell’esercito, incaricato specialmente di punire gli eritrei per
essersi rifiutati di firmare i moduli in tigrino per l’identificazione. «Ci picchiano in continuazione. Ieri notte, sono arrivate le guardie e hanno preso a caso dieci di noi. Li hanno picchiati selvaggiamente. Sono tornati dopo un’ora pestati a sangue», racconta al telefono il nostro interlocutore. «Hanno le ferite aperte. Non ci sono date cure, né medicinali. La nostra situazione sta peggiorando: ormai temiamo di non sopravvivere. E come se non bastasse, venerdì due di noi sono stati prelevati dalle guardie e non hanno fatto più ritorno. Non sappiamo che fine hanno fatto»
Per il momento i ragazzi non hanno ricevuto alcuna visita, né quelle sperata di
qualche organizzazione umanitaria né quella temuta dei funzionari eritrei, che
premono per ottenere la lista dei nomi, tanto che lo stesso presidente Isaias Afewerki sarebbe venuto di persona a Tripoli per conferire sul caso con il leader libico Muammar Gheddafi. Il direttore dell’Oim Laurence Hart ci ha detto che «si sta cercando di inviare la Mezzaluna rossa a Braq per portare cibo e cure ai detenuti». Il ministro degli esteri Frattini ha dichiarato che «non esclude che sia permesso ad un rappresentante diplomatico italiano di accompagnare le autorità libiche e di visitare il campo dove questi eritrei sono custoditi». Se ciò avvenisse, sarebbe un bene. Forse il diplomatico in questione, una volta viste le condizioni di detenzione, convincerà il governo che la soluzione di offrire agli eritrei un impiego in Libia non è la più indicata.
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Gli italiani pensavano di andare a trovare l'Eldorado invece trovavano solo miseria e degrado e tuttavia quello che hanno lasciato è stato peggio di quello che hanno trovato perchè pacifiche popolazioni come i libici,gli eritrei,i somali e gli etiopi dopo la partenza degli italiani hanno continuato a perpetrare atrocità tra di loro retaggio della nostra "civilizzazione". 14-07-2010 16:33 - aldo
Io sono nato in Italia ed i miei genitori sono eritrei. Sono andato più volte in Eritrea e fossi in te, non ci andrei. Più che ai "compagni" ti dovresti rivolgere ai camerata.
Prima cosa, impara la VOSTRA storia.
Avete già provato ad INVADERE (immagino sarai ipocritamente contrario alle "missioni di pace" in afghanistan ed in iraq)
il corno d'africa a fine '800.
Stragi, stupri, mutilazioni, nel nome della democrazia prima (Crispi?) e del fascismo poi(Mussolini?).
L'unica cosa che avete lasciato è una ferrovia a vapore, ora attrazione per vecchi colonialisti come te, e come si fa l'anice.
Noi siamo un paese che si è conquistato l'indipendenza DA SOLO (NO AMERICA, PLEASE), e nonostante gli enormi errori che abbiamo commesso in questi 20 anni, non abbiamo avuto piani Marshall, non abbiamo DEBITO PUBBLICO,...niente male per essere un EX-COLONIA.Il giorno dell'indipendenza si suona l'inno nazionale e si commemorano i morti (no cimiteri inglesi, americani, polacchi...) L' Italia è, vergognosamente, l'unico paese del mondo a non avere mai chiesto scusa per le atrocità ed i massacri commessi nelle sue colonie.
Abbiamo un regime, è vero, ma qualcuno ce lo avrà pur insegnato...no?
E ti dico ancora qualcosa: io abito nel Nord Europa e voi non siete visti tanto differentemente da come giudichi la MIA terra.
Non è tanto differente dai commenti che fanno sull'Italia, la Grecia o la Spagna.
AFRICA.
Dal 1961 al 1991 dov'eravate?
una guerra fratricida lasciata in eredità dalla vostra COLONIZZAZIONE, dalle vostre "cartografie". Mai una volta che se ne sia parlato. MAI.
Tutti i vostri morti per terrorismo durante la Strategia della Tensione, cadevano in un giorno di trincea laggiù.
Solo leggendo commenti come i tuoi mi rendo conto di come i regimi riescano ad alimentarsi ed a crescere...la tua/italica ignoranza è pane per coloro che decidono cosa fare di te, o di noi, o di questi poveri ragazzi.
L'Eritrea è un paese a maggioranza musulmana, ci sono cattolici, protestanti, ebrei, animisti e la religione non è mai stato un problema.
Qualcosa da noi (NON DAI NOSTRI GOVERNI) dovreste impararlo.
Me ne sono andato perchè l'Italia è un paese culturalmente decaduto alle sue radici, nella sua morale, dove chi scrive oscenità come le tue, può permettersi di rivolgersi ai "compagni".
Ricorda che gli immigrati SBARCANO in Italia, mica ci vogliono vivere, illuso...
Sognano la Francia, l'Inghilterra, la Germania, la Svezia, l'Olanda....l'EUROPA.
Siete solo lo scalo più vicino.
Io provo un'enorme pena per t
e, più che per quei ragazzi, in quanto loro, coscentemente hanno scelto LA LIBERTA'.
Tu non la vedrai MAI neanche lontanamente, con la subcoscienza fascio/cattolica repressa, che soffochi con tutte le tue forze.
VAI CHE ALLA LEGA (E SE CI FOSSE ANCORA ALL'MSI) NE CERCANO COME TE 10-07-2010 12:17 - Setit
Sù con la vita! A 39 anni hai tutta una vita davanti. E poi, se riconosci la malattia, tanto male non puoi stare.
C'è chi, di anni, ne ha 74; sta peggio di te; e guida un paese di 60 mln. di individui.
c5 09-07-2010 17:51 - chomsky5
Frattini deve prima dirci scusa per queste nostre leggi scandalose che si accaniscono su dei "poveri cristi" senza colpe, e poi andare là e mostrarci la loro situazione e liberarle. Non farli liberare in Libia da schiavi!!!
DANX 09-07-2010 15:13 - DANX
La colonia Eritrea e Somalia e' costata miliardi dell'epoca al contribuente italiano!!! Abbiamo persino coltivato grano in quelle terre ingrate!!! e questo lo chiamate sfruttamento???? Ma in che mondo vivete????? 08-07-2010 14:30 - Derio
gli eritrei sono musulmani. Cristiani sono gli etiopi.
I comunisti invece, come al solito, dicono bugie. 07-07-2010 22:23 - giovanni L.