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FUORIPAGINA
07/07/2010
  •   |   Arianna Di Genova
    La manovra degli ignoranti

    In Italia non ci saranno più mostre, convegni, spettacoli, musica, film. Sarà  vanificata l'attività del Centro sperimentale di cinematografia e anche quella della Triennale di Milano, nonostante stia aprendo una sua sede a New York per esportare il marchio di un design «made in Italy», da sempre considerato vincente. La Venaria Reale perderà il suo appeal appena riscoperto, mentre il parco archeologico di Vulci chiuderà i battenti, seppellendo i suoi etruschi per sempre. Parole come promozione e valorizzazione del territorio suoneranno
    evanescenti, i capitali stranieri prenderanno la via della fuga, in un territorio ridotto ad «attrattiva zero».
    Genocidio. Affondo punitivo. Macelleria messicana. Sono questi i termini  drammatici con cui si affronta il capitolo «pacchetto-cultura» della manovra di Tremonti, quella che, attraverso un blitz, il governo sta tentando di chiudere senza intralci. E di fronte alla débâcle totale, finisce per diventare un capopopolo anche un assessore della capitale come Umberto Croppi, Pdl, talmente  imbruttito con la manovra ghigliottina dei suoi compagni di partito da definirla «scritta con i piedi da un ignorante» e da lanciare una proposta clamorosa di «serrata dei musei». Certo, tutto in zona Cesarini e senza ventilare ipotesi di dimissioni. S’incupisce ancora di più se poi pensa che il decreto 78, vietando le missioni all’estero, rischia di far saltare anche la candidatura di Roma per le Olimpiadi. Il suo collega sindaco, però, non è presente alla sfuriata. Alemanno, pur annunciato, agli stati generali della cultura non è intervenuto proprio: in effetti, non c’erano archistar con cui fare passerella mondana.

    Neanche il ministro Bondi c’è ad ascoltare il suo direttore generale Mario Resca, addetto alla valorizzazione con ogni mezzo necessario e stupito adesso di trovarsi con le mani vuote («Perché lo stato continua a spendere soldi per rottamazioni inutili, dalle macchine alle lavatrici? Sono settori non più competitivi...). Il supermanager dichiara sconfitta: «Non esistono neanche incentivi fiscali per i ’mecenati’ privati». Meglio forse tornare a McDonald’s o ai proficui casinò di un tempo.
    Il banchetto imbandito all'auditorium del Maxxi, sotto l'egida di Federculture,
    con un parterre di operatori degli enti locali, amministratori di istituzioni quali la
    Triennale di Milano o il Parco della Musica di Roma, è di quelli avvelenati. Un requiem per la cultura, cantato a squarciagola dal ministro Tremonti, che  reagisce con una violenta sordità alle proposte di emendamenti e, insieme alla sua maggioranza, blinda tutto per stringere la tenaglia. L’accanimento del governo su questo settore, in tutto il mondo considerato elemento di crescita e benessere, ha dell’incredibile. Basta leggere con attenzione il prospetto preparato da Federculture, illustrato dal suo presidente Roberto Grossi.

    Il taglio che dimezzerà le già esigue risorse (il ministero per i beni culturali incide lo 0,21 sul bilancio dello stato, eppure viene decurtato di 58 milioni l'anno fino al 2013), la cancellazione di realtà prestigiose come l'Eti, la tabula rasa dei fondi per gli enti locali, non sono spiegabili in termini economici. Infatti, non c’è alcun risparmio né riguardo al presente né sull’immediato futuro, ma solo una perdita e una conseguente paralisi.
    Pur evitando raffronti deprimenti con l’Europa (lo sviluppo di città come Berlino,
    Bilbao, Liverpool intorno a scommesse culturali), ci sono i dati a parlare con chiarezza allarmante. Intanto le misure: riduzione al 20% rispetto alle spese del 2009 per studi e incarichi di consulenza e per relazioni pubbliche, simposi, mostre, pubblicità; soppressione di spese per sponsorizzazioni, 50% in meno di budget per l’attività di formazione. Con due aggravanti: il divieto per i comuni di popolazione inferiore ai 30mila abitanti di costituire società o parteciparvi (esempi di fulmineo «appassimento», il Corsorzio della Venaria Reale) e il limite
    al numero dei componenti del cda di enti pubblici che, di fatto, si traduce in uno
    sbarramento al contributo dei privati nella gestione della cultura.
    Il paradosso? Sul pil nazionale, il settore culturale e creativo pesa il 2,6% mentre quello generato si aggira intorno ai 40 miliardi di euro, con il turismo culturale che s’impenna al 33% rispetto al pil del settore. Inoltre, in Italia il consumo culturale delle famiglie è superiore a quello sanitario e lirica, cinema, mostre e teatri possono contare su un incremento sostanzioso. Grandi esposizioni, come quella di Caravaggio, ha portato 600mila visitatori in pochi mesi, con un indotto e una ricaduta economica non trascurabile: si calcola che, in media, ogni turista culturale spende almeno 200 euro al giorno sul territorio.

    Proprio l’arte è stata il settore trainante dell’ultimo anno, attestandosi a un + 40%. Ma, secondo Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, «dato che la crescita culturale è anche civile e sociale, non è detto che sia questo ciò che si vuole ottenere. La manovra non ha obiettivi. La battaglia contro lo spreco è una chimera. Se è vero che c’era bisogno di ordine e rigore perché l’Italia ha viaggiato troppo allegra quando si trattava di soldi pubblici, è ancor più vero che la cultura è un motore di sviluppo e non provoca mai depauperamento».

     


I COMMENTI:
  • questo si che è un ritorno al passato.. purtroppo siamo solo noi ad interessarci a questa distruzione della cultura..la maggioranza che ha votato sì e no che sappia cos'è, ad esempio, l'Accademia della Crusca, e figuriamoci se sono al corrente della probabile ed imminente chiusura, perché è povera, senza soldi, senza concessioni e stanziamenti! Ed è certo che chi ha votato questo governo, può contare su panem (ora solo in senso lato) et circenses a loro misura, con palinsesti cretini, informazione deviante da rotocalco. Noi che rappresentiamo la cosiddetta minoranza, saremo quindi costretti all'informazione clandestina, al sottobanco? Ho quasi 25 anni, e grazie a queste manovre, il mio studio, le mie capacità, le spenderò altrove forse, perché qui con una laurea in lingue e letterature straniere ed un'imminente specializzazione in letteratura spagnola e filologia, non avrò futuro: il mio ateneo (Ferrara ndr), si sta ritrovando senza fondi, e per 4 anni noi del dipartimento di lingue e filologia non avremo nessun dottorato. 13-07-2010 10:41 - Elena
  • Mi chiedo, visto che non è previsto un finanziamento per la banda larga, cosa ne sarà delle tre I di cui parlò Berlusconi anni fa, informatica, inglese ed Imodium. 09-07-2010 11:13 - puzzailsignorvincenzo
  • Non è che c'è molto da dire.
    L'intento è chiaro e sta su ogni libro o articolo che parli di indagini sociali, un popolo così rimbecillito dalle merci sarà ancora più influenzabile dalle pernacchie e dalle scorregge televisive e dallo spettacolare diffuso.
    Sul mio posto di lavoro la gente non parla di persone o di curiosità ma PARLA DELLE MERCI. 09-07-2010 10:57 - Massimo
  • INVESTIMENTI IN CULTURA SONO STATI SEMPRE POCHI - SOLO LA BANDA DI SILVIO POTEVA FARE TANTO E ...NON SI VERGOGNA DELLO SPOT SUI NOSTRI BENI CULTURALI..PROPRIO LUI CHE QUANDO SFOGLIA LA COSTITUZIOPNE SI LAMENTA CHE NON C'E' NEANCHE UNA PAGONA DI PUBBLICITA'........OPPOSIZIONE SE CI SEI DAI UNA BOTTAAAAAAAAAAAAA NOI CI SIAMOOOOOOOOOOOOO 08-07-2010 20:19 - mario raviele
  • LA CULTURA OGNI CAMPO DELLA CULTURA E' COSTRETTO A VEDERE LA FINE PER MANCANZA DI FONDI ADEGUATI PER LO SVOLGIMENTO DI QUESTO ALTO COMPITO CHE PERMETTE A TUTTA L'UMANITA' DI ESSERE CONSAPEVOLI DELL'INTELLIGENZA UMANA. PUO' E DEVE SVILUPPARE. MA COME SI PUO' NON CAPIRE CHE SENZA CULTURA UN PAESE UN MONDO FINISCE NELL'IGNORANZA PIU' TETRA. Quando la cultura era appannaggio esclusivo di pochi, i soliti padroni oligarchi dello sfruttamento delle masse lavoratrici. Per cui non si ebbe che una cultura , fine a se stessa. Dopo la Rivoluzione Francese , il popolo dei diseredati,dopo secoli di lotte per l'emancipazione di tutti i cittadini ebbe la forza di formalizzare la cultura come bene universale che doveva essere a vantaggio di tutti . Il risultato e' lo sviluppo della scienza che porto' a uno sviluppo enorme in tutti i campi. Questo e' stato possibile perche' ognuno se ne puo' oggi appropriare perche' la cultura e' patrtimonio di tutta l'umanita' ed e' per questo che se un governo la vuole solo per pochi come fu ai tempi degli stati autoritari NOI CITTADINI NON LO POSSIAMO PERMETTERE. LA CULTURA E' PER NOI COME IL CIBO: "NON SE NE PUO' FARNE A MENO. 08-07-2010 10:11 - eracle
  • Secondo me quello che sta accadendo è logico. Abbiamo sempre saputo che secondo la Lega Nord e Forza Italia la cultura fa parte di quel mondo di fannulloni infingardi che non hanno voglia di lavorare e sono una palla al piede per le meravigliose sorti progressive del Bel Paese. Altro discorso riguarda AN, perchè la cultura di destra esiste, eccome! E infatti Fini è in piena rotta di collisione con il Cavaliere, magari non proprio sulla cultura, ma nelle motivazioni dello scontro ci deve essere anche quella.
    Quanto alla sinistra, la sua litigiosità e la sua mancanza di idee ha spianato la strada a Berlusconi. Sapevano tutti quello che sarebbe successo, ma hanno fatto poco o niente per impedirlo. Chi è colpa del suo mal, pianga se stesso.E meno male che esistono ancora i fascisti DOC. 08-07-2010 05:14 - gianni
  • Anche in questa lucida lettura dello stato dell'arte, così come nelle politiche degli ultimi decenni, continua ad esserci un convitato di pietra: la mancata conservazione programmata del nostro immenso patrimonio culturale. Visto che il reddito generato dalla cultura si aggiura sui 40 miliardi, sarebbe utile conoscere anche l'investimento dell'imprenditoria per sostenere la manutenzione del patrimonio. 08-07-2010 03:36 - Lupo
  • Quante storie!!! Che cosa credevano, questi intellettualoidi da strapazzo, che un sistema mutuato (in peggio) dai sistemi liberali ottocenteschi avesse la cura della cultura come fenomeno di massa ed interclassista? L' AVETE VOLUTO VOI. E basta 07-07-2010 23:32 - Maximilian
  • Quello che sta accadendo è una vera e propria tragedia. L'unica risposta non può che essere quella di portare cultura e arte in ogni dove, in tutti quei luoghi fuori dai soliti deputati alla "cultura". Inventare luoghi e modi nuovi.
    O questo o letteralmente cambiare aria. 07-07-2010 18:21 - Morganthal
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