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Eleonora Martini
Imbavagliati e strozzati
Se gli imbavagliati si ribellano, l’imbavagliatore alza il tiro. E non solo a parole. Venerdì sera, a conclusione della giornata di quasi totale black out informativo dovuto allo sciopero dei giornalisti contro il ddl intercettazioni, mentre Silvio Berlusconi preparava il videomessaggio per avvisare il Paese che «la libertà di stampa non è un diritto assoluto», la commissione Bilancio del Senato ha sferrato il colpo esiziale alla stampa libera bocciando – dopo un iter lungo e sofferto, e non senza imbarazzo da parte di alcuni esponenti del Pdl – un emendamento all’articolo 7 della manovra economica che prorogava per altri due anni il fondo per l’editoria, impegnando contemporaneamente il governo a lavorare per un riforma seria del settore capace di colpire furbizie e abusi. Due anni di respiro in più per i giornali cooperativi, di partito e non-profit, quelli condannati a morte dai tagli di Tremonti.
E siccome in un Paese dove c’è cultura ci si accorge più facilmente che manca la libertà di stampa, il lavoro di "pulizia" è stato completato bocciando anche un altro paio di emendamenti che tentavano di salvare l’Ente teatrale italiano e altri 232 enti culturali che dovranno fare i conti con il dimezzamento dei fondi statali. Con buona pace del ministro poeta Sandro Bondi, silente e assente.
Puntuale come una rivendicazione d’attentato, è arrivato il messaggio del Cavaliere contro «la stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che disinforma, distorce la realtà e calpesta in modo sistematico il diritto sacrosanto della privacy dei cittadini». Sono loro gli imbavagliatori «della verità», spiega l’uomo di Arcore rivolgendosi ai «Promotori della libertà». Che non si sa bene chi siano ma si capisce solo che sono ispirati dal modello di giornalismo libero e obiettivo alla Bruno Vespa, di cui il premier è stato ospite giovedì sera per una cena con il governatore di Bankitalia Draghi, il presidente di Generali Geronzi, il segretario di stato Vaticano Bertone e l’immancabile
Gianni Letta. Una bella merenda consumata insieme, proprio nel bel mezzo dello sciopero dei giornalisti.
Insomma, la verità per Berlusconi è che sono i giornalisti di sinistra a calpestare
«il diritto ad un uso sereno del telefono», e «invocano la loro libertà come se fosse un diritto che prescinde dai diritti degli altri». Mentre, afferma il premier, «in democrazia non esistono diritti assoluti perché ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela». Chiaro, lampante. Un «principio elementare delle democrazie liberali» che la stampa italiana «nella sua maggioranza, ha deciso di ignorare». Parole pronunciate solo poche ore dopo che il Guardasigilli Angelino Alfano, salendo al Colle, aveva annunciato un ritocco al ddl intercettazioni nel senso auspicato dal Capo dello Stato.
Dalla teoria alla pratica. A tradurre in fendenti le parole di Berlusconi, però, ci hanno pensato i senatori della Commissione bilancio bocciando l’emendamento presentato dai democratici Vincenzo Vita e Luigi Lusi, ma firmato anche da Alessio Butti, ex An, capogruppo Pdl in Commissione vigilanza Rai. L’emendamento, che assicurava a giornali come il manifesto, Liberazione,
La Padania, Il Secolo d’Italia, o l’Avvenire la sopravvivenza almeno fino al 2011 (l’ultimo contributo statale sarà invece versato a fine 2010 e coprirà parte delle spese del 2009), nei giorni scorsi era stato accantonato. Non a caso, perché se il taglio agli enti culturali non emoziona nemmeno Bondi, il colpo di Tremonti a quotidiani come Il Secolo o La Padania desta qualche preoccupazione in più nella maggioranza.
Tanto che l’emendamento (la cui copertura finanziaria era assicurata dal ripristino dell’Iva al 20% anziché al 4% per quei giornali che commercializzano
gadget non editoriali, e dall’aumento della tariffa sulle concessioni televisive
dall’1 al 2% del fatturato) ha ottenuto in commissione Bilancio il voto favorevole
della senatrice Udc Adriana Poli Bortone e perfino l’astensione del capogruppo
Pdl Maurizio Saia. Eppure alla fine è stato silurato.
Ma se le parole del premier contro la libertà di stampa hanno suscitato molte reazioni di sdegno, a cominciare dalla Federazione nazionale della stampa,
ma anche per bocca di Ffnews, il web magazine dei finiani di Fare futuro, i tagli all’editoria sono passati nel completo silenzio.Non resta che sperare, come hanno lasciato intendere a fine seduta gli stessi senatori Pdl della commissione Bilancio, in un ripensamento da formulare nel maxiemendamento alla manovra che il governo porterà martedì prossimo in Aula.
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Niente li può limitare, così un killer seriale non può invocare il diritto alla privacy, dicendo che a casa sua può massacrare chi vuole e nessuno deve disturbarlo.
Questo distingue le democrazie borghesi più avanzate, può essere certo ipocrita, il diritto alla libertà di parola che ha Berlusconi è nei fatti infinitamente più forte del mio o di quello del Manifesto, ma almeno cerchiamo di usare quel poco che ci lascia la borghesia, o vogliamo rinunciare anche a quello? 12-07-2010 16:25 - Lorenzo Moimare