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FUORIPAGINA
11/07/2010
  •   |   Alessandra Potenza
    Marea nera. La Bp ci riprova: pronto un nuovo «tappo»

    Sono passati 82 giorni da quando la piattaforma petrolifera della British petroleum, la Deepwater horizon, è esplosa nel golfo del Messico lo scorso 20 aprile, provocando la morte di 11 tecnici e «il più grande disastro ambientale nella storia degli Stati uniti», come l’ha definito il presidente Barack Obama.
    Da allora, la Bp le ha provate tutte, senza trovare una soluzione: dalle barriere di contenimento agli agenti chimici disperdenti, dagli skimmer (macchinari in grado di aspirare il greggio dalla superficie del mare) al cosiddetto «tappo» dell’operazione Top kill, che sperava di bloccare la falla posta a 1.500 metri di profondità otturandola con del cemento, fallita dopo soli tre giorni.
    Ora, dopo tanti fiaschi clamorosi, la Bp tenta di alimentare nuove speranze: la compagnia ha annunciato che in questi giorni verrà installato un nuovo «tappo» di contenimento che potrebbe risolvere - sostiene - quasi completamente il problema, catturando più di 12 milioni di litri di petrolio al giorno.

    Secondo le stime del governo Usa, ogni giorno si riversano in mare fra i 35.000 e i 60.000 barili di petrolio, che vanno a inquinare l’intera area del golfo, uccidendo pesci, uccelli, tartarughe marine e delfini, e provocando milioni di dollari di danni alle industrie ittiche e del turismo. Al momento, la Bp con il «tappo» in via di sostituzione, ne recupererebbe circa la metà.
    Per rimuoverlo, ora sono entrati in funzione i robot sottomarini. Quello nuovo verrà posizionato fra domenica e lunedì, ma l’ex-ammiraglio della Guardia costiera Thad Allen, nominato dalla Casa bianca responsabile delle operazioni in
    corso nel golfo, ha annunciato che ci vorranno comunque «dai sette ai dieci giorni» perché il nuovo sistema di contenimento diventi operativo.
    Nel frattempo, il danno ambientale sarà ancora maggiore perché, fra la sostituzione del vecchio tappo e il posizionamento di quello nuovo, la falda rimarrà aperta e migliaia di barili di petrolio si riverseranno liberamente in mare. Dopo l’installazione del tappo, la Bp procederà alla creazione, entro il 13 agosto, di due pozzi collaterali di emergenza, quella che considera la soluzione «definitiva» al problema.
    Nel frattempo, il ministro dell’interno Ken Salazar ha annunciato che l’amministrazione Obama imporrà nei prossimi giorni una nuova moratoria sulle perforazioni a più di 153 metri di profondità, nonostante giovedì scorso una
    corte federale di New Orleans si sia rifiutata di estendere la moratoria voluta dal governo, a seguito del ricorso di alcune compagnie petrolifere impegnate nelle trivellazioni.

    In seguito all’annuncio, sono già cominciate le polemiche: le compagnie vedono la decisione del governo come un’intrusione nei loro affari, mentre diversi membri del Congresso si dicono preoccupati perché la moratoria causerà la perdita di posti di lavoro.

    Al presidente Obama, accusato di aver risposto tardivamente al disastro ambientale, non resta che sperare che il nuovo «tappo» della Bp funzioni.


I COMMENTI:
  • Quello che più mi stupisce è che la gestione di una crisi a livello federale, nella quale sono coinvolti diversi stati degli USA, sia lasciata alla gestione privata di una multinazionale e che l'amministrazione funga da solo supervisore. E' possibile che nessuna delle multinazionali americane del petrolio, se non qualche agenzia nazionale, abbia a dispozione una tecnologia adatta a bloccare la perdita di petrolio? Per lo spegnimento dei pozzi petroliferi del Kuwait sono stati chiamati degli specialisti, che hanno fatto saltare i pozzi arrestando la fuoriuscita di idrocarburi. I tecnici russi hanno proposto un intervento di tal genere. Ovviamente, ciò costringerebbe la BP ad un nuovo scavo per raggiungere in ricco giacimento sottostante, con costi elevati. Quindi è meglio proseguire con l'inquinamento, fino a che il costo del risarcimento non supererà il costo del nuovo scavo. Sempre che la BP non fallisca, lasciando i danneggiati con un palmo di naso, risorgendo sotto altra forma (i fondi sovrani libici o qualche trust anonimo dietro al quale si nascondono gli attuali proprietari?). 12-07-2010 11:50 - clodoveus
  • Immaginate cosa potra' accadere con il nucleare. A parte il non risolvibile problema delle scorie, c'e' la certezza statistico/matematica che un incidente e' inevitabile per errore, fatalita', o incuria, e noi siamo in Italia.... 11-07-2010 19:54 - Murmillus
  • Non vorrei sembrare un sessantottino nostalgico ed inacidito ma come si fa a non vedere che siamo alla dittatura delle multin... majors?

    Penso che la stagione violenta delle BR abbia avuto l'effetto di un stop alla riflessione, alla discussione democratica sui guasti che questi polipi tentacolari avrebbero portato nell'economia. Lo stesso tipo di danno democratico e culturale che i black blocks arrecano alle manifestazioni anti G8.
    Cmq., per il caso specifico, questi sono gli effetti della deregulation reaganiana.
    In Norvegia, a Maggio di quest'anno, è successo un caso simile. Ci sono lo stesso problemi di pressione, ma c'era un dispositivo per azionare dalla superfice la valvola. Deepwater Horizon ne era sprovvista.
    c5

    c5 11-07-2010 18:18 - chomsky5
  • Purtroppo non sanno come fare a fermare questo disastro ambientale di una gravità che pochi riescono ad immaginare, spero riescano a fermare la furiuscita poi vengano messi tutti in galera e venga buttata via la chiave ...vale anche per quelli che fino a pochi giorni fa parlavano di nuovi pozzi petrolifici.. 11-07-2010 14:24 - Emanuele
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